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Smart/Debt City o semplicemente Intelligent City?

Resoconto di un incontro…

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Il 18 ottobre allo SMAU
di Milano
, dopo aver premiato le città italiane che si sono distinte
per i casi più innovativi di sviluppo intelligente, si è tenuto il
convegno dal titolo "La via italiana alle città intelligenti" moderato da Federico Pedrocchi.

Tra le innovazioni per
cui tre città hanno ricevuto il premio ci sono cose come una smart card che permette, di gestire la
raccolta rifiuti (comune di Venaria Reale- Torino) oppure un sistema
di localizzazione di vaporetti ed autobus per comunicare eventuali
ritardi o variazioni di percorso (comune di Venezia) ed un sistema di
rilevazione capillare dell'inquinamento (comune di Trento e Arpa).

Se già potremmo dire che i contenitori per rifiuti automatizzati sono molto costosi, per non parlare della manutenzione che richiedono e della possibilità di atti vandalici, ci sono altre innovazioni premiate che ci
fanno un po' pensare se non preoccupare come il progetto di cittadinanza digitale, che
vuole attribuire a tutti un codice e che permette di effettuare dei
pagamenti attraverso il cellulare perché, magari no, ma ci sembra
l'anticamera dell'eliminazione della moneta su carta in favore di
tutte le transazioni controllate attraverso le banche che già hanno parecchio potere.

Tornando al convegno,
sono intervenuti alcuni sindaci tra cui Boccali, sindaco di Perugia
che ha tranquillamente dichiarato che tutti i progetti di smart city,
grazie al patto di stabilità, possono essere considerati "cose
di fantasia". Il concetto è stato ripreso da Fassino, sindaco
di Torino che oltre ad aver parlato del bisogno di una strategia per
fare un salto culturale e tecnologico ha ricordato che le risorse
pubbliche sono andate via via diminuendo. Dal bilancio di un miliardo
e trecento milioni lo stato ha tagliato duecento milioni. Fassino ha
dichiarato che il 55% della spesa pubblica è statale, mentre il 45%
è destinato al territorio tra cui, la spesa per i comuni, è la più
bassa. Questo 45%, a suo parere, è insufficiente per risanare il
territorio. (Bisognerebbe chiedersi cosa fa lo stato con il restante
55% oltre a comprare armi, finanziare progetti inutili in paesi
lontani e finanziare cose come la Tav n.d.r.) Per le smart city, continua
Fassino, da due anni a questa parte si è fatta solo della
sperimentazione. Sono tante le imprese che continuano a proporre
progetti da sperimentare ma si rischia di fare niente di più che un
"presepe" ovvero un quartiere con una panchina
intelligente, una cabina intelligente etc . . . Il sindaco di Torino
sostiene che bandi e fondi europei siano una risorsa ed ha parlato
anche di un'agenda digitale per costruire una regia sul territorio.
Ha sollevato poi il problema della pubblica amministrazione che,
avendo una struttura verticale, bloccherebbe tutti i processi mentre
per le smart city occorrerebbe più flessibilità. Insomma tanti sono
gli ostacoli da superare a cominciare da quelli burocratici ma a quanto pare quello
maggiore è la carenza di FONDI. Ed ecco allora che Cristina
Farioli
, direttore sviluppo e innovazione IBM Italia, dopo aver
parlato della necessità di progetti trasversali che coinvolgano
tutti gli assessori di una amministrazione in quanto all'interno di
una città non si possono separare ad esempio il piano urbanistico
dal problema dell'inquinamento o dal tema del turismo e così via ed
aver ricordato il Roadmap tenutosi a Siracusa con l'amministrazione
cittadina e la partecipazione di 16 esperti internazionali, annuncia
che IBM lancia un progetto di sostenibilità con il contributo di una
BANCA.
Ecco che arriviamo sempre lì, non ci sono soldi ma noi li
chiediamo alle banche e visto che questi progetti non sono cose su
cui un investitore può lucrare direttamente, come ad esempio, la
gestione delle autostrade per cui l'investitore incassa il pedaggio,
temo che questo abbia l'unico effetto di aumentare il debito dei
comuni.
E chi paga alla fine sono sempre i cittadini finché i comuni
saranno costretti a cedere le nostre risorse alle banche o altri
privati in grado di pagare il debito. Non vi fa pensare subito ad
esempio alla storia della privatizzazione dell'acqua e della gestione
dei rifiuti? Alla fine il sindaco di Cosenza, Mario Occhiuto, riporta
tutti su un piano più saggio e razionale. La città intelligente non
è solo tecnologica
, Cosenza, dice lui, ha un centro storico
bellissimo posto su di una collina ma tutto intorno sono stati
costruiti quartieri dormitorio, alienanti casermoni senza servizi.
Teme, il sindaco, che l'utilizzo di una regia che applichi soluzioni
standard e che non tenga conto delle particolarità del territorio
possa solo peggiorare questa situazione. Mario Occhiuto ci ricorda
che sarebbe molto intelligente riappropriarsi delle buone pratiche
del passato ad esempio pensare alla fruibilità degli spazi pedonali,
fare investimenti culturali affiancare alla tecnologia anche cose
semplici come il corso pedonale intelligente. Eh sì, tra rilevatori
e centraline per questo e quell'altro, molte legate al problema della
viabilità, ci si scorda che sarebbe molto più semplice avere tutto
a misura d'uomo ed a Km zero, così le persone camminano,
s'incontrano, fanno la spesa e non inquinano. Perché pagare molto per un cassonetto intelligente quando si può fare la stessa cosa con una cultura del rifiuto ed un sistema di raccolta porta a porta? Queste cose sì che sono
intelligenti! Aumentano l'impiego ed i costi sono molto più contenuti e soprattutto
intelligenti.

di Cinzia Bascetta

Il dissenso sotto processo . . .

Felice airoldi

Non credevo fosse possibile, ma è successo.
Il 28 Settembre c.m. inizia la mia causa civile che mi vede imputato contro Amiu.
Una società che dovrebbe essere al servizio dei cittadini di Genova ne
porta in tribunale uno, insieme al comitato che si batte da anni per la
tutela dell’ambiente e la difesa della salute dei Cittadini
Il Comitato per Scarpino non è però soltanto contro l’inceneritore.
fermandosi lì, ma sfuggendo alla logica del Nimby (Non nel mio giardino)
ha sempre lavorato per informare sui rischi dell'impianto di
Gassificazione ma anche per proporre alternative credibili per la
gestione dei rifiuti del territorio Genovese, consapevole delle
responsabilità che ci dobbiamo prendere come produttori degli stessi.

