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Pediatria di Angera il reparto non a misura di bambino

Il reparto di pediatria è contiguo al reparto maternità ed è seguito dallo stesso personale a parte i ginecologi che seguono solo le partorienti ovviamente. Siamo in pediatria ad Angera per una possibile infezione da Clostridium Difficile nel mio bimbo di 4 mesi. Veniamo in p.s. spaventati da una crisi acuta di dolore del bambino ed il risultato della coltura delle feci che dà positivo al CD. In ps la pediatra che da subito si pone in maniera scortese e giudicante, dubita dell’attendibilità delle analisi eseguite in laboratorio privato e ci ricovera per rifargliele nonostante il bambino non presenti sintomi gravi. Non capiamo perché prima ci tratti come se fossimo lì senza ragione e poi insista per ricoverarlo…. Ci sembra eccessivo che per rifargli una coltura ed un prelievo debba essere ricoverato ma per paura di privare il nostro bimbo del monitoraggio medico acconsentiamo. La sera arriva un bimbo di due anni con la mononucleosi e lo mettono in camera con bagno comunicante con noi, perfetto! Non ci sembra un’idea geniale mettere un bimbo di 4 mesi accanto ad un bimbo con la mononucleosi, tra l’altro una delle nostre perplessità era stata proprio il timore che il bimbo potesse contrarre altro proprio in ospedale. Magari non abbiamo il clostridium ma usciamo di qui con la mononucleosi. Sento questo bambino piangere disperato, il pianto proviene dalla sala visite e non smette, piange per tantissimo tempo e scopro poi che dovevano mettergli una flebo e che hanno spezzato due cannule. L’idea era di mettere la flebo nell’interno del braccio dove si piega per poi steccargli il braccio. La cosa non mi piace affatto,  perché la mattina dopo il mio bimbo deve fare un prelievo. Difatti la pediatra, la caposala ed un’altra infermiera riescono a farlo piangere già durante la visita. Non usano nessuna delicatezza ed il bambino si agita e si spaventa. Dopodiché deve fare il prelievo. Io cerco di far calmare il bambino come posso e quasi ci riesco ma queste tre si mettono addosso al bambino perché secondo loro devono tenerlo per il prelievo, come fosse un criminale che viene tenuto a terra dai poliziotti. Ma soprattutto si capisce che è la loro prassi e che non conoscono altro modo se non questo, estremamente brutale. Suggerisco di prendere il sangue dal braccio destro perché un paio di settimane prima al centro prelievi pediatrico del San Raffaele avevano fatto così ed il bimbo non si era nemmeno accorto del prelievo. Naturalmente era anche tranquillo nel senso che nessuno l’aveva spaventato prima. Evidentemente al San Raffaele il loro lavoro lo sanno fare. Ma la dottoressa non mi ascolta e si ostina a volerlo fare a sinistra, senza nemmeno tastare la vena del braccio destro per verificare se fosse più agevole, e così inizia a ravanare nel braccio del bambino con l’ago e va avanti per un bel po’ come se armeggiasse una bambola e non una persona viva. Il bambino piange sempre più forte e questa “pediatra” si ostina anche a dire che l’ago non gli fa male se lei lo muove dentro al braccio. Le altre due lo tengono forte tanto da provocare puntini rossi di sangue da sfregamento. Nessuna delle tre, ma soprattutto la pediatra, ha la percezione di quello che sta facendo. Nessuna ha la percezione della sofferenza del bimbo. Ad un certo punto, dopo aver cercato di farglielo capire più volte, glielo dico chiaro e tondo che deve smettere e chiedo di aspettare a riprovare nell’altro braccio per far almeno calmare il bambino ma la pediatra dice che sarebbe solo un’agonia più lunga. Rimango allibita da tale risposta insensibile e priva della minima attenzione psicologica nei confronti di un neonato ed ancor di più che lei concepisca il prelievo del sangue di un bimbo come un’agonia. I prelievi si possono fare anche in maniera diversa, basta esserne capaci. Dopo che l’ho ripreso in braccio mi dice anche, a dimostrazione che secondo lei non piangeva per il dolore “vede che continua a piangere”. Ma dove si è visto un bambino che dopo che gli hai fatto male e lo hai spaventato smette subito di piangere? Questo dimostra solo la sua totale incapacità di empatia nei confronti dei bambini. Non si possono trattare come se fossero degli adulti. O peggio, come se fossero delle bestie. E poi queste arrampicate sugli specchi, “a volte la vena non si prende sia a destra che a sinistra, non c’è una ragione…. “ Intanto a destra, facendolo piangere ancora, naturalmente perché ormai è traumatizzato e sarebbe stato meglio aspettare almeno che si calmasse, riesce a prendere la vena. Ma allora non era meglio se mi ascoltava subito invece di anteporre al benessere del bambino il suo Ego smisurato e la sua presunzione? E non erano più sensibili le infermiere…  Dopo questo episodio abbiamo chiesto la dimissione. Un reparto di pediatria che non sa come trattare i bambini, forse non è poi un problema se lo chiudono anzi è meglio per tanti bambini.

La sanità in Lombardia: l’eredità di Formigoni. Viva perché ad un’infermiera serviva la mia barella.

Ospedale

La mia storia è una storia di
malasanità grave che denuncia una situazione preoccupante in
Lombardia e non solo. Nonostante ci siano delle eccellenze la qualità
generale del personale medico è scarsa soprattutto nei pronto
soccorsi con i pericoli che ne conseguono per la vita delle persone.
Oggi io sono viva perché ad un'infermiera serviva la mia
barella.

