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L’intervento di Basilio Rizzo sull’accordo di programma per l’Expo

Rizzo

“Signor Vice Sindaco, signori Assessori e Colleghi, non è stato facile per me decidere se e come intervenire.
La sorte non ci è stata benigna, il provvedimento che è all’attenzione del Consiglio, il primo di peso, non è spinto dal vento del cambiamento che ci ha portati fini qui, anzi è figlio dell’insopportabile bonaccia della continuità ed io sento il dovere di dirlo non contro la mia Giunta, ma per rispetto profondo nei confronti dei Milanesi che credono in essa.
Dirò di più: se ne facciano una ragione quanti sperano in spaccature insanabili fra noi, penso che farà bene alla nostra coalizione, che ne sia quasi indispensabile, che vi sia qui chi dice in modo determinato, sereno e unitario quello che pensano in molti.
Quest’Accordo di Programma è un provvedimento sbagliato sul quale non si può cambiare opinione.
Darò così anche testimonianza della buona politica, in cui credo profondamente, per cui si giudica ciò che viene proposto, non da chi lo propone e se è no, si deve dire «no».
In tanti anni, da tangentopoli in poi, ho imparato che non c’è causa buona che possa essere perseguita per strade sbagliate.
Non c’è fine virtuoso che giustifichi i mezzi perversi. Racconterò la storia di questo ADP e sarà il migliore dei miei argomenti per la scelta che ho fatto.
Lo dico per chi non c’era e perché nessuno possa dire domani: «Io non sapevo».
Parto dalla scelta del sito: siamo a cavallo tra il 2006 e il 2007. Il comitato Expo 2015 sceglie il sito e annota, quindi sono atti ufficiali, «Le aree sono azzonate nel vigente Piano Regolatore a verde agricolo compreso nei parchi pubblici urbani e territoriali».
Del comitato fanno parte: Regione, Comune, Provincia, Camera di Commercio, Fondazione Fiera.
Nel sito le proprietà maggiori sono della Fondazione Fiera e del Gruppo Cabassi.
Solitamente, credo quasi sempre, per Expo le aree scelte sono di proprietà pubblica.
Noi facciamo diversamente. Fra chi sceglie vi è chi è proprietario della porzione maggiore del terreno, in ogni storia che conta in Italia il conflitto di interessi non manca mai.
Interviene a questo punto nella nostra storia un fatto che la condizionerà tutta, anche se non ne troverete traccia nella delibera che andremo a votare.
Dunque, il 28 giugno 2007 viene firmata una scrittura privata tra Comune di Milano, Fondazione Fiera e Belgioiosa S.r.l., (Cabassi), in cui i proprietari delle aree si impegnano a mettere a disposizione le aree, in cambio di un diritto edificatorio del 0,6 per il dopo l’Expo.
Aveva titolo qualcuno a promettere volumetrie per conto del Comune? Evidentemente no.
Le varianti le vota il Consiglio Comunale. E’ come promettere la vendita del Duomo.
Tuttavia quella scrittura privata pesa e come. Fondazione Fiera e il Gruppo Cabassi ritengono di tenere, come si usa dire a Milano, per le… il Comune e considerano acquisito il bottino dei diritti volumetrici.
Anche il BIE, che ci hanno detto un giorno sì e un giorno no, pronto a estrarre il cartellino rosso, si accontenta della scrittura privata.
In una risposta ad un’interrogazione l’assessore Masseroli assicura «L’accordo è stato ritenuto dal BIE “ampiamente sufficiente a dimostrare la disponibilità delle aree da parte dell’Amministrazione Comunale”».
È tuttavia noto che il diavolo fa le pentole, ma non i coperchi.
Il Consiglio Comunale finalmente investito di deliberare ciò che è di sua competenza, ancorché dopo tre mesi, «acquisizione delle aree e termine della variante urbanistica», cancella l’impegno sull’indice 0,6, dà un altro indirizzo per la variante, che non leggo per semplicità, e vota di acquisire il diritto di superficie.
Siamo, ricordo, nell’ottobre 2007, quasi quattro anni fa.
