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Il dr Fabio Franchi risponde ad alcune domande

Repubblica non ha voluto pubblicare questa intervista chiesta al dr. Franchi dal giornalista Bucci, lo facciamo noi molto volentieri.

Intervista

  1. Ha parlato di esperimento, di che cosa si trattava (ho visto la nuova versione del post)?

La parola esperimento ha diverse accezioni. In questo caso evidentemente non si tratta di un esperimento scientifico in cui per esempio si volesse stabilire l’efficacia di una determinata terapia. Figurarsi! Uno studio su un soggetto?? Evidentemente la spiegazione è diversa, e la darò prossimamente, adesso no. La legge, il codice etico, il codice deontologico sono tutti rispettati. Nessun trattamento di qualsiasi genere è stato pensato. Se anche dovessero controllarmi le telefonate fatte, non troverebbero niente di niente di niente. Io scrivo talvolta post seri, talvolta un po’ scherzosi. Era uno di questi. Il mio spirito non viene da tutti apprezzato, mi spiace. Riguardo la parte seria e documentata, quella non attira la Vostra attenzione? Per esempio nel 2016 ho dimostrato per primo che l’epidemia di microcefalia non poteva essere causata dal virus Zika. Nel 2018 è arrivata la conferma da altri, in base ai miei stessi ragionamenti di allora. Poco fa ho documentato che la vaccinazione di massa del morbillo in Italia si è dimostrata molto svantaggiosa rispetto alla malattia (si può ritrovare nel dettaglio in uno dei miei ultimi post).

2. Lei è in pensione. Fa ancora il medico? Vede pazienti?

Sono in pensione, non pratico la professione, non vedo pazienti. Mi sono dedicato al problema dei vaccini quando ho visto la piega che stava prendendo la questione. Una dittatura sanitaria fondata su informazioni palesemente distorte con la complicità di gran parte dei giornalisti. I giornalisti si sono accorti di me oggi, molto interessati alle bolle di sapone.

3. Il campo dei non vaccinati si sta restringendo. Secondo lei come mai?

Strana questa domanda. Forse Le sarà capitato di osservare che è in atto da due anni una censura sui principali mezzi di informazione, un ricatto pesante ai medici che osino qualche critica, un premio allettante per coloro che si adeguino, un trattamento ricattatorio nei confronti dei genitori. L’imposizione è quella di un dogma di stampo medioevale. Una “scienza”basata su balle certificate (e abbondantemente segnalate agli organi competenti, alla FNOMCeO per esempio, ma non degnate di alcuna risposta). Adesso lo sa.

4. La stragrande maggioranza degli scienziati dei medici sono favorevoli ai vaccini, lei crede che sbaglino?

Baso le mie convinzioni sulla letteratura scientifica letta criticamente. Sta agli altri convincermi che sbaglio, ma con argomenti un po’ più consistenti delle solite ….“palle di ferro che vanno a fondo”. Il prof Burioni dice giustamente: “la scienza non è democratica”. Infatti non si vota a maggioranza per chi abbia ragione. E poi scrive: “… quello che non può essere confutato non ha nulla a che fare con la scienza.” Appunto: evidentemente non si legge o non si ascolta(e neppure lo fanno i suoi sostenitori).

5. Lei è stato accusato di essere un negazionista dell’AIDS. Che posizione ha riguardo al virus?

Vede, per negazionista si intende uno che nega l’evidenza. Negare la verità di una qualsivoglia asserzione non è negazionismo. Aristotele la metteva così: “Lo scienziato deve affermare ciò che è e negare ciò che non è”. Così tentò di fare Galileo sotto gli occhi dell’inquisitore. Così Semmelweiss, eppure fu deriso dai suoi contemporanei. Così Karl Popper: “scopo dello scienziato è falsificare (o tentare di falsificare)quante più teorie possibile”.Io cerco di fare informazione ragionata. Detto ciò, molti mi attribuiscono affermazioni non fatte, senza avermi letto, parlano senza sapere di cosa parlano. Burioni li definisce babbei. Sono sempre stato critico, certamente. Ed ho avuto ragione per gli aspetti maggiori (pur avendo commesso qualche errore di valutazione che ho corretto). Per esempio ho previsto nel 1995 (in una pubblicazione) che non era possibile trovare un vaccino efficace per l’HIV, spiegando perché. Oggi, dopo 34 anni dalla scoperta del “virus” e 40 miliardi di dollari buttati in ricerca ed esperimenti (anche su bambini), il vaccino non c’è ancora. Ricordo che dal 1984 ogni anno gli scienziati promettevano un vaccino entro i successivi 2 –4 anni. Non viene il dubbio che qualche ragione io la possa avere?

