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Genova, acqua e salute. Se non ora quando?

Genova se non ora quando
Genova 13 febbraio 2010 Se non ora quando?

Genova 4 dicembre Genova 4 dicembre Genova 4 dicembre
Genova 4 dic
 Genova 4 dicembre 2010 manifestazione regionale per l'acqua pubblica

Sabato  4 dicembre a Genova si è svolta la manifestazione per l’acqua pubblica, come in molte città d’Italia. Un tema che tocca e smuove tutte le coscienze. Non solo, durante la giornata sono stati trattati temi di ALTISSIMA RILEVANZA per la nostra città quali gronda e gassificatore. Presenti in piazza? 4 gatti. 

Domenica 13 febbraio a Genova manifestazione “se non ora quando” per opporsi al “modello Ruby”. Presenti? Un bel po’ di gente, tra cui la carissima Marta Vincenzi che aveva affermato “Certo che ci sarò. Indosserò anche un cartello che mi qualificherà come “Donna e Sindaco” Mi chiedo, non vi è alcun dubbio che sia scandaloso ciò che sta accadendo nel governo del nostro paese in merito alla dignità femminile ma ha senso muoversi solo e soltanto per temi che ci spingono a fare tanta caciara che non fa altro che restare in un clima da”cronaca rosa”? Cara Sindaco, è possibile che lei si scandalizzi per la dignità violata in qualità di donna perché giovani stupide barbie elargiscono servizi a vecchi bavosi, che sarebbero dei politici e non si scandalizzi di sé stessa per il fatto che sta condannando, noi cittadini, uomini e donne della SUA città, a respirare merda per anni?
In questo momento, mi sento tanto  violata come  donna e persona dal fatto di sapere che io, i miei figli, i miei cari, abbiamo  maggiori possibilità di morire di cancro per colpa di scelte politiche scellerate che vanno contro il buon senso e contro la salute del cittadino, quanto a sapere che dei vecchi maiali che ci governano, godono dei servizi di stupide subrette che da quando sono nata vedo sculettare in tv (avremmo dovuto protestare già da un bel po’). Ricordiamo che i casi “Ruby” sono l’ennesima dimostrazione che non c’è limite al peggio e indignamoci per tali fatti, ma non dimentichiamoci il peggio. E allora non dimentichiamoci delle cose importanti, a partire dall’aria che respiriamo, l’acqua che beviamo… e cerchiamo di essere pronti a gridare anche per questo e a non farci prendere per i fondelli dai cartelli “di donna e sindaco” a cui dovremmo aggiungere ahimè, molti altri appellativi.

di Silvia Bascetta

Provincia. In consiglio il dibattito sul container radioattivo nel porto di Prà-Voltri

Container radioattivo

Il container radioattivo, è ancora lì dopo sei mesi! Non vorrei essere uno di quei poveri poliziotti…

La lettera giustamente adirata di una mamma di Pegli.

parole, parole, parole

IO VORREI SAPERE SOLO TRE COSE:
1. QUANDO LO PORTANO VIA DAI COGLIONI
2. CHI PAGHERA' IL TUTTO, VISTO CHE, COME QUALCUNO HA ARGUTAMENTE OSSERVATO,
C'E' UNO SPEDITORE, UNO SPEDIZIONIERE, UN TRASPORTATORE E UN DESTINATARIO.
MAI CHE IN QUESTI MESI ABBIA SENTITO —-UNA SOLA PAROLA—— SULLE
RESPONSABILITA' DI CHI HA IMBARCATO QUESTO CARICO, DI CHI L'HA SPEDITO E DI
CHI LO ATTENDEVA. TUTTI DISSOLTI NEL NULLA ?????
io non sono uno spedizioniere, ma so che gli spedizionieri sono responsabili
in parte di quello che trasportano. oltre che ovviamente in primis
responsabili sono quelli che hanno richiesto la spedizione…..
3. SE E QUANDO QUESTE RADIAZIONI SI STANNO PROPAGANDO, COME E DOVE, VISTO
CHE DIRE "INDICATIVAMENTE" 200 METRI NON VUOL DIRE UN BELINO.

ma perche' non c'e' mai qualcuno che prende il toro per le corna, sia in
provincia, che in comune, che in regione, che DOVUNQUE ????????? chi ha
imbarcato questo container ?????????? la msc cosa dice ????? a chi doveva
essere consegnato ? si sa esattamente cosa c'e' li' dentro oltre a questa
fonte di emissione di radiazioni ? ci saranno altre merci che qualcuno sta
aspettando….. o no ????? c'e' solo materiale radioattivo ???????
ma e' incredibile.
e poi cosa e' tutta sta storia dei servizi segreti ? e SOPRATTUTTO PERCHE'
IL CONTAINER E' ANCORA LI' DOPO —SEI— MESI ???????? hanno assicurato che
entro fine febbraio (bonta' loro) lo porteranno via…… propongo a tutti i
comitati un blocco stradale sull'aurelia se al 28 febbraio il container e'
ancora li'.

Patrizia

Ci è dato di sapere che il container in questione è di proprietà si SIGIMET che appartiene a De Benedetti attraverso INTEK S.p.A.
Sede Legale in Ivrea – via Camillo Olivetti, 8
Uffici in Milano – Foro Buonaparte, 44
Capitale sociale: Euro 35.389.362,84 int. vers.
Codice fiscale e Partita IVA 00470590019
U.I.F. 29340http://www.itk.it/

I bilanci sono molto difficili, il titolo che a chiusura 2007 era quotato 0,53, da un po' di tempo è a 0,30/0,33, questo induce a pensare che debbono ridurre le “spese” e quindi possono comprare ogni cosa, oppure prendere merce senza controlli “gratuitamente”, oppure facendosi persino pagare.

 

Nel 2009 si scopre un interesse per SIGIMET che a Serravalle e dintorni è molto “chiacchierata” (bilanci strani, affari confusi…)

 

Questo il Comunicato stampa:

Perfezionata l’acquisizione del 30% di SIGIMET S.p.A.
Firenze, 30 settembre 2009. La società controllata KME Recycle S.p.A., a seguito della avvenuta approvazione da parte delle competenti Autorità garanti della concorrenza e del mercato, ha proceduto all’esecuzione dell’ acquisizione del 30% di SIGIMET S.p.A., società attiva nella commercializzazione dei rottami metallici.
L’operazione, della quale era stata data notizia lo scorso 5 maggio, ha un valore complessivo di Euro 1,8 milioni.
Il comunicato è disponibile sul sito www.kme.com, attraverso il quale è possibile richiedere informazioni direttamente alla Società (telefono n. 055.4411454; 
e.mail investor.relations@kme.com).KME Group S.p.A.

Poi INTEK si separa da KME group separando i beni (che vanno a Intek) dall'attività che resta in KME……previsione di un fallimento ? Previsione di doversi accollare danni ambientali ???????????

