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Smart/Debt City o semplicemente Intelligent City?

Resoconto di un incontro…

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Il 18 ottobre allo SMAU
di Milano
, dopo aver premiato le città italiane che si sono distinte
per i casi più innovativi di sviluppo intelligente, si è tenuto il
convegno dal titolo "La via italiana alle città intelligenti" moderato da Federico Pedrocchi.

Tra le innovazioni per
cui tre città hanno ricevuto il premio ci sono cose come una smart card che permette, di gestire la
raccolta rifiuti (comune di Venaria Reale- Torino) oppure un sistema
di localizzazione di vaporetti ed autobus per comunicare eventuali
ritardi o variazioni di percorso (comune di Venezia) ed un sistema di
rilevazione capillare dell'inquinamento (comune di Trento e Arpa).

Se già potremmo dire che i contenitori per rifiuti automatizzati sono molto costosi, per non parlare della manutenzione che richiedono e della possibilità di atti vandalici, ci sono altre innovazioni premiate che ci
fanno un po' pensare se non preoccupare come il progetto di cittadinanza digitale, che
vuole attribuire a tutti un codice e che permette di effettuare dei
pagamenti attraverso il cellulare perché, magari no, ma ci sembra
l'anticamera dell'eliminazione della moneta su carta in favore di
tutte le transazioni controllate attraverso le banche che già hanno parecchio potere.

Tornando al convegno,
sono intervenuti alcuni sindaci tra cui Boccali, sindaco di Perugia
che ha tranquillamente dichiarato che tutti i progetti di smart city,
grazie al patto di stabilità, possono essere considerati "cose
di fantasia". Il concetto è stato ripreso da Fassino, sindaco
di Torino che oltre ad aver parlato del bisogno di una strategia per
fare un salto culturale e tecnologico ha ricordato che le risorse
pubbliche sono andate via via diminuendo. Dal bilancio di un miliardo
e trecento milioni lo stato ha tagliato duecento milioni. Fassino ha
dichiarato che il 55% della spesa pubblica è statale, mentre il 45%
è destinato al territorio tra cui, la spesa per i comuni, è la più
bassa. Questo 45%, a suo parere, è insufficiente per risanare il
territorio. (Bisognerebbe chiedersi cosa fa lo stato con il restante
55% oltre a comprare armi, finanziare progetti inutili in paesi
lontani e finanziare cose come la Tav n.d.r.) Per le smart city, continua
Fassino, da due anni a questa parte si è fatta solo della
sperimentazione. Sono tante le imprese che continuano a proporre
progetti da sperimentare ma si rischia di fare niente di più che un
"presepe" ovvero un quartiere con una panchina
intelligente, una cabina intelligente etc . . . Il sindaco di Torino
sostiene che bandi e fondi europei siano una risorsa ed ha parlato
anche di un'agenda digitale per costruire una regia sul territorio.
Ha sollevato poi il problema della pubblica amministrazione che,
avendo una struttura verticale, bloccherebbe tutti i processi mentre
per le smart city occorrerebbe più flessibilità. Insomma tanti sono
gli ostacoli da superare a cominciare da quelli burocratici ma a quanto pare quello
maggiore è la carenza di FONDI. Ed ecco allora che Cristina
Farioli
, direttore sviluppo e innovazione IBM Italia, dopo aver
parlato della necessità di progetti trasversali che coinvolgano
tutti gli assessori di una amministrazione in quanto all'interno di
una città non si possono separare ad esempio il piano urbanistico
dal problema dell'inquinamento o dal tema del turismo e così via ed
aver ricordato il Roadmap tenutosi a Siracusa con l'amministrazione
cittadina e la partecipazione di 16 esperti internazionali, annuncia
che IBM lancia un progetto di sostenibilità con il contributo di una
BANCA.
Ecco che arriviamo sempre lì, non ci sono soldi ma noi li
chiediamo alle banche e visto che questi progetti non sono cose su
cui un investitore può lucrare direttamente, come ad esempio, la
gestione delle autostrade per cui l'investitore incassa il pedaggio,
temo che questo abbia l'unico effetto di aumentare il debito dei
comuni.
E chi paga alla fine sono sempre i cittadini finché i comuni
saranno costretti a cedere le nostre risorse alle banche o altri
privati in grado di pagare il debito. Non vi fa pensare subito ad
esempio alla storia della privatizzazione dell'acqua e della gestione
dei rifiuti? Alla fine il sindaco di Cosenza, Mario Occhiuto, riporta
tutti su un piano più saggio e razionale. La città intelligente non
è solo tecnologica
, Cosenza, dice lui, ha un centro storico
bellissimo posto su di una collina ma tutto intorno sono stati
costruiti quartieri dormitorio, alienanti casermoni senza servizi.
Teme, il sindaco, che l'utilizzo di una regia che applichi soluzioni
standard e che non tenga conto delle particolarità del territorio
possa solo peggiorare questa situazione. Mario Occhiuto ci ricorda
che sarebbe molto intelligente riappropriarsi delle buone pratiche
del passato ad esempio pensare alla fruibilità degli spazi pedonali,
fare investimenti culturali affiancare alla tecnologia anche cose
semplici come il corso pedonale intelligente. Eh sì, tra rilevatori
e centraline per questo e quell'altro, molte legate al problema della
viabilità, ci si scorda che sarebbe molto più semplice avere tutto
a misura d'uomo ed a Km zero, così le persone camminano,
s'incontrano, fanno la spesa e non inquinano. Perché pagare molto per un cassonetto intelligente quando si può fare la stessa cosa con una cultura del rifiuto ed un sistema di raccolta porta a porta? Queste cose sì che sono
intelligenti! Aumentano l'impiego ed i costi sono molto più contenuti e soprattutto
intelligenti.

