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La sanità in Lombardia: l’eredità di Formigoni. Viva perché ad un’infermiera serviva la mia barella.

Ospedale

La mia storia è una storia di
malasanità grave che denuncia una situazione preoccupante in
Lombardia e non solo. Nonostante ci siano delle eccellenze la qualità
generale del personale medico è scarsa soprattutto nei pronto
soccorsi con i pericoli che ne conseguono per la vita delle persone.
Oggi io sono viva perché ad un'infermiera serviva la mia
barella.

A dicembre una ginecologa di Milano da
150 € a visita (ex Niguarda) mi diagnostica una cisti ovarica e mi
dice che io non potevo rimanere incinta in maniera naturale per un
valore ormonale basso (amh) e che sarei dovuta andare in un centro
d'infertilità per la PMA. Mi fa fare i marcatori tumorali e si fissa
che io ho l'endometriosi nonostante le analisi dicano di no. Per la
cisti vuole che aspetti due mesi, durante i quali secondo lei io
dovrei, testuali parole, SPEGNERMI ma io insisto per vederci chiaro
prima ed un mese dopo ottengo di fare una sonoisterografia alla
clinica convenzionata di città studi (ex Santa Rita) ma la collega
della mia dott.ssa si rifiuta di fare l'esame perché potrebbe essere
non una cisti ma una tuba mentre il primario dice endometriosi, chi
rilancia? Ad ogni modo mi dice ti do un'occhiata ma sbrigati che devo
andare (ma come? Non doveva farmi una sonoisterografia? Non era mica
cosa da 5 minuti) appena vede che mi fa un po' male con la sonda dice
subito, “no, no se senti dolore non facciamo l'eco devi fare una
laparoscopia.” Ma come? Questi nemmeno si prendono due minuti per
guardare e mi vogliono aprire? Prendo appuntamento alla asl di Genova
ma nel frattempo il 6 febbraio scopro di essere incinta (con esame
beta hcg). Ma come? Avevo già l'appuntamento per il centro
d'infertilità. Tempo record, la sera stessa forti dolori e piccole
perdite. Dopo due giorni le beta erano in calo e capisco che ho
abortito ma non perdo una goccia di sangue. Allora vado al P.S.
Galliera di Genova dove nel frattempo ero andata in attesa della
visita alla asl. Qui trovo un dottore che non mi mette proprio a mio agio, riferisco dell'aborto
lampo, dall'ecografia appare del liquido tra l'utero e la vescica ed
alla domanda ma dov'è finito il materiale? La risposta è “Non lo
so”. Richiede l'emocromo e le beta e dopo 5 ore di attesa con
codice bianco mi danno i risultati. Emoglobina bassa e beta in
diminuzione ma ancora positive. La dottoressa che nel frattempo è
entrata in turno non mette minimamente in discussione l'operato del
collega (poi verrò a sapere che pare che il collega sia il più bravo nelle ecografie) e mi dimette. Non ho nulla. Nessuno ha controllato le ovaia e
le tube e sul foglio del P.S. è anche specificato che nessuno mi
aveva visitata in precedenza. Mi dà il metthergin ed ho qualche
giorno di mestruazione. Il 13 febbraio faccio la visita
all'ambulatorio della asl di Genova e la dott.ssa vede chiaramente e
senza provocarmi nessun dolore la sactosalpinge destra mi dà una
terapia antibiotica ma il 22 febbraio chiamiamo l'ambulanza per forti
dolori addominali, dolori da svenire e da non potersi muovere
pensavamo ad una peritonite per via della tuba, i dolori erano
atroci, mi mettono sulla barella ed i due ragazzi del 118, non c'era
un dottore, una mi riprende tra le righe per non aver preso un
antidolorifico, l'altro mi dice che devo stare tranquilla quando io
urlo dal dolore per aver sbattuto la barella contro l'ambulanza.
Penso “ma chi li manda questi idioti” che non sanno nemmeno cos'è
una sactosalpinge anche se gli mostri l'ecografia. Arriviamo in P.S.
a Gallarate alle 12:04 con codice trasporto GIALLO. Qui mi lasciano sulla barella, da sola con una
telecamera, se avessi chiuso gli occhi come avrebbero fatto a capire
se stavo riposando od ero morta? Dopo un po' arrivano una dottoressa
ed un'infermiera credo, mi chiedono cos'ho, spiego della
sactosalpinge e dei dolori fortissimi, dico anche dell'aborto
spontaneo recente mi lasciano lì con codice VERDE. Alle 12:45 arriva
l'infermiera e dice “prendo la signora perché mi serve la barella”
e così mi porta a far la visita. Dico della recente gravidanza,
della tuba, dei dolori e delle recenti infezioni. Mi fanno un
prelievo e mi mandano a fare un'ecografia pelvica (non in
ginecologia) il dott. trova del liquido in addome fin sotto il fegato
ma ancora della tuba se ne fregano, intanto un'infermiera dice di
chiudermi la flebo per poi scoprire grazie ad un'altra che l'aveva
aperta completamente. Mi fanno una tac e continuano a spostarmi a
destra ed a sinistra su e giù dai piani con le infermiere che fanno
la faccia scocciata quando urlo dal dolore
. Mi infilano un catetere
nella vescica ed aspirano l'urina perché la flebo mi ha provocato un
globo vescicale. Finalmente dopo tre ore mi mandano in ginecologia
dove arrivo con shock emorragico acuto  per gravidanza extra-uterina con lacerazione della tuba destra.. Un'altra infermiera scema mi
guarda e mi dice devi scendere ed andare sul lettino. Dopo un po'
riesco a dirle cosa deve fare ossia abbassare la sponda, togliermi la
coperta, prendere le due flebo, il catetere ed aiutarmi. Si allertano
tutti, ginecologi, anestesista, la ginecologa chiama in P.S.
arrabbiata, dice che io sono trasparente e che non è possibile che
la mia emoglobina sia 10 inoltre che era passato troppo tempo dal
prelievo, cercano di farmene un altro ma non esce niente. Mi portano
di corsa in sala operatoria e mi fanno una laparoscopia. Il dott. G.
mi ha salvato la vita e mi ha detto poi che l'emoglobina era arrivata
a 5. Hanno dovuto farmi una trasfusione perché avevo perso un litro
e mezzo di sangue ed io sono qui a raccontarlo non perché in P.S. i
medici hanno ritenuto di fare subito un controllo ma perché ad un
certo punto l'infermiera ha pensato che prendendo me avrebbe liberato
in fretta la barella
che non so per cosa le servisse, forse per
qualcuno che si era slogato una caviglia. 

