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Cosa dicono i referendum a Grillo?

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Anche se tutti affermano che i referendum sono stati una vittoria di tutti, sono in molti a pensare di essere loro a rappresentare questi tutti, e che si è trattato sì di una vittoria dei cittadini, ma i cittadini sono solo loro.

Il quorum, per quanto straordinario, è piuttosto risicato, ed è stato ottenuto da una miriade di componenti la mancanza anche di una sola delle quali avrebbe vanificato lo sforzo di tutte le altre.

Le uniche componenti assenti sono state le caste del PdL e della Lega spalleggiate dalle loro TV: ma come avrebbero i referendum potuto avere successo se non ci fossero stati dei sacerdoti a digiunare in Piazza San Pietro, spingendo così il Papa a dichiarare il suo appoggio, oppure senza quella parte di Leghisti che è andata alle urne disobbedendo al loro capo carismatico (ma forse ex-carismatico)?

L'analisi di come è maturata questa evidente sconfitta delle caste dei partiti (anche di quella del PD, unitasi ai referendari solo all'ultimo istante, su pressione della base) mostra come elemento più evidente, che i più deboli riescono a vincere solo unendosi tutti insieme in una sorta di “mobbing”, come quello che operano gli storni, unendosi talvolta anche ad uccelli di altre specie contro i predatori, senza distinzione di bandiere.

Anche il concetto di partito ne è uscito rafforzato, sotto molti punti di vista: innanzitutto perché due dei tre argomenti trattati sono stati proposti da un partito, poi perché all'interno dei partiti le caste, come detto, sono state sconfitte, dando così una immagine del partito differente dall'abituale ed infine perché il partito ha funzionato anche come mezzo di motivazione e di trasmissione dell'informazione.

Un'altra novità, evidenziatasi anche alle elezioni comunali di Milano, è il cambiamento del linguaggio, non più violento ed aggressivo, di parole d'ordine e proclami, ma divertente, ironico, con il battiquorum, i sì sì sì sì orgasmici, … non si insulta più, si scherza, ed anche questo facilita i rapporti ed il dialogo.

Infine, anche se molti sostengono che l'effetto maggiore dal punto di vista motivazionale ed informativo lo ha ottenuto la rete, la mia esperienza dice che un effetto straordinario, forse maggiore di quello della rete, lo ha avuto il passaparola.

Tutti insieme, nessuno scontro, caste sconfitte dalla base dei partiti, linguaggio moderato, sì la rete ma… Grillo fa ormai parte del vecchio?

di Penta

Acqua pubblica. Diffida contro la privatizzazione dell’acqua in Lombardia!

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I Comitati acqua pubblica della Lombardia diffidano i Presidenti delle Province, in attesa dei Referendum per l’acqua.

Milano, 28 marzo 2011  –  “Diffidiamo i Presidenti delle Province della Lombardia ad avviare la privatizzazione dell’acqua!”. E’ questa l’azione intrapresa in queste ore dal Coordinamento Regionale Lombardo Acqua Pubblica che, attraverso i Comitati territoriali, ha intimato alle Amministrazioni Provinciali della Lombardia di sospendere l’applicazione della legge regionale sui servizi idrici, almeno fino allo svolgimento dei Referendum nazionali contro la privatizzazione dell’acqua.  Infatti la legge regionale, approvata lo scorso 22 dicembre dal Consiglio Regionale lombardo, prevede l’applicazione del decreto Ronchi (che obbliga i Comuni a mettere a gara la gestione dei servizi idrici e pertanto a privatizzarli), contro cui è stato indetto il Referendum abrogativo, che verrà votato in tutta Italia il 12 e 13 giugno (www.referendumacqua.it ). Quello che i Comitati acqua vogliono evitare è che in Lombardia (unica regione d’Italia ad aver approvato una legge che recepisce il decreto Ronchi!) si decida di svendere la gestione degli acquedotti pubblici, ancor prima che i cittadini si esprimano col voto dei Referendum.