di Cinzia Bascetta

Acqua pubblica: La delegazione del Coordinamento regionale lombardo dei Comitati Acqua pubblica è stata ricevuta dalla VIII Commissione della Regione Lombardia

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Report Audizione del Coordinamento regionale lombardo dei Comitati Acqua pubblica, presso VIII Commissione del Consiglio Regionale Lombardia – 9 maggio 2012

 

La delegazione del Coordinamento regionale lombardo dei Comitati Acqua pubblica (composta da Roberto Fumagalli, Rosario Lembo per il Comitato italiano Contratto Acqua ed in rappresentanza anche del Comitato Milanese Acqua Pubblica, Martina Simonini e Andrea Patroni del Comitato di Sondrio, Luigi Visigalli del Comitato di Lodi) è stata ricevuta in audizione mercoledì 9 maggio 2012 alle ore 10,30 dalla VIII Commissione (Agricoltura, Parchi e Risorse idriche) della Regione Lombardia, in merito alla legge L.R. 26/2003, che disciplina i servizi locali di interesse economico generale, tra cui il S.I.I..

A differenza di precedenti audizioni scarsamente partecipate, alla seduta della Commissione, che aveva all’ordine del giorno diversi altri punti, erano presenti i componenti di quasi tutte le forze politiche.

Dopo aver segnalato il ritardo con cui è stata accolta la richiesta di audizione depositata nell’ottobre dello scorso anno, il Coordinamento ha ricordato che le proposte sottoposte all’attenzione della Commissione sono sostenute, oltre che dai Comitati acqua di tutta la Lombardia, anche dalle centinaia di aderenti all’“Appello per l’acqua pubblica in Lombardia”, tra cui molti sindaci, assessori, consiglieri comunali e provinciali, associazioni, cittadini. Il testo dell’Appello e le relative adesioni sono state consegnate al Presidente e ai Commissari.

La richiesta del Coordinamento Lombardo è quella che la Regione avvii l’iter di riforma delle legge regionale 26/2003 con specifico riferimento al servizio idrico. Le motivazioni sottostanti questa richiesta risiedono in primis nella esigenza di adeguare il testo ai risultati referendari ed alle sentenze della Corte Costituzionale ma anche l’esigenza, particolarmente sentita dai Sindaci, di disporre di un quadro legislativo rinnovato e certo, esigenza che emerge con chiarezza anche dalla Relazione sullo stato di attuazione della legge regionale sui servizi idrici, predisposta dall’Assessorato all’ambiente e risorse idriche che presenta una situazione confusa, disarticolata e non conforme agli adempimenti e scadenze previste dalla stesse norme regionali. Il Coordinamento ha rimarcato che le incongruità e le inadeguatezze del vigente testo della LR, la rendono di fatto inapplicabile mentre in alcuni casi si creano situazioni di stallo o di conflitto tra organismi (vedasi situazione di Cremona).

Sulla base di questi presupposti, la delegazione del Coordinamento acqua ha auspicato che il Consiglio regionale si faccia promotore (attivando un percorso partecipativo) di una nuova legge specifica sull’acqua (mentre oggi la LR 26/2003 riguarda anche altri SPL), includendo la salvaguardia della risorsa, la riunificazione delle competenze (oggi suddivise tra più enti), una riorganizzazione del Servizio idrico integrato che deve essere sottratto dai servizi a rilevanza economica e che deve essere governato e gestito in maniera totalmente pubblica e partecipata.