Negli ultimi anni, a nostre spese ed impegnando il nostro tempo libero,
abbiamo portato a Genova alcuni tra i maggiori esperti italiani e
mondiali sul tema, affrontando questioni che mai erano state poste
pubblicamente durante l’iter di approvazione del progetto di Amiu che
punta tutto sulla disponiobilità di una grande discarica
"comprensoriale" e il futuro grande impianto di termodistruzione.
Abbiamo cercato di dialogare con tutte le parti sociali: abbiamo bussato
alla porta degli amministratori di entrambi gli schieramenti, partiti
politici di qualsiasi colore, industriali, consorzi, sindacati,
cittadini, spiegando con pacatezza il nostro punto di vista.
Abbiamo partecipato a confronti pubblici, anche accesi, con la passione
che mettiamo in quello che crediamo, ma sempre in modo corretto, anche
con i sostenitori più accaniti dell’impianto di Scarpino.

E’ mancato il confronto con Amiu e l'amministrazione, più volte
richiesto ma sempre disatteso, le uniche risposte sono state una causa
civile con relativa richiesta di risarcimento danni da parte di Amiu e
una Penale da parte del presidente della provincia Alessandro Repetto,
perchè si è sentito "diffamato" da frasi che il sottoscritto non ha mai
pronunciato.

Mai c'è stata la disponibilità ad avere un contatto men che meno la
disponibilità per mettersi attorno ad un tavolo e discutere di come
superare il problema, ma quella squisitamente muscolare, attraverso la
forza legale di una società che fattura oltre 100 milioni Euro.

Un ricorso al Tribunale civile che colpisce non solo il sottoscritto che
verrà ridotto sul lastrico, reo di averci messo la faccia, ma
compromette l'esistenza di tutto il "movimento" Comitato per Scarpino, i
cittadini, intimoriti, pian piano si defilano dall' impegno civile.
Amiu ci accusa di denigrazione.
Noi abbiamo denunciato la loro scarsa trasparenza, che ha portato la
società a non rendere pubblico il piano economico che mostra come si
intenda rientrare dell’investimento di quasi 300 milioni di euro.
Noi abbiamo chiesto il piano, ma non abbiamo mai avuto risposta.
E' la stessa Amiu che, proprio a causa della sua insufficiente
trasparenza, è sempre più spesso nel mirino della magistratura, dalla
tragica morte in discarica di Emiliano Cassola a ottobre 2008 alle
recenti sentenze di irregolarità nell' assegnazione di importanti
commesse senza nessuna gara d'appalto.
Non dimentichiamo lo scarico "autorizzato" di veleni direttamente in
mare, ricordo che da Aprile 2010 all' alluvione di Ottobre i casi sono
stati 3, 14.000 ton. scaricate direttamente in mare con l'autorizzazione
della sindaco.

Ma, ci si domanda, i nostri amministratori cosa fanno?

Rimangono in silenzio. Assoluto.
Silenzio, tutti, parla invece la sindaco Vincenzi che ha apertamente
dichiarato, come punto di orgoglio del suo programma, che il
Gassificatore di Scarpino è una "scelta di progresso" per non finire
come Napoli…intanto De Magistris neo sindaco dichiara fermamente che:
…gli inceneritori non sono la soluzione del problema rifiuti ma la risposta
è la raccolta differenziata col metodo del "porta a porta"….infatti ha chiamato
Tommaso Sodano per risolvere il "problema monnezza".

Il Comitato per Scarpino da una parte, il Resto del Mondo dall’altra, in
una partita impari, che dovrebbe avere un esito scontato, se non ci
fosse in palio la salute di tutti noi.
La salute dei nostri bambini, il nostro futuro, che ci riguarda tutti
trasversalmente come individui, non importa se siamo rossi o neri,
poveri o ricchi, genoani e sampdoriani

Per difendere il nostro territorio abbiamo deciso di sfidare un colosso,
esercitando quello che crediamo sia un diritto fondamentale della
democrazia. Il diritto di critica.
Il diritto di criticare scelte che non condividiamo e che continueremo a
contestare punto per punto, fino a quando l’impianto entrerà in funzione
e oltre.

Felice Airoldi portavoce Comitato per Scarpino

Iren ed Amiu querelano cittadini che lottano per difendere la salute pubblica

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Oggi chi lotta contro la costruzione di un inceneritore nel proprio territorio rischia una querela, non è la legge a sancirlo, intendiamoci, ma ne prendiamo atto in quanto questo è già il secondo caso. A Genova Felice Airoldi, portavoce del Comitato Per Scarpino è stato querelato per il suo "linguaggio" perché secondo Amiu danneggia l'immagine dell'azienda. Ora, è la volta di Parma, dove ad essere querelata è l'associazione Gestione Rifiuti Corretta. Pubblichiamo la lettera che abbiamo ricevuto da loro.

La storia dell'inceneritore di Parma si sposta nei tribunali.

E Iren non ha la veste dell'accusato, ma dell'accusatore, perché ha denunciato il Gcr(Gestione Corretta Rifiuti).

 “Oggi costruire l'inceneritore in zona urbana costituisce un crimine contro l'umanità” ha sentenziato Dominique Belpomme, oncologo francese di fama internazionale, giunto appositamente a Parma per dire la sua sul progetto.

Noi abbiamo anche esaminato le alternative, gli aspetti tecnici, le conseguenze economiche, i costi, i danni ambientali, le ricadute occupazionali e, soprattutto, i rischi sanitari.

Ci hanno risposto con il silenzio…

Allora abbiamo chiamato gli altri cittadini.

Abbiamo chiesto loro di boicottare Iren, di passare ad altri gestori di energia e gas, per non contribuire con le nostre bollette alla costruzione dell'inceneritore.

Abbiamo parlato di denaro e finalmente abbiamo avuto una risposta.

Ci portano in tribunale.

Non solo Iren ha denunciato l'associazione per la campagna Boicottiren, ma sopratutto ha citato in giudizio i tre ideatori della campagna, rei di aver suggerito alle persone di esercitare il loro diritto di consumatori consapevoli.

Una partita di carte bollate, avvocati e tanti soldi per le spese legali. Soldi che non abbiamo. L'Associazione Gestione Corretta Rifiuti e Risorse combatte da sola. Davide contro Golia.

Ora Golia chiede ad un giudice di privarci della fionda. 

Siamo amareggiati, ma ancor di più, siamo determinati a continuare. Il GCR porterà avanti una lotta per tutti, per avere chiarezza e sicurezze sul nostro futuro. Per guadagnarci il diritto alla salute e il diritto a poter esprimere liberamente il proprio pensiero.

Una lotta impari, ma doverosa.

Perché Parma è nostra, tocca a noi difenderla e a tutti i cittadini che credono in questa battaglia e vorranno sostenerla.

