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OSTROGORSKI: DEMOCRAZIA E PARTITI POLITICI

Mafalda

Moisei Ostrogorski, che è considerato uno dei fondatori della sociologia politica, affronta in questo libro temi che in questi ultimi tempi sono oggetto di acceso dibattito e, benché il libro sia stato pubblicato agli inizi del secolo scorso, [nel 1902] le situazioni ed i giudizi che riporta sono di una sorprendente attualità.

Purtroppo oggi la parola democrazia è entrata nel novero delle parole sacre, che hanno un significato emotivo, più che razionale, e non ci si sofferma più a riflettere su cosa si intende per popolo e, soprattutto, quale sia il potere che deve esercitare.

Nemmeno il dibattito sul più semplice concetto di popolo è oggi concluso, perché sebbene la parola nel suo lungo e faticoso cammino abbia inglobato un numero di individui sempre maggiore, [il voto all'universo femminile in Italia data poco più di sessant'anni] rimane aperto in molti stati il problema della posizione di coloro che si sono spostati dal loro paese di nascita e delle loro generazioni successive.

 

Quanto a cosa riguardi il potere la situazione è ancor più complessa, perché benché oggi sia unanimemente associato per lo più alla possibilità di eleggere i propri governanti, ci sono paesi dove questo è possibile ma che sia il popolo ad avere un qualche potere è quantomeno discutibile.

Negli Stati Uniti, ad esempio, benché questo stato sia quasi unanimemente considerato il paese democratico per eccellenza, le elezioni assegnano da molti anni la vittoria a chi ha la possibilità di spendere il maggior quantitativo di danaro per la sua campagna elettorale e quindi sembra logico pensare che a detenere il potere più che i cittadini siano i finanziatori della campagna elettorale. Che si tratti, cioè più di una plutocrazia che di una democrazia.

Anche in Italia, dove le statistiche mostrano come la maggior parte dei cittadini faccia riferimento al mezzo televisivo per le sue scelte elettorali e dove nel mezzo televisivo manca la pluralità è difficile parlare di potere del popolo, ma piuttosto di potere mediatico, nonostante le elezioni.

 

E' quindi di fondamentale importanza definire in cosa debba consistere il potere per poter parlare di democrazia e per Ostrogorski occorre che è che il popolo eserciti una intimidazione sociale nei confronti di chi governa.“Esercitare il potere non è altro che intimidire, che esercitare una coercizione morale per farsi obbedire.”

 

Questa definizione che tanto si discosta dall'attuale comporta anche delle differenze nel modo di operare, poiché mentre il voto è un'attività episodica che si svolge in determinati momenti per periodi limitati, l'intimidazione è un processo continuo, senza interruzioni. “Ma la condizione principale dell'esercizio reale di un potere non è la continuità? Se non si afferma che ad intervalli è evidentemente molto meno efficace. Il carattere stesso della sua azione viene profondamente alterato: essa non infierisce che dopo il colpo, vale a dire che questo potere reprime più che intimidire.”

Questa definizione si differenzia anche da quella data da coloro che propugnano la democrazia diretta: a questo proposito il pensiero di Ostrogorski è chiaro “La funzione delle masse in democrazia non è di governare, bensì di intimidire i governanti.” e lo giustifica col fatto che la civiltà moderna “ha reso la vita sempre più complessa, moltiplicandone ed intensificandone gli interessi privati, le preoccupazioni quanto le gioie di ordine tanto materiale quanto non materiale. Perciò il cittadino, che è un essere umano, è per natura portato dall'istinto egoistico a sacrificare alle preoccupazioni del suo lavoro e ad altre preoccupazioni personali che lo assorbono, gli interessi della città che gli sembrano più lontani e meno urgenti, se non lo lasciano del tutto indifferente.“

Naturalmente per esercitare questa intimidazione sociale sono necessari degli strumenti, alcuni dei quali sono strumenti tipici di democrazia diretta, ed una organizzazione, il diritto di voto, i referendum, le petizioni… sono appunto di questi strumenti,

Ma gli strumenti sono tanto più efficaci quanto maggiore è le capacità di chi li usa, altrimenti si rivelano inutili e le capacità necessarie al popolo per gli strumenti politici sono il livello intellettuale e morale : “La grande difficoltà della situazione politica attuale è che le masse, ancora poco istruite e non abbastanza avvedute, non sanno intimidire sufficientemente i politici. Perciò l'istruzione più diffusa delle masse, la loro capacità di esercitare il proprio giudizio sono importanti, nella vita politica, non tanto per l'uso diretto che ne faranno – tranne, ben inteso, la scelta più illuminata dei loro mandatari- quanto per meglio intimidire quelli che governano in nome del popolo e speculano sulla sua mancanza di accortezza. Questi governanti si comporterebbero in altro modo se avessero a che fare con elettori più istruiti questi li intimidirebbero di più. Ecco perché è doppiamente importante in una democrazia elevare il livello intellettuale e morale delle masse: con esso si aumenterà automaticamente il livello morale di coloro che si ritengono superiori alle masse. ….”

Senza queste caratteristiche i cittadini non saranno in grado di utilizzare gli strumenti:“Se sono bambini, od adulti che si trovano ancora nell'infanzia politica, la risposta è chiara: avranno un bel essere insigniti del suffragio, verranno giocati con assoluta impunità.”

 

Le motivazioni del suo giudizio negativo sui partiti coincidono con il pensiero oggi diffuso a riguardo di queste organizzazioni che possono essere così sintetizzate: “In generale si può dire che la convenzione di partito ha strappato ai cittadini l'arma della coercizione morale e l'ha rivolta contro di essi. …. Invece di intimidire, i membri del popolo sovrano sono essi stessi intimiditi”.

 

Ma accanto alla critica nei confronti dei partiti tradizionali Ostrogorski propone anche la sua soluzione, che consiste in “partiti specialistici”, che si occupino di una sola importante questione e, raggiunto l'obiettivo, si sciolgano. La soluzione “…consiste nell'eliminare dalla pratica i partiti rigidi, i partiti permanenti che hanno per fine il potere, e nel restituire e riservare al partito il suo carattere essenziale di raggruppamento di cittadini, costituitosi specialmente in vista di una particolare rivendicazione politica

In questo modo “Messa al servizio esclusivo di questa causa, l'organizzazione di partito sarà riportata al suo ruolo di mezzo e cesserà di essere un fine; dianzi padrona tirannica sarà obbligata a farsi docile serva.