I Comitati acqua diffidano inoltre i Presidenti delle Province ad avviare le procedure per la costituzione degli Uffici d’ambito, ovvero i nuovi organismi provinciali in materia di servizi idrici, formati solamente da un Consiglio di Amministrazione. Gli Uffici d’ambito sostituirebbero le esistenti Autorità d’ambito (A.ATO), formate invece dai sindaci di tutti i comuni del territorio provinciale. Il rischio, in questo caso, è che le competenze e le decisioni in materia di servizi idrici (investimenti da realizzare, tariffe, modalità di affidamento delle gestioni, ecc) vengano passate tout court dai sindaci alle province, espropriando di fatto i comuni dalla possibilità di decidere sui destini di un bene primario qual è l’acqua. La richiesta di soprassedere alla costituzione degli Uffici d’ambito discende anche dal D.P.C.M. (Decreto del Presidente del Consiglio dei Ministri), pubblicato in data odierna, che proroga la soppressione delle A.ATO fino al 31 dicembre 2011.

Si ricorda inoltre che la norma regionale sull’acqua è stata stoppata anche dal Governo; infatti lo scorso 23 febbraio il Consiglio dei Ministri ha annunciato l’impugnazione per incostituzionalità di una parte della legge lombarda, che dovrà pertanto ritornare in Consiglio Regionale per essere modificata.

Alla luce di quanto sopra, i Comitati lombardi chiedono di congelare ogni decisione sui destini dell’acqua, almeno fino allo svolgimento dei Referendum

La campagna referendaria è stata avviata sabato 26 marzo con la partecipatissima Manifestazione nazionale, che ha visto 300 mila persone sfilare per le vie di Roma a difesa dell’acqua pubblica. I Comitati per l’acqua invitano pertanto tutti i cittadini ad andare a votare il 12 e 13 giugno per i 2 Referendum sull’acqua, allo scopo di sottrarre i servizi idrici dalle mani del mercato e della speculazione finanziaria.

Coordinamento Regionale Lombardo Acqua Pubblica

info: Roberto Fumagalli – email: roberto@circoloambiente.org 

 

La consulta approva due quesiti sull’acqua ed uno sul nucleare!

Consulta
Dei quesiti sull'acqua sono stati approvati il primo ed il terzo:

il 1° quesito riguarda l'abrogazione dell'art. 23 bis (Decreto Ronchi) che obbliga alla privatizzazione della gestione dell'acqua.
Il 3° riguarda l'abrogazione dell'articolo di legge che consente la remunerazione del capitale investito (ovvero i profitti sull'acqua).

Ottima la notizia anche sul referendum che vuole abrogare 70 norme della legge 99 del 2009 per sbarrare la strada al nucleare e l'ammissibilità del quesito sul legittimo impedimento.

Ora i comitati s'impegneranno per convincere 25 milioni d'italiani ad andare a votare.

Referendum acqua, via libera della Corte di Cassazione

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COMUNICATO STAMPA

La Corte di Cassazione ha comunicato oggi al Comitato Promotore dei Referendum per l'acqua pubblica, l'avvenuto conteggio delle firme necessarie alla richiesta dei referendum. Un passaggio scontato dopo la straordinaria raccolta firme che ha portato alla Corte, lo scorso luglio, 1 milione e 400 mila sottoscrizioni. Adesso tocca alla Corte Costituzionale dare il via libera ai quesiti entro la metà di febbraio, mentre la data del voto è prevista nella primavera 2011.

Con l'avvicinarsi del voto popolare si fa sempre più pressante la richiesta di moratoria sulle scadenze del Decreto Ronchi, almeno fino a quando gli italiani non i saranno espressi.

Quello della Cassazione è un altro passo avanti nel percorso referendario e nella battaglia per la ripubblicizzazione dei servizi idrici. Siamo sempre più vicini alla liberazione del bene comune acqua dalle logiche del mercato e del profitto.

 

Roma, 9 dicembre 2010

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Ufficio Stampa Comitato Referendum Acqua Pubblica

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