 Stiamo raccogliendo firme a sostegno del GCR per la causa legale in corso. Se anche tu ritieni ingiusta questa causa e vuoi sostenerci potrai trovarci:

 martedì 7 giugno presso i Nostri Borghi, v.XX Settembre 21/A dalle ore 21 alle 22.30

sabato 11 giugno presso il mercato contadino dell’Annunziata in via D’Azeglio dalle 10 alle 12

lunedì 13 giugno i Nostri Borghi, v.XX Settembre 21/A dalle ore 21 alle 22.30

martedì 14 giugno i Nostri Borghi, v.XX Settembre 21/A dalle ore 21 alle 22.30

E’ inoltre possibile firmare a sostegno del GCR per manifestare la propria solidarietà presso L5A Ecologia, in via Garibaldi 42/d a Parma.

 

Puoi anche scaricare il modulo al seguente link  

http://www.gestionecorrettarifiuti.it/boicottaggio-iren/sostienici.php

e farlo firmare ai tuoi amici.

E’ importante però che lo riconsegni a L5A Ecologia entro le ore 13 del giorno 15 giugno.

Grazie!

Maria Ricciardi x Associazione Gestione Corretta Rifiuti e Risorse

 

Genova come Napoli? Intervista a Marta Vincenzi.


 

Genova come Napoli? Non ci credono più nemmeno i napoletani.

Domenica mattina ci siamo recati ad un incontro con Pisapia, candidato sindaco per Milano, il primo candidato che dopo tanti anni ha ridato credibilità al centro-sinistra. A sostenerlo c'erano Fassino e Marta Vincenzi, sindaco di Genova. Non potevamo perdere l'occasione di parlare con lei. La sindaco nel suo intervento si è espressa, con grande nostra sorpresa, contro gli inceneritori, nonostante a Genova, sia già partito il bando per la costruzione di un gassificatore sulla collina di Scarpino, sopra il quartiere più popoloso della città. Abbiamo allora chiesto spiegazioni in merito. Nel video infatti la sindaco parla di una riduzione delle dimensioni dell'impianto previsto e ne prospetta anche l'eliminazione. Queste parole non possono che riempirci di gioia. Dice che Amiu s'impegnerà per incrementare la raccolta differenziata, fino, forse a non avere più bisogno dell'impianto di incenerimento, ma . . . ci mette in guardia: "Non dobbiamo finire come Napoli!" 

Cara Sindaco,
questo è proprio quello che deve fare lei, impedire che Genova, la città in cui sono nata e che amo, finisca come Napoli. Come? E' molto semplice. Non permettendo che lo smaltimento dei rifiuti diventi un business per la mafia come è successo a Napoli. I napoletani, votano De Magistris perché hanno voglia di legalità, perché non vogliono un altro inceneritore sputa diossina come quello costruito da poco ad Acerra, perché sanno che la raccolta differenziata si può fare e fare bene, e perché non esistono impianti 'sicuri'. 

Amiu, invece di querelare il portavoce di un comitato per il suo 'linguaggio', con il solo risultato di fare di Felice Airoldi un martire, farebbe meglio ad impegnarsi sul serio per la raccolta differenziata con un porta a porta spinto. I genovesi potrebbero anche vedersi diminuire i costi della bolletta con un tale recupero di risorse quali le materie non incinerite.

Non vogliamo nemmeno inceneritori che brucino a pagamento la rumenta che arriva da fuori e lei può senz'altro scongiurare questo pericolo. 

Cara sindaco, noi sappiamo che lei, se vuole, lo può fare e non dubitiamo che queste richieste siano anche ciò che lei desidera per Genova, come il nostro Giuliano Pisapia, desidera per Milano.

Allora la vogliamo veramente liberare questa Italia? Se il vento è davvero cambiato, noi siamo qui ad aspettare una prova.

Cordialmente.
Cinzia Bascetta

Milano. A2A torna all’attacco al convegno “Termovalorizzatori ma quanto inquinano?”

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La Regione ha temporaneamente bloccato la costruzione del terzo inceneritore di Milano ed A2A ha deciso di tornare all'attacco. Oggi in Regione si è svolto un convegno dal titolo "Termovalorizzatori: ma quanto inquinano? Uno studio sul campo"

Lo studio è stato commissionato da Federambiente (di cui ricordiamo fa parte AMSA) al laboratorio LEAP di cui fa parte invece A2A ed è stato coordinato da alcuni professori del politecnico di Milano. Bene, questa mattina ho visto una sfacciataggine allarmante, è stato sbandierato uno studio effettuato da un consorzio di cui fa parte A2A che lucra sull'inceneritore di Brescia ed è quindi evidentemente in conflitto d'interesse. Contrariamente alla normativa europea che obbliga a potenziare la raccolta differenziata e ad incentivare le fonti rinnovabili qui si commissionano studi sui termovalorizzatori, infischiandosene bellamente che la parola stessa "termovalorizzatore" è stata dichiarata fuorviante dall'Unione Europea perché i rifiuti non sono una fonte rinnovabile e quindi non è lecito incentivarne la combustione. In Italia l'energia prodotta dall'incenerimento dei rifiuti viene pagata quattro volte il costo di produzione. 

Ho sentito che non ci sono abbastanza studi sui danni causati da questi impianti mentre ce ne sono eccome a partire da quello di Elliot che è stato, come sappiamo tutti, falsificato in Italia fino a quelli dei medici dell'Isde.

Ho sentito che non c'era tempo per parlare degli effetti sanitari, infatti questo studio si limita a rilevare le concentrazioni di particelle ultrafini con molti limiti e senza indagarne gli effetti.

Le rilevazioni sono state fatte su impianti a regime e non ad esempio all'accensione ed allo spegnimento quando i livelli di diossine sono maggiori, inoltre, come da loro affermato, non è stata misurata la componente secondaria ovvero come si potrebbero combinare tra loro queste particelle una volta liberate in aria. 

Ho sentito paragonare particelle ultrafini prodotte dal legno a quelle ultra cariche di cloro e metalli pesanti prodotte dall'incenerimento di materiali derivati del petrolio come la plastica. 

Ho sentito affermare da un professore del politecnico che non fa differenza se la diossina si lega ad una particella grande o piccola mentre sappiamo che più le particelle sono piccole più entrano facilmente nel nostro sangue attraverso gli alveoli polmonari.

Ho sentito aberranti ovvietà strumentalizzate a dovere come "Non è una novità che l'uomo è stato da sempre esposto a particelle ultrafini" ed io aggiungerei che non è una novità che la terra ha un normale fondo di radioattività ma non si può dire che l'esposizione ad alte concentrazioni di radioattività non sia dannosa.