Il 31 marzo 2008 il BIE assegna l’Expo a Milano. Cominciano mesi tumultuosi, e abbastanza noti, in cui succede di tutto: litigi per le poltrone prima di Soge e poi di Expo, Stanca sostituisce Glisenti, Sala sostituisce Stanca, doppi stipendi, doppi incarichi, prima il progetto orto planetario è una meraviglia che tutto il mondo ci invidia, poi no, contrordine, gli orti sono la rovina di Expo perché nessuno verrebbe a Milano per vederli.
Avremo 24 milioni di spettatori, no, 20, no, meno ancora, ma non importa, non sarà il numero dei visitatori a dare il segno del successo.
La Moratti è contro Formigoni, Formigoni è contro la Moratti. La Lega «E noi qui cosa stiamo a fare?».
Tremonti chiude i finanziamenti, anzi, no, apre il portafoglio, interviene Berlusconi.
L’unica cosa che non va avanti è l’acquisizione delle aree, secondo quanto deciso dal Consiglio Comunale.
Solo ritardi? Solo inefficienze? Ogni tanto il Sindaco Moratti lancia l’allarme «Il BIE ci toglie l’Expo se…». Tensioni, drammatizzazioni, suspence, editoriali allarmati, e poi il classico viaggio a Parigi con ritorno trionfante: ce l’abbiamo fatta! E’ tutto a posto, il BIE è con noi. Anzi, è entusiasta».
Ovviamente il copione viene ripetuto più volte.
Naturalmente io confermo la mia convinzione: credere che i soloni del BIE, che vivono di Expo, ci tolgano l’Expo è come pensare che l’Associazione dei produttori di giocattoli possa volere abolire il Natale.
Ma torniamo alle aree. Mi sarei rivolto al consigliere Moratti, non c’è, glielo riferiranno.
Consigliere Moratti: quante lettere irrevocabili e incondizionate di messa a disposizione delle aree lei ha in tasca e ha portato a Parigi? Perché non le ha mai esercitate? Perché non le ha passate al Sindaco Pisapia perché le esercitasse? Perché da Sindaco non ha mai fatto applicare la delibera del 2007? Perché tanti anni persi? Forse è la paura di quella incauta scrittura privata?
Dimenticavo: la Fondazione Fiera aveva in quegli anni problemi di bilancio, la scelta della sua area era manna dal cielo.
Lei sì che non perde tempo. Poco conta che l’affare sia ancora in corso, l’area viene immediatamente rivalutata a bilancio, credo da 10 a 50 milioni di euro e il rischio dei conti del rosso nei conti sparisce, tanto l’affare si farà, c’è la scrittura privata e ci sono gli amici giusti.
Ecco perché qui stasera noi non votiamo un Accordo di Programma, o non solo, noi stasera garantiamo e legalizziamo la stangata che porterà da 21,5 milioni di euro, la stima è dell’Agenzia del Territorio, a oltre 120.000.000,00 di euro, sempre stima Agenzia del Territorio, ovviamente con gli indici volumetrici di cui stiamo discutendo.
Scrivere «0,52» allora non è un optional, è la linea del Piave che allinea il valore che si intende concedere a Fondazione Fiera e Cabassi per i loro terreni ex agricoli, li allinea alle stime dell’Agenzia del Territorio per il nuovo assetto e dunque costituisce una sorta di liberatoria, di sanatoria per Formigoni, Moratti, Masseroli, eccetera, per i ruoli svolti e gli atti compiuti o non compiuti in quella storia che ho per semplicità definito «La stangata».
I Milanesi devono sapere che noi stasera legittimiamo che 80/100.000.000,00 di denaro prevalentemente pubblico transitino, in modo non proprio virtuale, nelle casse di Fondazione Fiera e Gruppo Cabassi.
E aggiungo che tutto ciò è stato colpevolmente consentito e forse anche scientificamente perseguito con la scelta del sito prima e con i ritardi per le aree poi.
Se aveste vinto le elezioni avreste chiuso in famiglia l’Accordo di Programma, (il patto dell’aprile 2001, su cui tornerò, ne è la riprova), ma l’acqua alla gola dell’essere a ridosso dell’Expo senza aree in mano va benissimo anche per mettere in un angolo il Sindaco PISAPIA: o così o niente Expo.
Con l’ineffabile dottor Loscertales, naturalmente in modo involontario, a fare da spalla.