Relazione finanziaria del Consiglio di
Amministrazione sul primo semestre 2010
Signori Azionisti,
La presente relazione finanziaria semestrale consolidata (la “Relazione”) viene presentata in conformità alle indicazioni dell’art. 154 ter secondo, terzo e quarto comma del D. Lgs 24 febbraio
1998 n. 58 (TUF) ed è formata dalla relazione intermedia sulla gestione e dal bilancio consolidato semestrale abbreviato predisposto in conformità ai principi contabili internazionali (IFRS) riconosciuti dalla Comunità europea ai sensi del regolamento n. 1606/2002.
In conseguenza dell’efficacia della Scissione, e quindi del venir meno dell’attività industriale, è stata rivista la modalità di classificazione del conto economico presentato nella relazione di gestione, adottando uno schema simile a quello utilizzato precedentemente alla fusione per
incorporazione di GIM SpA. Le principali modifiche sono le seguenti:
– sono state eliminate le voci Ricavi per la vendita di prodotti, Costo dei materiali gestionali e Fatturato al netto del costo della materia prima per il venir meno dell’attività industriale;
– i proventi di gestione sono stati separati dall’aggregato Altri (costi) e ricavi operativi che è stato rinominato Costi di gestione;
– il Risultato della gestione di partecipazioni e titoli è indicato quale componente dell’EBITDA;
– non viene più presentato il Risultato netto gestionale che non utilizzava i principi IFRS nella valutazione dello stock di struttura.
I risultati dell’attività industriale ottenuti nel primo trimestre 2010 e quindi antecedentemente all’efficacia della Scissione sono classificati nella voce Risultato netto da attività cessate. Tale modalità di rappresentazione interessa anche i risultati delle minime attività industriali ancora in capo al Gruppo in via di dismissione. Per una miglior comparabilità sono stati riclassificati i dati relativi al primo semestre 2009. Questi ultimi sono stati anche modificati per considerare l’effetto del cambiamento di principio contabile di KME per la valutazione delle materie prime operato nell’esercizio 2009.
Non sono state operate modifiche allo schema di stato patrimoniale nel quale i dati relativi al 30 giugno 2010 sono confrontati anche con i dati dello stato patrimoniale pro-forma incluso nella relazione finanziaria annuale dell’esercizio 2009.
Il periodo in commento non è stato caratterizzato da operazioni con impatto significativo sul reddito. 
L’EBITDA consolidato dei primi sei mesi del 2010 è conseguentemente negativo per Euro 1,7 Mln, a fronte del valore positivo di Euro 1,2 Mln del corrispondente periodo dell’esercizio
precedente, che aveva beneficiato di proventi da cessione di partecipazioni.
L’EBIT consolidato del primo semestre 2010 è negativo per Euro 2,4 Mln, mentre era stato positivo per Euro 0,5 Mln nel primo semestre 2009.
Il Risultato ante imposte dell’operatività corrente è negativo per Euro 2,9 Mln in conseguenza di oneri finanziari netti per Euro 0,6 Mln.
Le Attività cessate hanno contribuito positivamente per Euro 5,9 Mln, determinando un risultato di periodo, al lordo della quota di competenza di terzi, positivo per Euro 3,0 Mln. Il primo semestre
2009 si era invece chiuso in perdita per Euro 16,2 Mln a causa del negativo andamento della gestione industriale. Il risultato netto di competenza degli azionisti della Capogruppo è negativo per
Euro 0,3 Mln rispetto alla perdita di Euro 7,4 Mln del primo semestre 2009.

 

Vincenzo Manes

Curriculum Vitae
 
Il dr. Vincenzo Manes, nato nel 1960 e laureato in Economia e Commercio, è Presidente ed Amministratore Delegato della controllante iNTEk S.p.A. ed Amministratore della partecipata ErgyCapital S.p.A. mentre, nell’ambito del Gruppo, è Vice Presidente del Consiglio di Sorveglianza di KME A.G.
E’ Presidente della Fondazione Dynamo, una delle prime Fondazioni italiane di venture philantropy.

  
Ed ecco come i De Benedetti e la KME più Italcementi ed altri si lavano la coscienza ed ottengono sgravi fiscali (con le donazioni). Qui vedete come intendono i “filantropi” di Fondazione Dynamo difendere la salute dei bambini “stranamente ammalati”………..
http://www.ecofo.unibo.it/NR/rdonlyres/79C0CED3-9F62-478D-855D-AFC8A72AC02D/111738/DYNAMOPresentazione_slidesent.pdf 
 
Un ringraziamento ad Andrea Pescino per le informazioni

 

Rifiuti e riciclo. Quello che le istituzioni genovesi non dicono ai cittadini.


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A Genova c'è un grande vuoto informativo tra istituzioni e cittadini. La questione rifiuti viene gestita da AMIU e Comune escludendo i cittadini dalle scelte e ogni tipo di partecipazione. Le poche realtà che cercano di fare un po' di informazione sono piccoli gruppi di cittadini consapevoli, ignorati dai media e che portano avanti qualche iniziativa autofinanziandosi. Un esempio sono i volantinaggi organizzati dall'anticasta, il meetup Genova-20 e il comitato per Scarpino. Sabato 18 dicembre, un'iniziativa simpatica e singolare ma molto significativa, il lancio di 1000 palloncini colorati dai cancelli della discarica di Scarpino. I palloncini rappresentano la diossina, i furani ed i metalli pesanti che usciranno dal gas-inceneritore. Ogni palloncino aveva una targhetta con questo messaggio: "se ti è arrivato questo palloncino, allora ti arriveranno anche la diossina, i furani ed i metalli pesanti dell'inceneritore". I palloncini quel giorno sono volati tutti verso il ponente genovese (Cornigliano, Sestri, Pegli, …) ma molto dipende dalla direzione del vento, tutta Genova è in pericolo. Il gassificatore è l'unico modo per gestire i rifiuti? In questo grande vuoto informativo l'amministrazione comunale e AMIU forniscono ai cittadini, dopo averli posti in un clima di emergenza, la loro soluzione (il Gassificatore) presentandola come unica possibilità. La lettera di una genovese pubblicata da DECIBEL, piccolo giornale che da voce ai lettori, ci fa capire bene in quale condizione di ignoranza si trovino i genovesi sull'argomento rifiuti, in paticolar modo sulle possibilità di recupero e riciclo. Di seguito la lettera. 

Termodistruttori 
Buongiorno,
scrivo queste poche note nella speranza che lo spirito per cui è nato Decibel (dare voce ai lettori) sia utile a una causa che ritengo fondamentale per il nostro futuro. Abito in Francia da anni e lavoro nella formazione; i miei genitori abitano a Genova in riva al Chiaravagna e spesso sono da loro in visita; la volta scorsa mi hanno mostrato un volantino che mia madre aveva ricevuto al mercato settimanale di Cornigliano. Lei, in verità, aveva compreso ben poco di quanto scritto perchè nessuno degli argomenti citati era di sua conoscenza: Riciclo, Differenziazione, Recupero, ecc. Cose delle quali lei e mio padre mai avevano sentito parlare e mai avevano ricevuto documentazione "pubblica" (degli enti) che facesse luce sul problema. Io vivo in una città della Francia che è grande quanto Genova e il riciclo è a un livello molto alto (superiamo del 4% le imposizioni delle norme europee). Lavoro in tre differenti istituti di formazione ed in ognuno trovo spazi di raccolta e differenziazione utilizzati completamente e con tale cura che verrebbe da chiedersene la ragione. In realtà ho scoperto che uno di questi è economicamente autosufficiente grazie al fatto che tutti i soggetti che lo animano (insegnanti, allievi e parenti) conferiscono il 100% del loro rifiuto al centro posto in adiacenza all'istituto, così come fanno i cittadini che abitano nei pressi. Ebbene, grazie a questo ricavato, l'istituto si mantiene in totale autonomia, avendo persino risorse sufficienti ad organizzare un campo scuola di 15 giorni nella stagione di vacanza, completamente gratuito per gli studenti. Ho tentato di spiegare ai miei genitori come avviene tutto questo e mi sembrava di parlare una lingua sconosciuta. Per questo vi chiedo se è possibile dare risposta a queste semplici domande.

1. Perché la popolazione non è informata sulla possibilità di riciclare i cosiddetti "rifiuti" (che brutta parola!), meglio sarebbe "materia rinnovata"?
2. Perché nessuno dice quanto ricavato in soldoni si potrebbe ottenere e quanto risparmio (oltre il 60%!) andrebbe a vantaggio delle famiglie?
3. Perché i miei e i loro vicini di casa sono stati terrorizzati al punto che, pur di non vedere cumuli di "rumenta", sarebbero anche disposti a farsi uccidere dal "cancro volatile" diffuso in aerodispersione dall'impianto che, mi dicono, vorrebbero costruire sopra la testa dei cittadini?
4.
Perché non vedo mai materiale informativo in merito, visto che la comunità europea stanzia fondi per le comunicazioni di tale genere che qui in Francia sono un po' ovunque? Mi fermo qui, con l'invito a Decibel affinché possa "muovere le acque" dello stagno dell'ignoranza (credo voluto) nella quale è tenuta la popolazione. Grazie. Cristiana Pelle.