Dulcis in fundo abbiamo letto sul tabellone che non sono stati individuati rischi per la salute ma la cosa ancora più grave è stata l'affermazione di Federambiente che ha sbandierato al popolo bue lo spauracchio delle TASSE. "Se aumentiamo la raccolta differenziata, aumenteranno le tasse, bisogna dirlo al povero operaio metalmeccanico che userà la sua tredicesima per pagare la tassa dei rifiuti"

Io invece ricordo a tutti i cittadini che riciclare crea profitti perché i rifiuti sono MATERIA che le industrie ricomprano. Lo spauracchio delle tasse è un inganno basato sul fatto di far effettuare la separazione alla società che si occupa della raccolta. A parte il fatto che se tale azienda è pubblica si ripaga con i proventi della vendita del materiale, la separazione può essere effettuata gran parte alla fonte dai cittadini stessi che non sono poi così popolo bue da Milano fino a Napoli.
Il compito dell'amministrazione è di facilitare ed incentivare questo processo. Se ad esempio pagassimo una tariffa a sacco per l'indifferenziato, multando personalmente i trasgressori, dopo aver separato tutto il resto, ci sarebbero molti meno rifiuti e saremmo tutti incentivati, oltre che a separarli, letteralmente a produrne meno acquistando quei prodotti con un packaging più ecologico. Tale meccanismo virtuoso spingerebbe i produttori ad adeguarsi per vendere i loro prodotti. Poi è chiaro la perfezione non esiste ma è molto meglio che continuare a parlare di "termovalorizzatori" quando l'unica cosa che valorizzano è il cancro, senza considerare che l'aumento di rischio di cancro, leucemia e malattie cardiocircolatorie ce lo stiamo pagando con i nostri soldi attraverso i CIP6 delle bollette.

Quando questi signori capiranno che il popolo non è più tanto bue? 

di Cinzia Bascetta

Domani l’assessore risponderà ai genovesi: dove va a finire il percolato di Scarpino?

  Percolato_audizione
Cari e Care, sono Felice Airoldi di Genova, Mercoledì 30 Marzo con inzio verso le 14.30, in consiglio provinciale a palazzo Spinola, l'assessore all'ambiente della provincia di Genova Sebastiano Sciortino dei Verdi risponderà "forse" ad un interpellanza che mi è già "costata" più di una querela / denuncia, (nemmeno loro sanno più come chiamarle) in pratica i Cittadini vogliono sapere dove và a finire il PERCOLATO che fuoriesce dalla discarica di Scarpino e viene a detta di AMIU INTUBATO dentro, sotto, il Rio Secco.

SAREBBE GRADITA LA PRESENZA DI QUALCHE SOSTENITORE DELLA "CAUSA" per Scarpino.

Da il Sabatini Coletti Dizionario della Lingua Italiana ultima edizione

PERGOLATO [per-go-là-to] s.m.
1 Grande pergola o serie di pergole
2 Tecnica di coltivazione della vite in cui i tralci sono stesi su impalcature fatte di pali tra i quali sono tirati dei fili di ferro.

PERCOLATO
LA PAROLA NON ESISTE.

Descrizione tecnica di questa "cosa" che pare, almeno in Liguria, NON ESISTE.

ll ‘percolato” può assumere la connotazione di “rifiuto”, come è confermato dall’attuale previsione dell’Allegato D alla parte IV del D.Lgs. n. 152/2006 punti 19 07, 19 07 02 e 19 07 031 ma ciò soltanto allorquando lo stesso non si configuri quale acqua sostanzialmente “di processo” direttamente smaltita in un corpo idrico ricettore……….in Liguria MARE.

Il termine percolato, inteso (non esclusivamente) nell'ambito delle scienze ambientali, definisce un liquido che trae prevalentemente origine dall'infiltrazione di acqua nella massa dei rifiuti o dalla decomposizione degli stessi. In misura minore è anche prodotto dalla progressiva compattazione dei rifiuti. Il percolato prodotto dalle discariche controllate di rifiuti solidi urbani (R.S.U.) è un refluo con un tenore più o meno elevato di inquinanti organici e inorganici, derivanti dai processi biologici e fisico-chimici all’interno delle discariche.

Per legge, il percolato deve essere captato ed opportunamente trattato nel sito stesso della discarica o trasportato in impianti ad hoc debitamente autorizzati allo smaltimento di rifiuti liquidi.

A Scarpino, Genova "pare" che 70 ton. al giorno, quando non piove, vengano ..blandamnete…….o pesantemente, trattate, nelle vasche di decantazione ai piedi dell' omonima discarica.
Da anni chiediamo attraverso "faticose" interpellanze e esposti alla magistratura dove finisce poi questo "rifiuto", l'unica cosa certa è che viene "intubato" sotto il Rio Secco e che poi venga "inviato" al depuratore di Corniglano, 8,5 chilometri piu' a valle.
INCREDIBILE….pensateci, visto che un "privato" ha l'obbligo di allacciarsi alla rete fognaria nel più breve tratto possibile.
Credibile è invece che il depuratore di Cornigliano nemmeno riesce a trattare i reflui di tutta la Valpolcevera, prova ne è la "promessa" di chiudere il "vecchio" e costruirne uno nuovo sulla sponda destra della "fiumara" alla foce del Polcevera dal costo stimato 200 milioni di euro.
Anche se le cose dovessero stare così…… e statene certi che non lo sono, non si capisce perchè i sindaci di turno si attivino immediatamente a firmare le delibere di scarico, in via temporaneae provvisoria dei reflui della discarica ogni volta che piove un po' di più.

QUINDI, QUALE SAREBBE IL PROBLEMA? PERCHE' DELIBERARE se l'"intubato" finisce ………. in impianti ad hoc debitamente autorizzati allo smaltimento di rifiuti liquidi……come è confermato dall’attuale previsione dell’Allegato D alla parte IV del D.Lgs. n. 152/2006 punti 19 07, 19 07 02 e 19 07 031.
IL PUNTO E' PROPRIO QUESTO, …..DOVE VA A FINIRE IL "RIO SECCO" ….SULLA LUNA ?????……

Meno male che IL PERCOLATO ESISTE, almeno per La Corte di appello di Potenza ( capoluogo della Regione Basilicata ) che ha pronunciato la seguente sentenza:

– sul ricorso proposto da:
l) COPETI FRANCESCO N. IL 03/08/1957
– avverso la sentenza n. 144/2009 CORTE APPELLO di POTENZA, del 22/10/2009
– visti gli atti, la sentenza e il ricorso
– udita in PUBBLICA UDIENZA del 17/11/2010 la relazione fatta dal Consigliere Dott. ALDO FIALE

– Udito il Procuratore Generale in persona del Dott. Gioacchino Izzo che ha concluso per il rigetto del ricorso.
– Udito il difensore Avv.to Nicola D'Argento, il quale ha chiesto l'accoglimento del ricorso.