Alla base di questa scelta c'è la convinzione che i cittadini per tutelare i propri interessi debbano partecipare in modo consapevole alla vita politica.

Così il cittadino che oggi è incoraggiato, e spesso addirittura costretto ad abdicare al suo giudizio sarà invece stimolato ad esercitarlo, l'energia della sua volontà e l'attività della sua mente invece di essere sopite saranno tenute sveglie

Queste conclusioni sono contenute nella parte finale del libro, che è preceduta da un'approfondita analisi della nascita delle democrazie e dei partiti in Inghilterra e negli Stati Uniti, profondo ed esteso lavoro preparatorio che dà credibilità al pensiero dell'autore. Un libro fondamentale per chi desidera riflettere sugli argomenti democrazia e partiti, ma purtroppo la sua traduzione italiana, edita da Rusconi, è fuori commercio.

di Penta

COME CREARE UN MOVIMENTO CARISMATICO

(Regalati un Movimento Carismatico questo Natale)

 

Pastore

Un Movimento [o, meglio ancora, un Partito] Carismatico è un movimento i cui seguaci abbandonano l'ascolto del proprio intelletto per abbandonarsi al sentimento di adorazione nei confronti di un personaggio dotato di forte carisma, che li aiuta a mettere a tacere le proprie frustrazioni.

Creare un simile movimento non è naturalmente cosa semplice, ma molti ci sono riusciti: innanzitutto occorrono le condizioni favorevoli, cioè momenti di crisi da cui non si sa come uscire senza dolorosi sacrifici.

Fortunatamente oggi in Italia ci troviamo proprio in questa situazione, l'occasione buona per crearlo, purché si seguano poche semplici regole.

Faccio presente che essere in buona fede è all'inizio indispensabile, se si vogliono attirare quelle persone sensibili e motivate da ideali che con il loro attivismo garantiscono il successo dell'impresa.

Per questo quindi occorre che siate assolutamente digiuni di politica, sociologia e manchiate di tutte le altre cognizioni relative, ed anzi che allontaniate dal gruppo coloro che ne masticano, perché se non sono degli opportunisti abbandonerebbero il movimento, magari trascinando anche altri che li stimano.

Se non avete queste caratteristiche però, e magari siete addirittura specializzato nel condizionare le masse, non disperate, è sempre possibile trovare qualcuno che le possieda e sia abbastanza facilmente manovrabile, basta fornirgli un supporto economico o di conoscenze, tale da renderlo poi dipendente da voi.

Come fate a capire di aver avuto successo? E' molto semplice, per incominciare incominciate a passare sotto silenzio alcuni dei punti forti della prima ora, poi affermate il contrario di quanto avete detto tempo prima e guardate se il numero dei seguaci, anche se un po' mugugnanti, non decresce di molto.

Iniziando, non pensate a Bossi che ha portato i suoi dal lancio di monetine al capo del partito degli affari all'alleanza con il suo ben peggiore erede, o dalla meritocrazia all'elezione del trota, cominciate da piccole cose, fate passare ad esempio il ruolo degli eletti da “portavoce del popolo” ad indipendenti dagli elettori [questo fra l'altro rende molto più semplice renderli dipendenti] oppure se ai tempi avete posto lo sviluppo fra i vostri obiettivi ed il vento è cambiato, dimenticatevene e parlate di decrescita.

Anche se, devo dire, credo rimanga insuperabile il modello del buon Benito, che è riuscito a portare i suoi seguaci dall'estrema sinistra all'estrema destra, dall'anticlericalismo al clericalismo, dal pacifismo alla morte in guerra.

 

Ma veniamo alle istruzioni: Innanzitutto occorre un

 

  1. NEMICO

    Dato che il movimento, come già detto, nasce in un periodo di crisi è semplicissimo trovare qualcosa da criticare, sia a torto che a ragione, ma bisogna fare di più, criticare tutto e tutti perché nessuno pensi che ci sono alternative. [Non avrai altro dio al di fuori di me]. Perché ovviamente anche all'interno degli altri movimenti/partiti/coalizioni ci si è accorti che molte cose non vanno e la critica nasce pure al loro interno, a volte spontaneamente, a volte strumentalmente, nella speranza che gli elettori anziché abbandonare il partito si appassionino al dibattito interno e pensino di combattere l'attuale potere votando per l'opposizione interna [Bossi e Maroni all'interno della Lega / Pro e contro B nel PDL, Rottamatori e Bersani nel PD,…].

    E' quindi fondamentale affermare che gli altri sono tutti uguali, e che solo gli aderenti al movimento sono differenti, anzi, superiori, cosa che naturalmente fa sempre piacere, soprattutto a quelli che la vita di tutti i giorni tende a mostrare il contrario. Anche questo non è difficile, basta drammatizzare quelle due o tre cose in comune e tacere delle altre cento differenze.

    Ma tutto ciò è reso infinitamente più semplice se si individua il nemico: a questo punto il sentimento si accanisce contro questo mostro e, soprattutto, giustifica ogni azione intrapresa nei suoi confronti, si ripete il sollievo provato dalle masse una volta individuati gli untori.

  2. GENERICITA'

    Questo è un punto importantissimo: se all'inizio le persone accorrono per un ideale si legheranno a questo e se un domani il capo carismatico vorrà cambiare direzione verrà abbandonato. Occorre quindi proporre qualcosa di alternativo, di assolutamente generico ed ecco quindi il Cambiamento: chi è contrario alla corruzione penserà ad un mondo incorruttibile, chi odia la disuguaglianza penserà ad un mondo di uguali e così via, in modo che ognuno pensi che il movimento soddisferà il proprio personale ideale.

    Il cambiamento ha inoltre un altro vantaggio: questa parola agisce nel conscio o nell'inconscio suggerendo che il cambiamento lascerà dei posti liberi e nessuno sarà più degno di occuparli dei membri del movimento che tanto si sono dati da fare per cambiare chi li occupava precedentemente.