Le risposte a queste domande arrivano da Felice Airoldi, portavoce del Comitato per Scarpino. 

Carissima Cristiana,
la tua lettera mi ha profondamente colpito, dal tuo osservatorio "privilegiato",  in poche righe hai riassunto il "disastro Italia" ormai conosciuta in tutto il mondo solo per le "emergenze rifiuti" e per i crolli dei suoi più prestigiosi monumentei.Mi chiamo Felice Airoldi e sono il portavoce del COMITATO PER SCARPINO di Genova, che da 15 anni tiene in scacco ogni amministrazione che vuole proporre come sistema di smaltimento dei rifiuti l'obsoleto binomio DISCARICA + INCENERITORE, oggi QUESTI CRIMINALI lo hanno cambiato in RACCOLTA DIFFERENZIATA DA SCHIFO + GASSIFICATOREIl Comitato si compone di 14 membri permanenti 200 attivisti e 3262 Cittadini residenti sul territorio firmatari di un "patto" che ha dato vita al:PRESIDIO PERMANENTE NO INCENERITORE SCARPINO.Lo scorso anno questa amministrazione e il dipartimento universitario Polis hanno presentato un "concorso di idee".Chiariamo fin da subito che siamo FAVOREVOLI al "digestore anaerobico" , in pratica 3 silos, dove viene "fermentata" la "frazione umida" dei rifiuti, circa il 35 % del totale per estrarre ottimo BIOGAS e con i residui un COMPOST di qualità molto ricercato come fertilizzante naturale in agricoltura ma siamo CONTRO il GASSIFICATORE. Nei PATTI ELETTORALI gli allora candidati hanno raccolto i nostri voti GIURANDO DI……CHIUDERE IL CICLO DEI RIFIUTI SENZA RICORRERE A TECNICHE A CALDO…..per questo siamo ARRABBIATISSIMI e ci sentiamo TRADITI dalla Sindaco, Carlo Senesi  assessore ai rifiuti del comune e Sebastiano Sciortino assessore all'ambiente della  provincia. Totalmente negativa è sopratutto la situazione in regione perchè il Presidente Burlando con in testa Ezio Armando Capurro il boss della COPERSALENTO di Maglie capogruppo in Regione della lista "Noi per Burlando" sta spingendo, sostenuto da Fortini presidente di Federambiente la costruzione di 5 inceneritori in tutta la Regione inoltre, all'ambiente hanno messo quella Renata Briano (già nel direttivo di LEGAMBIENTE o meglio, NEGAMBIENTE ) già assessore all'ambiente in Provincia e madre del "piano industriale di AMIU" …per Noi la situazione è drammatica, ma non molleremo mai, qui finisce come a Venaus, Vicenza e Terzigno. I Comitati come il nostro congiuntamente ribadiscono che la Strategia Rifiuti Zero, in sinergia con il collaudatissimo sistema della raccolta "porta a porta", l'anagrafe certa, in pratica l'amministrazione deve sapere a chi appartiene il "rifiuto", unito alla tariffa puntuale,  sono l’unica strategia in grado di perseguire la sostenibilità ambientale e la difesa della salute. In pratica meno produci rifiuti meno paghi. Solo la progressiva riduzione, in qualità e quantità, dei rifiuti solidi urbani e dei rifiuti speciali può dare risposta ai gravi problemi sollevati dal loro smaltimento. Nulla a che vedere con le ridicole quanto inutili sperimentazioni che durano da più di 3 anni nei quartieri più popolari di Genova, pensa solo che oggi, nemmeno il 5% dei Genovesi divide l'umido dal "secco", il tutto è GRAVEMENTE FUORILEGGE, per queste gravi negligenze AMIU viene continuamente sanzionata, lo scorso anno per più di 3 milioni di €uro che "scarica" sulle bollette di tutti Noi Cittadini. Genova sulle guide turistiche internazionali è considerata una città MOLTO ARRETRATA e SPORCA. PER QUESTE RAGIONI IL NOSTRO COMITATO PRETENDE LE DIMISSIONI DI QUESTI AMMINISTRATORI E DELL' INTERO CDA DI AMIU. Rifiuti Zero può essere il cardine di un progetto davvero alternativo, che realizza il riciclo totale dei materiali secondo un’ottica di modello circolare che tiene conto della scarsità delle risorse e dell’esigenza di rispetto per la biodiversità. Rifiuti Zero, non prevede soluzioni tecnologiche a caldo , non è fatto di “macchine magiche” ma di gesti responsabili e di ricerca per connettere le esigenze e l’impegno delle persone alla necessità di cambiare un modello di sviluppo che sta depauperando le risorse del Pianeta, la biodiversità dei differenti ecosistemi e danneggiando l’intero ciclo vitale.

Vogliono ammazzarci tutti a norma di legge?

Carbone

Qualche giorno fa a Genova ho avuto il piacere di incontrare alcune persone del Comitato Ambiente e Salute di Spotorno-Noli. C'erano anche i genovesi del Comitato per Scarpino. Cos'hanno in comune queste persone? Tutti lottano letteralmente per salvare la pelle, la loro e quella dei loro cari e persino quella di persone che non conoscono: tutti i cittadini del savonese e del genovese. Non fanno vuote promesse in cambio di voti, non sono interessati alle poltrone, si autofinanziano, stanno ore al freddo per fare un po' d'informazione, si documentano, studiano, sono diventati degli esperti e tutto questo perché? Mi viene in mente una frase di Felice Airoldi, portavoce del comitato per Scarpino,  "vogliono ammazzarci tutti a norma di legge." Naturalmente non ci vogliono ammazzare ma questo è  il rischio che si corre.
I pericoli a cui sono sottoposti i cittadini del savonese e del genovese si chiamano diossina e metalli pesanti. Partiamo dal carbone. Chi può negare i danni fatti da altoforno e coqueria dell'Italsider poi 
divenuto Ilva di Cornigliano? Chi può dire che tante persone non sono morte o non si sono ammalate sul lavoro? Mia nonna percepisce ancora la pensione di risarcimento per la silicosi di mio nonno, deceduto a sessant'anni. Oggigiorno però, nonostante l'Ilva non lavori più a caldo, ci sono ancora le altrettanto pericolose e inquinanti centrali a carbone che si trovano a Vado Ligure (Sv), Genova (sotto la lanterna) e La spezia che insieme alla coqueria di Bragno gettano in aria una concentrazione di sostanze tossiche che non si riscontra in alcuna altra area geografica europea. Gli amici di Vado ci spiegano in un volantino proprio ben fatto che da una centrale termoelettrica a carbone fuoriescono una cinquantina di sostanze inquinanti e le polveri sottili tra cui le più fini e insidiose: le pm 2,5 e 0,1 che, essendo microscopiche, non vengono trattenute da alcun tipo di filtro, si diffondono coi venti e vanno ad insinuarsi negli alveoli polmonari passando anche nel sangue. Citando sempre il comitato di Vado Ligure, studi statunitensi e europei affermano che là dove esiste una centrale a carbone si verificano patologie diffuse di tipo tumorale e cardio-circolatorio. Pertanto negli USA e in Europa si sta bandendo l'uso del carbone quale combustibile altamente tossico. Mentre la comunità europea invita con forza a ridurre l'uso del carbone e tutto il mondo e preoccupato per l'effetto serra dovuto all'emissione di CO2, nella centrale di Vado non solo si mantengono in funzione i due gruppi a carbone, risalenti agli anni '60 e come tali obsoleti e inquinanti ma si progetta il potenziamento a carbone della centrale stessa. I signori del carbone difendono la loro convenienza pubblicizzando l'assenza di rischi per la salute e la riduzione delle emissioni attraverso una maggiore efficienza. Ma com'è possibile se aumenta la quantità di carbone bruciato e non esiste tecnologia atta a bloccare le microscopiche polveri fini e ultrafini che escono dai camini o si formano in atmosfera dopo essere uscite come ossidi di zolfo e di azoto? E com'è possibile migliorare i vecchi gruppi a carbone che da anni funzionano senza l'obbligatoria Autorizzazione Integrata Ambientale (AIA) se lo stesso ministro dell'ambiente ha ammesso che dopo qualche modifica negli anni '90 "non sono ulteriormente migliorabili"? Il comitato si chiede: 

– siamo sufficientemente informati sulla qualità e quantità dei controlli di aria, acqua e suolo e sappiamo se vengono "adeguatamente" effettuati dall'ente pubblico e dal "controllato-controllore"?