SVOLGIMENTO DEL PROCESSO

La Corte di appello di Potenza, con sentenza del 22.10.2009, confermava la sentenza 14.11.2008 del Tribunale monocratico di Lagonegro, che aveva affermato la responsabilità penale di Copeti Francesco in ordine ai reati di cui:
– agli arti. 45 e 59 legge n. 152/1999 [per avere – in qualità di rappresentante legale della s.p.a. "Medio Agri", affidataria della gestione dell'impianto di smaltimento dei rifiuti solidi urbani del Comune di Sant'Arcangelo, di proprietà della locale Comunità montana – effettuato, senza autorizzazione, lo scarico del percolato prodotto in detto impianto nel corso d'acqua denominato "Fiumarella", all'interno del Parco nazionale del Pollino – acc. in Sant'Arcangelo, il 16.2.20061;
– all'art. 181 D.Lgs. n. 42/2004 [per avere effettuato l'attività di scarico anzidetta, in area sottoposta a vincolo paesaggistico, senza l'autorizzazione dell'autorità preposta alla tutela del vincolo] e, riconosciute circostanze attenuanti generiche, lo aveva condannato alla pena complessiva (condizionalmente sospesa) di mesi quattro di arresto ed euro 22.500,00 di ammenda, con ordine di rimessione in pristino dello stato dei luoghi;

Avverso tale sentenza ha proposto ricorso il difensore del Copeti 
(———–)

Il ricorso deve essere rigettato, perché infondato.

MOTIVI DELLA DECISIONE

1. Va affermata, anzitutto, la correttezza dell'inquadramento giuridico della vicenda operato dai giudici del merito ed in particolare la esattezza dell'applicazione, nella specie, della normativa in materia di tutela delle acque dall'inquinamento e non di quella dettata in materia di rifiuti.

I fatti (accertati il 16.2.2006) sono antecedenti all'entrata in vigore del D. Lgs. 3 aprile 2006, n. 152 e l'art. 8, 1° comma – lett. e), del D.Lgs. n. 22/1977, all'epoca vigente [attualmente art. 185, 1° comma – lett. b), n. 1, del D.Lgs. n. 152/2006 e succ. modif.], già escludeva dal novero dei rifiuti le acque di scarico, ad eccezione dei rifiuti allo stato liquido. I "rifiuti allo stato liquido" sono costituiti da acque reflue di cui il detentore si disfa, senza versamento diretto, non convogliandoli cioè in via diretta in corpi idrici ricettori, bensì avviandoli allo smaltimento, trattamento o depurazione a mezzo di trasporto (vedi Cass., sez. III, 4.5.2005, n. 20679).
Alla stregua del principio generale – secondo il quale è l'interruzione del nesso funzionale e diretto delle acque reflue con il corpo idrico ricettore a ricondurre la gestione delle acque reflue medesime nell'ambito dei rifiuti – va individuata la disciplina del "percolato", che l'art. 2, lett. m), del D.Lgs. 13.1.2003, n. 36 {Attuazione della direttiva 1999/31/CE relativa alle discariche di rifiuti] definisce quale "liquido che si origina prevalentemente dall'infiltrazione di acqua nella massa dei rifiuti o dalla decomposizione degli stessi".
Il "percolato", dunque, ben può assumere la connotazione di "rifiuto" [come è confermato dall'attuale previsione dell'Allegato D) alla parte IV del D.Lgs. n. 152/2006: punti 19 07, 19 07 02 e 19 07 03] ma ciò soltanto allorquando lo stesso non si configuri quale acqua sostanzialmente "di processo" direttamente smaltita in un corpo idrico ricettore.
Nella specie, invece, non si adduce in ricorso l'insussistenza di un nesso funzionale e diretto delle acque reflue con il corpo idrico ricettore.

2. Non si ravvisa, inoltre, alcun elemento che possa dare consistenza alla denunciata violazione dell'art. 521 c.p.p.
(————-)

Nella vicenda in esame, i contenuti essenziali dell'addebito risultano riferiti, nel capo di imputazione, alla effettuazione dello scarico, nel corso d'acqua denominato "Fiumarella", del percolato prodotto nell'impianto di smaltimento dei rifiuti solidi urbani del Comune di Sant'Arcangelo ed in relazione a tale condotta illecita l'imputato ha avuto piena possibilità di difendersi ed è stato condannato previa corretta qualificazione di quel percolato quale acqua di scarico non domestica e senza alcuna immutazione dell'addebito.
La qualificazione è corretta, perché le "acque reflue domestiche" sono quelle "provenienti da insediamenti di tipo residenziale e da servizi e derivanti prevalentemente dal metabolismo umano e da attività domestiche"; mentre la nozione di "acque reflue industriali' ricomprende "qualsiasi tipo di scarico di acque reflue scaricate da edifici in cui si svolgono attività commerciali e industriali, diverse dalle acque reflue domestiche e dalle acque meteoriche di dilavamento".

(——-)

4. Il Collegio ritiene – conformandosi all'orientamento di carattere generale espresso, in tema di reati ambientali, dalla giurisprudenza costante di questa Corte (vedi ad esempio Cass., sez. III: 8.5.2009, n. 19332, Soria; 3.3.2009, n. 9497, Martinengo; 26.11.2001, Spada) – di dovere affermare il principio secondo il quale il legale rappresentante di una società esercente un impianto di trattamento e smaltimento di rifiuti solidi urbani è tenuto, quale destinatario degli obblighi previsti dalle norme di settore, ad osservare le disposizioni legislative, regolamentari e provvedimentali in materia di tutela dell'ambientale, nonché a richiedere tutte le prescritte autorizzazioni.
Tale soggetto, inoltre, non può essere esonerato dalla responsabilità personale a causa dell'eventuale responsabilità concorrente di colui che in concreto gestisce l'impianto, tenuto conto che il legale rappresentante dell'ente imprenditore risponde pur sempre a titolo di colpa per inosservanza del dovere di adottare tutte le misure tecniche ed organizzative di prevenzione del danno da inquinamento (vedi Cass., sez. III, 10.5.2005, n. 20512).

5. L'affermata sussistenza del reato paesaggistico risulta conforme al consolidato orientamento di questa Corte secondo il quale, in tema di tutela delle zone paesistiche, configura il reato di cui all'art. 181, 1° comma, del D.Lgs. n. 42/2004 qualunque modificazione dell'assetto del territorio, in assenza di autorizzazione, attuata attraverso interventi di qualsiasi genere, in quanto con le disposizioni a tutela del paesaggio si è inteso assicurare una immediata informazione ed una preventiva valutazione da parte della pubblica Amministrazione dell'impatto sul paesaggio di ogni tipo di attività intrinsecamente idonea a comportare modificazioni ambientali e paesaggistiche.
Nella specie, l'esistenza del vincolo paesaggistico non può porsi in dubbio allorché si consideri che l'attività incriminata si è svolta all'interno del Parco nazionale del Pollino [area tutelata ex lege già ai sensi della legge n. 431/1985 ed attualmente a norma dell'art. 142, 1° comma – lett. f), del D.Lgs. n. 42/2004] ed i giudici del merito (pure a fronte di un reato formale e di pericolo) hanno accertato una effettiva compromissione dei valori del paesaggio indotta dall'insudiciamento evidente delle acque di un torrente e dell'invaso di una diga.