Nessuno si accorge di tutto ciò? Quelli che sanno e che più che la casacca azzurra hanno indosso quella celeste, intesa come «del celeste», stanno zitti e aspettano che la partita Morat
ti-Formigoni prenda la piega giusta.
La Moratti avrà bisogno di aiuto in vista delle elezioni ed accetterà la linea dell’acquisto delle aree, poi, quando si sarà vinto ci sarà ciccia per tutti.
Il 10 marzo 2010, più di un anno fa, presento un’interrogazione in cui chiedo «Perché non avete ancora acquisito la disponibilità delle aree dopo oltre tre anni? Che cosa avete fin qui detto al BIE?».
E soprattutto mi scopro profetico senza essere profeta, infatti chiedo se non si ritiene che non avere ancora le aree a disposizione metta la parte Comune in una condizione di assoluta debolezza nei confronti dei proprietari delle aree.
Ma l’assessore Masseroli mi rassicura «La disponibilità delle aree potrà essere raggiunta con altri strumenti consentiti dalla Legge» ed è categorico «Non si ritiene che la posizione dell’Amministrazione Comunale possa risultare indebolita dalla mancata stipula dell’accordo in questione», quello del 2007. Servono commenti?
E veniamo all’Accordo di Programma dell’aprile 2011. Si legge nel testo «Il comitato per l’Accordo di Programma ha previsto la costituzione di una S.p.A. promossa da Regione Lombardia con Comune eccetera».
Nessuna meraviglia. Per chi ha una concezione proprietaria e autoritaria del proprio ruolo la cultura del rispetto delle Istituzioni è prossima allo zero.
Aveva titolo il Sindaco a costituire una società? Ovviamente no, è competente il Consiglio Comunale.
Il Consiglio era in carica, in quei giorni si è riunito ripetutamente credo 7 o 8 volte da fine marzo a fine aprile, perché non è stato investito del problema?
E il fatto che di lì a poco si sarebbero svolte le elezioni non contava nulla? Una fastidiosa formalità, neanche da pensare che possa vincere un altro, così nel dispregio più totale di ogni regola si va avanti.
La società non era ancora stata costituita, ma il comitato deciderà chi acquisirà le aree.
Anche qui: chi può deliberare l’acquisto? Il Consiglio Comunale.
Ma può un così insignificante dettaglio imporre uno stop? «Il Comune sono io» diceva qualcuno, «Via, via, si firmi, si firmi», e le leggo le firme «Moratti, Formigoni, Altitonante».
C’è però un piccolo intoppo, le elezioni le vince Pisapia e inizia un’altra storia.
Ora le aeree le può comprare, lo ha ricordato giustamente nell’introduzione il nostro Sindaco, una società Aerexpo partecipata dalla sola Regione Lombardia.
Ne riparleremo a settembre su questa vicenda della Newco, con una nuova delibera spero senza sconti e la Corte dei Conti ci ha già messo sull’avviso, come avrete letto tutti oggi sui giornali.
Quanto fin qui esposto, tutto documentabile in atti ufficiali, dovrebbe rendere del tutto ovvio un voto che sia di merito sull’Accordo di Programma: vota a favore il Centrodestra che ha imbastito tutto, e vota contro il Centrosinistra che l’ha combattuto nei suoi svariati passaggi.
E invece no, la politica ha le sue bizzarrie che tanto confondono e allontanano i cittadini da essa.
Accade ad esempio che chi ha scritto i documenti, anche quelli non divulgati, che ha sottoscritto patti ed accordi senza averne titolo, che ha attivato l’Agenzia del Territorio su un’ipotesi e poi ne ha scelta un’altra, che ignora quel che decide il Consiglio, ma ha un fitto carteggio con i proprietari delle aree, che sa cioè tutto e di più, accade che questo tale fa aleggiare nella nostra discussione uno spettro di una violenza contro il suo diritto democratico di avere tutta la documentazione, pretende di farsi spiegare da Assessori appena arrivati documenti che lui stesso ha sottoscritto.
Seduto su quella sedia farò di tutto per farvi avere ciò che chiedete, quando anche dovessimo cercarli nelle vostre scrivanie e nei vostri file.