A dicembre una ginecologa di Milano da
150 € a visita (ex Niguarda) mi diagnostica una cisti ovarica e mi
dice che io non potevo rimanere incinta in maniera naturale per un
valore ormonale basso (amh) e che sarei dovuta andare in un centro
d'infertilità per la PMA. Mi fa fare i marcatori tumorali e si fissa
che io ho l'endometriosi nonostante le analisi dicano di no. Per la
cisti vuole che aspetti due mesi, durante i quali secondo lei io
dovrei, testuali parole, SPEGNERMI ma io insisto per vederci chiaro
prima ed un mese dopo ottengo di fare una sonoisterografia alla
clinica convenzionata di città studi (ex Santa Rita) ma la collega
della mia dott.ssa si rifiuta di fare l'esame perché potrebbe essere
non una cisti ma una tuba mentre il primario dice endometriosi, chi
rilancia? Ad ogni modo mi dice ti do un'occhiata ma sbrigati che devo
andare (ma come? Non doveva farmi una sonoisterografia? Non era mica
cosa da 5 minuti) appena vede che mi fa un po' male con la sonda dice
subito, “no, no se senti dolore non facciamo l'eco devi fare una
laparoscopia.” Ma come? Questi nemmeno si prendono due minuti per
guardare e mi vogliono aprire? Prendo appuntamento alla asl di Genova
ma nel frattempo il 6 febbraio scopro di essere incinta (con esame
beta hcg). Ma come? Avevo già l'appuntamento per il centro
d'infertilità. Tempo record, la sera stessa forti dolori e piccole
perdite. Dopo due giorni le beta erano in calo e capisco che ho
abortito ma non perdo una goccia di sangue. Allora vado al P.S.
Galliera di Genova dove nel frattempo ero andata in attesa della
visita alla asl. Qui trovo un dottore che non mi mette proprio a mio agio, riferisco dell'aborto
lampo, dall'ecografia appare del liquido tra l'utero e la vescica ed
alla domanda ma dov'è finito il materiale? La risposta è “Non lo
so”. Richiede l'emocromo e le beta e dopo 5 ore di attesa con
codice bianco mi danno i risultati. Emoglobina bassa e beta in
diminuzione ma ancora positive. La dottoressa che nel frattempo è
entrata in turno non mette minimamente in discussione l'operato del
collega (poi verrò a sapere che pare che il collega sia il più bravo nelle ecografie) e mi dimette. Non ho nulla. Nessuno ha controllato le ovaia e
le tube e sul foglio del P.S. è anche specificato che nessuno mi
aveva visitata in precedenza. Mi dà il metthergin ed ho qualche
giorno di mestruazione. Il 13 febbraio faccio la visita
all'ambulatorio della asl di Genova e la dott.ssa vede chiaramente e
senza provocarmi nessun dolore la sactosalpinge destra mi dà una
terapia antibiotica ma il 22 febbraio chiamiamo l'ambulanza per forti
dolori addominali, dolori da svenire e da non potersi muovere
pensavamo ad una peritonite per via della tuba, i dolori erano
atroci, mi mettono sulla barella ed i due ragazzi del 118, non c'era
un dottore, una mi riprende tra le righe per non aver preso un
antidolorifico, l'altro mi dice che devo stare tranquilla quando io
urlo dal dolore per aver sbattuto la barella contro l'ambulanza.
Penso “ma chi li manda questi idioti” che non sanno nemmeno cos'è
una sactosalpinge anche se gli mostri l'ecografia. Arriviamo in P.S.
a Gallarate alle 12:04 con codice trasporto GIALLO. Qui mi lasciano sulla barella, da sola con una
telecamera, se avessi chiuso gli occhi come avrebbero fatto a capire
se stavo riposando od ero morta? Dopo un po' arrivano una dottoressa
ed un'infermiera credo, mi chiedono cos'ho, spiego della
sactosalpinge e dei dolori fortissimi, dico anche dell'aborto
spontaneo recente mi lasciano lì con codice VERDE. Alle 12:45 arriva
l'infermiera e dice “prendo la signora perché mi serve la barella”
e così mi porta a far la visita. Dico della recente gravidanza,
della tuba, dei dolori e delle recenti infezioni. Mi fanno un
prelievo e mi mandano a fare un'ecografia pelvica (non in
ginecologia) il dott. trova del liquido in addome fin sotto il fegato
ma ancora della tuba se ne fregano, intanto un'infermiera dice di
chiudermi la flebo per poi scoprire grazie ad un'altra che l'aveva
aperta completamente. Mi fanno una tac e continuano a spostarmi a
destra ed a sinistra su e giù dai piani con le infermiere che fanno
la faccia scocciata quando urlo dal dolore
. Mi infilano un catetere
nella vescica ed aspirano l'urina perché la flebo mi ha provocato un
globo vescicale. Finalmente dopo tre ore mi mandano in ginecologia
dove arrivo con shock emorragico acuto  per gravidanza extra-uterina con lacerazione della tuba destra.. Un'altra infermiera scema mi
guarda e mi dice devi scendere ed andare sul lettino. Dopo un po'
riesco a dirle cosa deve fare ossia abbassare la sponda, togliermi la
coperta, prendere le due flebo, il catetere ed aiutarmi. Si allertano
tutti, ginecologi, anestesista, la ginecologa chiama in P.S.
arrabbiata, dice che io sono trasparente e che non è possibile che
la mia emoglobina sia 10 inoltre che era passato troppo tempo dal
prelievo, cercano di farmene un altro ma non esce niente. Mi portano
di corsa in sala operatoria e mi fanno una laparoscopia. Il dott. G.
mi ha salvato la vita e mi ha detto poi che l'emoglobina era arrivata
a 5. Hanno dovuto farmi una trasfusione perché avevo perso un litro
e mezzo di sangue ed io sono qui a raccontarlo non perché in P.S. i
medici hanno ritenuto di fare subito un controllo ma perché ad un
certo punto l'infermiera ha pensato che prendendo me avrebbe liberato
in fretta la barella
che non so per cosa le servisse, forse per
qualcuno che si era slogato una caviglia. 

Vorrei
anche far notare che nel primo verbale del P.S. che hanno inserito
nella cartella clinica mancavano il codice di priorità, la modalità
di accesso ed il nome dell'operatore del triage, ho dovuto chiedere
di inserire il verbale
completo.
La cosa più triste è che la mia compagna di stanza che ha subito lo
stesso intervento dopo di me non è nemmeno passata dal P.S. ma è
stata accolta direttamente in reparto perché accompagnata da una
persona che lavora all'ospedale.
Che significa? Che per ricevere cure
di qualità bisogna essere amici o parenti dei dipendenti
dell'ospedale?

Milano non è meglio di Gallarate, nel
2011 vado in P.S. al Niguarda per una crisi di asma e dolori al petto
ed al braccio sinistro con tachicardia dopo aver assunto
Metronidazolo. I soliti idioti del 118 mi chiedono se ho preso
l'antibiotico a stomaco pieno e se soffro di gastrite e poi
continuano a chiedermi se il dolore al torace è persistente o va e
viene, sembra che la mia risposta “persistente” non gli piaccia e
che vogliano che io dia l'altra per accontentarli. In P.S
l'elettrocardiogramma a riposo è buono e mi lasciano due ore ad
ansimare su di una sedia finché non minaccio di andarmene. Avevo
capito che dovevo stare calma e dosare le energie per tenere a bada
il cuore, i respiri erano cortissimi, i polmoni non si aprivano del
tutto, solo ogni tanto riuscivo a tirare un respiro più profondo,
era tremendo, i pazienti mi guardavano preoccupati. La dott.ssa,
giovanissima, mi dice che soffro di attacchi di panico, perché le
allergie vengono con le bolle. L'infermiera, d'accordo con lei, vuole
darmi del valium dicendomi che è un farmaco naturale. Io li supplico
di darmi un antistaminico e me lo danno per placebo. Mi lasciano in
piedi ad aspettare il controllo mentre ansimo, ricorderò sempre quel
deficiente di infermiere dell'accettazione che mi passa accanto
mentre ansimo guardandomi malissimo perché secondo lui io li stavo
disturbando.
Dopo un'oretta torno a respirare, l'antistaminico aveva
funzionato. Scopro che le allergie vengono eccome con asma ed angina
sotto sforzo e che mi sono salvata perché ne so più dei medici del
P.S. Se questo non è grave. E se poi pensiamo che al Niguarda di
Milano ci sono medici che quando arrivi in P.S. per perdite durante
una gravidanza ti dicono che devi fare più l'amore con tuo marito,
direi che la situazione è disperata.

Questa
è l'eredità che la giunta Formigoni ci ha lasciato
,
una situazione disastrosa per quanto riguarda la scelta dei medici
negli ospedali e soprattutto nei P.S.
Nonostante
le mie segnalazioni per ora, solo il direttore generale dell'ospedale
Galliera di Genova mi ha proposto un incontro per chiarimenti sulla
vicenda.