Vorrei
anche far notare che nel primo verbale del P.S. che hanno inserito
nella cartella clinica mancavano il codice di priorità, la modalità
di accesso ed il nome dell'operatore del triage, ho dovuto chiedere
di inserire il verbale
completo.
La cosa più triste è che la mia compagna di stanza che ha subito lo
stesso intervento dopo di me non è nemmeno passata dal P.S. ma è
stata accolta direttamente in reparto perché accompagnata da una
persona che lavora all'ospedale.
Che significa? Che per ricevere cure
di qualità bisogna essere amici o parenti dei dipendenti
dell'ospedale?

Milano non è meglio di Gallarate, nel
2011 vado in P.S. al Niguarda per una crisi di asma e dolori al petto
ed al braccio sinistro con tachicardia dopo aver assunto
Metronidazolo. I soliti idioti del 118 mi chiedono se ho preso
l'antibiotico a stomaco pieno e se soffro di gastrite e poi
continuano a chiedermi se il dolore al torace è persistente o va e
viene, sembra che la mia risposta “persistente” non gli piaccia e
che vogliano che io dia l'altra per accontentarli. In P.S
l'elettrocardiogramma a riposo è buono e mi lasciano due ore ad
ansimare su di una sedia finché non minaccio di andarmene. Avevo
capito che dovevo stare calma e dosare le energie per tenere a bada
il cuore, i respiri erano cortissimi, i polmoni non si aprivano del
tutto, solo ogni tanto riuscivo a tirare un respiro più profondo,
era tremendo, i pazienti mi guardavano preoccupati. La dott.ssa,
giovanissima, mi dice che soffro di attacchi di panico, perché le
allergie vengono con le bolle. L'infermiera, d'accordo con lei, vuole
darmi del valium dicendomi che è un farmaco naturale. Io li supplico
di darmi un antistaminico e me lo danno per placebo. Mi lasciano in
piedi ad aspettare il controllo mentre ansimo, ricorderò sempre quel
deficiente di infermiere dell'accettazione che mi passa accanto
mentre ansimo guardandomi malissimo perché secondo lui io li stavo
disturbando.
Dopo un'oretta torno a respirare, l'antistaminico aveva
funzionato. Scopro che le allergie vengono eccome con asma ed angina
sotto sforzo e che mi sono salvata perché ne so più dei medici del
P.S. Se questo non è grave. E se poi pensiamo che al Niguarda di
Milano ci sono medici che quando arrivi in P.S. per perdite durante
una gravidanza ti dicono che devi fare più l'amore con tuo marito,
direi che la situazione è disperata.

Questa
è l'eredità che la giunta Formigoni ci ha lasciato
,
una situazione disastrosa per quanto riguarda la scelta dei medici
negli ospedali e soprattutto nei P.S.
Nonostante
le mie segnalazioni per ora, solo il direttore generale dell'ospedale
Galliera di Genova mi ha proposto un incontro per chiarimenti sulla
vicenda.

Quindi mi rivolgo in particolar modo al presidente
Roberto
Maroni
che
oggi ha la responsabilità della salute degli abitanti della
Lombardia. Non devono più arrivare ragazzini incompetenti con il
118 o capetti arroganti, che pensano alla loro autorità piuttosto
che alla nostra salute. Non ci devono essere infermieri che non
credono ai pazienti sofferenti creando loro maggiori sofferenze o che
non sanno chiudere una flebo. Ma soprattutto ci vogliono medici
competenti, non amici di, non alle prime armi, non figli di, medici
in grado di capire se c'è un caso grave o no, non medici che non
sanno nemmeno come si può manifestare una crisi allergica. Se non
cambia davvero dovremo scappare dalla Lombardia, tra l'altro per
effettuare uno screening genetico completo per la predisposizione
alla trombofilia che non siano i tre esami di routine passati dal SSN
sono dovuta andare a Parma; e deve cambiare anche l'atteggiamento di
casta che hanno uno con l'altro coprendosi spesso a vicenda.


Demafizzare

gli ospedali significa anche far sì che gli incompetenti se ne
vadano a casa.

 

di Cinzia Bascetta

P.S.

L'incontro con il primario ed il direttore sanitario del Galliera di Genova presso l'ufficio Urp, che si prodiga per l'ascolto del malato, è stato veramente utile. Il primario dott. Gorlero ha voluto conoscere tutti i dettagli di cosa era successo per capire dove e perché avessero sbagliato (evidentemente gli preme che questo non accada), ha ascoltato con molta attenzione ed è stato l'unico in grado di ricostruire tecnicamente cosa è successo. A suo dire era molto difficile diagnosticare la gravidanza extra-uterina ma sicuramente doveva venire il sospetto di qualcosa di strano. Il 6 febbraio infatti, non ero incinta di un mese, bensì di due mesi (con beta 7.000) e dato che le fimbrie della sactosalpinge non possono risucchiare l'ovulo e per di più l'ovaia che aveva ovulato era la sinistra l'embrione è passato dalla tuba sin, poi in utero, dopodiché è stato risucchiato dalla tuba destra piena di sangue refluito dall'utero per poi impiantarsi lì e lacerare la tuba. Il dottore ci ha colpito molto perché ha dato molta importanza all'anamnesi di ogni singolo paziente piuttosto che a sterili statistiche. La prassi ormai sembra quella di fare le diagnosi in base alle statistiche dimenticando che se il 90% rientra in una casistica l'altro 10% differisce e qualcuno dovrà pur rientrare in quel 10, no? 

Disastro alle cinque terre: i pini erano malati e potevano essere curati

Alluvione 5 terre

Parliamo delle 5 terre, recentemente ci è giunta questa notizia. I proprietari di un resort della zona hanno affermato di essere riusciti a contenere i danni facendo nel loro piccolo prevenzione. Posseggono 153.000 mq di giardino di cui si prendono cura. Si erano accorti che i pini della Liguria stavano morendo per colpa del Matsucoccus Feydatus. Questi signori, insieme all'Enea avevano trovato la cura, che hanno applicato ai loro alberi salvandoli quasi tutti. Ma quando si sono rivolti alle autorità locali, l'allora assessore regionale all'ambiente ha alzato le spalle dicendo che non era di sua competenza. Gli è stato anche detto che quando i pini sarebbero morti e le montagne franate il problema sarebbe diventato di sua competenza… Purtroppo sembra che siano stati proprio questi pini morti (e non tagliati, perchè nessuno fa più la manutenzione dei boschi) a crollare nell'alveo dei fiumi e a provocare l'onda di piena… Una volta le persone andavano nei boschi a raccogliere la legna secca per la stufa, ora è persino vietato ed i boschi vengono lasciati così, quando non vengono rasi al suolo per edificare. I corsi d'acqua vengono coperti dal cemento, ma non si può vincere contro la natura. Dio mise l'uomo in un giardino perché ne avesse cura, forse dovremmo ricominciare ad ascoltare la saggezza di queste parole per vivere meglio.

di Cinzia Bascetta

Il dissenso sotto processo . . .