Posso da qui dirvi che trovo tutto ciò non proprio edificante per voi per primi e anche un po’ comodo?
Per dirla tutta penso, Colleghi dell’Opposizione, ex Sindaco, ex Assessori, ex Consiglieri di Maggioranza, che, come dice il detto popolare, dovreste baciarvi i gomiti, ringraziare per il salvacondotto che vi si sta consegnando e abbassare i toni, perché vi conviene, non strepitare ed alzare la voce.
Prendete esempio dalla saggezza e dalla prudenza del soldato Vagliati che, tanto che per non sapere né leggere né scrivere, ha pensato di non partecipare, pure essendone membro, al Consiglio generale di Fondazione che il 15 aprile ha deliberato sulle aree Expo, e l’altra sera ci ha detto che non parteciperà neppure a questo voto.
Una casualità o un consiglio?
L’ultimo passaggio è per il Sindaco e la Giunta. La collega Sonego espliciterà il nostro «No» in sede di dichiarazione di voto, in esso non vi è né sfiducia per voi né presa di distanze dalla straordinaria avventura di governare Milano che i cittadini ci hanno affidato.
Abbiamo rispetto per il travaglio che anche voi sentite, condividiamo con voi la certificazione che questa sera si chiude la pagina dell’Expo targata Moratti e che da stasera, poiché l’impegno 2015 c’è, cercheremo di difendere il sogno di un’altra Expo.
Offriamo al nostro popolo la fermezza del «No» a quest’Accordo di Programma come garanzia che vigileremo perché siano evitate le conseguenze cementifricatrici che esso preannuncia, riproporremmo insieme il grande parco tematico, le funzioni pubbliche, le volumetrie ridotte, la fedeltà al tema originario del progetto, puntelleremo i paletti che abbiamo promesso ai Milanesi con l’ordine del giorno unitario.
La strada non è semplice, il partito degli affari e del cemento invocherà lo spirito e la lettera dell’Accordo di Programma, le volumetrie fissate e intoccabili, riproporrà le residenze libere e di lusso per far quadrare i conti, l’Expo adattata ai big-spenders dal turismo ricco alle corporations, si dovrà resistere e non sarà facile, ma siamo ben messi.
Se c’è una persona che per competenza, abilità professionale, condivisione della causa, può aiutarci a resistere all’assalto, questa persona è già tra noi, ha il cervello, il cuore, il volto del nostro Assessore all’urbanistica.
Abbiamo la presunzione di credere che nelle dure trattative non le sarà inutile la nostra posizione di questa sera, l’argomento di dovere tenere conto di un Consiglio Comunale in cui la stangata è stata svelata nei dettagli e di una Maggioranza che non ha nessuna intenzione di favorirla, ma servirà anche altro, servirà nei rapporti con il BIE far capire ai suoi vertici che la nuova Amministrazione è forte, autorevole e non incline alla genuflessione, che non sarà consentito loro di irridere né un nostro Assessore, né le intelligenze – faccio un nome per tutti Carlin Petrini – che sorreggono un’idea partecipata di Milano 2015.
Servirà a dimostrare che da Cascina Merlata all’uso degli indici volumetrici si faranno scelte ambientaliste, di tutela del territorio, di risposte sociali, di rispetto del voto popolare.
Servirà a dimostrare che chiederemo lavoro e lavoro sicuro e regolare.
Ho concluso.
Signor Sindaco, signori Assessori, per molti nostri concittadini e per le loro famiglie sono tempi difficili, anche per questo io non riesco proprio a rassegnarmi che uno dei primi provvedimenti della mia Giunta, liberi, ancorché subendolo per colpa di altri, un colossale trasferimento di risorse pubbliche a favore della rendita fondiaria e di un centro-simbolo del sistema di potere del Centrodestra e di uno dei suoi più potenti sottoinsiemi, e che questo avvenga mentre ci accingiamo a chiedere sacrifici a moltissimi Milanesi onesti che pagano le tasse.
Vi affidiamo l’indignazione nostra e di molti del popolo del vento che cambia come promemoria nelle scelte future.
Confidiamo, anzi sappiamo che ne farete buon uso”.