    Purtroppo da qualche centinaio d'anni il mondo è diviso fra chi privilegia l'individualismo ed il concetto di responsabilità personale e chi invece la collettività ed il concetto di solidarietà. Poco male, basta affermare di non essere né di destra né di sinistra e così si è liberi di non essere giudicati alla luce di quei concetti e si possono accogliere persone provenienti da entrambe le ideologie.

    Il tutto corredato da un insieme di slogan generici di cui buona parte degli adepti non afferra bene il significato, da “padroni in casa nostra” a “uno vale uno”, a “Roma ladrona” e così via.

 

  1. IL MITO

    Naturalmente qualcosa occorre proporre per attuare il cambiamento, per risolvere la crisi che permette di creare il movimento, e questo qualcosa deve diventare un mito, qualcosa su cui non ci si interroga ma si accetta come dato di fatto.

    Gli uomini sono per pigrizia portati a desiderare la panacea, la soluzione di tutti i problemi che non richieda indagine, impegno, in una sola parola, che non richieda fatica. Ed occorre riproporla in tutte le salse, ripetutamente, in modo che nessuno si accorga della sua superficialità.

 

  1. ELIMINAZIONE DEL DISSENSO

    L'eliminazione del dissenso è fondamentale, perché nulla come il dissenso allena quel cervello che noi vogliamo atrofizzato e sostituito dal cuore.

    Il dissenso nasce principalmente da due tipologie di persone: ci sono coloro che si accorgono delle pecche del movimento e cercano di porvi rimedio, e coloro che si accorgono che il movimento si discosta da come era per muoversi verso obiettivi diversi da quelli dichiarati.

    Contro i primi bisogna utilizzare l'argomento dell'eccesso di teoria, del voler cercare il pelo nell'uovo… mentre è facile accusare i secondi di radicalismo. Le accuse di coltivare interessi personali, o di voler coltivare il proprio io sono sempre efficaci.

    Generalmente le persone che si vedono escluse e vedono ignorato tutto ciò che dicono se ne vanno da sole, altrimenti c'è la soluzione dell'espulsione dal movimento.

    Occorre tener presente che la maggior parte delle esclusioni avviene all'inizio ed alla fine del movimento, perché dopo un po' tutti capiscono l'antifona ed alla fine perché chi ha intuito come finirà si agita.

 

Utilizzando queste semplici quattro regole sono molti i movimenti che hanno avuto successo, come dimostra la tabella di seguito riportata: provateci anche voi!

Tabella

di Penta

I soldatini della Croce Viola di Milano

118

Continua la saga della malasanità milanese. Una sera chiamiamo il 118 perché mio marito aveva dei dolori fortissimi all'addome che non passavano nonostante avesse preso diversi medicinali, in ultimo lo zantac. Un amico medico ci consiglia di andare all'ospedale. Arriva la squadra, composta dal capetto e tre gregari. Chiediamo di non andare all'ospedale Niguarda, quello dove metà degli operatori ha lo stesso cognome, e il capetto ci risponde che non è possibile, che le regole sono che lui ci porta all'ospedale più vicino e non si discute. Provo a spiegare che al Niguarda mi stavano mandando all'altro mondo per una crisi respiratoria che secondo loro era un attacco di panico, mentre invece si trattava di una reazione allergica ad un antibiotico. Niente da fare, il capetto fa la voce grossa, ma la cosa che mi ha colpito di più è stato vedere gli altri tre in riga a testa bassa, ma veramente a testa bassa, tanto che ho pensato ma è il 118 o l'esercito? Poi uno si fa coraggio e suggerisce che in questi casi è possibile chiamare la centrale e farsi autorizzare ad andare in un altro ospedale. Mica quello però chiama subito, preferisce polemizzare sulla sua autorità, eh già, mai mettere in discussione l'autorità di un poveretto al quale è stato dato un minimo di potere. Devo insistere per fargli fare quella telefonata ma alla fine la fa e viene autorizzata la multimedica di Sesto. Non appena il capetto si allontana un'altra dei gregarietti alza la testa per redarguirmi che le regole sono regole e vanno rispettate, loro fanno un servizio. L'ironia della sorte ha voluto che dopo un po' abbia fatto effetto lo zantac, sebbene fosse passata più di un'ora e così alla fine non siamo andati in nessun ospedale. Andati via leggiamo sul foglio che ci hanno lasciato che è possibile chiedere di essere portati in un altro ospedale . . . ergo prima di fare le ramanzine e prima di abusare del proprio potere sulle persone sofferenti è bene leggerle le regole. E' sempre più evidente che questa società è fatta di capetti e gregarietti che abbassano la testa senza domandarsi se stanno agendo bene, sono solo tanti mattoncini nel muro del conformismo e dell'indifferenza.

di Cinzia Bascetta

Disastro alle cinque terre: i pini erano malati e potevano essere curati

Alluvione 5 terre

Parliamo delle 5 terre, recentemente ci è giunta questa notizia. I proprietari di un resort della zona hanno affermato di essere riusciti a contenere i danni facendo nel loro piccolo prevenzione. Posseggono 153.000 mq di giardino di cui si prendono cura. Si erano accorti che i pini della Liguria stavano morendo per colpa del Matsucoccus Feydatus. Questi signori, insieme all'Enea avevano trovato la cura, che hanno applicato ai loro alberi salvandoli quasi tutti. Ma quando si sono rivolti alle autorità locali, l'allora assessore regionale all'ambiente ha alzato le spalle dicendo che non era di sua competenza. Gli è stato anche detto che quando i pini sarebbero morti e le montagne franate il problema sarebbe diventato di sua competenza… Purtroppo sembra che siano stati proprio questi pini morti (e non tagliati, perchè nessuno fa più la manutenzione dei boschi) a crollare nell'alveo dei fiumi e a provocare l'onda di piena… Una volta le persone andavano nei boschi a raccogliere la legna secca per la stufa, ora è persino vietato ed i boschi vengono lasciati così, quando non vengono rasi al suolo per edificare. I corsi d'acqua vengono coperti dal cemento, ma non si può vincere contro la natura. Dio mise l'uomo in un giardino perché ne avesse cura, forse dovremmo ricominciare ad ascoltare la saggezza di queste parole per vivere meglio.

di Cinzia Bascetta

Venduti e comprati…………..un popolo nel “mercato”!