(——–)

7. Al rigetto del ricorso segue la condanna del ricorrente al pagamento delle spese processuali.

P.Q.M.

la Corte Suprema di Cassazione,

visti gli artt. 607, 615 e 616 c.p.p.,
rigetta il ricorso e condanna il ricorrente al pagamento delle spese processuali.

ROMA, 17.1 1.2010

sentenza completa

esposto di Oras alla Magistratura

Genova. Il caso AMT.

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Non occorre essere indovini per capire che la stessa cosa sta accadendo con AMIU/IREN.

Anni fa il Consiglio comunale di Genova decise la privatizzazione del trasporto locale, proclamando che per quella via si sarebbe salvato il bilancio, malandato solo a causa dell'inadeguatezza della gestione pubblica. 
Privato è (era?) bello! 
Non importa che, già allora, dall'Europa venissero responsi opposti e significative marce indietro. La Bibbia- Corano-Torah dei fondamentalisti del liberismo diceva inequivocabilmente che privatizzando i servizi li si sarebbe resi più efficienti e, al contempo, profittevoli.
I miracoli del Mercato sono davanti a tutti: non vedete come va bene l'economia mondiale? 
La finanza speculativa moltiplica i prezzi dei prodotti alimentari ed energetici! Il benessere si diffonde in ogni dove e crea movimenti di massa in USA, Europa e, mi pare, Nord Africa che scendono in piazza per manifestare il loro giubilo! E così è sempre stato: mai il modo di produzione capitalistico ha prodotto guerre, fame, povertà, disoccupazione, sfruttamento…..

Ieri, imprevedibilmente, il rappresentante della multinazionale francese che ha rilevato l'AMT ha detto: «Noi siamo qui per guadagnare, non per perdere quattrini. A breve cominceremo un’attenta valutazione dei conti di Amt. Se a settembre scopriamo che non è possibile riassestare il bilancio dell’azienda, ce ne andiamo».

Di fronte ad un tale voltafaccia, i politici e i sindacalisti locali si sono stracciati le vesti: non sapevano che le imprese private agiscono per il perseguimento del profitto!

D'altra parte, finora tutto era filato per il meglio: aumenti del biglietto per un complessivo 50%, riduzione reiterata del servizio, 400 “esuberi” previsti. Cosa si poteva pretendere di meglio, per gli utenti e per i lavoratori!

Che dire? Quando si decise la privatizzazione la giunta di ““sinistra”” e i suoi reggi-coda sindacali, formulando le loro previsioni surreali, erano affetti da imbecillità, ignoranza o malafede (o di tutto un po')?

Il risultato è quello descritto nell'articolo incollato sotto. Ma l'unica cosa certa è che, comunque vada, saranno utenti e lavoratori a pagare il conto: con aumenti di tasse e licenziamenti!

Ma nessuno dei responsabili pare sia intenzionato a dimettersi (…e nessuno glielo chiede: cosa volete che sia rispetto al bunga – bunga!) e, peggio ancora, nessuno sembra prendere mai atto di nulla che riguardi le vere cause dei problemi economici e sociali. Eppure non dovrebbe essere difficilissimo individuarli nel modo di produzione esistente!

di Felice Airoldi portavoce comitato per Scarpino

L’inceneritore di Parma. Pensate che a Genova sarà diverso?

Ferraroni-cinzia

La Gazzetta di Parma pubblica la lettera di dimissioni di Cinzia Ferraroni. E' evidente dalle sue parole che anche all'interno del partito democratico gli interessi di IREN s.p.a. (quotata in borsa) vengono prima della tutela della salute pubblica e perfino della partecipazione democratica. Fa piacere vedere che ci sia ancora qualcuno a cui questo non sta bene.

Al segretario regionale PD Emilia Romagna
Al segretario provinciale PD Parma
Al segretario di circolo San Leonardo-Cortile San Martino
Al gruppo regionale Ambiente Energia
Al responsabile del gruppo Alessandro Bratti
e p.c. alle organizzazioni territoriali

LETTERA DI DIMISSIONI
La presente per comunicare che in seguito alla pubblicazione del documento sulla gestione dei rifiuti del Partito Democratico di Parma rassegno le mie dimissioni dalla Direzione Regionale, da quella Provinciale, di Circolo e dalle altre assemblee.
La decisione non mi trova d'accordo sia nel merito che per la modalità e la tempistica con le quali tale discussione è stata affrontata dall’organo decisionale del Partito di Parma. Ritengo inoltre che il documento non sia in linea con le direttive politiche del partito regionale che ritiene sufficiente la dotazione impiantistica attuale e che recita "Il problema della gestione dei rifiuti non potrà dunque fermarsi all’incenerimento, ma sarà per il futuro indispensabile programmare una società di prevenzione e recupero".
Penso che il consenso verso il PD di Parma sarà pesantemente penalizzato sul territorio dalla pubblicazione di questo documento.