Expo 2015. Riflessioni sull’accordo di programma.

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In questi giorni leggiamo un mare di polemiche sull'expo. Molti si aspettavano una rinuncia da parte di Pisapia ma in realtà nemmeno in campagna elettorale aveva dichiarato di non voler fare l'expo. Bisognava rinunciarci prima. Ormai i giochi sono stati fatti. E' vero che Pisapia aveva dichiarato che per expo avrebbe preferito usare dei terreni già pubblici ma a quanto pare il BIE non è disposto a rivedere il progetto a questo punto, ed una rinuncia ad expo adesso, avrebbe comportato una penale di 300 milioni di euro. Chi li pagava? Le casse comunali hanno un buco di 160 milioni di euro. E' vero che i terreni ne costano 120 ma è anche vero che il prezzo corrisponde alla cifra stabilita da una commissione terza e, come dichiarato da Patrizia Quartieri, è lo stesso prezzo che il comune avrebbe pagato se i terreni fossero stati espropriati. Il problema è che Letizia Moratti a suo tempo, non ha valutato altre possibilità rispetto all'accordo fatto con Cabassi. Le offerte c'erano, come ha dichiarato Basilio Rizzo, ma è stato valutato solo quell'accordo, e l'accordo è stato presentato al BIE come garanzia della disponibilità di terreni e della possibilità di realizzare expo. Ora è tardi per tornare indietro quello che si può fare è cercare di mantenere un grande parco, di questo parlano i referendum milanesi, ed evitare l'edilizia libera sulle aree, infatti come ha ricordato, sempre Patrizia Quartieri, Milano non ha bisogno di edilizia libera. Tornando alle penali, non c'è solo il BIE, ci sono anche accordi già presi con partners internazionali. Insomma non tanto la figuraccia internazionale ma il danno economico che ormai ne deriverebbe sono i motivi per cui non si può rinunciare ad expo. Sull'indice volumetrico, fissato a 0.52 mi sorge una domanda: ma cosa ci sarà mai scritto nella scrittura privata tra Cabassi e la Moratti? Non ci sarà mica una penale anche su questo? Nel 2007 fecero una scrittura privata che parlava di comodato d'uso, le aree sarebbero state date al comune per expo e poi sarebbero tornate indietro edificabili. In seguito venne deciso di vendere 430 mila mq e dare in comodato d'uso i restanti 340 mila. Su quelli i Cabassi potranno edificare. Con gli oneri di urbanizzazione magari si risolleveranno un po' le casse comunali.

Quello che ne emerge è che spesso gli accordi vengono fatti prima e spesso anche i conti vengono fatti in base agli accordi già presi, lo ha chiarito Masseroli quando si parlava di PGT e metteva in guardia dall'apportare certe modifiche, facendo riferimento proprio ad accordi già presi ed alle conseguenti cause legali che il comune avrebbe dovuto affrontare. Questa maggioranza non poteva fare altrimenti e poi ricordiamo sempre che i veri poteri sono fuori da Palazzo Marino e che fermare il business è impossibile, me lo diceva un mio amico qualche tempo fa, lui sta facendo una dura lotta con il suo comitato in un'altra città, è un puro, un onesto ma è anche sveglio e l'ha capito anche lui, l'affare non lo fermi, se non è expo, è l'inceneritore, se non è l'inceneritore è la gronda o la TAV. Forse se fossimo in tanti, ma proprio tanti . . . e invece siamo sempre quattro gatti.

Ricordo che verrà istituita anche una commissione antimafia a Milano. Speriamo che contribuisca a frenare le speculazioni.

di Cinzia Bascetta

Un progetto ben fatto

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Questa foto è stata scattata la settimana scorsa, durante un temporale, nella nuova stazione ferroviaria di Rho Fiera Milano, aperta da poco più di un anno; una stazione importante, dato che dovrebbe costituire l’interscambio con la metropolitana e i treni suburbani per chi arriva a Milano da ovest, anche con l’alta velocità, nonché la stazione per la fiera e per i visitatori dell’Expo 2015.