Felice airoldi

Non credevo fosse possibile, ma è successo.
Il 28 Settembre c.m. inizia la mia causa civile che mi vede imputato contro Amiu.
Una società che dovrebbe essere al servizio dei cittadini di Genova ne
porta in tribunale uno, insieme al comitato che si batte da anni per la
tutela dell’ambiente e la difesa della salute dei Cittadini
Il Comitato per Scarpino non è però soltanto contro l’inceneritore.
fermandosi lì, ma sfuggendo alla logica del Nimby (Non nel mio giardino)
ha sempre lavorato per informare sui rischi dell'impianto di
Gassificazione ma anche per proporre alternative credibili per la
gestione dei rifiuti del territorio Genovese, consapevole delle
responsabilità che ci dobbiamo prendere come produttori degli stessi.

Negli ultimi anni, a nostre spese ed impegnando il nostro tempo libero,
abbiamo portato a Genova alcuni tra i maggiori esperti italiani e
mondiali sul tema, affrontando questioni che mai erano state poste
pubblicamente durante l’iter di approvazione del progetto di Amiu che
punta tutto sulla disponiobilità di una grande discarica
"comprensoriale" e il futuro grande impianto di termodistruzione.
Abbiamo cercato di dialogare con tutte le parti sociali: abbiamo bussato
alla porta degli amministratori di entrambi gli schieramenti, partiti
politici di qualsiasi colore, industriali, consorzi, sindacati,
cittadini, spiegando con pacatezza il nostro punto di vista.
Abbiamo partecipato a confronti pubblici, anche accesi, con la passione
che mettiamo in quello che crediamo, ma sempre in modo corretto, anche
con i sostenitori più accaniti dell’impianto di Scarpino.

E’ mancato il confronto con Amiu e l'amministrazione, più volte
richiesto ma sempre disatteso, le uniche risposte sono state una causa
civile con relativa richiesta di risarcimento danni da parte di Amiu e
una Penale da parte del presidente della provincia Alessandro Repetto,
perchè si è sentito "diffamato" da frasi che il sottoscritto non ha mai
pronunciato.

Mai c'è stata la disponibilità ad avere un contatto men che meno la
disponibilità per mettersi attorno ad un tavolo e discutere di come
superare il problema, ma quella squisitamente muscolare, attraverso la
forza legale di una società che fattura oltre 100 milioni Euro.

Un ricorso al Tribunale civile che colpisce non solo il sottoscritto che
verrà ridotto sul lastrico, reo di averci messo la faccia, ma
compromette l'esistenza di tutto il "movimento" Comitato per Scarpino, i
cittadini, intimoriti, pian piano si defilano dall' impegno civile.
Amiu ci accusa di denigrazione.
Noi abbiamo denunciato la loro scarsa trasparenza, che ha portato la
società a non rendere pubblico il piano economico che mostra come si
intenda rientrare dell’investimento di quasi 300 milioni di euro.
Noi abbiamo chiesto il piano, ma non abbiamo mai avuto risposta.
E' la stessa Amiu che, proprio a causa della sua insufficiente
trasparenza, è sempre più spesso nel mirino della magistratura, dalla
tragica morte in discarica di Emiliano Cassola a ottobre 2008 alle
recenti sentenze di irregolarità nell' assegnazione di importanti
commesse senza nessuna gara d'appalto.
Non dimentichiamo lo scarico "autorizzato" di veleni direttamente in
mare, ricordo che da Aprile 2010 all' alluvione di Ottobre i casi sono
stati 3, 14.000 ton. scaricate direttamente in mare con l'autorizzazione
della sindaco.

Ma, ci si domanda, i nostri amministratori cosa fanno?

Rimangono in silenzio. Assoluto.
Silenzio, tutti, parla invece la sindaco Vincenzi che ha apertamente
dichiarato, come punto di orgoglio del suo programma, che il
Gassificatore di Scarpino è una "scelta di progresso" per non finire
come Napoli…intanto De Magistris neo sindaco dichiara fermamente che:
…gli inceneritori non sono la soluzione del problema rifiuti ma la risposta
è la raccolta differenziata col metodo del "porta a porta"….infatti ha chiamato
Tommaso Sodano per risolvere il "problema monnezza".

Il Comitato per Scarpino da una parte, il Resto del Mondo dall’altra, in
una partita impari, che dovrebbe avere un esito scontato, se non ci
fosse in palio la salute di tutti noi.
La salute dei nostri bambini, il nostro futuro, che ci riguarda tutti
trasversalmente come individui, non importa se siamo rossi o neri,
poveri o ricchi, genoani e sampdoriani

Per difendere il nostro territorio abbiamo deciso di sfidare un colosso,
esercitando quello che crediamo sia un diritto fondamentale della
democrazia. Il diritto di critica.
Il diritto di criticare scelte che non condividiamo e che continueremo a
contestare punto per punto, fino a quando l’impianto entrerà in funzione
e oltre.

Felice Airoldi portavoce Comitato per Scarpino

Iren ed Amiu querelano cittadini che lottano per difendere la salute pubblica

Si_ringrazia_Fogliazza_perlavignetta

Oggi chi lotta contro la costruzione di un inceneritore nel proprio territorio rischia una querela, non è la legge a sancirlo, intendiamoci, ma ne prendiamo atto in quanto questo è già il secondo caso. A Genova Felice Airoldi, portavoce del Comitato Per Scarpino è stato querelato per il suo "linguaggio" perché secondo Amiu danneggia l'immagine dell'azienda. Ora, è la volta di Parma, dove ad essere querelata è l'associazione Gestione Rifiuti Corretta. Pubblichiamo la lettera che abbiamo ricevuto da loro.

La storia dell'inceneritore di Parma si sposta nei tribunali.

E Iren non ha la veste dell'accusato, ma dell'accusatore, perché ha denunciato il Gcr(Gestione Corretta Rifiuti).

 “Oggi costruire l'inceneritore in zona urbana costituisce un crimine contro l'umanità” ha sentenziato Dominique Belpomme, oncologo francese di fama internazionale, giunto appositamente a Parma per dire la sua sul progetto.

Noi abbiamo anche esaminato le alternative, gli aspetti tecnici, le conseguenze economiche, i costi, i danni ambientali, le ricadute occupazionali e, soprattutto, i rischi sanitari.

Ci hanno risposto con il silenzio…

Allora abbiamo chiamato gli altri cittadini.

Abbiamo chiesto loro di boicottare Iren, di passare ad altri gestori di energia e gas, per non contribuire con le nostre bollette alla costruzione dell'inceneritore.

Abbiamo parlato di denaro e finalmente abbiamo avuto una risposta.

Ci portano in tribunale.

Non solo Iren ha denunciato l'associazione per la campagna Boicottiren, ma sopratutto ha citato in giudizio i tre ideatori della campagna, rei di aver suggerito alle persone di esercitare il loro diritto di consumatori consapevoli.

