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Un progetto ben fatto

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Questa foto è stata scattata la settimana scorsa, durante un temporale, nella nuova stazione ferroviaria di Rho Fiera Milano, aperta da poco più di un anno; una stazione importante, dato che dovrebbe costituire l’interscambio con la metropolitana e i treni suburbani per chi arriva a Milano da ovest, anche con l’alta velocità, nonché la stazione per la fiera e per i visitatori dell’Expo 2015.

 Era buio e si vede male, ma adesso vi spiego: siamo al primo binario, e in alto a destra intravedete l’ampia, moderna e costosa tettoia che lo protegge dalle intemperie. Sulla sinistra tuttavia, la striscia più scura per terra vicino al muretto non è un’ombra, ma una fascia allagata ed esposta alla pioggia, perché evidentemente la tettoia non arriva a coprirla. Esattamente al centro di questa fascia, poco visibile perché di ferro nero, c’è la panchina che dovrebbe servire a chi aspetta il treno.

 In altre parole, nonostante la stazione progettata ex novo, sono riusciti a mettere le panchine nell’unico punto non riparato dalla pioggia, o, se preferite, a fare la tettoia troppo piccola rispetto alle dimensioni del marciapiede.

Questo non è l’unico problema della stazione: gli spazi commerciali sono deserti, e non vi è nemmeno una biglietteria, se si eccettua una macchinetta che vende solo biglietti regionali. Le scale mobili sono spesso rotte, così come i tappeti mobili che portano alla metropolitana, e non è raro vedere l’acqua che scende dentro il sottopassaggio. Come ascensore c’è un costoso modello con le porte su entrambi i lati, caratteristica di cui non c’era assolutamente bisogno – ma, per un errore di progetto, a livello del binario la cima della scala mobile finiva troppo vicino all’ascensore, per cui si è dovuto far aprire le porte sul retro dello stesso.

Questa non è nemmeno una vera stazione; tecnicamente lo è solo perché è seguita dal bivio con cui l’alta velocità si stacca dalla linea storica, ma di fatto sono tre linee a doppio binario parallele accanto a cui si sono limitati a mettere marciapiedi e tettoie per permettere la fermata dei treni, scendendo poi nell’ampio sottopassaggio che porta verso la fiera e la metropolitana. Non vi è alcun edificio, se non gli spazi ricavati nel sotterraneo. Eppure, l’intera opera è costata 80 (ottanta) milioni di euro, e funziona così.

di Vittorio Bertola

Expo Shanghai 2010, pensate che a Milano sarà diverso?

L'Expo di Shanghai è un'area immensa divisa in due dal fiume Huang Pu, per raggiungerla è stata costruita un'apposita linea della  metropolitana di  tre fermate. Un blogger cinese denuncia che nell'area sono state demolite abitazioni per far posto ai padiglioni enormi che una volta finito l'Expo verranno smantellati, praticamente un mercato edilizio artificiale. Pensate che a Milano sarà diverso? Il Fatto Quotidiano parla di Expo, politica e 'Ndrangheta, 15 arresti a Milano di persone legate alla cosca Valle. Ligresti dichiara di stare con il sindaco e auspica nuovi quartieri in fondo a via Ripamonti con scuole dove i bambini siano tutti uguali perché non ci devono essere scuole per nobili… Noi ci crederemmo anche peccato che quei terreni siano suoi e che lui faccia di mestiere il costruttore e peccato anche che quei terreni non siano edificabili. Ma c'è l'Expo! Il magico Expo che tutto può, anche trasformare terreni agricoli in terreni edificabili. Abbiamo seguito i dibattiti che si sono svolti in comune e regione ed abbiamo dapprima dovuto ammettere l'esautorazione che hanno subito i due consigli in quanto tutto viene deciso da un triumvirato composto da Moratti, Formigoni e Podestà. Tutto tranne gli indici di edificabilità dei terreni, su questo e solo questo la competenza spetta al consiglio comunale che in un primo momento si era accordato per lasciare quelle aree metà agricole e metà edificabili poi l'accordo è saltato ed attualmente la decisione sugli indici di edificabilità è rimandata al dopo Expo.

Ma non c'è solo l'Expo l'atra polverina magica che tutto può, soprattutto trasformare Milano in una giungla di cemento più di quanto non lo sia già, è la magica PEREQUAZIONE. Con la perequazione il tuo indice di edificabilità potrebbe aumentare basta comprare le quote di un altro terreno e come per magia dove si poteva costruire 5, si può costruire 10, non importa se non c'è spazio per il verde vorrà dire che pianteranno gli alberi sui terrazzi o metteranno delle piantine grasse che resistono molto meglio al calore moltiplicato magicamente da asfalto, smog e cemento. Questi politici sono dei veri maghi, riescono a realizzare anche l'irrealizzabile, qualche magheggio con la perequazione e l'expo ed il gioco è fatto.

Lunedì in comune si parlerà ancora di Expo e di PGT, noi naturalmente ci saremo a vegliare che l'opposizione faccia tutto quanto in suo potere per ostacolare i magheggi di questa maggioranza morattiana.

Il tema dell'expo di Shanghai è better city, better life in cinese Cheng Shi Rang Sheng Huo Gen Mei Hao letteralmente la città migliora la vita. Entriamo nel padiglione italiano e troviamo quadri alle pareti, una parete che rappresenta l'orchestra della scala, dei sarti che cuciono dentro ad una bacheca in un paese che impera con il suo made in China, naturalmente autovetture, la tuta di Valentino Rossi ed una gigantesca scarpa con tante scarpe attorno ed i cinesi che si fanno le foto davanti allo scarpone italiano. In una stanza un campo di grano sul soffitto ed un povero ulivo che non so come faccia a sopravvivere lì, circondato da un'esposizione di pasta. L'esposizione di una regione d'Italia a turno, praticamente una promozione turistica del nostro paese ed un ristorante con prezzi da capogiro per la Cina. Direi che a Shanghai siamo andati fuori tema o forse questo è quello che l'Italia propone per migliorare la vita: pasta, auto, scarpe e vestiti. Esporranno delle invenzioni ma solo per due settimane alla fine di luglio ed all'inizio di agosto. E pensare che è uno dei padiglioni più visitati dell'expo. Un rapido confronto con il padiglione svedese dove al centro troviamo un grosso palloncino, è un polmone prima bianco poi diventa rosso, rappresenta l'inquinamento. Ci guardiamo attorno una serie di pannelli che se guardati da un angolo mostrano un prato verde, dall'altro una distesa arida, a dire che la scelta spetta a noi, da un angolo una città verde con costruzioni eco-sostenibili, dall'altro una discarica a cielo aperto, la scritta: l'orgoglio della Svezia / la vergogna della Svezia. Decisamente due modi diversi di intendere la felicità. Io mi sento un po' svedese anche se non sono bionda

Di Cinzia Bascetta