 Era buio e si vede male, ma adesso vi spiego: siamo al primo binario, e in alto a destra intravedete l’ampia, moderna e costosa tettoia che lo protegge dalle intemperie. Sulla sinistra tuttavia, la striscia più scura per terra vicino al muretto non è un’ombra, ma una fascia allagata ed esposta alla pioggia, perché evidentemente la tettoia non arriva a coprirla. Esattamente al centro di questa fascia, poco visibile perché di ferro nero, c’è la panchina che dovrebbe servire a chi aspetta il treno.

 In altre parole, nonostante la stazione progettata ex novo, sono riusciti a mettere le panchine nell’unico punto non riparato dalla pioggia, o, se preferite, a fare la tettoia troppo piccola rispetto alle dimensioni del marciapiede.

Questo non è l’unico problema della stazione: gli spazi commerciali sono deserti, e non vi è nemmeno una biglietteria, se si eccettua una macchinetta che vende solo biglietti regionali. Le scale mobili sono spesso rotte, così come i tappeti mobili che portano alla metropolitana, e non è raro vedere l’acqua che scende dentro il sottopassaggio. Come ascensore c’è un costoso modello con le porte su entrambi i lati, caratteristica di cui non c’era assolutamente bisogno – ma, per un errore di progetto, a livello del binario la cima della scala mobile finiva troppo vicino all’ascensore, per cui si è dovuto far aprire le porte sul retro dello stesso.

Questa non è nemmeno una vera stazione; tecnicamente lo è solo perché è seguita dal bivio con cui l’alta velocità si stacca dalla linea storica, ma di fatto sono tre linee a doppio binario parallele accanto a cui si sono limitati a mettere marciapiedi e tettoie per permettere la fermata dei treni, scendendo poi nell’ampio sottopassaggio che porta verso la fiera e la metropolitana. Non vi è alcun edificio, se non gli spazi ricavati nel sotterraneo. Eppure, l’intera opera è costata 80 (ottanta) milioni di euro, e funziona così.

di Vittorio Bertola

Le casse languono: chi paga Expo?

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Il Comune e la Provincia sono a secco e la Regione subisce i tagli della finanziaria. In un clima di austerità nazionale Moratti, Podestà e Formigoni pensano ai 160 milioni di euro per acquistare i terreni Expo ma è proprio necessario acquistarli?

Oggi, presenti 40 consiglieri, assente Formigoni, il consigliere Romeo (Lega Nord) relaziona la manovra di assestamento di bilancio 2010. Annuncia che il disavanzo di 2.527,8 milioni di euro (1.631,4 milioni del 2009 e 896 dell'anno in corso) verranno coperti con dei mutui. Annuncia poi maggiori entrate (154 milioni) e cita alcune cifre dell'assestamento come 6 milioni per incentivare le nuove imprese, 11 milioni per il fondo occupazione disabili, 22 milioni per la dote scuola… L'ottimismo della commissione bilancio viene bruscamente scosso dagli interventi dell'opposizione che ricordano che il paese versa in una forte crisi, il pil della regione Lombardia è sceso del 5.3 % ed i disoccupati hanno raggiunto la cifra di 300.000 ma peggio ancora lo stato ha tagliato del 37% i finanziamenti alla regione. A questo proposito il consigliere Brambilla (P.D.) ironizza e dice che visti gli esiti negativi si potrebbe chiudere l'ufficio della Regione Lombardia di Roma per i rapporti con il governo e risparmiare mandando qualche fax. Stessa cosa verrà poi richiesta per l'ufficio di Bruxelles. Nota interessante anche quella del consigliere Zamponi sull'apparente austerità di Formigoni che vuole diminuire del 10% i compensi dei consiglieri ma non dice che dall'altra parte vuole aumentare i compensi della segreteria del presidente e delle segreterie esterne dei gruppi consiliari.

Il consigliere Bettoni (U.D.C.), ora all'opposizione, rivela le sue preoccupazioni forti per i prossimi mesi e fa una panoramica dell'infelice situazione del lavoro e delle imprese nella regione. Brambilla (P.D.) fa notare che sia la manovra nazionale che quella regionale faranno aumentare la pressione fiscale su chi le tasse già le paga (IRPEF e IRAP).