Una partita di carte bollate, avvocati e tanti soldi per le spese legali. Soldi che non abbiamo. L'Associazione Gestione Corretta Rifiuti e Risorse combatte da sola. Davide contro Golia.

Ora Golia chiede ad un giudice di privarci della fionda. 

Siamo amareggiati, ma ancor di più, siamo determinati a continuare. Il GCR porterà avanti una lotta per tutti, per avere chiarezza e sicurezze sul nostro futuro. Per guadagnarci il diritto alla salute e il diritto a poter esprimere liberamente il proprio pensiero.

Una lotta impari, ma doverosa.

Perché Parma è nostra, tocca a noi difenderla e a tutti i cittadini che credono in questa battaglia e vorranno sostenerla.

 Stiamo raccogliendo firme a sostegno del GCR per la causa legale in corso. Se anche tu ritieni ingiusta questa causa e vuoi sostenerci potrai trovarci:

 martedì 7 giugno presso i Nostri Borghi, v.XX Settembre 21/A dalle ore 21 alle 22.30

sabato 11 giugno presso il mercato contadino dell’Annunziata in via D’Azeglio dalle 10 alle 12

lunedì 13 giugno i Nostri Borghi, v.XX Settembre 21/A dalle ore 21 alle 22.30

martedì 14 giugno i Nostri Borghi, v.XX Settembre 21/A dalle ore 21 alle 22.30

E’ inoltre possibile firmare a sostegno del GCR per manifestare la propria solidarietà presso L5A Ecologia, in via Garibaldi 42/d a Parma.

 

Puoi anche scaricare il modulo al seguente link  

http://www.gestionecorrettarifiuti.it/boicottaggio-iren/sostienici.php

e farlo firmare ai tuoi amici.

E’ importante però che lo riconsegni a L5A Ecologia entro le ore 13 del giorno 15 giugno.

Grazie!

Maria Ricciardi x Associazione Gestione Corretta Rifiuti e Risorse

 

Genova come Napoli? Intervista a Marta Vincenzi.


 

Genova come Napoli? Non ci credono più nemmeno i napoletani.

Domenica mattina ci siamo recati ad un incontro con Pisapia, candidato sindaco per Milano, il primo candidato che dopo tanti anni ha ridato credibilità al centro-sinistra. A sostenerlo c'erano Fassino e Marta Vincenzi, sindaco di Genova. Non potevamo perdere l'occasione di parlare con lei. La sindaco nel suo intervento si è espressa, con grande nostra sorpresa, contro gli inceneritori, nonostante a Genova, sia già partito il bando per la costruzione di un gassificatore sulla collina di Scarpino, sopra il quartiere più popoloso della città. Abbiamo allora chiesto spiegazioni in merito. Nel video infatti la sindaco parla di una riduzione delle dimensioni dell'impianto previsto e ne prospetta anche l'eliminazione. Queste parole non possono che riempirci di gioia. Dice che Amiu s'impegnerà per incrementare la raccolta differenziata, fino, forse a non avere più bisogno dell'impianto di incenerimento, ma . . . ci mette in guardia: "Non dobbiamo finire come Napoli!" 

Cara Sindaco,
questo è proprio quello che deve fare lei, impedire che Genova, la città in cui sono nata e che amo, finisca come Napoli. Come? E' molto semplice. Non permettendo che lo smaltimento dei rifiuti diventi un business per la mafia come è successo a Napoli. I napoletani, votano De Magistris perché hanno voglia di legalità, perché non vogliono un altro inceneritore sputa diossina come quello costruito da poco ad Acerra, perché sanno che la raccolta differenziata si può fare e fare bene, e perché non esistono impianti 'sicuri'. 

Amiu, invece di querelare il portavoce di un comitato per il suo 'linguaggio', con il solo risultato di fare di Felice Airoldi un martire, farebbe meglio ad impegnarsi sul serio per la raccolta differenziata con un porta a porta spinto. I genovesi potrebbero anche vedersi diminuire i costi della bolletta con un tale recupero di risorse quali le materie non incinerite.

Non vogliamo nemmeno inceneritori che brucino a pagamento la rumenta che arriva da fuori e lei può senz'altro scongiurare questo pericolo. 

Cara sindaco, noi sappiamo che lei, se vuole, lo può fare e non dubitiamo che queste richieste siano anche ciò che lei desidera per Genova, come il nostro Giuliano Pisapia, desidera per Milano.

Allora la vogliamo veramente liberare questa Italia? Se il vento è davvero cambiato, noi siamo qui ad aspettare una prova.

Cordialmente.
Cinzia Bascetta

Domani l’assessore risponderà ai genovesi: dove va a finire il percolato di Scarpino?

  Percolato_audizione
Cari e Care, sono Felice Airoldi di Genova, Mercoledì 30 Marzo con inzio verso le 14.30, in consiglio provinciale a palazzo Spinola, l'assessore all'ambiente della provincia di Genova Sebastiano Sciortino dei Verdi risponderà "forse" ad un interpellanza che mi è già "costata" più di una querela / denuncia, (nemmeno loro sanno più come chiamarle) in pratica i Cittadini vogliono sapere dove và a finire il PERCOLATO che fuoriesce dalla discarica di Scarpino e viene a detta di AMIU INTUBATO dentro, sotto, il Rio Secco.

SAREBBE GRADITA LA PRESENZA DI QUALCHE SOSTENITORE DELLA "CAUSA" per Scarpino.

Da il Sabatini Coletti Dizionario della Lingua Italiana ultima edizione

PERGOLATO [per-go-là-to] s.m.
1 Grande pergola o serie di pergole
2 Tecnica di coltivazione della vite in cui i tralci sono stesi su impalcature fatte di pali tra i quali sono tirati dei fili di ferro.

PERCOLATO
LA PAROLA NON ESISTE.

Descrizione tecnica di questa "cosa" che pare, almeno in Liguria, NON ESISTE.

ll ‘percolato” può assumere la connotazione di “rifiuto”, come è confermato dall’attuale previsione dell’Allegato D alla parte IV del D.Lgs. n. 152/2006 punti 19 07, 19 07 02 e 19 07 031 ma ciò soltanto allorquando lo stesso non si configuri quale acqua sostanzialmente “di processo” direttamente smaltita in un corpo idrico ricettore……….in Liguria MARE.

Il termine percolato, inteso (non esclusivamente) nell'ambito delle scienze ambientali, definisce un liquido che trae prevalentemente origine dall'infiltrazione di acqua nella massa dei rifiuti o dalla decomposizione degli stessi. In misura minore è anche prodotto dalla progressiva compattazione dei rifiuti. Il percolato prodotto dalle discariche controllate di rifiuti solidi urbani (R.S.U.) è un refluo con un tenore più o meno elevato di inquinanti organici e inorganici, derivanti dai processi biologici e fisico-chimici all’interno delle discariche.