Paolo_Borsellino
(Paolo Borsellino: un simbolo di integrità)

L'apparato politico/partitico tradizionale è in via di estinzione ma………….……………è il "sistema" nel suo complesso che è MARCIO!

Bisogna dare avvio ad un ragionamento preliminare, che preveda una rivoluzione purificatrice; altra cosa sarà definire poi la "rinascita sociale"! 

Perchè è l'intero "sistema" da distruggere?

La risposta è semplice, conosciuta da tutti e ben nascosta sotto i piccoli, modesti e vergognosi interessi personali della (quasi !) totalità degli italiani: "la "corruzione diffusa"!

Se riempissimo una grande piazza con un milione di persone ed avessimo il modo di far allontanare i "corrotti" e gli "omertosi", scopriremmo che sulla piazza sono rimaste 4  o (forse ?!) 5 persone . 

Quelle 4 o 5 persone sarebbero le uniche che:

1-Non hanno mai chiesto un "favore".

2-Non hanno mai concesso un "favore".

3-Non hanno mai taciuto un fatto a loro noto, inerente i punti 1 e 2, denunciandolo nelle sedi opportune.

4-Non hanno mai privilegiato l'interesse della propria "famiglia" rispetto a quello dello Stato.

5-Non si sono mai avvalsi della facoltà di giustificare il loro comportamento omertoso dicendo che "temevano ritorsioni".

6-Non si sono mai sottratti al loro "dovere" di cittadini così come è ben espresso nel secondo comma dell'art.4 della costituzione italiana: " Ogni cittadino ha il dovere di svolgere, secondo le proprie possibilità e la propria scelta, un'attività o una funzione che concorra al progresso materiale o spirituale della società."

Credo proprio che i criteri di esclusione appena elencati possano confermare il "tragico" risultato di una "piazza quasi vuota"………..ma è necessario partire da quei numeri, anche se esigui.

Mettere la "faccia" (così come richiede la piazza), quando il culo è sporco, è praticamente impossibile; (la ragione per cui in "rete" si sono diffusi i nickname la dice lunga!!!).

Ne vedremo delle belle !!

di Andrea Pescino

Un monito o un “segnale pericolosissimo” ?

Stato pontificio

BAGNASCO, il presidente della CEI, compare sui gornali italiani dopo che da diversi giorni gli stessi quotidiani pubblicavano articoli titolati: "Il silenzio della chiesa", "La chiesa non si pronuncia" e altre amenità……

BAGNASCO, dunque, ha risposto alla invocazione "forte" che gli proveniva dalla stampa cosiddetta "ufficiale".

Questa è  la cronaca degli eventi degli ultimi sette giorni.

La moltitudine degli italiani, educati da sempre alla accettazione dei "dettati" di stampo manicheo, può oggi vedere in BAGNASCO l'essere umano buono, onesto, efficente, dedito alla stretta osservanza della "morale condivisa".

Nello stesso momento la moltitudine degli italiani vedrà in BERLUSCONI l'essere umano cattivo, disonesto, confusionario, amorale.

Significa dunque che la chiesa, ora più che mai, risulta determinante per il futuro dell'Italia.

Sarà dunque la rivincita sull'appena rievocato 20 settembre 1870, in cui le truppe del Regno d'Italia entrarono a Roma attraverso la breccia di Porta Pia, sancendo così l'unificazione del Paese e la fine del potere temporale dei Papi.

Significa anche la ripresa determinante della guida politica di questo disastrato e traballante agglomerato sociale falsamente definito "Nazione" per troppi decenni.

Un altro 20 settembre (del 1378) è sempre presente a ricordare , l'elezione a papa del Roberto di Ginevra, che prese il nome di Clemente VII. La decisione di eleggere un nuovo papa era motivata dal fatto che i cardinali consideravano invalida l'elezione di Urbano VI, visto che si era svolta sotto la minaccia di violenza da parte del popolo (forse un "approccio" di DEMOCRAZIA !!??) e quindi non era stata del tutto libera e indipendente ( il "popolo" che si interessa della chiesa !!)  Rispetto ai conflitti d'autorità del passato, che pure avevano dilaniato più volte la chiesa, la rottura del 1378 presentava aspetti molto più gravi e preoccupanti. Non si trattava di papi e antipapi nominati da fazioni rivali, ma di pontefici eletti in piena legittimità da coloro che soli ne avevano il potere: i cardinali, non certo il popolo !

L'espressione potere temporale (falsamente cessato il 20 settembre 1870) attiene al periodo storico in cui il papa era anche sovrano dello Stato Pontificio. La parola "temporale", ovverosia il potere su tutto ciò che è temporaneo e destinato a finire, si intende in opposizione a "spirituale", intendendo che il Papa non esercitava soltanto un'autorità su ciò che è religioso e che riguarda lo spirito e l'anima (potere spirituale), ma anche in campo civile.

Questa convergenza di ruoli portò talvolta a situazioni paradossali, in cui il Papa nella sua qualità di sovrano conduceva guerre contro altri stati usando anche "armi" religiose come la scomunica e l'interdetto.

Oggi BAGNASCO, in rappresentanza di coloro che "possono" dettare norme di comportamento ( i cardinali), scomunica il presidente del consiglio di quello stato italiano che, finalmente si comprende oggi, altro non è che il "NUOVO STATO PONTIFICIO"……………………………………..vado a bermi un buon caffè, dopo la "rivelazione" piena e sostanziale !