In un panorama economico tutt'altro che roseo Zamponi fa presente che 2 milioni e 24 mila euro (somma a disposizione della Regione) non bastano per acquistare i terreni Expo. Chi li acquisterà? Il Bie ha dato un ultimatum. A settembre Milano deve avere la disponibilità dei terreni e comunicarne anche la destinazione dopo Expo. I lavori sono in ritardo, la Moratti non ha ancora annunciato l'utilità pubblica delle aree. Perché? Il consigliere Zamponi apre un capitolo sulle disposizioni non finanziarie a piè di pagina della manovra di assestamento e corregge Romeo in merito alla sua dichiarazione quando dice che i provvedimenti da lui inseriti possono essere nella manovra di assestamento al bilancio in quanto hanno ricaduta finanziaria. Zamponi fa notare che qualsiasi provvedimento ha una ricaduta finanziaria ma bisogna vedere se la tipologia in sé è strettamente finanziaria e si domanda cosa ci sia di finanziario nel mettere alla lettera B dell' art. 47 della legge regionale 20/2008 in materia di organizzazione del personale un comma che elimina dalla definizione di unità di supporto specialistico le parole temporanee e permanenti (il comma recita: che può essere sia temporanea che permanente).“Che c'azzecca con la normativa finanziaria?” e inoltre perché introdurre con l'art 2 comma 2 lettera M una norma che prevede che ci sia interscambiabilità nelle funzioni dirigenziali fra consiglio, giunta regionale e sistema regionale? “Cosa c'entra con la norma finanziaria d'assestamento? Non è una scorciatoia per consentire che quell'ultimo baluardo d'indipendenza del consiglio regionale da ruoli esecutivi della giunta venga meno?" Continua il consigliere dicendo che ci sarebbe così un'interscambiabilità di ruoli e gli attuali rapporti di forza non sono a favore dell'indipendenza del consiglio ma squilibrati a favore della giunta”. Un altro provvedimento non finanziario in sé è dare delega alla giunta per Expo e per l'acquisto dei terreni, la manovra avrebbe però ricadute finanziarie enormi ed ancor più politiche perché esautora, insieme alle altre manovre proposte il consiglio regionale, dando tutto il potere a Formigoni ed alla SUA giunta. I consiglieri dell'opposizione non vogliono che la giunta abbia poteri speciali per quanto riguarda Expo, non vogliono dare una delega in bianco, ribadiscono che ci vogliono norme precise. Ancora non è stato nemmeno stabilito come costituire questa società s.p.a. tra Moratti, Podestà e Formigoni. Il tempo stringe settembre è vicino, che cosa avranno in mente di fare? Veniamo al lato finanziario di Expo. Dato che i 2 milioni di euro a disposizione della Regione per entrare nella partecipata con Comune e Provincia non bastano e il Comune e la Provincia hanno detto di non disporre dei soldi stimati in 160 milioni di euro per l'acquisto dei terreni, Zamponi propone di trovarli grazie alle azioni della Sea, partecipata del comune all'85%, che verrebbero fatte rivalorizzare e cedute alla Regione ma dice anche che se i terreni venissero presi in comodato d'uso non costerebbero nulla. Ricordo allora le parole dei consiglieri comunali che tempo fa durante una seduta dicevano “una cosa s'è capita: i Cabassi ci faranno un bell'affare” in merito alla vendita dei terreni di loro proprietà. E mi sorge un dubbio: se i tagli alla manovra finanziaria del governo toccheranno anche la sanità, come ho sentito oggi in Regione, che ne sarà dei nostri servizi dovendo anche affrontare la spesa dei terreni di Expo? Probabilmente gli stranieri verranno a visitare l'Expo ma i lombardi la pagheranno cara.

di Cinzia Bascetta

Expo Shanghai 2010, pensate che a Milano sarà diverso?