– sappiamo che in tutto il territorio della provincia di Savone è in funzione una sola centralina per la misurazione delle pm 2.5, le penetranti polveri che nessun filtro può trattenere?

– avvengono verifiche sui valori della radioattività ambientale e di quella delle ceneri frutto della combustione del carbone "utilizzate nei cemnetifici"?

– il grande parco carbone da sempre a cielo aperto in pieno centro abitato è normale?

– i dati sulle patologie cancerogene e cardio-vascolari nel territorio sono messe in relazione al reale inquinamento se questo non viene misurato e la posizione chiarissima dell'ordine dei medici della provincia di Savona viene irresponsabilmente ignorata? 

Il comitato dichiara che il monitoraggio ambientale e gli studi epidemiologici sono dovuti e avrebbero dovuto essere effettuati in modo idoneo in tutti questi anni ma ricordiamoci che l'obiettivo primario deve essere una scelta a monte: non continuare a usare combustibili altamente tossici riconosciuti tali dalla comunità scientifica internazionale, anche perché non basta il rispetto dei limiti di legge per garantire la salute umana, specie in riferimento allo sviluppo di bambini e adolescenti.
Il comitato ci avvisa di un altro pericolo. Il piano provinciale dei rifiuti prospetta di bruciare nelle centrali a carbone il C.D.R. ovvero combustibile da rifiuti con emissioni di diossina e metalli pesanti (dalla discarica del Boscaccio il passo è facile, naturale e … conveniente ma il prezzo sanitario e sociale è enorme) "I medici per l'ambiente ricordano che distruggere materia tramite la combustione con il pretesto di recuperare energia è una prassi sempre più contestata e criticata nella letteratura scientifica indipendente e che trova la propria ragion d'essere solo in assurdi incentivi economici che nulla hanno a che fare con la reale tutela dell'ambiente e della salute" (Patrizia Gentilini oncologa e presidente dell'Isde di Forlì, comunicato stampa del 09/07/2010)

Lo sa bene anche Felice Airoldi che bruciare rifiuti è non solo fuori legge ma altamente pericoloso per la salute umana infatti le sostanze che fuoriescono sono praticamente le stesse che si ottengono bruciando carbone. Ci eravamo preoccupati per il fatto che non ci sembrava realistico che a Genova nel Gas-inceneritore voluto dal sindaco finisse solo il residuo del 65% di raccolta differenziata (che oggi è un misero 28%, forse 20%) della spazzatura genovese, quando attualmente nella discarica di Scarpino ci finisce di tutto e di più e da tutta Italia e non sempre in trasparenza. Infatti il governo sta addirittura tentando di eliminare l'obbligo della raccolta differenziata in totale disaccordo con le norme europee, praticamente mi chiedo perché non ci caccino dall'UE. Felice Airoldi lancia questo appello "Allarghiamo la protesta, anche Marco Bersani conclude i suoi interventi con …non dimentichiamoci che con l' acqua ci si batte anche per i rifiuti e il trasporto pubblico ….questi vogliono boicottare la raccolta differenziata, vogliono togliere l'obbligo…capite!!! vogliono bruciare il CDR nelle centrali a carbone !!!
Raccolta differenziata significa difendere decine di migliaia di posti di lavoro nelle Aziende di igiene urbana, municipalizzate, ma a fine mese verranno obbligatoriamente privatizzate il privato si terrà solo il "ciclo finanziariamente redditizio" nel nostro caso la seconda discarica più grande del paese e il CANCROGASSIFICATORE, hanno i soldi in mano, 250 milioni!
Con l'inceneritore basteranno 40/50 addetti, bruceranno tutto tal quale in cima a un monte dove nessuno vede niente TUTTI GLI ALTRI ?   A CASA!!!! a Genova lo hanno già fatto con AMI, ASTER, ora con AMT e poi tocca ad AMIU dei 2.000 dipendenti la metà verra affidata a qualche cooperativa di "sfigati", stipendi  da fame e Genova ancora più sporca altro che Smart City, nessun sindacalista si fà sentire??????
Il momento è drammatico, il mio Paese è in rovina per colpa loro…fermiamoli."

Già il momento è drammatico da Terzigno a Genova e Savona, non aspettiamoci nulla dai politici, sono spinti solo da un sentimento di avidità. Se vogliamo salvare la pelle dobbiamo prendere coscienza di queste cose e passare alla mobilitazione generale. Il carbone non è il futuro. La raccolta differenziata e le energie rinnovabili creano posti di lavoro, salute e benessere. La politica pensa solo al guadagno imminente a discapito di tutto e tutti, anche del pianeta terra. Scegliamo da che parte stare.

http://www.nocarbone.it/

pergenova.wordpress.com

di Cinzia Bascetta

«Presto in vendita il 40 per cento di Amiu»

Amiu 
 
 

A Ottobre verrà scelta la ditta che costruirà il tanto temuto GASSIFICATORE a Scarpino mentre i "Giovani del PD" si riuniscono come i "vecchi" per farCi sapere, se tra di loro, ce ne è almeno uno CONTRARIO alla costruzione di un altra "fabbrica della morte" in Valpolcevera.

Non è una battutaccia è accaduto veramente martedì scorso nella sede del PD a Rivarolo.

La neonata IREN in collaborazione con ENIA, produttori e gestori di impianti di incenerimento sono quotate in borsa, quindi non c'è alcuna possibilità di ....accedere agli atti...ti deridono, ti minacciano, ...dovete sapere che IREN / Enia, in quanto società quotata in Borsa, è sottoposta a rigide regole di pubblicità dei propri atti e documenti: la legge (Regolamento emittenti di Consob e Testo unico della Finanza)infatti disciplina le modalità di comunicazione al pubblico".

Si tratta di leggi composte da centinaia di articoli e decine di allegati.

Pertanto chiedo a qualcuno che mi legge, ...tipo l'ufficio legale di AMIU, che mi siano esplicitati gli specifici articoli che costringono alla segretazione di questi documenti.

L’impianto normativo di riferimento è improntato alla salvaguardia della parità di condizioni di accesso alle informazioni disponibili da parte del mercato e degli investitori”.

In pratica, "loro" si rifiutano come hanno fatto sempre in passato, di precisare gli articoli che giustificherebbe il diniego e nemmeno a fornire nessun tipo di documento, figuratevi che per poter scaricare il bilancio di AMIU (in perfetto pareggio !!!!!ma che bravi!!) Pino ha dovuto pagare 15 euro, documenti che, tra l’altro, l’Azienda si era impegnata con delibera di Consiglio Comunale a rendere pubblici.

E' sorprendente che un Comitato come il nostro, che da anni si batte lealmente nel rispetto di tutte le regole democratiche non venga ascoltato, informato e coinvolto in quello che doveva essere il tanto propagandato "cammino condiviso" promesso ancora una volta al sottoscritto non più tardi di 3 settimane fa dal sindaco in persona Marta Vincenzi, in un movimentato "confronto" alla Festa del PD, è evidente che la Sindaco e AMIU seguono due percorsi troppo distanti, per questi comportamenti gravissimi che la coinvolgono comunque in prima persona, in quanto primo responsabile dela salute dei cittadini.

 

E' urgente fare chiarezza su questi dubbi, considerato che a breve, IL 40 PER CENTO di Amiu andrà sul mercato....... e indovinate chi se lo beccherà?

Ma certo!!! gli "amichetti" di IREN / ENIA di Reggio Emilia, i futuri proprietari della discarica e del CANCROGASSIFICATORE a Scarpino, sicuramente l'ing. Senesi avrà un alto incarico ...in seno a IREN / ENIA anche perché, quando avrà acceso la "fabbrica della morte" voglio essere il primo a chiedergli spiegazioni sul perchè, visto gli impegni dichiarati in termini di costi, quantitativi e provenienze dei rifiuti non sono più gli stessi di quelli previsti nel Piano Economico e Finanziario di AMIU / IREN / ENIA.