Quindi mi rivolgo in particolar modo al presidente
Roberto
Maroni
che
oggi ha la responsabilità della salute degli abitanti della
Lombardia. Non devono più arrivare ragazzini incompetenti con il
118 o capetti arroganti, che pensano alla loro autorità piuttosto
che alla nostra salute. Non ci devono essere infermieri che non
credono ai pazienti sofferenti creando loro maggiori sofferenze o che
non sanno chiudere una flebo. Ma soprattutto ci vogliono medici
competenti, non amici di, non alle prime armi, non figli di, medici
in grado di capire se c'è un caso grave o no, non medici che non
sanno nemmeno come si può manifestare una crisi allergica. Se non
cambia davvero dovremo scappare dalla Lombardia, tra l'altro per
effettuare uno screening genetico completo per la predisposizione
alla trombofilia che non siano i tre esami di routine passati dal SSN
sono dovuta andare a Parma; e deve cambiare anche l'atteggiamento di
casta che hanno uno con l'altro coprendosi spesso a vicenda.


Demafizzare

gli ospedali significa anche far sì che gli incompetenti se ne
vadano a casa.

 

di Cinzia Bascetta

P.S.

L'incontro con il primario ed il direttore sanitario del Galliera di Genova presso l'ufficio Urp, che si prodiga per l'ascolto del malato, è stato veramente utile. Il primario dott. Gorlero ha voluto conoscere tutti i dettagli di cosa era successo per capire dove e perché avessero sbagliato (evidentemente gli preme che questo non accada), ha ascoltato con molta attenzione ed è stato l'unico in grado di ricostruire tecnicamente cosa è successo. A suo dire era molto difficile diagnosticare la gravidanza extra-uterina ma sicuramente doveva venire il sospetto di qualcosa di strano. Il 6 febbraio infatti, non ero incinta di un mese, bensì di due mesi (con beta 7.000) e dato che le fimbrie della sactosalpinge non possono risucchiare l'ovulo e per di più l'ovaia che aveva ovulato era la sinistra l'embrione è passato dalla tuba sin, poi in utero, dopodiché è stato risucchiato dalla tuba destra piena di sangue refluito dall'utero per poi impiantarsi lì e lacerare la tuba. Il dottore ci ha colpito molto perché ha dato molta importanza all'anamnesi di ogni singolo paziente piuttosto che a sterili statistiche. La prassi ormai sembra quella di fare le diagnosi in base alle statistiche dimenticando che se il 90% rientra in una casistica l'altro 10% differisce e qualcuno dovrà pur rientrare in quel 10, no? 

Il Consiglio di Stato boccia la giunta formigoni. 16 uomini e solo 3 donne

Formigoni

Vittoria definitiva al Consiglio di Stato: la Giunta Formigoni viola il principio dell’equilibrio di genere

(ne danno notizia l'Associazione Art. 51 e l'Associazione DonneInQuota, con i loro legali Prof. avv. Marilisa D'Amico, e gli avv. Cinzia Ammirati, Massimo Clara, Lorenzo Platania e Stefania Leone)

Oggi il Consiglio di Stato (sentenza n. 3670 del 2012) ha annullato la sentenza del Tar Lombardia che aveva inspiegabilmente salvato la Giunta Formigoni, allora composta da 15 Assessori uomini e da una sola donna.

Accogliendo l’appello delle Associazioni, il Consiglio di Stato ci dice oggi due cose importantissime. Prima di tutto che anche la politica soggiace ai principi di diritto. Richiamando quanto già chiarito di recente dalla Corte costituzionale (sent. n. 81 del 2012), il Consiglio di Stato afferma che il riequilibrio di genere, solennemente affermato in Costituzione e nello Statuto lombardo, è principio cogente e non derogabile nemmeno per ragioni politiche. In forza di ciò, il Giudice amministrativo ha quindi riconosciuto l’“evidente violazione di legge”, perché la nomina di un solo assessore di genere femminile contrasta con una equilibrata presenza di uomini e di donne nella Giunta.

Ma c’è di più in questa decisione. Come noto, temendo questo esito processuale, Formigoni aveva di recente rimesso mano alla Giunta, incrementando – in maniera del tutto insoddisfacente – il numero di donne assessore, portate da 1 a 3, su un totale di 16.

Ebbene, il Consiglio di Stato, pur non potendo prendere posizione sulla composizione della nuova Giunta, ha dato un segnale forte, spiegando che deve esserci “uguaglianza, o sostanziale approssimazione ad essa, di uomini e donne nelle posizioni di governo regionale”.

Il principio della parità non è allora soddisfatto attraverso la composizione di Giunte in cui le donne continuano ad avere un ruolo quantitativamente e qualitativamente marginale. La parità esige interventi di sostanza e non di facciata, e il concreto impegno della politica per la realizzazione di una democrazia paritaria.

di Marilisa D'amico

I sindaci di Cremona si ribellano al piano di privatizzazione del sistema idrico.

Sindaco

Il presidente dell’Amministrazione Provinciale Salini con pressioni enormi esercitate in questi giorni sui sindaci di tutto il territorio ha cercato disperatamente di far mancare il numero legale oggi alla Conferenza dei Comuni, convocata l’ultimo giorno possibile per l’espressione del parere obbligatorio e vincolante. Purtroppo per lui ha fatto i conti senza l’oste, ovverosia la correttezza di alcuni sindaci (pochi ma buonissimi) della sua stessa parte politica. Che si sono presentati ugualmente, garantendo così il RAGGIUNGIMENTO DEL NUMERO LEGALE! Certificata la presenza iniziale di 62 sindaci su 115 i lavori sono iniziati, un sindaco è scappato (evidentemente era una “lepre”) e si è persa un’ora di dibattimento preliminare poiché il presidente della Conferenza, sindaco Leni, sosteneva che non raggiungendo i sindaci presenti con la sommatoria delle loro quote la maggioranza qualificata (50 per cento più uno degli abitanti della provincia, pari a 362.061/2=181.031) necessaria per votare l’approvazione del piano d’ambito era inutile votare. Alla fine, siccome di fronte a lui c’era una assemblea ferma nel pretendere la messa ai voti dei punti all’ordine del giorno, ha tentato il colpo basso e ha dichiarato conclusa l’assemblea, scappando letteralmente dalla sala con una invero mirabile accelerazione, accompagnato da risate, sguardi allibiti e improperi dei colleghi e degli astanti. A quel punto l’intera assemblea, ribellatasi al sopruso inaudito (poiché il gioco era ormai scoperto), ha continuato la sessione regolarmente registrando l’uscita (meglio la fuga) di un sindaco (Leni) e ha messo ai voti il piano d’ambito, che ha riscosso l’UNANIMITA’ di voti CONTRARI!!!

E’ stata in seguito messa ai voti ed approvata all’unanimità la destituzione del presidente della Conferenza sindaco Leni ed immediatamente dopo approvata all’unanimità anche la destituzione del cda dell’Ufficio d’Ambito.

Non abbiamo mai visto tanti sindaci così arrabbiati e compatti: e però le ragioni c’erano tutte, poiché il comportamento del presidente Leni, spalleggiato vanamente dal direttore generale dott. Boldori, era la letterale goccia che ha fatto traboccare un vaso riempito di tanti soprusi e comportamenti antidemocratici e lesivi della dignità di sindaci e cittadini succedutisi nelle ultime settimane. Molte persone stasera hanno commentato che non avevano mai assistito a una indegnità simile.