L'Expo di Shanghai è un'area immensa divisa in due dal fiume Huang Pu, per raggiungerla è stata costruita un'apposita linea della  metropolitana di  tre fermate. Un blogger cinese denuncia che nell'area sono state demolite abitazioni per far posto ai padiglioni enormi che una volta finito l'Expo verranno smantellati, praticamente un mercato edilizio artificiale. Pensate che a Milano sarà diverso? Il Fatto Quotidiano parla di Expo, politica e 'Ndrangheta, 15 arresti a Milano di persone legate alla cosca Valle. Ligresti dichiara di stare con il sindaco e auspica nuovi quartieri in fondo a via Ripamonti con scuole dove i bambini siano tutti uguali perché non ci devono essere scuole per nobili… Noi ci crederemmo anche peccato che quei terreni siano suoi e che lui faccia di mestiere il costruttore e peccato anche che quei terreni non siano edificabili. Ma c'è l'Expo! Il magico Expo che tutto può, anche trasformare terreni agricoli in terreni edificabili. Abbiamo seguito i dibattiti che si sono svolti in comune e regione ed abbiamo dapprima dovuto ammettere l'esautorazione che hanno subito i due consigli in quanto tutto viene deciso da un triumvirato composto da Moratti, Formigoni e Podestà. Tutto tranne gli indici di edificabilità dei terreni, su questo e solo questo la competenza spetta al consiglio comunale che in un primo momento si era accordato per lasciare quelle aree metà agricole e metà edificabili poi l'accordo è saltato ed attualmente la decisione sugli indici di edificabilità è rimandata al dopo Expo.

Ma non c'è solo l'Expo l'atra polverina magica che tutto può, soprattutto trasformare Milano in una giungla di cemento più di quanto non lo sia già, è la magica PEREQUAZIONE. Con la perequazione il tuo indice di edificabilità potrebbe aumentare basta comprare le quote di un altro terreno e come per magia dove si poteva costruire 5, si può costruire 10, non importa se non c'è spazio per il verde vorrà dire che pianteranno gli alberi sui terrazzi o metteranno delle piantine grasse che resistono molto meglio al calore moltiplicato magicamente da asfalto, smog e cemento. Questi politici sono dei veri maghi, riescono a realizzare anche l'irrealizzabile, qualche magheggio con la perequazione e l'expo ed il gioco è fatto.

Lunedì in comune si parlerà ancora di Expo e di PGT, noi naturalmente ci saremo a vegliare che l'opposizione faccia tutto quanto in suo potere per ostacolare i magheggi di questa maggioranza morattiana.

Il tema dell'expo di Shanghai è better city, better life in cinese Cheng Shi Rang Sheng Huo Gen Mei Hao letteralmente la città migliora la vita. Entriamo nel padiglione italiano e troviamo quadri alle pareti, una parete che rappresenta l'orchestra della scala, dei sarti che cuciono dentro ad una bacheca in un paese che impera con il suo made in China, naturalmente autovetture, la tuta di Valentino Rossi ed una gigantesca scarpa con tante scarpe attorno ed i cinesi che si fanno le foto davanti allo scarpone italiano. In una stanza un campo di grano sul soffitto ed un povero ulivo che non so come faccia a sopravvivere lì, circondato da un'esposizione di pasta. L'esposizione di una regione d'Italia a turno, praticamente una promozione turistica del nostro paese ed un ristorante con prezzi da capogiro per la Cina. Direi che a Shanghai siamo andati fuori tema o forse questo è quello che l'Italia propone per migliorare la vita: pasta, auto, scarpe e vestiti. Esporranno delle invenzioni ma solo per due settimane alla fine di luglio ed all'inizio di agosto. E pensare che è uno dei padiglioni più visitati dell'expo. Un rapido confronto con il padiglione svedese dove al centro troviamo un grosso palloncino, è un polmone prima bianco poi diventa rosso, rappresenta l'inquinamento. Ci guardiamo attorno una serie di pannelli che se guardati da un angolo mostrano un prato verde, dall'altro una distesa arida, a dire che la scelta spetta a noi, da un angolo una città verde con costruzioni eco-sostenibili, dall'altro una discarica a cielo aperto, la scritta: l'orgoglio della Svezia / la vergogna della Svezia. Decisamente due modi diversi di intendere la felicità. Io mi sento un po' svedese anche se non sono bionda

Di Cinzia Bascetta