Per legge, il percolato deve essere captato ed opportunamente trattato nel sito stesso della discarica o trasportato in impianti ad hoc debitamente autorizzati allo smaltimento di rifiuti liquidi.

A Scarpino, Genova "pare" che 70 ton. al giorno, quando non piove, vengano ..blandamnete…….o pesantemente, trattate, nelle vasche di decantazione ai piedi dell' omonima discarica.
Da anni chiediamo attraverso "faticose" interpellanze e esposti alla magistratura dove finisce poi questo "rifiuto", l'unica cosa certa è che viene "intubato" sotto il Rio Secco e che poi venga "inviato" al depuratore di Corniglano, 8,5 chilometri piu' a valle.
INCREDIBILE….pensateci, visto che un "privato" ha l'obbligo di allacciarsi alla rete fognaria nel più breve tratto possibile.
Credibile è invece che il depuratore di Cornigliano nemmeno riesce a trattare i reflui di tutta la Valpolcevera, prova ne è la "promessa" di chiudere il "vecchio" e costruirne uno nuovo sulla sponda destra della "fiumara" alla foce del Polcevera dal costo stimato 200 milioni di euro.
Anche se le cose dovessero stare così…… e statene certi che non lo sono, non si capisce perchè i sindaci di turno si attivino immediatamente a firmare le delibere di scarico, in via temporaneae provvisoria dei reflui della discarica ogni volta che piove un po' di più.

QUINDI, QUALE SAREBBE IL PROBLEMA? PERCHE' DELIBERARE se l'"intubato" finisce ………. in impianti ad hoc debitamente autorizzati allo smaltimento di rifiuti liquidi……come è confermato dall’attuale previsione dell’Allegato D alla parte IV del D.Lgs. n. 152/2006 punti 19 07, 19 07 02 e 19 07 031.
IL PUNTO E' PROPRIO QUESTO, …..DOVE VA A FINIRE IL "RIO SECCO" ….SULLA LUNA ?????……

Meno male che IL PERCOLATO ESISTE, almeno per La Corte di appello di Potenza ( capoluogo della Regione Basilicata ) che ha pronunciato la seguente sentenza:

– sul ricorso proposto da:
l) COPETI FRANCESCO N. IL 03/08/1957
– avverso la sentenza n. 144/2009 CORTE APPELLO di POTENZA, del 22/10/2009
– visti gli atti, la sentenza e il ricorso
– udita in PUBBLICA UDIENZA del 17/11/2010 la relazione fatta dal Consigliere Dott. ALDO FIALE

– Udito il Procuratore Generale in persona del Dott. Gioacchino Izzo che ha concluso per il rigetto del ricorso.
– Udito il difensore Avv.to Nicola D'Argento, il quale ha chiesto l'accoglimento del ricorso.

SVOLGIMENTO DEL PROCESSO

La Corte di appello di Potenza, con sentenza del 22.10.2009, confermava la sentenza 14.11.2008 del Tribunale monocratico di Lagonegro, che aveva affermato la responsabilità penale di Copeti Francesco in ordine ai reati di cui:
– agli arti. 45 e 59 legge n. 152/1999 [per avere – in qualità di rappresentante legale della s.p.a. "Medio Agri", affidataria della gestione dell'impianto di smaltimento dei rifiuti solidi urbani del Comune di Sant'Arcangelo, di proprietà della locale Comunità montana – effettuato, senza autorizzazione, lo scarico del percolato prodotto in detto impianto nel corso d'acqua denominato "Fiumarella", all'interno del Parco nazionale del Pollino – acc. in Sant'Arcangelo, il 16.2.20061;
– all'art. 181 D.Lgs. n. 42/2004 [per avere effettuato l'attività di scarico anzidetta, in area sottoposta a vincolo paesaggistico, senza l'autorizzazione dell'autorità preposta alla tutela del vincolo] e, riconosciute circostanze attenuanti generiche, lo aveva condannato alla pena complessiva (condizionalmente sospesa) di mesi quattro di arresto ed euro 22.500,00 di ammenda, con ordine di rimessione in pristino dello stato dei luoghi;

Avverso tale sentenza ha proposto ricorso il difensore del Copeti 
(———–)

Il ricorso deve essere rigettato, perché infondato.

MOTIVI DELLA DECISIONE

1. Va affermata, anzitutto, la correttezza dell'inquadramento giuridico della vicenda operato dai giudici del merito ed in particolare la esattezza dell'applicazione, nella specie, della normativa in materia di tutela delle acque dall'inquinamento e non di quella dettata in materia di rifiuti.

I fatti (accertati il 16.2.2006) sono antecedenti all'entrata in vigore del D. Lgs. 3 aprile 2006, n. 152 e l'art. 8, 1° comma – lett. e), del D.Lgs. n. 22/1977, all'epoca vigente [attualmente art. 185, 1° comma – lett. b), n. 1, del D.Lgs. n. 152/2006 e succ. modif.], già escludeva dal novero dei rifiuti le acque di scarico, ad eccezione dei rifiuti allo stato liquido. I "rifiuti allo stato liquido" sono costituiti da acque reflue di cui il detentore si disfa, senza versamento diretto, non convogliandoli cioè in via diretta in corpi idrici ricettori, bensì avviandoli allo smaltimento, trattamento o depurazione a mezzo di trasporto (vedi Cass., sez. III, 4.5.2005, n. 20679).
Alla stregua del principio generale – secondo il quale è l'interruzione del nesso funzionale e diretto delle acque reflue con il corpo idrico ricettore a ricondurre la gestione delle acque reflue medesime nell'ambito dei rifiuti – va individuata la disciplina del "percolato", che l'art. 2, lett. m), del D.Lgs. 13.1.2003, n. 36 {Attuazione della direttiva 1999/31/CE relativa alle discariche di rifiuti] definisce quale "liquido che si origina prevalentemente dall'infiltrazione di acqua nella massa dei rifiuti o dalla decomposizione degli stessi".
Il "percolato", dunque, ben può assumere la connotazione di "rifiuto" [come è confermato dall'attuale previsione dell'Allegato D) alla parte IV del D.Lgs. n. 152/2006: punti 19 07, 19 07 02 e 19 07 03] ma ciò soltanto allorquando lo stesso non si configuri quale acqua sostanzialmente "di processo" direttamente smaltita in un corpo idrico ricettore.
Nella specie, invece, non si adduce in ricorso l'insussistenza di un nesso funzionale e diretto delle acque reflue con il corpo idrico ricettore.