Tornando al piano d’ambito: la votazione finale non raggiunge in peso ponderale la quota necessaria a bocciarlo ufficialmente, ma (secondo le valutazioni dei più, noi compresi) non importa poiché:

1) i sindaci si sono espressi in una assemblea validamente convocata entro i termini previsti, corroborata dal numero legale previsto dalle norme (anzi superato di due unità) ed hanno espresso un parere che deve essere dunque considerato vincolante: questo impedirà al presidente Salini di invocare la norma del silenzio-assenso;

2) la legge regionale prevede che il piano d’ambito per essere approvato riceva il 50 per cento +1 di voti a favore. Questo piano d’ambito ha avuto (in ordine di tempo) 102 sindaci che ne chiedevano unanimemente la revoca e, una settimana più tardi, l’unanime contrarietà di 60 sindaci per un totale di più di 137.000 voti/abitante. Voti a favore: 0.

Tecnicamente il presidente Salini potrebbe arrampicarsi sui vetri e portare ugualmente il piano d’ambito in Regione, appellandosi al fatto che quel piano non è stato ufficialmente bocciato. E probabilmente lo farà, poiché per lui ottenere la privatizzazione del servizio per qualche ragione che cominciamo ad intuire bene (e come noi l’hanno intuito molti sindaci) è vitale. Ma dovrà dimostrare che quel piano è stato approvato, senza poter portare neppure mezzo voto a favore. E trovandosi di fronte a sbarrargli la strada, da stasera, 60 sindaci letteralmente indignati e inviperiti.

Il presidente Salini dopo questa sera ha perso la faccia ed ogni credibilità politica.

Si tratta di una VITTORIA SPETTACOLARE!!!!!!!!!!!! Noi stessi eravamo quasi certi che i sindaci non sarebbero stati presenti in numero sufficiente perché sappiamo che le pressioni che hanno ricevuto sono state terrificanti. E invece i sindaci della provincia di Cremona questa sera hanno dato una sonora, storica, brillante, commovente lezione di democrazia a tutti i loro colleghi assenti (a cominciare dai sindaci dei due centri più popolosi della provincia, pure loro ormai squalificati e delegittimati agli occhi dei loro amministrati) e hanno dimostrato ai cittadini che non si fanno mettere i piedi in testa. Hanno lasciato l’aula della Conferenza tra due ali di popolo dell’acqua che li applaudiva fragorosamente!

Questa è una grande serata per l’acqua pubblica, aperta da un corteo partecipatissimo e accompagnata da un presidio come sempre numeroso, chiassoso e allegro.

La vittoria di questa sera è senz’altro dei sindaci del territorio, ma non sarebbe stata possibile senza la meravigliosa risposta corale e la spinta commovente di centinaia di cittadini.

A tutti loro va il grazie dell’intero popolo dell’acqua nazionale.

 

Siamo contenti di poter dire che a Cremona questa sera i sindaci si sono riuniti ai loro cittadini.

 

Da domani si lavora al percorso successivo, questa sera si festeggia.

 

Dedichiamo questa nuova vittoria a Umberto Chiarini, che ci ha lasciato questa estate e sarebbe stato sicuramente con noi ad esultare questa sera.

fonte http://acquabenecomunecremona.org/

Perché la legge regionale lombarda sull’acqua non viene modificata?

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Hanno creato una crisi mondiale per colpire le sovranità nazionali e privatizzare i beni comuni, figuriamoci se si fermano davanti ad un referendum.

Lo scorso giugno, attraverso il referendum, il popolo ha deciso che l'acqua è un bene comune e quindi deve rimanere pubblica. Nonostante ciò la legge regionale lombarda  (votata il 22 dicembre 2010) che abolisce gli ATO delegando le competenze alle province, non più ai comuni, non viene modificata.

I nuovi organismi provinciali in materia di servizi idrici, sono formati solamente da un Consiglio di Amministrazione. Gli Uffici d’ambito sostituiscono le vecchie Autorità d’ambito (A.ATO), formate invece dai sindaci di tutti i comuni del territorio provinciale. Le competenze e le decisioni in materia di servizi idrici (investimenti da realizzare, tariffe, modalità di affidamento delle gestioni, ecc) vengono passate tout court dai sindaci alle province, espropriando di fatto i comuni dalla possibilità di decidere sui destini di un bene primario qual è l’acqua.

Si ricorda che i Comitati acqua della Lombardia avevano fortemente contestato la legge regionale, approvata dalla sola maggioranza del Consiglio Regionale.

Ed ecco cosa succede ad esempio a Cremona. Il 14 dicembre si è riunito il Consiglio di Amministrazione dell'Ufficio d'Ambito che ha ribaltato la votazione unanime dei sindaci del 12 dicembre che chiedevano la revoca del il Piano d'Ambito. Il Piano prevede, tra le altre cose, la privatizzazione del servizio idrico e la remunerazione del capitale investito nella tariffa. Lo stesso Comune di Cremona, in un primo tempo favorevole, si è lasciato convincere per l'astensione. Il comitato cremonese dichiara "Ci pare insomma che il progetto di privatizzazione, disegnato dal Presidente della Provincia Salini, stia subendo una drammatica accelerazione, nonostante la resistenza di moltissimi sindaci che si sono apertamente schierati contro questo esproprio del bene comune per eccellenza, in spregio ad ogni regola democratica."

Il comitato regionale sta ancora lavorando per convincere la Regione a modificare la legge restituendo ai comuni la sovranità sull'acqua. Anche i comitati provinciali si stanno muovendo. Di seguito il comunicato stampa di quello di Varese.

C’è una sola forma di gestione che rispetta l’esito dei referendum del 12 e 13 giugno: la creazione di un ente di diritto pubblico che faccia piazza pulita delle S.p.A. e blocchi qualsiasi tentazione di privatizzazione dell’acqua. Il Comitato Provinciale Acqua Bene Comune di Varese lo ripete da tempo e oggi anche i comuni hanno capito l’importanza di una scelta netta in favore del pubblico. L’occasione per affrontare la questione è stata a Conferenza dei Comuni tenutasi a Varese lo scorso 7 dicembre, in cui i comuni della provincia hanno avviato il percorso di affidamento al “gestore unico” previsto dalla legge lombarda.

L’incontro con il Presidente Galli, che ha raggiunto la rappresentanza del Comitato Acqua Bene Comune prima dell’inizio della conferenza, è stata l’occasione per chiedere alla Provincia un impegno politico preciso per il rispetto del referendum che non si limiti a escludere la messa in gara ai privati, ma anche la creazione di un’azienda speciale che garantisca una gestione del servizio idrico trasparente e partecipata dai cittadini.
Un segnale ribadito in sede ufficiale dai Comuni di Saronno e Caronno Pertusella, che hanno messo sul tavolo la questione della forma di gestione e hanno proposto, in linea con lo spirito del referendum del 12 e 13 giugno, l’abbandono dell’ambigua formula delle S.p.A. a totale capitale pubblico e la creazione di un ente di diritto pubblico a cui affidare il servizio idrico integrato. Ci aspettiamo adesso che tutte le amministrazioni della Provincia di Varese, consapevoli del loro ruolo di custodi del voto referendario e della loro responsabilità nel darne applicazione sul territorio, mettano in agenda la discussione sulla forma di gestione coinvolgendo i cittadini che hanno a cuore la tutela del bene comune acqua. Perché si scrive acqua, ma si legge democrazia.