BERLUSCONI E', COME SEMPRE, L'UTILE IDIOTA GIA' VISTO IN DIVERSE SITUAZIONI DAL 1993 IN POI…………

di Andrea Pescino

fonte http://www.facebook.com/notes/andrea-pescino/un-monito-o-un-segnale-pericolosissimo-/276577255700016?notif_t=note_reply

Per fare un uomo ci voglion vent’anni…

Roulette1

Per fare un uomo ci voglion vent’anni,

per fare un bimbo un’ora d’amore,

per una vita migliaia di ore,

per il dolore è abbastanza un minuto,

per il dolore è abbastanza un minuto…

(Francesco Guccini)

Il tempo per gli uomini è lento,è più lento della vita di un uomo. Per avere l’ombra di una quercia che abbiamo piantato ci vuole tutta la nostra vita. Per accumulare ricchezza ci vuole una vita di lavoro,per essere un buon professionista anni di dedizione.

Oppure c’è sempre la rapina. Si può diventare ricchi rapidamente,basta rubare agli altri.

L’importante è non farsi prendere o rendere legale la rapina.

Dagli anni ’80 molti “liberali” si accorsero che per diventare ricchi ci si metteva troppo,anche se era nell’economia capitalista americana,i tempi erano lenti. Troppo lenti.

Quindi fu proposta con insistenza una legalizzazione,o meglio,l’impunibilità della rapina.

Il meccanismo per generare ricchezza rapidamente non si basava sul prelievo di un’unica somma grande ma nel drenaggio di piccole somme costantemente. Per farlo era però necessario avere a disposizioni grosse masse di denaro,dove il prelievo non fosse mai vistoso. Masse di denaro accumulate da altri in decenni di lavoro dovevano essere disponibili per far arricchire in pochissimo tempo i rampanti yuppies. Fondi pensione,risparmi,ma anche capitali aziendali,di associazioni e anche delle chiese vennero via via assorbiti in un nuovo sistema economico,dove il fine ultimo era il dirottamento di fondi,di capitali a nuovi personaggi che li avrebbero usati finalmente quali nuovi nababbi. L’obiettivo non era più quello liberale della fine del ’700,della borghesia attenta dell’800 e neppure dei grandi capitalisti industriali della prima parte del ’900. Non c’era bisogno di creare nuova ricchezza col frutto del lavoro,della trasformazione di beni semplici in altri più complessi,ma la semplice sottrazione di ricchezze già disponibili. Nessun capitale fu trascurato in un crescendo di coinvolgimento,piccole,medie e grandi ricchezze finirono in un immenso tesoro dove piccole e insignificante percentuali corrispondevano a ricchezze immense. Al saccheggio,dopo gli speculatori di borsa,si aggiunsero i banchieri,i manager industriali e i politici. Coloro che dovevano impedire lo sciacallaggio divennero i principali artefici dello sviluppo del sistema. I politici di ogni schieramento e partito politico,di quasi tutti i paesi del mondo,con qualsiasi sistema di governo divennero fautori del nuovo sistema. Un immenso flusso di denaro che si rincorre lasciando sul suo percorso una parte sempre maggiore della sua ricchezza. Un flusso che arriva alla fine senza risorse e che distruggerà tutta l’economia mondiale.

Infatti per fare questo gioco ciascuno deve prima comprare le fiche dal banco,deve trasformare qualsiasi ricchezza in soldi da poter giocare sul tavolo mondiale. Foreste amazzoniche,fabbriche storiche,palazzi,i servizi pubblici,compresa l’acqua,le strade. Tutto è in vendita per avere contanti da buttare sul piatto,sempre nella speranza di vincere e quindi oltre a recuperare tutto anche vivere per sempre senza più problemi. I giocatori compulsivi dell’economia sono sempre alla ricerca del colpo grosso,dell’affare sicuro. Ma i soldi non bastano mai,e anche quando vincono abbastanza non smettono. Il materasso al banco dei pegni come nella Napoli del lotto,impegnato al mattino per avere i soldi da giocare con la speranza di averne alla sera molti di più e comunque a sufficienza per riscattarlo.

E quando iniziarono i segni di crisi del sistema,vennero escogitati nuovi artifici per accaparrarsi nuovi capitali. Le squadre di calcio quotate in borsa per esempio. Come mai un giocatore di calcio può guadagnare come 100.000 lavoratori normali? Cosa produce? Come accresce l’economia facendo gol? Il punto è un altro,il calciatore deve costare tanto ma solo per poter giustificare l’ennesima raccolta di capitali per foraggiare “aziende” totalmente improduttive. Per confondere un po’i mercati si parla di investimenti pubblicitari nello sport,anche se non c’è nessuna correlazione verificabile del ritorno di tali investimenti. E talmente falso il sistema che ciascun manager non investe in pubblicità secondo logiche di mercato ma secondo la propria simpatia o passione per uno sport. L’American Cup,la F1,il calcio,sono tutti funzionali al gioco grande di accaparrarsi più soldi possibile,per quello hanno “costi” sempre crescenti,perché la distrazione di fondi a favore delle persone intorno a questi eventi non bastano mai. Sono personaggi che si conoscono appena,che giocano nell’ombra e solo qualche volta,come nel caso di Moggi,esagerano. Sono l’equivalente degli yuppies della borsa,dei manager delle multinazionali,dei banchieri. Sono funzionali al sistema di raccolta e sperpero dei capitali. Perché non si può ammortizzare lo spreco di un costo di un calciatore,il calciatore non è una macchina che ridarà indietro il capitale investito. Verrà ceduto ad un’altra squadra piangendo per i soldi perduti,lacrime di coccodrillo sui soldi di altri. Il Milan addirittura aveva panchine lunghissime,giocatori messi in attesa per pompare soldi in club diversi. Dato che i calciatori non sono schiavi,l’acquisto e la vendita di calciatori sono solo transazioni per spostare soldi e,ad ogni passaggio,ridurli a favore di banche,avvocati,procuratori e sciacalli vari.

E mentre ci vogliono centinaia d’anni ad una foresta amazzonica per assumere un valore in legname tangibile,bastano un paio di gol ad un calciatore per avere lo stesso valore.

E così che anni di studio,anni di pratica medica necessari per fare un buon dottore non sono più confrontabili con chi viene pagato molto di più per stare chiuso in una casa a parlare dei fatti suoi ripreso dal grande fratello. Ma mentre sono tutti presi dalle inutili discussioni,non si accorgono che ogni sms mandato per scegliere un Tizio o un Caio vanno a rimpolpare le casse del gioco grande. Giocando da casa molti sperano di vincere anche loro,diventare finalmente alla pari degli altri “vincenti”.