Sono entrata a far parte del gruppo che ha dato vita al Partito Democratico invitata da chi conosceva bene le mie posizioni sul tema espresse durante la campagna elettorale delle amministrative di Parma del 2007. Ho sperato che questo invito mi fosse rivolto per l'interesse suscitato verso le tematiche ambientali. Ciò che ho vissuto in questo periodo è stata su questo tema la completa chiusura e la conseguente emarginazione. Un segnale che ritengo grave in considerazione delle promesse fatte nella costituzione del nuovo partito. Le belle parole pronunciate nello statuto del PD a Parma non trovano riscontro nei fatti.
L’Unione Europea chiede di dismettere entro i prossimi 15 anni gli impianti di incenerimento di rifiuti. La decisione assunta dal PD di Parma e tutto il percorso precedente della gestione territoriale dei rifiuti è volta esclusivamente alla realizzazione di un impianto insalubre in un territorio pesantemente oppresso dall’inquinamento atmosferico e che basa gran parte della propria economia sull’eccellenza alimentare.
Un impianto sovradimensionato e funzionale soprattutto ai rifiuti speciali (600.000 ton/anno stimate) che il conduttore dell’impianto gestirà a trattativa privata.
Non c’è stata lungimiranza, non c’è stato ascolto negli anni passati delle legittime preoccupazioni degli abitanti del territorio, non è stato dato seguito con un dibattito in consiglio provinciale alla petizione depositata in Provincia prima dell’approvazione in conferenza dei servizi, nel 2008, avvallata da 11.000 firme di cittadini che chiedevano una revisione del Piano Provinciale di gestione dei rifiuti.
Una discussione su questo tema che vedesse un dibattito aperto con le associazioni che si oppongono all’impianto non è mai approdata nelle sedi del PD di Parma, nei circoli l'argomento è stato trattato ad un unica voce, quella dell'amministrazione.
All'organizzazione di un evento sulle tematiche ambientali con la responsabile nazionale del dipartimento PD Ambiente, Laura Puppato, nessun amministratore locale si è presentato.
Alla mia richiesta di incontro con imprenditori ed associazioni in Regione non è stata nemmeno fornita risposta.
Solo una settimana fa la discussione è approdata alla Direzione Provinciale. Ora che l’impianto è in costruzione e i lavori appaltati si è chiesto al massimo organismo dirigente di avvallare le scelte amministrative compiute, utilizzando il “Sistema Marchionne”, per cui altre strade non ce ne sono se non quella del pagamento di pesanti penali (da verificare) in caso di rinuncia.
L’accenno nel documento al ruolo della politica rispetto alle Multiutilities e all’interesse dei cittadini non affronta il tema relativo alla parcellizzazione dell’azionariato dei comuni e alla disparità ed iniquità delle forze tra piccoli enti locali e una S.p.a. quotata in borsa, che ha come mission quella di fare utili.
La frase del documento: “Nel corso degli anni a causa dell’assenza di poli di smaltimento, i cittadini della Provincia di Parma hanno pagato le scelte di smaltire i propri rifiuti in altri territori con tariffe al di sopra della media regionale” ritengo sia mal posta, in quanto i cittadini non hanno deciso nulla, bensì subito le scelte degli amministratori di Parma e provincia.
La responsabilità di questo percorso viene oggi assunta dal Partito Democratico tutto con la pubblicazione di questo documento. Durante l'ultima Direzione Provinciale il documento in questione è stato discusso, è stato oggetto di critiche e non è stato assolutamente messo in votazione palese. Alcuni di noi hanno chiesto che venisse effettuato un secondo passaggio dopo le modifiche per la votazione, cosa che non è avvenuta. La mia valutazione è che non sia stato democraticamente approvato.
Personalmente per tutte le motivazioni fin qui esposte ritengo che questa vicenda arrivi all’epilogo con una mancanza di capacità ascolto e di prospettiva di sostenibilità sui temi ambientali da parte di amministratori che hanno evitato il confronto democratico, alla base dello statuto di questo partito.
Per questo rimetto il mandato ritenendo di non potere più fare parte come iscritta a questa organizzazione.

In fede

Cinzia Ferraroni

Parma 5 febbraio 2011

Associazione Gestione Corretta Rifiuti e Risorse di Parma – GCR

-455 giorni all'avvio dell'inceneritore di Parma, ORA lo possiamo fermare.

+251 giorni dalla richiesta a Iren del Piano Economico Finanziario del Pai, forse perché l'inceneritore costa 315 milioni di euro?

Per maggiori informazioni sull'inceneritore di Parma:

Associazione Gestione Corretta Rifiuti  e Risorse di  Parma – GCR
Via Zaniboni 1 – Parma
Tel 331.116.8850
Skype gestionecorrettarifiuti
http://www.gestionecorrettarifiuti.it/
gestionecorrettarifiuti@gmail.com 

 

http://www.gazzettadiparma.it/primapagina/dettaglio/1/73457/Inceneritore:_Cinzia_Ferraroni_lascia_il_Pd.html

Prima classe di nocività! Ecco come sono classificati i gassificatori.

Gassificatore

I GASSIFICATORI, sono impianti a rischio di incidente rilevante (D.L. 238/2005 allegato A in attuazione della Direttiva CEE 105/2003 "Seveso ter") classificati come impianti industriali di PRIMA CLASSE di NOCIVITA' come cementifici, centrali a carbone, oli pesanti ecc…..per cui spetta alle istituzioni informare e consultare adeguatamente la popolazione (L.R. 30/2000).

Come ben sappiamo nessuno ci ha mai consultato, nessuno di questi signori ha mai preso in considerazione l' opzione ZERO, NO INCENERITORE, sono 15 anni che ci battiamo, riuscendoci, per scongiurare questa soluzione finale, Vincenzi e Co. hanno raccolto i voti con la promessa di NON INCENERIRE e SUPERARE IL RICORSO SISTEMATICO ALLA DISCARICA. Informare correttamente i Cittadini non è un invito ma è un obbligo, certo che se a informare la popolazione attraverso i media ci si mettono Casale e Senesi non abbiamo nessuna via di scampo. Da quì la mia incessante richiesta a TV e giornali di poter avere la possibilità di informare correttamente i Cittadini. Voglio avere la possibilità di confrontarmi con i vertici delle amministrazioni e con i "loro" 5 SUPERESPERTI" che inceneriranno 7.000.000 di euro solo per progettare la "fabbrica della morte" a Scarpino.

Pensate che bello: SCARPINO CONTRO TUTTI, in prima serata su Primocanale, Telegenova, un bel paginone a colori di domenica sul Secolo XIX.

Mi sento così tranquillo che posso già anticipare i temi della trasmissione chissà che i "superesperti" possano accettare la sfida e si mettano a studiare soluzioni con:
1) Nessun impatto ambientale e nessun danno alla salute delle persone.
2) La massima resa economica in termini sociali e diffusi, non solo per distribuire dividendi a  queste potenti Lobby di “affaristi” ma per la tutela della salute pubblica come impone l'art 32 della nostra costituzione.

Mi sono sempre chiesto come AMIU SPA Genova possa essere sia la titolare del servizio di spazzamento (pessimo) raccolta (stradale) e ricezione che di quello di smaltimento dei rifiuti. Logica vuole che sposi le leggi di quella strana equazione nota anche col nome di "conflitto di interesse". Più rifiuti indifferenziati sono prodotti, più AMIU guadagna per la loro raccolta e più rifiuti vengono prodotti, più AMIU integra il suo patrimonio chiamato oggi discarica di Monte Scarpino e "forse domani" anche Gassificatore. Appare evidente come, stando così le cose, la costante ricerca delle soluzioni atte alla diminuzione dei rifiuti rappresenti un pericoloso spauracchio più che una sana scelta consapevole.
E’ in atto un processo di inversione di rotta, quella rotta che dovrebbe spingere verso un'attenta e sempre più responsabile gestione dei rifiuti, ma che ci trova immobili, con la testa immersa nella sabbia nella speranza che questo disgraziato pianeta riesca ogni volta ad assecondare le nostre follie. Ma per quanto ancora potremo continuare così?