Felice Airoldi portavoce Comitato per Scarpino

 

Raccolta differenziata: obiettivo 65% non è impossibile!

 

Domenica 5 settembre 2010 siamo alla festa del PD di Genova per distribuire i nostri volantini informativi sul Gassificatore/Inceneritore di Scarpino. Cogliamo l'occasione per fare quattro chiacchiere con Sergio Cofferati attualmente euro-deputato ma si vocifera anche possibile candidato a sindaco per la città di Genova. Parlando della sua esperienza come sindaco di Bologna viene nominata la compostiera industriale che Cofferati dice di aver trovato e difeso. Interrogato poi sull'obiettivo che l'Europa ci impone per il 2012 in merito a raccolta differenziata lui stesso ammette che è impegnativo ma non impossibile!!!! Infatti il meetupparo porta l'esempio di San Francisco che è una città molto simile a Genova dove vengono riciclati il 75% dei rifiuti. Genova invece vanta un vergognosissimo 27% ma quello che ci domandiamo è perché in una città dove il 4 giugno di quest'anno si è tenuto un convegno dal titolo "Genova per la gestione sostenibile dei rifiuti" e con la spada di damocle delle multe europee per chi non raggiungerà il 65% di differenziata il comune pensi a costruire un mega impianto di incenerimento sulla collina di Scarpino? Da qui i fumi si spargeranno su tutta la città e ci chiediamo come mai sia proprio il consigliere Capurro a sollecitare la Regione perché si proceda alla costruzione di ben 5 impianti in Liguria. Durante il convegno sono state esposte interessanti strategie.

E' stato presentato da Barbara Sarnari del Comune di Ragusa il progetto “Zero Waste” (Zero Rifiuti). Si tratta di un progetto finanziato dall’Unione Europea che coinvolge alcuni Paesi del Mediterraneo (Francia, Grecia, Italia, Slovenia, Spagna). Il Comune di Ragusa partecipa come partner italiano del progetto.

Il progetto punta alla creazione di un sistema integrato di gestione “Rifiuti Zero” che riesca a minimizzare la produzione di rifiuti e a massimizzare il recupero di risorse ed energia nelle aree geografiche interessate dal progetto. Nello specifico mira alla riduzione sistematica e definitiva dei rifiuti che attualmente finiscono nelle discariche, riutilizzando e recuperando quanto più materiale e risorse possibili attraverso il riciclaggio. Inoltre, il progetto promuove quelle pratiche di riuso e riciclo che agiscono come volano dello sviluppo economico sostenibile dei territori.

Alessio Ciacci, assessore all’Ambiente del Comune di Capannori (Lucca) ha presentato l'esperienza del primo Comune in Italia ad aver aderito alla “Strategia Rifiuti Zero”. Attraverso la delibera di adesione alla strategia “Rifiuti Zero” l’Amministrazione di Capannori si è posta l’obiettivo di intraprendere il percorso verso il traguardo dei “Rifiuti Zero” entro il 2020 stabilendo per il 2008 il raggiungimento del 60% di raccolta differenziata e per il 2011 il 75% combinando questi obiettivi con un impegno costante mirato alla riduzione della produzione dei rifiuti.

A Capannori sono state avviate politiche mirate a ridurre la produzione degli scarti cercando di legare buone pratiche ambientali con buone pratiche in campo sociale ed economico. Tra le iniziative, alcune riguardano gli acquisti verdi, l'acqua, il latte alla spina, detersivi, ecosagre e pannolini ecologici.

Le amministrazioni danno la colpa ai cittadini, che non sarebbero capaci di effettuare una buona raccolta differenziata, ma è proprio così?

Forse non tutti sanno che uno dei punti del PCPR (Programma Comunale di Prevenzione dei Rifiuti) è il compostaggio domestico. Il Comune di Genova stima che siano un migliaio i nuclei famigliari che praticano il compostaggio domestico a Genova. Per diffondere la pratica del compostaggio domestico il Comune ha organizzato un corso di formazione per aspiranti compostatori e concede, ai cittadini che praticano il compostaggio domestico, uno sconto sulla Tariffa di igiene ambientale (10 euro per single e 15 per nuclei famigliari plurimi). Nel corso di quest'anno il Comune di Genova punta a riprendere la campagna di comunicazione sullo sconto della tariffa rifiuti e la possibilità di frequentare i corsi. E' prevista, inoltre, la creazione di un “albo compostatori” che provveda ai controlli e all'assistenza istituzionale.

Nel manuale per il compostaggio sul sito dell'Amiu leggiamo che l’amministrazione comunale si è convinta dell’opportunità di premiare economicamente chi contribuisce alla strategica scelta di cominciare a ridurre la produzione dei rifiuti, a cominciare da chi fa compostaggio domestico.
In questo modo il compostaggio domestico si imporrà anche in Liguria, come un importante segmento per una moderna gestione dei materiali post consumo e Genova si aggregherà alla numerosa schiera di Comuni italiani che, in base ad una semplice auto-certificazione, concedono sconti fino al 40 % a chi fa compostaggio domestico.
Non stupisce che a fronte di questi vantaggi economici, grazie ai quali una famiglia media risparmierebbe circa 50 euro all’anno, ci siano Comuni Italiani con l’80 % delle loro famiglie dedite al compostaggio domestico.
Le potenzialità di diffusione della pratica del compostaggio domestico anche in una grande città metropolitana come Genova sono maggiori di quello che normalmente si ritiene.
A Genova ci sono 36 ettari di orti urbani che per produrre ortaggi sani ed abbondanti richiedono 1.100 tonnellate all’anno di compost, ottenibili grazie al compostaggio degli scarti di cucina di 44.000 genovesi. E sempre a Genova ci sono almeno 82.000 famiglie che praticano giardinaggio ed ognuna di loro è candidata per attivare una felice esperienza di compostaggio, in quanto basta anche un terrazzino,
un poggiolo e persino un davanzale.

E ogni famiglia che fa compostaggio domestico evita, mediamente, il ritiro e lo smaltimento di 115 chili di scarti umidi all’anno.

Un'ultima domanda: a quando una compostiera industriale come quella di Bologna?

Manuale sul compostaggio domestico

 

E' ancora possibile entro il 2011 richiedere una compostiera gratuita. A questo link le informazioni dettagliate per richiedere la riduzione della TIA (Tariffa Igiene Ambientale)

 riduzione della TIA

Per ulteriori informazioni: compostaggio@comune.genova.it  

tel. 010 5572176   

di Cinzia Bascetta

I pastori di Acerra: «Qui moriamo di diossina, come le nostre pecore”

Fonte: Il Manifesto – 06 dicembre 2007

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«Accà se more comm'e mmosche». Questa la sintesi di Antonio C. (nome di
fantasia), pastore di Acerra. E in effetti, all'ingresso del suo pascolo
ci si imbatte in un ammasso di animali morti. Tre pecore, ma anche due
cani dal corpo straziato e ancora caldo, consumato da tumori fulminanti.
«Mio fratello se n’è andato così – racconta – In poche settimane,
stroncato da un cancro alla spina dorsale e da metastasi ovunque». La
stessa forma che colpisce le pecore, dovuta a tassi elevatissimi di
diossina nel sangue. Il fratello di Antonio ne aveva 255 picogrammi, a
fronte dei 5 massimi tollerati dall'organismo.

Tutta diossina che viene dalle centinaia di incendi di rifiuti e materiali tossici scatenati ogni giorno.
Il
grande pascolo, così, oggi è vuoto. Pieno di mosche che svolazzano da
una carogna all'altra. Poche le pecore superstiti alla mattanza.
Centoventi, delle 2500 di una volta. Scomparse tutte in pochi mesi.
Anche la metà delle sopravvissute seguirà la stessa sorte, visto che
sono malate.