Il comitato regionale per l'acqua pubblica sarà ricevuto dalla commissione consiliare dopo il 9 gennaio in merito alla vertenza che hanno presentato.  Le richieste di modifica della legge regionale tenderanno ad escludere l'acqua dai servizi a rilevanza economica e ad abolire gli uffici d'ambito ma l'intervento dell'assessore Raimondi durante l’ultima seduta di Consiglio lascia poco spazio alle trattative. Di seguito una breve sintesi dell'intervento.

In merito all’esito referendario: “Gli esiti del referendum riguardano l’individuazione dei soggetti gestori, la scadenza degli affidamenti dei servizi e il metodo di determinazione delle tariffe. I referendum hanno, cioè, colpito la normativa nazionale. E la legge regionale non cambia, perché richiama per quelle materie la normativa residuale.
Successivamente all’abrogazione del famigerato 23-bis, infatti, cioè la parte del Decreto Ronchi, le autorità devono attenersi alla normativa europea vigente e alle disposizioni che lo Stato provvederà a emanare, dal momento che la materia non è di competenza legislativa regionale, bensì statale. Non sussistono a questo proposito incertezze interpretative e non è necessario né richiesto un intervento regionale neppure a livello di indirizzo. Si dovrebbe provvedere a modificare la legge soltanto se questa venisse modificata in qualche sua parte di pertinenza regionale. Questo non è accaduto, di conseguenza la necessità non sussiste.

In merito invece alla sentenza della Corte Costituzionale: "Per quanto riguarda, infine, la sentenza della Corte costituzionale del 25 novembre 2011, che ha dichiarato illegittimi i commi 2 e 4 dell’articolo 49 e con essi la previsione di costituzione di società patrimoniali, voglio ricordare solo che la sentenza attiene solo alla costituzione e all’attività delle società patrimoniali, la cui istituzione veniva già consentita dalla legge regionale numero 26 del 2003 senza che ciò fosse mai stato messo in discussione negli anni passati. Tale possibilità, fra l’altro, era una mera facoltà in capo agli Enti competenti, ovvero uno strumento aggiuntivo loro consentito.
La questione riguarda, oggi, un numero ristretto di Uffici d’ambito, Cremona, Milano Provincia e Pavia. Per queste ragioni le censure della Corte non determinano conseguenze sostanziali sulla legge regionale numero 21 del 2010. Le società patrimoniali esistenti rimangono, anche se con maggiori limiti operativi. I soggetti che le hanno costituite decideranno in merito al loro mantenimento. Per gli altri soggetti la possibilità di scegliere molto semplicemente – ahimè – non c’è più. E questo – l’ho scritto e lo ribadisco – è un indirizzo che va contro la gestione pubblica e la valorizzazione pubblica delle reti, non va a favore. La nostra legge non era una legge di liberalizzazione del servizio idrico, anzi.
Non sono necessari, peraltro, nemmeno indirizzi generali. I tre Uffici d’ambito interessati alle patrimoniali saranno supportati dagli Uffici regionali, come di norma, nella gestione del passaggio al sistema nazionale, sempre qualora gli stessi lo ritengano necessario.”

 

Grazie ai Black Blocs gli Indignati finiranno come i No Global

Black block

Una testimonianza pubblicata sul Manifesto.

Non è la prima volta che sentiamo testimonianze del genere, sarà vero? Non possiamo garantirlo ma possiamo fare una riflessione su quanto accaduto. Da giorni i cosiddetti Black Bloc si stavano organizzando in rete, a Roma. Nelle vie in cui doveva passare il corteo non sono stati rimossi i cassonetti dell'immondizia e non sono stati messi divieti di sosta. All'inizio del corteo, la polizia era veramente poco presente e ciò ha reso possibile lo sfacelo da parte di questi gruppi, poi sono arrivati i rinforzi e con chi se la sono presa? Con i manifestanti. Molti di noi avranno visto le immagini di quel ragazzo a volto e capo scoperto con la bandiera della pace e le mani alzate che si prende un pugno in faccia da un poliziotto per non aver fatto nulla. Abbiamo visto il video di quel povero ragazzo a terra che invece di essere aiutato a rialzarsi o tuttalpiù arrestato, sempre che avesse fatto qualcosa, è stato preso a calci dai poliziotti. Ma la polizia una volta immobilizzata la persona, ha il compito di arrestarla o di massacrarla? Non credo che il diritto da parte della polizia di prendere a calci una persona a terra sia sancito dalla Costituzione. Abbiamo sentito la testimonianza di quella ragazza cui la polizia a spaccato i denti, era una manifestante pacifica.

Ed ora pensiamo alle conseguenze. La manifestazione è stata interrotta, il sindaco di Roma ha vietato i cortei per un mese, i romani che hanno subito danni si sono indignati contro gli indignati attribuendo talvolta ai manifestanti la responsabilità di tale sfacelo. Non si parla di precarietà ma si parla di violenza. Tutti i media hanno concentrato l'attenzione sulla violenza cercando di creare aggregazione sulla condanna della violenza. Siamo tutti uniti contro la violenza e ci dobbiamo dimenticare della precarietà che sta affamando la gente.

A chi hanno fatto gioco quindi i fatti di Roma? Ai manifestanti o a chi ha l'interesse che non si parli di precarietà?

Ieri sera durante la trasmissione "Piazza Pulita" alcuni precari hanno spiegato molto bene il problema. Hanno detto che anche la precarietà vissuta ogni giorno è una violenza, togliere il futuro ai giovani ed anche ai meno giovani, perché ci sono precari quarantenni, cinquantenni, che forse stanno anche peggio, è una violenza. E se questi black blocs servissero a creare nell'immaginario collettivo un parallelo tra indignazione e violenza per reprimere con 'giusta causa'?

Più di un anno fa Paolo Franceschetti nel suo blog faceva riflessioni analoghe sui black bloc e sul G8 di Genova, giungendo ad una conclusione inquietante ma su cui vale la pena riflettere. Alla luce dei fatti di Roma, riproponiamo il suo articolo. (Cinzia Bascetta)

I Black Block al G8 di Genova. Chi erano e cosa volevano realmente.


Paolo Franceschetti

E' dai tempi del G8 che mi domando chi erano questi misteriosi "Black Block" detti anche tute nere, che hanno messo a ferro e fuoco la città di Genova.

Ma, andando a caccia di notizie, non ho mai trovato teorie o articoli di un certo rilievo su questo gruppo.

Quello che si trova è questo:
http://it.wikipedia.org/wiki/Black_bloc

oppure
http://www.storiaxxisecolo.it/g8/G8black.htm

Le domande che si fanno tutti sono due.

1) Come mai hanno spaccato, distrutto, danneggiato, incendiato, e la polizia non ne ha arrestato neanche uno?

2) Perché la polizia ha caricato pacifici manifestanti ma non ha mosso un dito contro i Black Block?

Infine, la domanda più importante: chi sono realmente i Black Block?

Mettiamo in ordine alcuni fatti con le spiegazioni che ci hanno dato sempre finora.

– Raccontano molte testimonianze che la polizia non ha fatto nulla contro i Black Block, e li ha lasciati indisturbati a danneggiare e incendiare; in compenso, dopo pochi minuti, lo stesso gruppo di poliziotti caricherà inermi manifestanti dell'Azione Cattolica. "Errore", diranno le spiegazioni ufficiali; "disorganizzazione", diranno altri; "impreparazione" delle nostre forze dell'ordine, diranno altri ancora.