Nelle popolazioni esposte alle emissioni di inquinanti provenienti da inceneritori (nella terminologia tecnica internazionale non esistono parole fuorvianti come termovalorizzatore, termoutilizzatore e tante altre amenità del genere, sono tutti e si scrive INCENERITORS = INCENERITORI) sono stati segnalati numerosi effetti avversi sulla salute di natura sia neoplastici che non, un'incidenza di malformazioni congenite in aumento, ipofunzione tiroidea, diabete, ischemie, problemi comportamentali, patologie polmonari croniche aspecifiche, bronchiti, allergie, disturbi nell’infanzia, un alterato rapporto maschi/femmine alla nascita. Ancor più numerose e statisticamente significative sono le evidenze per quanto riguarda il cancro.
L’incenerimento riduce solo il volume dei rifiuti in entrata e trasforma anche materiali, relativamente inerti in ingresso, in rifiuti altamente tossici e pericolosi sotto forma di emissioni gassose, ceneri volatili, ceneri pesanti e nano polveri, la nuova frontiera dell’emergenza-salute è costituita da una sottocategoria di particolato ultrafine di dimensioni nell’ordine di grandezza dei nanometri (milionesimo di millimetro).
Questi rischi sono assolutamente ingiustificati in quanto esistono tecniche di gestione dei rifiuti alternative alla combustione già ampiamente sperimentate e prive di effetti nocivi. La pratica di tutti i giorni i comportamenti responsabili ed i principi basati sulla riduzione alla fonte dei rifiuti, il riuso, il recupero ed il riciclaggio sarebbero poi in grado di fare il resto. L’economia capirebbe finalmente che se un oggetto non può essere riutilizzato, riciclato o trasformato in compost, non deve essere prodotto.
Invece di volare in Giappone per copiare il progetto di una macchina di morte o a Malagrotta dai "Cerroni boys" proviamo a chiedere al vicino comune di Montecarlo (Lucca) che differenzia l’80,58% dei suoi rifiuti con un residuo non tossico del 19,42% (contro il 30% di residuo tossico prodotto in media da un inceneritore) o di Porcari (Lucca) che con la raccolta differenziata quest’anno ha risparmiato all’ambiente 5279 tonnellate di anidride carbonica. Tralascio le ormai stracitate Vedelago e Capannori, Portici o colli Aniene, interi quartieri popolari con RD da record, per fare un po' di "buona pubblicità" anche agli altri circa 600 "comuni ricicloni" come amano chiamarli "amichevolmente" questi amministratori Genovesi.
Esaltano la possibilità (per altro remota) che dai rifiuti così trattati si possa ottenere energia (pulita?) ed in pieno accordo con le amministrazioni comunali dell’area genovese, titolari del 100 % di AMIU Genova S.p.A almeno per ora (oppure è gia stato venduto sottobanco a IREN il 40%? Alla faccia della trasparenza, "nessuno" lo sa! ) invece di spingerci a differenziare, a privilegiare i prodotti privi di imballaggi e così via, ci esortano al consumo, sicuri che con l’inceneritore basterà "nascondere le briciole sotto il tappeto" e godersi la lauta ricompensa: tanta bella energia disponibile.

I concetti di salute, ambiente, futuro, il diritto all’informazione, il dovere alla partecipazione, il rispetto per se stessi, sono le armi da usare contro la disinformazione, la crescente non curanza, il vuoto istituzionale e associativo. Forse lo scontro politico è un lusso che possiamo concederci solo in campagna elettorale ma la capacità di riflettere e valutare è decisamente alla nostra portata.
L’unica a non guadagnarci nulla sembra essere proprio la nostra salute e quella delle future generazioni.

Felice Airoldi portavoce del Comitato per Scarpino

PRESIDIO PERMANENTE NO INCENERITORE  SCARPINO 
APPUNTAMENTO A SAVONA IL 18 FEBBRAIO ALLE 20.30 AL TEATRO CHIABRERA "LE ALTERNATIVE ESISTONO" NON MANCARE.

Pochissimi italiani sanno che…

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Pochissimi Italiani sanno che alle porte di Modena esiste un laboratorio scientifico classificato tra i primi 100 piu importanti al mondo. Il suo nome è NANODIAGNOSTICS diretto dal dott. Stefano Montanari e la dott.ssa Antonietta Morena Gatti. In questo laboratorio si studiano gli effetti sul nostro organismo delle polveri ultrafini (nanometriche) da cui derivano le NANOPATOLOGIE. Che cosa sono le nanopatologie e quali sono le nanopatologie più comuni? Le nanopatologie sono le malattie provocate da micro e/o nanoparticelle solide, inorganiche, insolubili nell'acqua e nei grassi che entrano nell'organismo. Contrariamente a quanto pare creda la maggior parte del pubblico, medici compresi, le nanopatologie più frequenti non sono le malattie tumorali, pure frequenti, ma quelle cardiovascolari (ictus, infarto e tromboembolia polmonare.) Altre nanopatologie comuni sono la stanchezza cronica, l’insonnia, la perdita di memoria a breve, l’irritabilità, malattie neurologiche come il morbo di Parkinson ed il morbo di Alzheimer, malattie del sistema endocrino (es. tiroiditi e diabete), malformazioni fetali, sterilità maschile, malattia del seme urente, e varie forme allergiche. C’è, poi, tutta una serie di malattie cosiddette criptogeniche, cioè di origine ignota, su cui varrebbe la pena indagare sotto l’aspetto nanopatologico. Tra queste la SLA (sclerosi laterale amiotrofica) e la sclerosi multipla. Nel corso degli anni la ricerca viene piu volte “imbavagliata” causa l’impedimento ad usare un particolare microscopio elettronico fondamentale per questo tipo di ricerca. Nel marzo del 2006 con Beppe Grillo parte una raccolta fondi per acquistare un nuovo microscopio elettronico esclusivamente per i dott. Gatti e Montanari e la ricerca sulle Nanopatologie. Il laboratorio immediatamente è a capo di importanti ricerche a livello internazionale con le più prestigiose Università. Nonostante ciò nel settembre del 2009 viene comunicato che il microscopio utilizzato per importanti scoperte scientifiche verrà trasferito presso l’Università di Urbino. Il 22 gennaio 2010 il suo trasferimento. E’ passato oltre un anno da quando il microscopio è a Urbino inutilizzato. Non è mai stata data spiegazione di questo trasferimento e inutilizzo inoltre Grillo si è trincerato dietro un lungo silenzio. Ma i cittadini non sono rimasti a guardare e qualche settimana fa hanno riaperto una nuova raccolta fondi per ricomprare un microscopio di proprietà ai dott. Gatti e Montanari in attesa, magari proprio durante la tappa Modenese Grillo accetti un confronto o almeno spieghi ciò che non ha mai voluto dire.

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