Lo si vede a occhio nudo. Se le si insegue, corrono a stento, zoppicano.
Sul dorso il vello cade penzoloni, come sollevato sulla carne che non
c'è, e al cui posto si intravedono le ossa. «Aspetta qui», mi chiede
Antonio. «Aspetta, ti porto un agnellino nato da poco». E sparisce tra i
rari cespugli. Qualche momento e arriva con una bestia tremante tra le
braccia.

La mette a terra, ma non si regge in piedi. La solleva e quella punta le
zampe. Si tiene dritta qualche istante e poi stramazza. La bestia non
ha zoccoli, sono aperti come un libro, effetto «del corpo che si
scioglie», come spiega il pastore. «Vedi che non dicevo bugie. Non è per
fare pena – aggiunge – ma qui i cristiani muoiono nello stesso modo».
In
fondo al pascolo, intanto, fervono i lavori per l’inceneritore. Proprio
in fondo al campo. Un complesso che permetterà di bruciare i milioni di
ecoballe accatastate ovunque in Campania, spargendo nei campi limitrofi
polveri sottili che, secondo molti esperti, sfuggirebbero ai filtri.
«Ti sembra normale – afferma Mario – che vengano a metterlo proprio qui,
dove si muore ogni giorno?».

La scelta, in effetti, è contraddittoria. Da un lato il giusto divieto
di pascolo e di consumo di carni e latte di animali avvelenati.
Dall'altro la produzione continua di verdura da cui derivano proprio i
tumori che decimano i pascoli. Alla domanda scomoda di una giornalista,
un ricercatore del Cnr qualche tempo fa aveva risposto: «Se lavate la
verdura la diossina va via. Le pecore l'insalata non se la sanno
lavare». Basta una sciacquatina, dunque? Apparentemente no. Secondo uno
studio dell'Oms, alcuni tumori qui uccidono trenta volte più che nel
resto d'Italia. Prova che gli esseri umani si ammalano anche se lavano
l'insalata.
«Lo scriva, lo scriva – insiste Mario – che ogni volta che protestiamo ci scatenano addosso la polizia».

Antonio, infatti, ha guai con la magistratura per aver portato il
proprio gregge malato e sequestrato sotto la sede del comune di Acerra
in segno di protesta. Pochi i concittadini scesi in piazza con lui.
Eppure, di tumori e diossina ne hanno sentito parlare tutti. «Hanno
paura di qualche ritorsione». «Camorra?», chiediamo. «Ma che camorra –
risponde – la camorra fa del bene. E poi qui non c'è. Dove c'è, la gente
lavora e non ha bisogno di arricchirsi con la monnezza. La colpa è
della Politica».
Ad Antonio negli ultimi tempi sembra essere sfuggito
qualcosa. L'intreccio che da oltre un quindicennio ha portato alla
formazione di una nuova malavita organizzata.

Più subdola che in passato, poiché investe ogni livello sociale, dalla
bassa manovalanza all'alta borghesia, grazie ad illeciti estremamente
redditizi. Droga, edilizia e immondizia. Un sistema che ha prodotto una
legalità alternativa a quella dello stato, una militarizzazione del
territorio senza precedenti e un vasto consenso sociale. «Il problema –
spiega l'avvocato Gerardo Marotta, presidente dell'Istituto italiano di
studi filosofici di Napoli – è che il nuovo sistema forma consenso».
Come traspare anche dalle parole di Antonio, che pure è una vittima, la
camorra è popolare poiché in assenza di stato e di assistenza pubblica
garantisce protezione e dà lavoro. Lavoro e denaro per tutti.

Anche nel ciclo dell'immondizia: agli autisti dei camion, ai contadini
che mettono a disposizione i propri terreni, ai giovani che sfrecciano
in motorino nella campagna per dare fuoco alle pire di rifiuti. Un
sistema che funziona e produce consenso poiché, malgrado i rischi per la
salute, permette un futuro a breve termine e garantisce sopravvivenza.
«Hanno vinto», afferma sconsolato Marotta. «La nuova borghesia trionfa
sulle macerie del proprio dominio. Palazzinari, mercanti di droga e di
monnezza. Quanto a noi, ridotti a piccola borghesia intellettuale, non
ci resta che sopravvivere». s.v.

Chi ascolterà Burlando? Il suo amico Capurro o i cittadini?

  Manifestazione


Scarpinodecide! Il Comitato per Scarpino e i Cittadini del Ponente Genovese si fanno portavoce di un’interrogazione « a risposta immediata » con la quale si chiede al Presidente della Giunta Regionale Ligure Ing. CLAUDIO BURLANDO di sollecitare la Giunta del Comune di Genova perché eserciti il potere di autotutela.

(ai sensi della legge 241/1990)

CHIEDIAMO LA SOSPENSIONE IMMEDIATA DI TUTTE LE PROCEDURE DI ASSEGNAZIONE DEL BANDO PER LA REALIZZAZIONE DELL'INCENERITORE A SCARPINO denominato “GASIFICATORE” in netta contraddizione con le recenti normative Europee che espressamente vietano, nei documenti tecnici, l'uso di TERMINOLOGIE FUORVIANTI ATTE a INGANNARE e CONFONDERE . Questa decisone, secondo Noi, Cittadini Genovesi, deve essere presa in nome dei principi di precauzione e di prevenzione enunciati dalle direttive Europee in materia di tutela della salute e dell’ambiente. Secondo quanto da sempre denunciato dai Comitati di Cittadini che avversano l'attività della famigerata discarica AMIU e contro l'incombente pericolo che l’impianto di termodistruzione rappresenta per la collettività, collocato a 500 mt. di altitudine, appena sopra il quartiere più popoloso dell'intera Regione a nemmeno 4 km. dai bacini idrici del Gorzente e della Busalletta, gli acquedotti dei Genovesi.

Anche perseverando in questa FOLLE quanto FALLIMENTARE " RACCOLTA STRADALE " PROPEDEUTCA ALL' INCENERIMENTO questo INCENERITORE, non è in linea con la quantità di rifiuti previsti per la Provincia di Genova, in quanto in base ai dati Arpal aggiornati al 2008 e considerato che entro il 2012 la normativa Europea impone, senza se e senza ma, il raggiungimento del 65% di raccolta differenziata. Quindi: si prevede a Scarpino, un conferimento giornaliero di poco più di 400 tonnellate contro le oltre 1.600 tonnellate di rifiuti conferite oggi rendendo, in questo modo l'impianto di Scarpino del tutto INUTILE E DANNOSO per la salute dei Cittadini è un enorme spreco di denaro in un momento di grande difficoltà per il Paese.

CHIAMIAMO TUTTI I CITTADINI ALLA MOBILITAZIONE GENERALE!

Di Felice Airoldi (comitato per Scarpino)

perscarpino@libero.it

La saga dei Capurro continua in un fitto intreccio. A chi serve l’inceneritore? Ai cittadini?

Perburlando interpellanza

L'interpellanza presentata da Armando Ezio Capurro dove PRETENDE che la Regione dia il via alla costruzione di ALMENO 5 INCENERITORI !!!!!! sul già tanto devastato territorio Ligure.