Ma nel gioco ci sono finiti anche le nazioni. Non bastava tutta l’economia privata,non bastavano più le ricchezza dei paesi dell’Est,il lavoro delle tigri asiatiche. Il sistema aveva bisogno di nuovi capitali,e chi meglio degli stati con i loro gettiti delle imposte poteva apportarli. E’stato sufficiente trasformare i politici in “manager del sistema pubblico”. I ministri più importanti sono diventati quelli dell’economia. Ministeri come gli interni,la scuola,la cultura,l’esercito,una volta centrali nella politica di un paese sono diventati piccoli ed insignificanti incarichi amministrativi. L’incarico dei nuovi ministri dell’economia e quello di sottrarre capitali da poter giocare nel grande gioco mondiale. Prima i patrimoni accumulati in generazioni,poi le proprietà pubbliche,infine il gettito corrente,tutto è finito sul tavolo,nella speranza del colpo grosso nella roulette mondiale.

Nemmeno la Chiesa è rimasta fuori dal gioco. Marcinkus l’ha fatta giocare da subito e alla grande. La grande macchina della Chiesa ha iniziato a rastrellare tutto quello che poteva. Una struttura immobile per valori e sistema di pensiero sulla vita e sulla morte è diventata velocissima con la sua banca Vaticana in territorio fuori controllo e sotto la copertura di obiettivi umanitari. Ma neppure i sacramenti ed i conventi erano più adeguati. Le nuove velocità economiche non potevano aspettare nascite,matrimoni e morti,c’era bisogno di entrare nei business sanitari e dell’assistenza umanitaria,con i Don Verzé,i banchieri e faccendieri di dio,del dio denaro. E quando non bastò più un bell’8 per mille,ridiede nuova linfa al sistema della Chiesa. Un flusso costante di denaro,un rubinetto sempre aperto per una vasca bucata.

Ora ci dicono che i soldi sono finiti,come i giocatori d’azzardo dicono a casa per farsi imprestare altri soldi. E come quelli ci fanno promesse,ce li ridaranno,basterà pazientare,li riavremo con gli interessi. In fondo è un po’colpa nostra se glieli abbiamo fatti prendere anche prima.

di Andrea Portunato

Fonte: http://domenicofiniguerra.it/?p=2720

QUANDO IL DOLORE NON SI DIMENTICA, ANZI E’ SEMPRE PRESENTE!

BASTA GUARDARE LA “MADDALENA” IN VAL DI SUSA IO LI CHIAMEREI CRIMINI DI PACE.

No-tav-val-di-susa

In nome del pragmatismo, la sinistra ha perso l’anima.
E’ rimasta senza parole mentre il senso di tutte le parole veniva alterato
Dagli altri politici. Per timore di apparire poco attuale si è mimetizzata
Negli stili e nell’immaginario del momento. (…)

Roberto Savio

 

Il 23 giugno di settant’anni fa Hitler invadeva l’Unione Sovietica. Si calcola che nell’ultima Guerra Mondiale siano morte milioni di persone. Milioni no migliaia. Gli storici parlano di venti milioni di sovietici morti. Lo storico Viktor Koslov, membro dell’Accademia delle Scienze di Mosca, ci segnala che negli ultimi studi realizzati, una stima approssimativa riferisce 40 milioni di soldati e civili di quel paese.

 

Stupisce però, che storici, sociologi, psicologi e saggisti non abbiano potuto trovare il modo di spiegare perché la Germania, dopo essere stata sconfitta nella Prima Guerra Mondiale 1914-1918, un quarto di secolo dopo, nel 1939 fa scattare la Seconda Guerra Mondiale. Dopo quella sanguinosa guerra di trincea, dove si sbranavano da ambo le parti, quei giovani muniti di baionette si confrontavano attaccando attraverso i vari fossati, si arrivò agli estremi di scatenare massicci e crudeli bombardamenti su delle città aperte, con l’epilogo da parte degli Stati Uniti d’America del Nord, sganciando bombe atomiche su delle città con migliaia di abitanti. C’è da domandarsi. Cosa è accaduto all’essere umano? Ciò si domandano le nuove generazioni tedesche. Un paese con delle università piene di sapienza, con una importante tradizione filosofica e di infinite ricerche, con importanti movimenti pacifisti.

 

C’è da ricordare sicuramente il libro di Erich Maria Remarque – un importante trattato antibellico – chiamato “Senza novità dal fronte”, che ottenne il Premio Nobel nel 1928. Il dolore, la stupidità delle armi, la vacuità degli ordini militari, la vocazione assassina che senza badarci abbastanza fa preda e s’impossessa dei giovani inviati al fronte.

Infatti, su questo particolare, è stato pubblicato ultimamente un libro che ha commosso la società tedesca. “Soldati” è il titolo, ed è un insieme di protocolli sostenuti da tre parole: “lottare, uccidere e morire”.

Sono le dichiarazioni di soldati intervenuti nelle guerre. Emerge chiaramente in quel contesto come i giovani all’indossare l’uniforme ed essere forniti con delle armi comincino a sentirsi onnipotenti.

Nell’analisi del libro, Felix Ehring indica come la guerra, “trasforma il soldato in assassino, perché uccidere è una meta del suo facile agire”.

Il libro è il compendio delle dichiarazioni di veterani di guerra. Lì si evidenzia come si modifica l’essere umano quando viene impartita l’ordine di uccidere, e che il soldato lo assume come un privilegio. Ciò che accade per lui fa parte della normalità essere circondato da cadaveri nella sua quotidianità. La stessa percezione viene percepita dal soldato quando occupa le città nemiche e vede le donne dei suoi nemici. Crede di avere il diritto d’impossessarsi e violentarle. La stessa percezione manifestano i piloti dei bombardieri. Uno dei piloti intervistati orgoglioso della sua funzione dice: “Per noi, piloti dei caccia, era come una specie di prologo al piacere quando dall’alto perseguitavamo colo fuoco della mitragliatrice i soldati nemici in mezzo ai campi”. La stessa cosa accade con i bombardieri quando sganciano le bombe sulla popolazione civile. E’ come sentirsi degli dei, come consegna di un aspetto positivo perché così si “impara a difendere la Patria”. Ci dice ancora Ehring in relazione alle risposte dei soldati: “”Non ci sono contraddizioni, tutti sanno cos’è uccidere e morire”, scontato pure che si tratta della morte degli “altri”, gli esseri u,mani definiti “nemici”, e questi ex soldati non ritengono “necessario” di lamentarsi per ciò che hanno fatto. Gli ex soldati non riescono e non le interessa parlare dei loro sentimenti, anzi riescono a parlare d’altro. Uccidere esseri umani nella guerra si associa ad una specie di sport, e vince chi uccide più gente “nemica”.