– In alcune scene si vedono gruppi di poliziotti che arretrano di fronte ad un solo Black Block. La spiegazione ufficiale è che non volevano caricarlo, per non fargli del male.

– Alcune foto ritraggono i Black Block che si vestono e si armano di fronte alla polizia che rimane ferma, immobile. La spiegazione ufficiale: forse perché ancora non hanno commesso alcun reato; quindi i poliziotti vigilano e cercano di non creare per primi il pretesto ad una scena di violenza.

– Altre foto che sono circolate i giorni dopo il G8 riprendono i Black Block che passano di fronte ad una caserma e fanno il saluto militare. Per sfottere i militari, disse qualcuno. Sì, per sfotterli, perché loro sono anarchici e contro il sistema.

– Alcuni testimoni raccontano di aver visto molti black block parlare con la polizia come se niente fosse, come vecchi amici. Segno di apertura mentale da ambo le parti, ha commentato qualcuno.

– Altre testimonianze parlano di un gruppo di qualche centinaio di Black Block che nei tre giorni precedenti si esercitava a soli 400 metri da una caserma di polizia… (v. il link che postiamo sotto). Mica è proibito esercitarsi fisicamente, commenta qualcuno… che cosa c'è di strano?

– Alcune foto e il filmato che alleghiamo fanno vedere i Black Block che assaltano un carcere; la polizia non solo non li ferma, ma scappa addirittura via (mentre la procedura prevede che perlomeno avrebbero dovuto chiamare rinforzi). Perché? Qui la spiegazione ufficiale non dice nulla. L'episodio è rimasto inspiegato e inspiegabile.

Ci sono poi altre domande da farsi. Questi gruppi sono arrivati a Genova superando i controlli della polizia di frontiera, armati fino ai denti, in furgoni e altri mezzi che non passavano certo inosservati. Possibile che nessuno li abbia mai fermati?

Sorge spontanea un'altra domanda; se i Black Block sono contro il sistema, perché hanno distrutto vetrine, auto, incendiato, ecc. danneggiando così semplici cittadini che di questo sistema sono vittime? Dietro ad una vetrina di un negozio spesso non c'è il grasso banchiere affamatore di popolo, ma la famiglia che tira a campare con quel poco che il fisco non le ruba. Dietro alla Uno e alla Ritmo sfondate a martellate e date alle fiamme non ci sono certo ricchi sceicchi arabi e proprietari delle multinazionali (cioè i soggetti contro cui è diretta la campagna no global) ma gente semplice, che paga con fatica le 200 euro al mese di rata e a cui l'auto serve magari per andare a lavorare.

In realtà io credo che la spiegazione sia una sola.
Dopo anni che ho studiato i libri sui servizi segreti di De Lutiis e Giannuli, che ho letto testimonianze giudiziarie e non sui metodi di infiltrazione dei servizi, mi sono convinto di una cosa. Leggi tutto

fonte http://paolofranceschetti.blogspot.com/2010/06/i-black-block-al-g8-di-genova-chi-erano.html

Vittoria ai Referendum: ora acqua pubblica anche in Lombardia!

  Rubinetto

COMUNICATO STAMPA

 

Soddisfazione dei Comitati Acqua della Lombardia per successo dei Sì ai Referendum sull’acqua.

Vittoria ai Referendum: ora acqua pubblica anche in Lombardia!

“Cancellata anche la legge regionale lombarda che obbliga alla privatizzazione degli acquedotti!”

 

Il superamento del quorum e la vittoria dei Sì ai due Referendum nazionali sull’Acqua rappresenta una grande soddisfazione per i Comitati che da anni sono impegnati a difesa dell’acqua pubblica.

Anche in Lombardia è stato abbondantemente superato il quorum (oltre il 57 % dei lombardi è andato a votare); si ricorda che nella primavera del 2010 la Lombardia fu la regione col maggior numero di firme raccolte a sostegno dei Referendum sull’acqua (237 mila firme su un totale nazionale di 1 milione 400 mila).

 

Con la vittoria dei Sì al primo dei quesiti referendari, viene abrogato l’art. 23 bis del cosiddetto Decreto Ronchi, con cui l’acqua era stata definita un “servizio pubblico di rilevanza economica”, cioè una merce. Lo stesso Decreto imponeva a tutti i comuni di mettere sul mercato – entro il 31 dicembre del 2011 – la gestione dei servizi idrici. Pertanto ora i comuni e le province potranno optare per una gestione totalmente pubblica dei loro acquedotti, nell’interesse dei cittadini/utenti.

Con la vittoria dei Sì al secondo quesito, viene abrogata la cosiddetta “remunerazione del capitale investito”, pertanto ora la tariffa del servizio idrico non dovrà computare il profitto sulla gestione degli acquedotti.

Ma in Lombardia la vittoria dei Sì assume anche un altro valore: infatti con l’abrogazione del Decreto Ronchi viene di conseguenza cancellata anche la legge regionale (votata il 22 dicembre 2010) che, applicando l’art. 23 bis, obbligava alla privatizzazione dell’acqua nella nostra regione. Si ricorda che i Comitati acqua della Lombardia avevano fortemente contestato la legge regionale, approvata dalla sola maggioranza del Consiglio Regionale.

Ora in Lombardia, così come in tutta Italia, l’acqua dovrà essere gestita solo a livello pubblico, scongiurando la privatizzazione delle gestioni.

Roberto Fumagalli, referente regionale Lombardia Referendum Acqua

Milano. A2A torna all’attacco al convegno “Termovalorizzatori ma quanto inquinano?”

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La Regione ha temporaneamente bloccato la costruzione del terzo inceneritore di Milano ed A2A ha deciso di tornare all'attacco. Oggi in Regione si è svolto un convegno dal titolo "Termovalorizzatori: ma quanto inquinano? Uno studio sul campo"

Lo studio è stato commissionato da Federambiente (di cui ricordiamo fa parte AMSA) al laboratorio LEAP di cui fa parte invece A2A ed è stato coordinato da alcuni professori del politecnico di Milano. Bene, questa mattina ho visto una sfacciataggine allarmante, è stato sbandierato uno studio effettuato da un consorzio di cui fa parte A2A che lucra sull'inceneritore di Brescia ed è quindi evidentemente in conflitto d'interesse. Contrariamente alla normativa europea che obbliga a potenziare la raccolta differenziata e ad incentivare le fonti rinnovabili qui si commissionano studi sui termovalorizzatori, infischiandosene bellamente che la parola stessa "termovalorizzatore" è stata dichiarata fuorviante dall'Unione Europea perché i rifiuti non sono una fonte rinnovabile e quindi non è lecito incentivarne la combustione. In Italia l'energia prodotta dall'incenerimento dei rifiuti viene pagata quattro volte il costo di produzione. 

Ho sentito che non ci sono abbastanza studi sui danni causati da questi impianti mentre ce ne sono eccome a partire da quello di Elliot che è stato, come sappiamo tutti, falsificato in Italia fino a quelli dei medici dell'Isde.

Ho sentito che non c'era tempo per parlare degli effetti sanitari, infatti questo studio si limita a rilevare le concentrazioni di particelle ultrafini con molti limiti e senza indagarne gli effetti.