2. Non si ravvisa, inoltre, alcun elemento che possa dare consistenza alla denunciata violazione dell'art. 521 c.p.p.
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Nella vicenda in esame, i contenuti essenziali dell'addebito risultano riferiti, nel capo di imputazione, alla effettuazione dello scarico, nel corso d'acqua denominato "Fiumarella", del percolato prodotto nell'impianto di smaltimento dei rifiuti solidi urbani del Comune di Sant'Arcangelo ed in relazione a tale condotta illecita l'imputato ha avuto piena possibilità di difendersi ed è stato condannato previa corretta qualificazione di quel percolato quale acqua di scarico non domestica e senza alcuna immutazione dell'addebito.
La qualificazione è corretta, perché le "acque reflue domestiche" sono quelle "provenienti da insediamenti di tipo residenziale e da servizi e derivanti prevalentemente dal metabolismo umano e da attività domestiche"; mentre la nozione di "acque reflue industriali' ricomprende "qualsiasi tipo di scarico di acque reflue scaricate da edifici in cui si svolgono attività commerciali e industriali, diverse dalle acque reflue domestiche e dalle acque meteoriche di dilavamento".

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4. Il Collegio ritiene – conformandosi all'orientamento di carattere generale espresso, in tema di reati ambientali, dalla giurisprudenza costante di questa Corte (vedi ad esempio Cass., sez. III: 8.5.2009, n. 19332, Soria; 3.3.2009, n. 9497, Martinengo; 26.11.2001, Spada) – di dovere affermare il principio secondo il quale il legale rappresentante di una società esercente un impianto di trattamento e smaltimento di rifiuti solidi urbani è tenuto, quale destinatario degli obblighi previsti dalle norme di settore, ad osservare le disposizioni legislative, regolamentari e provvedimentali in materia di tutela dell'ambientale, nonché a richiedere tutte le prescritte autorizzazioni.
Tale soggetto, inoltre, non può essere esonerato dalla responsabilità personale a causa dell'eventuale responsabilità concorrente di colui che in concreto gestisce l'impianto, tenuto conto che il legale rappresentante dell'ente imprenditore risponde pur sempre a titolo di colpa per inosservanza del dovere di adottare tutte le misure tecniche ed organizzative di prevenzione del danno da inquinamento (vedi Cass., sez. III, 10.5.2005, n. 20512).

5. L'affermata sussistenza del reato paesaggistico risulta conforme al consolidato orientamento di questa Corte secondo il quale, in tema di tutela delle zone paesistiche, configura il reato di cui all'art. 181, 1° comma, del D.Lgs. n. 42/2004 qualunque modificazione dell'assetto del territorio, in assenza di autorizzazione, attuata attraverso interventi di qualsiasi genere, in quanto con le disposizioni a tutela del paesaggio si è inteso assicurare una immediata informazione ed una preventiva valutazione da parte della pubblica Amministrazione dell'impatto sul paesaggio di ogni tipo di attività intrinsecamente idonea a comportare modificazioni ambientali e paesaggistiche.
Nella specie, l'esistenza del vincolo paesaggistico non può porsi in dubbio allorché si consideri che l'attività incriminata si è svolta all'interno del Parco nazionale del Pollino [area tutelata ex lege già ai sensi della legge n. 431/1985 ed attualmente a norma dell'art. 142, 1° comma – lett. f), del D.Lgs. n. 42/2004] ed i giudici del merito (pure a fronte di un reato formale e di pericolo) hanno accertato una effettiva compromissione dei valori del paesaggio indotta dall'insudiciamento evidente delle acque di un torrente e dell'invaso di una diga.

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7. Al rigetto del ricorso segue la condanna del ricorrente al pagamento delle spese processuali.

P.Q.M.

la Corte Suprema di Cassazione,

visti gli artt. 607, 615 e 616 c.p.p.,
rigetta il ricorso e condanna il ricorrente al pagamento delle spese processuali.

ROMA, 17.1 1.2010

sentenza completa

esposto di Oras alla Magistratura

Nei nostri cieli il disegno del Nuovo Ordine Mondiale ?

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Il cielo a Sesto Calende (Va) ieri era così. Per un po' non ho voluto credere, a Milano il cielo è così spesso grigio che non noti la differenza, poi però ho cominciato ad alzare gli occhi al cielo nelle giornate limpide ed ho dovuto credere ai miei occhi. A MIlano, a Genova, Sesto, questo è lo spettacolo che si presenta. Sono cresciuta vicino all'aeroporto di Genova, ne ho visti tanti di aerei passare, Sesto Calende è poco distante da Malpensa e si distinguono chiaramente i voli di linea dagli altri. I voli di linea raramente lasciano la scia. Ricordo che da bambina quando un aereo lasciava la scia la guardavo divertita e bisognava essere veloci ad alzare lo sguardo perché dopo poco spariva. Questa roba non ci assomiglia per niente, è come un reticolo sopra le nostre teste, si espande e forma delle strane nuvole. Una fatale coincidenza, dopo qualche giorno piove. Ma dove sono finite le nuvole di una volta? Ho paura che queste nuove nuvole chimiche siano molto ma molto funeste. E' interessante prendere visione dell'ennesima interrogazione parlamentare presentata dall'on. Scilipoti in merito.

Atto Camera
 Interrogazione a risposta scritta 4-10970
presentata da

DOMENICO SCILIPOTI
martedì 22 febbraio 2011, seduta n.437

SCILIPOTI.
-Al Presidente del Consiglio dei ministri, al Ministro della salute, al Ministro dell'ambiente e della tutela del territorio e del mare, al Ministro della difesa. 
– Per sapere
– premesso che:
 
nel 1999 il Parlamento europeo con delibera nr. A 4-0005/99 del 14 gennaio 1999 si e espressa contro le sperimentazioni HAARP (con base in Alaska-Usa);

nel 2002 l'Italia ha firmato un accordo bilaterale con gli USA sulla ricerca climatica e il capo dei ricercatori italiani e il Professore Franco Prodi;

nel 2003 l'ex Ministro della difesa, Martino, autorizza le forze aeree Usa (USAF) a sorvolare gli spazi aerei dell'Italia;

nel periodo dal 2003 al 2009 sono state presentate nr. 14 interrogazioni parlamentari sull'argomento;

le sostanze tossiche utilizzate per le operazioni di aerosol sono composte da metalli, polimeri, silicati, virus e batteri; 

l'alluminio è una sostanza neurotossica che danneggia sia il sistema nervoso centrale, che i processi omeostatici cellulari (l'alluminio è un fattore determinante nell'Alzheimer);
 
l'intossicazioni di metalli produce un abbassamento delle difese immunitarie;

l'alluminio uccide la flora batterica dei terreni

le piogge prodotte dalle scie chimiche cambiano il ph dei terreni;

le operazioni di aerosol, comunemente chiamate scie chimiche, finiscono per determinare, ad avviso dell'interrogante, una lesione di diritti sanciti dalla Costituzione- :

 se il Governo intenda assumere, per quanto di competenza, iniziative volte:

 a) ad accertare i valori di acidità, ovvero, i ph cambiati dal 2003 al 2010, a mappare con precisione la qualità attuale dei terreni e a garantire la cessazione delle operazioni suddette in quanto obbligano all'utilizzo di OGM;

b) a misurare il livello di bario e di alluminio nelle acque piovane su tutto il territorio nazionale promuovendo verifiche dopo le piogge provocate dalle operazioni militari;

c) a misurare il tasso d'inquinamento dell'aria specificamente in relazione ai prodotti utilizzati nelle operazioni di aerosol;

d) a determinare il rischio ambientale e per la salute della popolazione dei territori soggetti a operazioni di scie chimiche permanenti;

e) a chiarire l'influenza che le operazioni di scie chimiche dal 2003 ad oggi hanno avuto sulla salute degli italiani;

f) a pubblicare le ricerche epidemiologiche relative:

1) alle malattie infettive dell'apparato respiratorio; 
2) allergie dovute a intossicazione da metalli; 
3) Alzheimer e altre malattie degenerative riconducibili all'intossicazione di metalli;

 g) a stimare la correlazione dell'aumento delle malattie in rapporto alle sostanze utilizzate nelle scie chimiche (ovviamente ogni malattia è multifattoriale e le questioni ambientali incidono significativamente, ma dal 2003 se vi è stato un aumento statistico significativo probabilmente dovuto alle scie chimiche);
 
intenda promuovere la cancellazione del segreto di Stato relativo alle scie chimiche e far cessare le operazioni che comportano scie chimiche tutt'oggi effettuate.

________________

Una buona occasione per informarsi sarà il Festival delle scie chimiche dal 16 al 25.04.11 a Ladispoli http://www.conosci.net/festival-delle-scie-chimiche.html

http://www.conosci.net/

di Cinzia Bascetta

Genova. Il caso AMT.

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Non occorre essere indovini per capire che la stessa cosa sta accadendo con AMIU/IREN.

Anni fa il Consiglio comunale di Genova decise la privatizzazione del trasporto locale, proclamando che per quella via si sarebbe salvato il bilancio, malandato solo a causa dell'inadeguatezza della gestione pubblica. 
Privato è (era?) bello! 
Non importa che, già allora, dall'Europa venissero responsi opposti e significative marce indietro. La Bibbia- Corano-Torah dei fondamentalisti del liberismo diceva inequivocabilmente che privatizzando i servizi li si sarebbe resi più efficienti e, al contempo, profittevoli.
I miracoli del Mercato sono davanti a tutti: non vedete come va bene l'economia mondiale? 
La finanza speculativa moltiplica i prezzi dei prodotti alimentari ed energetici! Il benessere si diffonde in ogni dove e crea movimenti di massa in USA, Europa e, mi pare, Nord Africa che scendono in piazza per manifestare il loro giubilo! E così è sempre stato: mai il modo di produzione capitalistico ha prodotto guerre, fame, povertà, disoccupazione, sfruttamento…..

Ieri, imprevedibilmente, il rappresentante della multinazionale francese che ha rilevato l'AMT ha detto: «Noi siamo qui per guadagnare, non per perdere quattrini. A breve cominceremo un’attenta valutazione dei conti di Amt. Se a settembre scopriamo che non è possibile riassestare il bilancio dell’azienda, ce ne andiamo».

Di fronte ad un tale voltafaccia, i politici e i sindacalisti locali si sono stracciati le vesti: non sapevano che le imprese private agiscono per il perseguimento del profitto!

D'altra parte, finora tutto era filato per il meglio: aumenti del biglietto per un complessivo 50%, riduzione reiterata del servizio, 400 “esuberi” previsti. Cosa si poteva pretendere di meglio, per gli utenti e per i lavoratori!

Che dire? Quando si decise la privatizzazione la giunta di ““sinistra”” e i suoi reggi-coda sindacali, formulando le loro previsioni surreali, erano affetti da imbecillità, ignoranza o malafede (o di tutto un po')?

Il risultato è quello descritto nell'articolo incollato sotto. Ma l'unica cosa certa è che, comunque vada, saranno utenti e lavoratori a pagare il conto: con aumenti di tasse e licenziamenti!

Ma nessuno dei responsabili pare sia intenzionato a dimettersi (…e nessuno glielo chiede: cosa volete che sia rispetto al bunga – bunga!) e, peggio ancora, nessuno sembra prendere mai atto di nulla che riguardi le vere cause dei problemi economici e sociali. Eppure non dovrebbe essere difficilissimo individuarli nel modo di produzione esistente!

di Felice Airoldi portavoce comitato per Scarpino

L’inceneritore di Parma. Pensate che a Genova sarà diverso?

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La Gazzetta di Parma pubblica la lettera di dimissioni di Cinzia Ferraroni. E' evidente dalle sue parole che anche all'interno del partito democratico gli interessi di IREN s.p.a. (quotata in borsa) vengono prima della tutela della salute pubblica e perfino della partecipazione democratica. Fa piacere vedere che ci sia ancora qualcuno a cui questo non sta bene.

Al segretario regionale PD Emilia Romagna
Al segretario provinciale PD Parma
Al segretario di circolo San Leonardo-Cortile San Martino
Al gruppo regionale Ambiente Energia
Al responsabile del gruppo Alessandro Bratti
e p.c. alle organizzazioni territoriali

LETTERA DI DIMISSIONI
La presente per comunicare che in seguito alla pubblicazione del documento sulla gestione dei rifiuti del Partito Democratico di Parma rassegno le mie dimissioni dalla Direzione Regionale, da quella Provinciale, di Circolo e dalle altre assemblee.
La decisione non mi trova d'accordo sia nel merito che per la modalità e la tempistica con le quali tale discussione è stata affrontata dall’organo decisionale del Partito di Parma. Ritengo inoltre che il documento non sia in linea con le direttive politiche del partito regionale che ritiene sufficiente la dotazione impiantistica attuale e che recita "Il problema della gestione dei rifiuti non potrà dunque fermarsi all’incenerimento, ma sarà per il futuro indispensabile programmare una società di prevenzione e recupero".
Penso che il consenso verso il PD di Parma sarà pesantemente penalizzato sul territorio dalla pubblicazione di questo documento.