Gli autori del libro “Soldati” Sònke Neitzel e Harald Welzer, hanno avuto la fortuna di scovare alcuni archivi di guerra in cui si trovano le dichiarazioni e i racconti dei soldati, sottufficiali e ufficiali nelle loro missioni. E sono arrivati alle seguenti conclusioni: “Gli uniformati credevano con fede assoluta nei valori militari di durezza, rigore e ubbidienza nel dovere, che è una ubbidienza cieca alle indicazioni di comando. Anche il fucilare civili indifesi fa parte di questo dovere. L’hanno fatti la prima volta per ubbidienza dovuta, in seguito l’hanno fatto per propria iniziativa. In guerra, ogni persona civile è sempre una potenziale meta. Gli autori del libro, dopo un approfondito studio, sono giunti a sostenere che soldati, polizia e membri dei servizi informativi, continuano a pensare, che quello è il loro “mestiere”.

Sarebbe importante affrontare uno studio similare in Argentina, e indagare il comportamento dei capi, ufficiali e subalterni delle Forze Armate, polizia e gli impiegati dei servizi d’informazione durante il periodo in cui veniva applicato il metodo delle sparizioni (desaparecidos) delle persone.

Per esempio, studiare se i piloti degli aerei che buttavano i prigionieri vivi al mare, sentissero tutto il potere che percepivano i piloti che bombardavano e bombardano ancora dall’alto le città indifese. Ciò che è importante, e che va studiato approfonditamente, da parte dei nuovi professori delle istituzioni militari per far sì che non si ripeta mai più l’atmosfera vissuta tra i membri delle Forze Armate durante la dittatura.

E qui nasce la domanda: perché quei membri delle Forze Armate, della polizia, e dei servizi, si sono sentiti onnipotenti e cedettero di essere i padroni della vita e della morte di tutti? Con diritto di uccidere, torturare, far sparire, regalare i bambini delle prigioniere. Ovvero, si sono sentiti con gli stessi attributi dei soldati in paesi nemici? Come i piloti dei bombardamenti delle città abitati da civili? E’ il potere che danno le istituzioni politiche (o economiche) agli uniformati nei momenti di pericolo? Non è forse il l’ora di cominciare un dibattito nelle Nazioni Unite e negli organismi internazionali per cambiare i sistemi di autocustodia e di sicurezza prodotti dall’umanità a partire dagli albori della storia e con il ripetersi di crimini ufficiali ogni volta con più assassinii e violenza al servizio del potere e non della pace tanto interiore come esteriore dei popoli?

Perché non si tenta una volta per tutte il dialogo di fronte alla violenza e la repressione? E’ così difficile?

La repressione non è altra cosa che l’onnipotenza del potere. Invece di nuove idee e di conciliazione, si usa il bastone! I gas lacrimogeni illegali per la loro composizione chimica. Sottoporre il nemico alle docce gelate durante l’inverno. O semplicemente, una pallottola. Quando il nemico non impara, allora bastano tre o quattro morti per fare arretrare tutti. E’ questa la consegna del potere. Il buon amministratore non deve perdere mai la pazienza.

Deve credere nel dialogo. Fare partecipe la società civile nella ricerca di soluzioni ai problemi.

Mentre la Commissione Ue spinge l’Italia a siglare l’intesa bilaterale con la Francia sulla ripartizione finanziaria, Gianni Vattimo invita l’Europa a non erogare fondi per un progetto <<fatalmente condannato a fallire>>.

Nel frattempo Angelo Tartaglia, docente al Politecnico di Torino è impegnato a esprimere: “Qualche Buona Ragione (Non Manganellabile)” <Perché la Torino-Lione non ci serve>.

Tra le altre importantissime considerazioni fatte dal Prof. Tartaglia, trascriviamo alcuni passaggi che mi sembrano cruciali. “…Per altro il flusso di merci in transito sulla ferrovia della Valle di Susa, e anzi attraverso l’intera frontiera italo-francese, è in calo continuo dal 1997 ed è meno di un quinto della capacità attuale della linea.

Quanto ai passeggeri, il numero di treni tra Torino e Lione-Parigi è stato anch’esso progressivamente ridotto arrivando oggi a due collegamenti al giorno, spesso eserciti, tra Torinoi e Chambéry mediante autobus (ne bastano due per accogliere tutti i passeggeri)….”

“…E’ rilevante il fatto che i sostenitori del Tav non provano nemmeno a smontare , dati alla mano, considerazioni come quelle che ho appena schematizzato. Preferiscono usare la forza pubblica e la retorica.

Non si tratta naturalmente di una specie di aberrazione mentale; c’è qualcosa di più sostanziale in gioco.

Data una grande opera (qualunque essa sia): 1)il sistema finanziario (che anticipa il denaro) ha un guadagno certo e ingente in quanto garantito dallo stato; 2)chiunque controlla il sistema degli appalti ha un potere e un ritorno rilevantissimo, non foss’altro che perché attraverso il meccanismo dei subappalti e sub-subappalti ha la possibilità di lucrare plusvalori estremamenti ingenti senza correre rischi di sorta, che semmai vengono scaricati sui più piccoli al fondo della catena”.

“Insomma è vero che c’è un problema di ordine pubblico: la società italiana è occupata da una specie di fungo parassita che copre tutta la superficie succhiando linfa vitale e impedendo al sistema di respirare. Abbiamo un grande bisogno di liberarcene”.