ARMANDO EZIO CAPURRO, VECCHIA CONOSCENZA DEL COMITATO PER SCARPINO INSIEME A PIETRO CANEPA EX SINDACO DI BOGLIASCO GIA' FINITO NEI GUAI PER AVERE TRUCCATO UN CONCORSO PER LA "BONIFICA" DEI FANGHI, NOMINATO DALL'INNOMINABILE SCAJOLA ALLA PRESIDENZA DELLA SOCIETA' CHE DEVE "GESTIRE" I RIFIUTI RADIOATTIVI IN TUTTO IL TERRITORIO NAZIONALE!!!! l'asset della FABBRICA DELLA MORTE dei Capurro La società Copersalento viene fondata il 6 ottobre 1986 (circa 20 giorni dopo la delibera della Giunta regionale) con un capitale sociale di lire 15.466.000.000 così suddiviso: · Raffaele Rampino (cugino dell'attuale Sindaco Antonio Fitto e dell'ex Presidente della Giunta regionale Salvatore Fitto) 6,11%, · Armando Ezio Capurro 0,5%, · l'Ersap 0,06%, · Leo Capurro e figlio 3,83%, · Capurro srl 53,93%, e leggete cosa scrive Preve: IN LIGURIA è stato eletto in Regione grazie al riconfermato presidente – nonché iscritto Pd – Claudio Burlando che lo aveva espressamente voluto nella sua lista. Ma in Puglia il suo nome, e quello delle sue società, viene pesantemente criticato proprio dal Pd locale che, addirittura, parla di "fabbrica della morte" per uno stabilimento, chiuso da poche settimane, che lo vede tra i proprietari. Ezio Armando Capurro, è lui il protagonista di questa vicenda, è però un politico da sempre abituato a spiazzare chi gli sta di fronte: come quando venne eletto sindaco di Rapallo nel 2004 con una lista civica che guardavaa destra proprio come quella ufficiale di Forza Italia; oppure la rocambolesca caduta della sua giunta per questioni urbanistiche due anni dopo; e ancora i suoi rapporti con i giornalisti, tra querele e cause civili, e cameraman chiusi a chiave per ottenere la restituzione di video cassette. Poi l'avvicinamento all'Italia dei Valori bruscamente interrotto fino al trionfo con la lista Burlando e l'ipotesi di un assessorato. «Diciamo che siamo rimasti molto stupiti nel vedere che il dottor Capurro era stato candidato a Genova» racconta Mauro Bavia del Pd di Maglie. Siamo in Puglia, nel Salento, dove tanti anni fa Leo Capurro, padre di Ezio Armando aveva aperto stabilimenti oleari. Uno di questi, il cui nome è Copersalento, si trova appunto a Maglie e dopo essere stato per decenni un sansificio, negli ultimi dieci anni si era trasformato in un inceneritore di rifiuti e poi in centrale termoelettrica con cambiamenti negli assetti societari. L'impianto, dopo un'altalena di denunce, ispezioni, chiusure e riaccensioni è stato definitivamente spento dalla Provincia di Lecce prima di Natale. Ma le polemiche sull'inquinamento che avrebbe prodotto nel corso della sua lunga vita non sono cessate. «Stiamo aspettando le conclusioni dell'inchiesta della procura – spiega Mauro Bavia – e anche delle autorità sanitarie». Ma la questione che ha scatenato le maggiori polemiche – e ha portato anche all'abbattimento di diversi capi di bestiame – è sicuramente quella riguardante la diossina: «Lo stabilimento ha superato di ben 420 volte i limiti massimi di emissioni di diossina» dice ancora Bavia che ha intitolato un suo articolo sul sito del Pd di Maglie "Copersalento: fabbrica di morte". Anche se si parla di possibili cambiamenti societari, le visure della Camera di Commercio di Lecce dicono chei3 milioni di capitale della Copersalento sono suddivisi tra la Engineering Consulting Construction Company, società di Cremona specializzata in centrali per la produzione di energia, e la Capurro srl di Avegno che appartiene al neo consigliere della lista Burlando nonché ai suoi figli e alla moglie (i due coniugi risultato possedere l'usufrutto delle quote dei tre figli). Repubblica ha chiesto a Ezio Armando Capurro di commentare il caso ma l'ex sindaco di Rapallo ha risposto così: «Non capisco il vostro interesse a questa vicenda. Io non ho nulla da dichiarare, arrivederci». Oltre agli aspetti ambientali e di sicurezza per la salute, lo stabilimento di Maglie aveva suscitato polemiche a sinistra anche per la precedente composizione societaria. Amministratore di Copersalento per dieci anni fino al 1993 è stato infatti Raffaele Rampino che è cugino dell'attuale sindaco di Maglie Antonio Fitto così comeè imparentato con l'ex Presidente della Giunta regionale Raffaele Fitto, uno dei fedelissimi del partito di Silvio Berlusconi. Negli ultimi giorni in Puglia si è parlato del progetto di riconversione dell'inceneritore, ormai chiuso, in centro di coltura di microalghe da cui estrarre oli essenziali per la produzione di prodotti farmaceutici ed estetici. CAPISCI QUANDO SCRIVO IN MAIUSCOLO:SEMPRE I PEGGIORI A COMANDARE???

Dal Comitato per Scarpino (ampiamente citato l'articolo di Marco Preve)

http://www.notiziegenova.altervista.org/index.php/genova-fatti-e-notizie/1449-i-nemici-dei-liguri-capurro-il-pupilllo-di-burlando

Il gassificatore di Scarpino: un affare d’oro per la (multinazionale) Amiu!

 

  Soldi
 

In data 22 marzo 2010 presso i locali del comune di Genova, la società AMIU SPA ha presentato il nuovo progetto per la realizzazione del gassificatore dei rifiuti presso la discarica di Scarpino sita in Genova. Alessandro Borio del meetup BeppeGrilloGenova, presente all'incontro, ci rivela attraverso un'attenta analisi e ricerca la verità sui fini di quest'impianto.

 

L'incontro inizia alle 11.30 dopo un'estenuante attesa dalle ore 9.00, e ci si accorge che alcuni personaggi accorsi per sentire questa trovata pubblicitaria non sono desiderati come Legambiente, eh si perchè per accedere al salone bisogna essere invitati, come in ogni democrazia libera ovviamente.
Il salone è pubblico, il comune è pubblico ma la partecipazione è privata e ristretta comunque qualcuno, compreso il sottoscritto, riesce a sgattaiolare ed introfularsi ugualmente.
L'accettazione è degna di un congresso di marketing, ci viene offerto un block notes di carta non riciclata (ovviamente) ed una penna sponsorizzata da amiu (per un ambiente ecosostenibile!!!).
I relatori per conto di AMIU sono il presidente Riccardo Casale e l'Amministratore delegato Pietro Antonio D'alema.

Ma cos'è un gassificatore???

Con gassificatore si intende un impianto che a partire da vari materiali (fra cui determinati tipi di rifiuti) ricava combustibili gassosi impiegabili per la produzione di energia. Sono proposti come una alternativa agli inceneritori.
I gassificatori sfruttano la dissociazione molecolare, definita pirolisi, usata per convertire direttamente i materiali organici in gas, appunto, mediante riscaldamento in presenza di ridotte quantità di ossigeno: essi sono completamente distrutti scindendone le molecole, generalmente lunghe catene carboniose, in molecole più semplici di monossido di carbonio, idrogeno e metano, che formano un "gas di sintesi" (syngas), costituito in gran parte da metano e anidride carbonica e a volte abbastanza puro da essere usato tal quale. A differenza dei pirolizzatori, i quali attuano la pirolisi in senso stretto, ovvero in totale assenza di ossigeno, i gassificatori operando invece in presenza di piccole quantità di tale elemento producono anche una ossidazione parziale; in relazione al tipo di processo utilizzato, i gassificatori possono considerarsi come una tecnologia intermedia tra l'incenerimento e la pirolisi propriamente detta. Le applicazioni più diffuse e collaudate riguardano specifiche tipologie di rifiuti, quali ad esempio scarti di cartiera, pneumatici, plastiche, biomasse (scarti vegetali, legno, sansa di olive ecc). Alcuni produttori di impianti affermano di poter trattare anche rifiuti urbani indifferenziati senza alcun genere di pretrattamento.

Le emissioni sono molto variabili a seconda della tecnologia e dell'impianto:

Nel caso dell'impianto islandese di Husavik, che opera a temperature inferiori ai 400° C (permettendo fra l'altro la completa autonomia di funzionamento, in quanto per raggiungere questa temperatura si usa parte del gas di sintesi prodotto), alla fine del processo rimangono ceneri per il 3% della massa immessa, mentre dal lato delle emissioni, in particolare:

– la bassa temperatura riduce di oltre cento volte l'emissione di polveri sottili (e in particolare è ridotta la produzione di nanopolveri, che si formano soprattutto ad alte temperature in presenza di forti turbolenze), la cui produzione si concentra nella fase della combustione, in cui può però essere limitata grazie alla purezza del gas ottenuto; 

– gli ossidi di azoto sono ridotti perché nella combustione l'idrogeno ne sequestra i precursori;
i metalli pesanti sono ridotti notevolmente, perché data la bassa temperatura ne è ridotta la sublimazione e la liberazione nell'aria sotto forma di piccole impurità; 

– la concentrazione di diossine e furani è inferiore ai livelli misurabili: la cinetica di reazione che negli inceneritori porta alla formazione di diossine, non interviene alle normali temperature d'esercizio (la diossina si forma soprattutto fra i 400 e gli 800° C), senza contare che l'alta efficienza della combustione abbassa la quantità di composti organici necessari alla loro formazione.