Sono entrata a far parte del gruppo che ha dato vita al Partito Democratico invitata da chi conosceva bene le mie posizioni sul tema espresse durante la campagna elettorale delle amministrative di Parma del 2007. Ho sperato che questo invito mi fosse rivolto per l'interesse suscitato verso le tematiche ambientali. Ciò che ho vissuto in questo periodo è stata su questo tema la completa chiusura e la conseguente emarginazione. Un segnale che ritengo grave in considerazione delle promesse fatte nella costituzione del nuovo partito. Le belle parole pronunciate nello statuto del PD a Parma non trovano riscontro nei fatti.
L’Unione Europea chiede di dismettere entro i prossimi 15 anni gli impianti di incenerimento di rifiuti. La decisione assunta dal PD di Parma e tutto il percorso precedente della gestione territoriale dei rifiuti è volta esclusivamente alla realizzazione di un impianto insalubre in un territorio pesantemente oppresso dall’inquinamento atmosferico e che basa gran parte della propria economia sull’eccellenza alimentare.
Un impianto sovradimensionato e funzionale soprattutto ai rifiuti speciali (600.000 ton/anno stimate) che il conduttore dell’impianto gestirà a trattativa privata.
Non c’è stata lungimiranza, non c’è stato ascolto negli anni passati delle legittime preoccupazioni degli abitanti del territorio, non è stato dato seguito con un dibattito in consiglio provinciale alla petizione depositata in Provincia prima dell’approvazione in conferenza dei servizi, nel 2008, avvallata da 11.000 firme di cittadini che chiedevano una revisione del Piano Provinciale di gestione dei rifiuti.
Una discussione su questo tema che vedesse un dibattito aperto con le associazioni che si oppongono all’impianto non è mai approdata nelle sedi del PD di Parma, nei circoli l'argomento è stato trattato ad un unica voce, quella dell'amministrazione.
All'organizzazione di un evento sulle tematiche ambientali con la responsabile nazionale del dipartimento PD Ambiente, Laura Puppato, nessun amministratore locale si è presentato.
Alla mia richiesta di incontro con imprenditori ed associazioni in Regione non è stata nemmeno fornita risposta.
Solo una settimana fa la discussione è approdata alla Direzione Provinciale. Ora che l’impianto è in costruzione e i lavori appaltati si è chiesto al massimo organismo dirigente di avvallare le scelte amministrative compiute, utilizzando il “Sistema Marchionne”, per cui altre strade non ce ne sono se non quella del pagamento di pesanti penali (da verificare) in caso di rinuncia.
L’accenno nel documento al ruolo della politica rispetto alle Multiutilities e all’interesse dei cittadini non affronta il tema relativo alla parcellizzazione dell’azionariato dei comuni e alla disparità ed iniquità delle forze tra piccoli enti locali e una S.p.a. quotata in borsa, che ha come mission quella di fare utili.
La frase del documento: “Nel corso degli anni a causa dell’assenza di poli di smaltimento, i cittadini della Provincia di Parma hanno pagato le scelte di smaltire i propri rifiuti in altri territori con tariffe al di sopra della media regionale” ritengo sia mal posta, in quanto i cittadini non hanno deciso nulla, bensì subito le scelte degli amministratori di Parma e provincia.
La responsabilità di questo percorso viene oggi assunta dal Partito Democratico tutto con la pubblicazione di questo documento. Durante l'ultima Direzione Provinciale il documento in questione è stato discusso, è stato oggetto di critiche e non è stato assolutamente messo in votazione palese. Alcuni di noi hanno chiesto che venisse effettuato un secondo passaggio dopo le modifiche per la votazione, cosa che non è avvenuta. La mia valutazione è che non sia stato democraticamente approvato.
Personalmente per tutte le motivazioni fin qui esposte ritengo che questa vicenda arrivi all’epilogo con una mancanza di capacità ascolto e di prospettiva di sostenibilità sui temi ambientali da parte di amministratori che hanno evitato il confronto democratico, alla base dello statuto di questo partito.
Per questo rimetto il mandato ritenendo di non potere più fare parte come iscritta a questa organizzazione.

In fede

Cinzia Ferraroni

Parma 5 febbraio 2011

Associazione Gestione Corretta Rifiuti e Risorse di Parma – GCR

-455 giorni all'avvio dell'inceneritore di Parma, ORA lo possiamo fermare.

+251 giorni dalla richiesta a Iren del Piano Economico Finanziario del Pai, forse perché l'inceneritore costa 315 milioni di euro?

Per maggiori informazioni sull'inceneritore di Parma:

Associazione Gestione Corretta Rifiuti  e Risorse di  Parma – GCR
Via Zaniboni 1 – Parma
Tel 331.116.8850
Skype gestionecorrettarifiuti
http://www.gestionecorrettarifiuti.it/
gestionecorrettarifiuti@gmail.com 

 

http://www.gazzettadiparma.it/primapagina/dettaglio/1/73457/Inceneritore:_Cinzia_Ferraroni_lascia_il_Pd.html

Genova, acqua e salute. Se non ora quando?

Genova se non ora quando
Genova 13 febbraio 2010 Se non ora quando?

Genova 4 dicembre Genova 4 dicembre Genova 4 dicembre
Genova 4 dic
 Genova 4 dicembre 2010 manifestazione regionale per l'acqua pubblica

Sabato  4 dicembre a Genova si è svolta la manifestazione per l’acqua pubblica, come in molte città d’Italia. Un tema che tocca e smuove tutte le coscienze. Non solo, durante la giornata sono stati trattati temi di ALTISSIMA RILEVANZA per la nostra città quali gronda e gassificatore. Presenti in piazza? 4 gatti. 

Domenica 13 febbraio a Genova manifestazione “se non ora quando” per opporsi al “modello Ruby”. Presenti? Un bel po’ di gente, tra cui la carissima Marta Vincenzi che aveva affermato “Certo che ci sarò. Indosserò anche un cartello che mi qualificherà come “Donna e Sindaco” Mi chiedo, non vi è alcun dubbio che sia scandaloso ciò che sta accadendo nel governo del nostro paese in merito alla dignità femminile ma ha senso muoversi solo e soltanto per temi che ci spingono a fare tanta caciara che non fa altro che restare in un clima da”cronaca rosa”? Cara Sindaco, è possibile che lei si scandalizzi per la dignità violata in qualità di donna perché giovani stupide barbie elargiscono servizi a vecchi bavosi, che sarebbero dei politici e non si scandalizzi di sé stessa per il fatto che sta condannando, noi cittadini, uomini e donne della SUA città, a respirare merda per anni?
In questo momento, mi sento tanto  violata come  donna e persona dal fatto di sapere che io, i miei figli, i miei cari, abbiamo  maggiori possibilità di morire di cancro per colpa di scelte politiche scellerate che vanno contro il buon senso e contro la salute del cittadino, quanto a sapere che dei vecchi maiali che ci governano, godono dei servizi di stupide subrette che da quando sono nata vedo sculettare in tv (avremmo dovuto protestare già da un bel po’). Ricordiamo che i casi “Ruby” sono l’ennesima dimostrazione che non c’è limite al peggio e indignamoci per tali fatti, ma non dimentichiamoci il peggio. E allora non dimentichiamoci delle cose importanti, a partire dall’aria che respiriamo, l’acqua che beviamo… e cerchiamo di essere pronti a gridare anche per questo e a non farci prendere per i fondelli dai cartelli “di donna e sindaco” a cui dovremmo aggiungere ahimè, molti altri appellativi.

di Silvia Bascetta