Nelle more di una nuova legge regionale specifica sull’acqua, il Coordinamento ha sottoposto alla Commissione le richieste di modifica della vigente legge regionale n. 26/2003 (così come modificata dalla 21/2010) con specifico riferimento al Capo III ed in particolare agli articoli 47-48-49 che disciplinano il Servizio idrico integrato, proponendo che tale servizio venga definito di interesse generale, privo di rilevanza economica, il cui governo deve essere ricondotto ad un unico organo partecipato dagli enti locali e dai cittadini, con affidamento della gestione ad enti di diritto pubblico. Rispetto alla organizzazione territoriale, si propone di revisionare il modello lombardo fondato sugli Uffici d’Ambito provinciali, sostituendo questa dimensione amministrativa con quella dei Bacini idrografici in quanto questa modalità è in linea con le indicazioni espresse dal Ministero dell’Ambiente rispetto al governo di tutte le risorse idriche e con il processo di riorganizzazione delle Province introdotto dal Governo nazionale. Questa impostazione consentirebbe di introdurre per ciascun ambito il Consiglio di bacino formato da un’assemblea composta da tutti i comuni, rivalutando cosi l’autonomia diretta di governo e di gestione da parte dei Comuni. La proposta si completa con la previsione della partecipazione dei cittadini, attraverso associazioni e comitati degli utenti, anche con funzioni di controllo sulle scelte di pianificazione e di gestione.

Per quanto riguarda l’affidamento della gestione del SII, la proposta del Coordinamento è quella di eliminare dal testo vigente dell’art. 49 i riferimenti al decreto Ronchi (art. 23 bis, abrogato dal referendum) e alle società patrimoniali (dichiarate incostituzionali dalla Consulta). La gestione deve pertanto essere affidata a soggetti di diritto pubblico, da costituirsi in ogni ATO con la possibilità di individuare più gestori per ogni ATO.

Il Coordinamento conclude chiedendo che la Commissione prenda in esame le richieste di modifica della legge regionale ed invita il Presidente a farsi carico di presentazione in aula delle proposte di modifica degli articoli contenute nel testo che è stato consegnato ai membri della Commissione.

 

Il  Presidente della Commissione apre quindi il dibattito (che risulta però “ingessato”, in quanto l’assurdo regolamento interno prevede che i commissari possano solo rivolgere domande alla delegazione in audizione), premettendo, a livello personale, che in presenza di un servizio svolto in monopolio egli non ha preclusioni sulla gestione pubblica; che mantiene alcune perplessità rispetto al governo dei Bacini idrografici (poiché esulano dalle suddivisioni amministrative di carattere extraprovinciale); inoltre auspica il superamento delle gestioni comunali in economia ed evidenzia le difficoltà a reperire le risorse economiche per il finanziamento degli investimenti necessari. Intervengono altri consiglieri evidenziando sostegno alle gestioni pubbliche, con richieste di precisare meglio le modalità con cui si pensa che i cittadini possano intervenire nella gestione, se cioè si pensa ad una rappresentanza nei Consigli di amministrazione degli ATO o delle aziende.

In riposta a queste domande, i membri della delegazione del Coordinamento rispondono con precisazioni che supportano l’applicabilità delle richieste avanzate, sia rispetto ai bacini, che al reperimento delle risorse.

Per supportare l’inefficacia del testo vigente della legge regionale, i rappresentanti del Comitato di Sondrio ricordano la situazione specifica dell’ATO di Sondrio, di fatto mai costituito (né come A.ATO né tantomeno come Ufficio d’Ambito) e pertanto senza Piano d’Ambito.

La seduta si chiude alle ore 11, 30 in funzione della agenda dei lavori della Commissione.

di Roberto Fumagalli

Invito al seminario sui temi del Forum Mondiale dell’acqua di Marsiglia

Pozzo

Dal 12 al 17 Marzo 2012  si svolgerà in Francia, a  Marsiglia,  la sesta edizione del Forum Mondiale dell’Acqua organizzato dal Consiglio Mondiale dell’Acqua, organismo privato presieduto e guidato dalle multinazionali dell’acqua che con questa edizione si propone di lanciare un pacchetto di soluzioni su come garantire il diritto all'acqua per tutti nel XXI secolo.

  
E' ormai consuetudine che i Movimenti internazionali impegnati nella difesa dell'acqua come diritto umano e come bene comune organizzino un Forum Mondiale Alternativo ( FAME) e quello di Marsiglia si svolgerà  dal 14 al 17 Marzo.
 
Il Comitato italiano per un Contratto Mondiale dell'acqua  che ha lanciato a Firenze nel 2003 il percorso dei Forum Alternativi ( FAME) e ha partecipato alla organizzazione dei successivi FAME, promuove a Milano in collaborazione con il Forum Italiano dei Movimenti per l'acqua (Gruppo Internazionale), Comitato Milanese Acquapubblica e molte altre ONG e associazioni, nei giorni 3 e 4 Febbraio un Seminario e un Convegno per favorire l'approfondimento dei temi che saranno affrontati nel Forum di Marsiglia.
 