Il rendimento energetico totale (elettricità + calore) di tali impianti è dichiarato attorno al 70% ed è gestibile in modo molto più flessibile rispetto ad un inceneritore. Si può infatti scalare, a seconda della necessità e della stagione da un 60% elettrico + 10% termico ad un 20% elettrico + 50% termico. Viceversa un inceneritore è molto più rigido ed in ogni caso la produzione elettrica a stento supera il 25% anche nelle migliori condizioni. I rendimenti di entrambe le tipologie di impianti ovviamente salgono molto se si ha la possibilità di sfruttare il calore in una rete di teleriscaldamento.

(Fonte wikipedia)

Beh ma allora il gassificatore è la soluzione???? Eh non inquina…. si potrebbe essere ma se fatto bene, nel senso che se l'impianto fosse veramente alimentato con biomasse e avesse una tecnologia che opera sotto i 400° se ne potrebbe anche parlare, ma visto che la raccolta differenziata che attualmente si fa a Genova è del 25% (fonti amiu, secondo me è anche meno) e visto che nella raccolta differenziata che attualmente si fa a Genova, non è prevista la divisione del compostaggio da biomassa, ma nel sacchetto dell'immondizia c'è di tutto e di più e l'unica differenziata che si ottiene è quella della carta e del vetro da appositi contenitori bianchi e verdi, direi che il "carburante" naturale di cui abbisogna tale impianto è molto molto composto (per usare un doppio senso). Inoltre il costo di un impianto che lavora sotto i 400° è esattamente il doppio di quello previsto da amiu, e se ci mettiamo il fatto che per costruire tale mostro mangia spazzatura c'è anche la realizzazione di strade e trafori attigui a scarpino, il costo non può essere 200.000.000 di euro. Quindi l'impianto di cui ci hanno resi edotti stamattina sicuramente, non opera sotto i 400° quindi non è il gassificatore che enuncia wikipedia, con una notevole riduzione di emissioni di polveri sottili.

Eh si perchè il gassificatore in questione tratta di tutto un pò, e la volontà di fare la raccolta differenziata porta a porta a genova proprio non c'è, e sfido ognuno di voi a convincermi del contrario.

In poche parole, direi che il gassificatore a mio modesto parere, non è la soluzione più tecnologicamente avanzata e moderna per affrontare la gestione dei rifiuti come sostiene l'assessore Senesi. Inoltre all'incontro di stamattina ci fosse stato qualcuno che avesse ad esempio detto, che vendendo l'energia prodotta ci potrebbe essere una diminuzione della bolletta dell'amiu, eh no perchè c'è anche un altro aspetto che per me è l'unico vero scopo di chi porta avanti questa iniziativa che è il contributo cip 6. 


La truffa del cip 6

Non dimentichiamoci che In Italia, i costi dello smaltimento dei rifiuti tramite incenerimento sono indirettamente sostenuti dallo Stato sotto la forma di incentivi alla produzione di energia elettrica: infatti questa modalità di produzione era considerata (sebbene in violazione delle normative europee in materia), come da fonte rinnovabile (assimilata) alla stregua di idroelettrico, solare, eolico e geotermico.

E IL GASSIFICATORE E' CONSIDERATA FONTE DI ENERGIA ASSIMILATA,CON TANTO DI CERTIFICATO VERDE

Le modalità di finanziamento sono due, correlate ma diverse:

– pagamento maggiorato dell'elettricità prodotta per 8 anni (incentivi cosiddetti CIP 6);
– riconoscimento di "certificati verdi" che il gestore dell'impianto può rivendere (per 12 anni).

 

Infatti a causa della normativa italiana che concedeva questi sussidi anche alle fonti cosiddette assimilate alle rinnovabili (definizione tutta italiana e senza riscontri in Europa) una gran parte dei fondi sono stati destinati in modo controverso anche ad attività quali la combustione di scorie di raffineria, sanse ed all'incenerimento dei rifiuti. Poiché tale incentivazione durerà ancora molti anni, attualmente ci si trova nella situazione paradossale in cui ad esempio scarti di raffineria, per il cui smaltimento in tutto il mondo i produttori erano costretti ad accollarsi dei costi, in Italia vengono bruciati ricevendo anche dei finanziamenti.

Quindi fosse un inceneritore l'amiu potrebbe avvalersi degli incentivi cip6 che prevedono:
(circolare n° 6/1992 del Comitato Interministeriale Prezzi), chi gestisce l'inceneritore – per otto anni dalla sua costruzione – può vendere al GSE (la società cui è affidato il compito di assicurare la fornitura di energia elettrica italiana) la propria produzione elettrica a un costo circa triplo rispetto a quanto può fare chi produce elettricità usando metano, petrolio o carbone. L'importo di questo incentivo è aggiornato trimestralmente e, se nel 3° trimestre 2007 era di circa 54 €/MWh, per il 4° trimestre è cresciuto a 62,60 €/MWh. Per il 3° trimestre 2008 l'importo è salito a 68,77 €/MWh. I costi di tali incentivi ricadono sulle bollette degli utenti, che comprendono una tassa per il sostegno delle fonti rinnovabili. Ad esempio nel 2004 il Gestore Servizi Elettrici ha ritirato 56,7 TWh complessivi di elettricità da fonti "rinnovabili", di cui il 76,5% proveniente da termovalorizzatori e altri fonti assimilate (fra cui il gas dai residui di raffineria), spendendo per questi circa 2,4 miliardi di euro;[43] per il già citato inceneritore di Brescia, la società di gestione (ASM SpA, oggi A2A SpA) ha ricevuto contributi CIP 6 per circa 71 milioni di euro nel 2006 e 78 milioni nel 2007.[44]

A titolo di confronto, nel 2006 a seguito dell'introduzione degli incentivi in conto energia per il fotovoltaico sono stati stanziati solamente 4,5 milioni di euro per 300 MW di potenza.[45]

Sempre il CIP 6 prevede inoltre che gli impianti incentivati godano di un innalzamento della tariffa riconosciuta dal GSE per compensare eventuali spese aggiuntive per l'attuazione del protocollo di Kyoto, annullando così del tutto i benefici della riduzione delle quote gratuite di emissione da 28 a 3,5 Mt/a di CO2 prevista dal Piano nazionale di assegnazione delle emissioni (Pna) 2008-2012, attualmente in fase di approvazione, e rischiando perciò di comprometterne l'intero impianto, giacché gli impianti CIP 6 sono il settore su cui si concentra la gran parte delle riduzioni.[46]

Essendo però un gassificatore che può prevedere un certificato verde…….
se un impianto produce energia emettendo meno CO2 di quanto avrebbe fatto un impianto alimentato con fonti fossili (petrolio, gas, carbone ecc.) perché "da fonti rinnovabili", il gestore ottiene dei certificati verdi che può rivendere a industrie o attività che sono obbligate a produrre una quota di energia mediante fonti rinnovabili ma non lo fanno autonomamente.

Il prezzo dei certificati verdi è stato pari a circa 125 €/MWh nel 2006.

Poiché gli impianti di incenerimento venivano in Italia considerati come "da fonte rinnovabile", le società che li gestiscono sono fra quelle che possono vendere i certificati verdi, ottenendo quindi questo ulteriore tipo di finanziamento.

Fatevi i conti!!!!!
Il vero motivo per cui si fanno le cose in Italia, è per lucrarci il più possibile a danno della popolazione che inerme pensa ancora che con il voto possa esprimere una volontà democratica….. Sono tutti uguali.

Di Alessandro Borio