L’articolo completo può essere letto su “il manifesto” del 30-06-2011 a pag.8

L’altra fonte è: Pagina/12, Buenos Aires, Argentina, del 25-06-2011, di Osvaldo Bayer, “El dolor que no se olvida”.

Luigi Ragonese

Una testimonianza rivela che una circolare Rai vieta di parlare dei Referendum

2sì per l'acqua

Ciao a tutti,  

confermo la necessità di questo passaparola, aggiungendo che si tratta di informazione per ri-affermare i diritti costituzionalmente garantiti . Il dramma è che sembra la maggior parte della popolazione non sia consapevole di quanto sta avvenendo.

Quello che Vi porto è solo un piccolo esempio. Sono una ricercatrice, mi occupo di diritto ambientale e di risorse idriche. Ieri mattina dovevo intervenire ad un programma RADIO RAI (programmato ormai da due settimane) per parlare del referendum sulla privatizzazione dell'acqua e chiarirne meglio le implicazioni giuridiche. 

'E arrivata una circolare interna RAI alle 8 di ieri mattina che ha vietato con effetti immediati a qualunque programma della RAI di toccare l'argomento fino a giugno (12-13 giugno quando si terrà il referendum), quindi il programma è saltato e il mio intervento pure. Questo è un piccolo esempio delle modalità con cui "il servizio pubblico" viene messo a tacere e di come si boicotti pesantemente la possibilità dei cittadini di essere informati e di intervenire (secondo gli strumenti garantiti dalla Costituzione) nella gestione della res publica. Di fronte a questa ennesima manifestazione di un potere esecutivo assoluto che calpesta non solo quotidianamente le altre istituzioni, ma anche il popolo italiano di cui invece si fregia di esser voce ed espressione, occorre  riappropriarci della nostra voce prima di perderla definitivamente. 

 Il referendum è evidentemente anche questo! 

 

Mariachiara Alberton

RICORDATEVI CHE DOVETE PUBBLICIZZARLO VOI IL REFERENDUM… perchè il Governo non farà passare gli spot ne' in Rai ne' a Mediaset.

Sapete perché ? Perché nel caso in cui riuscissimo a raggiungere il quorum lo scenario sarebbe drammatico per i governanti ma stupendo per tutti i cittadini italiani:

Vi ricordo che il referendum passa se viene raggiunto il quorum. E' necessario che vadano a votare almeno 25 milioni di persone Il referendum non sarà  pubblicizzato in TV. 

 

I cittadini, non sapranno nemmeno che ci sarà un referendum da votare il 12 giugno. 

QUINDI : I cittadini, non andranno a votare il referendum.

 

Vuoi che le cose non vadano a finire cosi ? Copia-incolla e pubblicizza il

referendum a parenti, amici, conoscenti e non conoscenti.

Passaparola!

 

Processo breve: una buona legge soprattutto se vista da sinistra

  Jogging

Fa impressione vedere con quanta superficialità è stato bocciato il processo breve dalle forze della sinistra. Certamente i sentimenti nei confronti di Berlusconi hanno giocato un ruolo rilevante nel tacitare la voce della razionalità, e quindi un invito a riesaminare con obiettività il provvedimento si impone. Soprattutto andando al di là degli effetti immediati per prendere in considerazione quelli a medio-lungo.

L'effetto a lungo termine che più mi fa piacere, anche se molto secondario, sarà che saremo tutti incensurati e scomparirà quella parola così piena di razzismo sociale che è “pregiudicato”: solo i poveracci sono pregiudicati, al di sopra di un certo livello sociale oggi si è al massimo condannati in passato. Anche Beppe Grillo, il più violento come linguaggio nei confronti dei parlamentari parla di loro come condannati, mai pregiudicati.

 Ma veniamo all'effetto più importante, soprattutto direi per la sinistra: l'appropriarsi finalmente della giustizia. Nessuno infatti sarà così sciocco da fare causa a qualcun altro per qualunque motivo: ricordo che saremo tutti incensurati e quindi il processo verrà certamente prescritto, per di più dopo un'ingente spesa per gli avvocati.

Ed allora, riappropriandoci del nostro diritto naturale di farci giustizia, oggi ahimè così calpestato da coloro ai quali l'abbiamo affidato, reagiremo compiendo quello che oggi viene chiamato reato nei confronti del nostro offensore.

Rientriamo così nel solco della tradizione italiana del delitto d'onore, in cui il debole si ribellava ai soprusi del potente, anche se, dato il cambiamento di cultura, con esiti molto meno letali.

Anche coloro che non fanno riferimento né a destra né a sinistra, come i movimenti della decrescita non possono che approvare l'autoproduzione anche nel campo della giustizia. 

E questo è anche l'inizio del ritorno alla valorizzazione della famiglia, così caro alla Chiesa ed oggi patrimonio purtroppo delle sole famiglie mafiose, famiglia che è d'appoggio nelle azioni di rivalsa.

E dalla famiglia a legami più estesi, la famiglia allargata,il clan, …. rompendo quell'isolamento cui la vita moderna ci conduce e che nelle grandi città non ci permette nemmeno di conoscere il vicino di casa.

Anche se meno importanti dal punto di vista morale non sono tuttavia trascurabili le ricadute sull'occupazione, soprattutto per le scuole di arti marziali. 

Anche il lavoro degli avvocati muterà completamente e verrà di molto semplificato, non più studiare l'enorme mole delle leggi italiane, ma solamente le procedure dilatorie, non ci saranno più assolti ma solo prescritti, anche perché ci saranno solo i reati perseguiti d'ufficio, dato che cercare di far valere le proprie ragioni tramite un processo sarà pura illusione.

Nasceranno gli studi associati medico-legali, dove un medico suggerirà le malattie meno pericolose per poter rinviare le sedute e scriverà le relative giustificazioni.

Vedremo così d'inverno e di notte le strade, oggi così deserte e quindi pericolose, percorse da persone in maglietta che fanno jogging rendendo viva la città anche di notte.

Certo, tutto questo ed altro avranno bisogno di tempo per realizzarsi, ma sono certo che man mano che si realizzeranno le persone oneste che oggi contestano il provvedimento rivedranno radicalmente le loro posizioni.

 di Penta