Pediatria di Angera il reparto non a misura di bambino

Il reparto di pediatria è contiguo al reparto maternità ed è seguito dallo stesso personale a parte i ginecologi che seguono solo le partorienti ovviamente. Siamo in pediatria ad Angera per una possibile infezione da Clostridium Difficile nel mio bimbo di 4 mesi. Veniamo in p.s. spaventati da una crisi acuta di dolore del bambino ed il risultato della coltura delle feci che dà positivo al CD. In ps la pediatra che da subito si pone in maniera scortese e giudicante, dubita dell’attendibilità delle analisi eseguite in laboratorio privato e ci ricovera per rifargliele nonostante il bambino non presenti sintomi gravi. Non capiamo perché prima ci tratti come se fossimo lì senza ragione e poi insista per ricoverarlo…. Ci sembra eccessivo che per rifargli una coltura ed un prelievo debba essere ricoverato ma per paura di privare il nostro bimbo del monitoraggio medico acconsentiamo. La sera arriva un bimbo di due anni con la mononucleosi e lo mettono in camera con bagno comunicante con noi, perfetto! Non ci sembra un’idea geniale mettere un bimbo di 4 mesi accanto ad un bimbo con la mononucleosi, tra l’altro una delle nostre perplessità era stata proprio il timore che il bimbo potesse contrarre altro proprio in ospedale. Magari non abbiamo il clostridium ma usciamo di qui con la mononucleosi. Sento questo bambino piangere disperato, il pianto proviene dalla sala visite e non smette, piange per tantissimo tempo e scopro poi che dovevano mettergli una flebo e che hanno spezzato due cannule. L’idea era di mettere la flebo nell’interno del braccio dove si piega per poi steccargli il braccio. La cosa non mi piace affatto,  perché la mattina dopo il mio bimbo deve fare un prelievo. Difatti la pediatra, la caposala ed un’altra infermiera riescono a farlo piangere già durante la visita. Non usano nessuna delicatezza ed il bambino si agita e si spaventa. Dopodiché deve fare il prelievo. Io cerco di far calmare il bambino come posso e quasi ci riesco ma queste tre si mettono addosso al bambino perché secondo loro devono tenerlo per il prelievo, come fosse un criminale che viene tenuto a terra dai poliziotti. Ma soprattutto si capisce che è la loro prassi e che non conoscono altro modo se non questo, estremamente brutale. Suggerisco di prendere il sangue dal braccio destro perché un paio di settimane prima al centro prelievi pediatrico del San Raffaele avevano fatto così ed il bimbo non si era nemmeno accorto del prelievo. Naturalmente era anche tranquillo nel senso che nessuno l’aveva spaventato prima. Evidentemente al San Raffaele il loro lavoro lo sanno fare. Ma la dottoressa non mi ascolta e si ostina a volerlo fare a sinistra, senza nemmeno tastare la vena del braccio destro per verificare se fosse più agevole, e così inizia a ravanare nel braccio del bambino con l’ago e va avanti per un bel po’ come se armeggiasse una bambola e non una persona viva. Il bambino piange sempre più forte e questa “pediatra” si ostina anche a dire che l’ago non gli fa male se lei lo muove dentro al braccio. Le altre due lo tengono forte tanto da provocare puntini rossi di sangue da sfregamento. Nessuna delle tre, ma soprattutto la pediatra, ha la percezione di quello che sta facendo. Nessuna ha la percezione della sofferenza del bimbo. Ad un certo punto, dopo aver cercato di farglielo capire più volte, glielo dico chiaro e tondo che deve smettere e chiedo di aspettare a riprovare nell’altro braccio per far almeno calmare il bambino ma la pediatra dice che sarebbe solo un’agonia più lunga. Rimango allibita da tale risposta insensibile e priva della minima attenzione psicologica nei confronti di un neonato ed ancor di più che lei concepisca il prelievo del sangue di un bimbo come un’agonia. I prelievi si possono fare anche in maniera diversa, basta esserne capaci. Dopo che l’ho ripreso in braccio mi dice anche, a dimostrazione che secondo lei non piangeva per il dolore “vede che continua a piangere”. Ma dove si è visto un bambino che dopo che gli hai fatto male e lo hai spaventato smette subito di piangere? Questo dimostra solo la sua totale incapacità di empatia nei confronti dei bambini. Non si possono trattare come se fossero degli adulti. O peggio, come se fossero delle bestie. E poi queste arrampicate sugli specchi, “a volte la vena non si prende sia a destra che a sinistra, non c’è una ragione…. “ Intanto a destra, facendolo piangere ancora, naturalmente perché ormai è traumatizzato e sarebbe stato meglio aspettare almeno che si calmasse, riesce a prendere la vena. Ma allora non era meglio se mi ascoltava subito invece di anteporre al benessere del bambino il suo Ego smisurato e la sua presunzione? E non erano più sensibili le infermiere…  Dopo questo episodio abbiamo chiesto la dimissione. Un reparto di pediatria che non sa come trattare i bambini, forse non è poi un problema se lo chiudono anzi è meglio per tanti bambini.