Le rilevazioni sono state fatte su impianti a regime e non ad esempio all'accensione ed allo spegnimento quando i livelli di diossine sono maggiori, inoltre, come da loro affermato, non è stata misurata la componente secondaria ovvero come si potrebbero combinare tra loro queste particelle una volta liberate in aria. 

Ho sentito paragonare particelle ultrafini prodotte dal legno a quelle ultra cariche di cloro e metalli pesanti prodotte dall'incenerimento di materiali derivati del petrolio come la plastica. 

Ho sentito affermare da un professore del politecnico che non fa differenza se la diossina si lega ad una particella grande o piccola mentre sappiamo che più le particelle sono piccole più entrano facilmente nel nostro sangue attraverso gli alveoli polmonari.

Ho sentito aberranti ovvietà strumentalizzate a dovere come "Non è una novità che l'uomo è stato da sempre esposto a particelle ultrafini" ed io aggiungerei che non è una novità che la terra ha un normale fondo di radioattività ma non si può dire che l'esposizione ad alte concentrazioni di radioattività non sia dannosa.

Dulcis in fundo abbiamo letto sul tabellone che non sono stati individuati rischi per la salute ma la cosa ancora più grave è stata l'affermazione di Federambiente che ha sbandierato al popolo bue lo spauracchio delle TASSE. "Se aumentiamo la raccolta differenziata, aumenteranno le tasse, bisogna dirlo al povero operaio metalmeccanico che userà la sua tredicesima per pagare la tassa dei rifiuti"

Io invece ricordo a tutti i cittadini che riciclare crea profitti perché i rifiuti sono MATERIA che le industrie ricomprano. Lo spauracchio delle tasse è un inganno basato sul fatto di far effettuare la separazione alla società che si occupa della raccolta. A parte il fatto che se tale azienda è pubblica si ripaga con i proventi della vendita del materiale, la separazione può essere effettuata gran parte alla fonte dai cittadini stessi che non sono poi così popolo bue da Milano fino a Napoli.
Il compito dell'amministrazione è di facilitare ed incentivare questo processo. Se ad esempio pagassimo una tariffa a sacco per l'indifferenziato, multando personalmente i trasgressori, dopo aver separato tutto il resto, ci sarebbero molti meno rifiuti e saremmo tutti incentivati, oltre che a separarli, letteralmente a produrne meno acquistando quei prodotti con un packaging più ecologico. Tale meccanismo virtuoso spingerebbe i produttori ad adeguarsi per vendere i loro prodotti. Poi è chiaro la perfezione non esiste ma è molto meglio che continuare a parlare di "termovalorizzatori" quando l'unica cosa che valorizzano è il cancro, senza considerare che l'aumento di rischio di cancro, leucemia e malattie cardiocircolatorie ce lo stiamo pagando con i nostri soldi attraverso i CIP6 delle bollette.

Quando questi signori capiranno che il popolo non è più tanto bue? 

di Cinzia Bascetta

Dimettiti! Lettera aperta a Nicole Minetti

Minetti

Cara  Nicole Minetti,

12 mila euro al mese pagati dai cittadini,  questo è il costo collettivo delle  tue prestazioni  private  a favore del presidente Berlusconi.

Un’attività solerte, abbiamo letto dalle tue stesse parole,  che ti  occupa a tempo pieno sottraendo questo tempo ai compiti pubblici per cui vieni  pagata. Per non parlare del costo dello  staff di  persone impiegate a far fronte alle  tue   incompetenze. Perché  non ti fai venire un rigurgito di coscienza e  non ti dimetti?  Perché non provi pudore e vergogna come la stiamo provando noi nei confronti del mondo?

Una donna della tua età, con laurea breve in igiene dentale, nella società attuale, così come è stata costruita e incoraggiata  dal “Governo del Fare”  ha un contratto a tempo determinato al massimo di 800 euro al mese, apre la porta del dentista, toglie il tartaro dai denti, regge l’aspiratore, e prende appuntamenti dei clienti. Del dentista si intende. Se poi è incinta, viene licenziata, e si occuperà a tempo pieno dei suoi figli rinunciando al lavoro, poiché, nella società attuale, non ci sono asili, né aiuti alla maternità. Anche se la politica del “fare”, quella che ti ha messo lì dove ti trovi,  fonda potere e guadagno straparlando di  maternità e  famiglia.

E perciò una Minetti qualsiasi non si potrebbe fare manco un po’ di botulino, extention, o comprare  borse cafone,  perché nella società  attuale, un solo stipendio del marito basta appena. E se per caso i due vorranno divorziare, il marito diventerà poverissimo. E quindi converrà che magari odiandosi e infelici restino assieme, tradendosi, come suggerisce il presidente del consiglio e schiaffando i figli davanti alla tv,  a guardare tante future Nicole Minetti. Oppure, una Minetti vera, decide di non avere una famiglia e di non fare figli. Oppure di emigrare. A una donna come Nicole Minetti, oggi, potrebbe capitare che il suo datore di lavoro le metta le mani addosso, legittimato com’è dall’ipocrisia conclamata  da ore di programmazione Mediaset e Rai in cui si susseguono culi, idiozie e donne disponibili.

Un business di putrefazione culturale che ha espresso l’attuale classe politica  alla quale appartieni (grazie anche alla sinistra), che parla, pensa, fa sesso, compra, gode e si esaurisce  in  un  unico osceno programma televisivo organizzato per vendere merce. Una colonizzazione del pensiero collettivo in cui si alternano personaggi come il Principe Cacca,  pubblicità di gente he corre  dietro un rotolo di carta igienica, palle di polvere che devono essere pulite da donne, tronisti e  corteggiatrici, pianti e  urla, donne  declinate in – ine,  vivaio di carne  chirurgicamente modificata fonte di guadagno per la rete, e utile per la creazione di cervelli ubbidienti di elettori, felici di vedere uno solo che tocca mentre loro applaudono. E  tutto, sempre a favore della ricchezza della famiglia Berlusconi. Compresa la signora Lario,  che è  miliardaria grazie al “ciarpame senza pudore” con cui viene inondata la nazione da anni, e non solo il suo letto.

Può capitare anche, a una donna come te, che se si sottrae alle avances del datore di lavoro, venga licenziata. E le può anche  succedere che  dopo una lunga  e penosa gavetta, una donna raccomandata e disponibile ti rubi il posto. Perché  il lavoro delle donne avviene sempre di più  attraverso  la concessione del corpo, come suggerisce e conferma l’attuale classe politica, che ne crea tutte le condizioni  e che tu stessa esprimi. Un dato che ovviamente  riguarda  il lavoro degli uomini, che pure vengono discriminati dall’ invincibile scambio: uomo  in  posizione di potere  e sesso  in cambio di lavoro.  Alcuni uomini sono ottusamente contenti che si affermi il principio come se non andasse a loro immenso svantaggio.

E  se una Minetti,  trovasse  che la sua condizione fa schifo, quando torna a casa e accende la tv, in alternativa ai culi, potrà vedere il Ministro Brunetta  che dice che  lei è in quella condizione perché è una fannullona; il ministro Sacconi  che le ricorda che  si devono fare studi difficili, e per questo si trova in quella condizione; la Ministra Gelmini  che  massacra la scuola, ultima  insufficiente isola di protezione contro il massacro televisivo, insulta le insegnanti, leva aiuti ai disabili, dicendo che valorizza il merito. In nome del  cristianesimo, si intende, o del negoziato con la Chiesa, alla quale  si girano altri soldi pubblici per le scuole private. Una come Nicole Minetti, potrà poi sentire la ministra Carfagna, che amministra la res pubblica, e si occupa della questione femminile, essendo passata da un casting di un Lele Mora di turno e che dice che Berlusconi è un gran seduttore. E poi  la ministra in giarrettiera e mutande Brambilla che spende altro denaro pubblico, oltre quello impiegato per  lei e il suo apparato,“per rifare l’immagine dell’Italia” dopo che Berlusconi l’ha massacrata.

Una come Nicole Minetti,  se fosse credente potrà poi  sentire un coro di  farneticazioni  su un  cristianesimo sfigurato e piegato ai  vantaggi personali di una classe politica rapace,  che insulta, bestemmia e arraffa  in nome di Cristo.

Questo  subisce  una donna come Nicole Minetti se non è Nicole Minetti.

Chi volesse inviare questo documento per chiedere le dimissioni della Minetti può farlo indirizzando a roberto_formigoni@regione.lombardia.it

 

e per cc a politico@ansa.it

 

 fonte http://ilsimplicissimus2.wordpress.com/2011/01/22/dimettiti-lettera-aperta-a-nicole-minetti/

Sabina Ambrogi per Il Simplicissimus

 

La Regione Lombardia ingrana la marcia ed approva il PDL 57/62 per fare dei bei regali di Natale ai privati

Oggi pomeriggio alla ripresa dei lavori del consiglio, dopo la pausa pranzo, l'aula si presentava così.

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Del PDL non c'era quasi nessuno, l'opposizione stava presentando i suoi OdG. Ad un tratto il presidente Boni interrompe la consigliera Cremonesi e rivolgendosi ad un'altra persona dice seccato "non si viene a mendicare la firma, sto cercando di dare un'immagine a questo consiglio" L'ho sentito più volte riprendere duramente i consiglieri e persino i giornalisti per il fastidioso brusio e chiacchiericcio. 

Il consigliere Bettoni dell'UDC nel suo intervento ricorda che l'acqua non è merce di scambio e che chi gestirà il servizio idrico lo farà non per beneficienza ma per un guadagno. E' perplesso di fronte a questa volontà di accelerare l'approvazione della legge regionale nonostante l'approvazione del decreto mille proroghe che posticipa la scadenza degli ATO di un anno.

Sono perplessa anch'io per quello che ho visto. Arriva il momento del voto ed il presidente Boni fa cercare Ponzoni e Spreafico, che fanno parte dell'ufficio della presidenza e devono fare da segretari ma non si trovano allora chiama la Minetti in sostituzione, Penati è presente.

I consiglieri dell'opposizione chiedono la verifica del numero legale e si procede alla votazione del primo emendamento, votano per alzata di mano e l'emendamento di Giulio Cavalli viene respinto.

Altra verifica del numero legale, richiesta sempre dall'opposizione, risultato 34, il numero legale non c'è e Boni sospende la seduta per 5 minuti, la Minetti si aggiusta il trucco, poi la seduta riprende e Boni annuncia l'apertura del voto, Zamponi (IDV) fa notare che si dovrebbe prima verificare il numero legale ma il presidente sorvola su questo dettaglio e dice che visto che nessuno lo ha richiesto appena entrati lui non è tenuto a farlo e così un altro emendamento respinto da PDL e Lega.

Alla votazione successiva Zamponi chiede la votazione per appello nominale (si accendono le lucine rosse e verdi sul tabellone e vengono messi agli atti i nomi di chi vota contro o a favore). 

Si susseguono una serie di votazioni in cui l'opposizione chiede ripetutamente la verifica del numero legale, IDV e SEL chiedono la votazione nominale ed il PD il voto segreto. 

Ad un certo punto il numero risulta 38 (il minimo per essere valida la seduta è 39) però Boni dice che il numero è legale perché mancavano Penati ed un altro, sempre della presidenza, all'appello in quel momento ma che erano presenti. Si vota: 40 no e 5 sì. Domanda: il 39° ed il 40° no di chi erano?

La verifica del numero legale viene fatta premendo il pulsante di voto, chi non voleva appariva non premeva il pulsante senza che fosse necessario uscire dall'aula. Come mai Boni dà per scontato che Penati sia presente anche se non preme il pulsante? Per il senso di responsabilità verso l'ufficio di presidenza di cui Penati fa parte?

Ad ogni votazione il relatore della legge dà prima il suo parere che in realtà è una vera e propria indicazione di voto. Si alza in piedi e dice ad esempio "parere negativo, si vota NO, pulsante rosso" ed i consiglieri di maggioranza ubbidiscono.

Il consigliere Galli, capogruppo Lega Nord, dopo l'ennesima verifica del numero legale, questa volta 37 e la sospensione della seduta per andare a cercare i dispersi, redarguisce i consiglieri del PDL e annuncia che se per la loro leggerezza mancherà ancora il numero legale il suo gruppo lascerà l'aula. 

Il ping pong tra richiesta voto nominale e voto segreto continua ma tra IDV e PDL che prende il posto del PD nel richiedere il voto segreto.

Alle 16.20 arriva Formigoni, forse per garantire il numero legale? Le votazioni proseguono per alzata di mano, ad un certo punto, forse perché non è pratico o forse perché sono abituati a dare parere contrario agli emendamenti dell'opposizione, Formigoni sbaglia e vota no dopo che Saffioti, (relatore) aveva dato parere favorevole…

Si passa alla votazione degli articoli.

Art. 1 votato per alzata di mano, una curiosità, Saffioti dà parere negativo su di un emendamento firmato da lui stesso….?

Si arriva all'articolo 3, che toglie la competenza ai comuni, a questo punto l'opposizione annuncia che la responsabilità di quest'approvazione deve ricadere tutta sulla maggioranza ed abbandona l'aula, resta Penati che dice di restare per dovere verso l'ufficio di presidenza di cui fa parte.

Inizia una sequela di votazioni in fretta e furia per alzata di mano nelle quali molti non alzano più nemmeno la mano, intanto Formigoni ha lasciato l'aula, e la legge viene approvata.

Conclude un consigliere della Lega dicendo che sono state dette molte bugie in aula, che l'acqua non viene privatizzata perché sia l'acqua che la rete idrica restano pubbliche e che su 5 membri dell'ufficio d'ambito (che sostituisce gli AATO) 3 saranno dei comuni ed il loro parere sarà vincolante per gli investimenti e la tariffa ma per quanto riguarda la gestione l'ente pubblico potrà essere aiutato dai privati e qui mi tornano in mente le parole di Bettoni "il privato non fa beneficienza ma cerca guadagni".

Voglio ricordare però che l'assemblea degli AATO era composta da tutti i sindaci di quell'ambito territoriale e dal presidente della provincia, ora si giocherà in 5 e, non meno importante, che la legge 57/62 non riguarda solo l'acqua ma anche la gestione dei rifiuti, del sottosuolo e dell'energia.

Alla fine l'aula era così.

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di Cinzia Bascetta

P.S. E' stata respinta anche la richiesta dell'opposizione, su proposta dei comitati per l'acqua, di posticipare di 6 mesi l'entrata in vigore del Pdl 57 per attendere il Referendum ed il pronunciamento della Corte Costituzionale sul ricorso della Regione Veneto.