In particolare il Seminario di  venerdì 3 Febbraio  consentità di  approfondire i  temi “Acqua, cibo, energia e cambiamenti climatici  ed è particolarmente rivolto alle ONG e associazioni che realizzano progetti e campagne su questi temi.
Il Convegno di sabato 4 febbraio  aperto al pubblico, consentirà di confrontrare le nostre posizioni come  Comitati e Movimenti dell'acqua con quelle delle istituzioni ( Aziende, Sindacati, Enti locali) che parteciperanno ai Forum di Marsiglia.
  
Ci auguriamo che questa occasione di approfondimento incontri il vostro interesse.  

Per faciliare l'organizzazione vi invitiamo a segnalare con una e-mail : a info@contrattoaacqua.it la  vostra partecipazione al Seminario e al Convegno

I sindaci di Cremona si ribellano al piano di privatizzazione del sistema idrico.

Sindaco

Il presidente dell’Amministrazione Provinciale Salini con pressioni enormi esercitate in questi giorni sui sindaci di tutto il territorio ha cercato disperatamente di far mancare il numero legale oggi alla Conferenza dei Comuni, convocata l’ultimo giorno possibile per l’espressione del parere obbligatorio e vincolante. Purtroppo per lui ha fatto i conti senza l’oste, ovverosia la correttezza di alcuni sindaci (pochi ma buonissimi) della sua stessa parte politica. Che si sono presentati ugualmente, garantendo così il RAGGIUNGIMENTO DEL NUMERO LEGALE! Certificata la presenza iniziale di 62 sindaci su 115 i lavori sono iniziati, un sindaco è scappato (evidentemente era una “lepre”) e si è persa un’ora di dibattimento preliminare poiché il presidente della Conferenza, sindaco Leni, sosteneva che non raggiungendo i sindaci presenti con la sommatoria delle loro quote la maggioranza qualificata (50 per cento più uno degli abitanti della provincia, pari a 362.061/2=181.031) necessaria per votare l’approvazione del piano d’ambito era inutile votare. Alla fine, siccome di fronte a lui c’era una assemblea ferma nel pretendere la messa ai voti dei punti all’ordine del giorno, ha tentato il colpo basso e ha dichiarato conclusa l’assemblea, scappando letteralmente dalla sala con una invero mirabile accelerazione, accompagnato da risate, sguardi allibiti e improperi dei colleghi e degli astanti. A quel punto l’intera assemblea, ribellatasi al sopruso inaudito (poiché il gioco era ormai scoperto), ha continuato la sessione regolarmente registrando l’uscita (meglio la fuga) di un sindaco (Leni) e ha messo ai voti il piano d’ambito, che ha riscosso l’UNANIMITA’ di voti CONTRARI!!!

E’ stata in seguito messa ai voti ed approvata all’unanimità la destituzione del presidente della Conferenza sindaco Leni ed immediatamente dopo approvata all’unanimità anche la destituzione del cda dell’Ufficio d’Ambito.

Non abbiamo mai visto tanti sindaci così arrabbiati e compatti: e però le ragioni c’erano tutte, poiché il comportamento del presidente Leni, spalleggiato vanamente dal direttore generale dott. Boldori, era la letterale goccia che ha fatto traboccare un vaso riempito di tanti soprusi e comportamenti antidemocratici e lesivi della dignità di sindaci e cittadini succedutisi nelle ultime settimane. Molte persone stasera hanno commentato che non avevano mai assistito a una indegnità simile.

Tornando al piano d’ambito: la votazione finale non raggiunge in peso ponderale la quota necessaria a bocciarlo ufficialmente, ma (secondo le valutazioni dei più, noi compresi) non importa poiché:

1) i sindaci si sono espressi in una assemblea validamente convocata entro i termini previsti, corroborata dal numero legale previsto dalle norme (anzi superato di due unità) ed hanno espresso un parere che deve essere dunque considerato vincolante: questo impedirà al presidente Salini di invocare la norma del silenzio-assenso;

2) la legge regionale prevede che il piano d’ambito per essere approvato riceva il 50 per cento +1 di voti a favore. Questo piano d’ambito ha avuto (in ordine di tempo) 102 sindaci che ne chiedevano unanimemente la revoca e, una settimana più tardi, l’unanime contrarietà di 60 sindaci per un totale di più di 137.000 voti/abitante. Voti a favore: 0.

Tecnicamente il presidente Salini potrebbe arrampicarsi sui vetri e portare ugualmente il piano d’ambito in Regione, appellandosi al fatto che quel piano non è stato ufficialmente bocciato. E probabilmente lo farà, poiché per lui ottenere la privatizzazione del servizio per qualche ragione che cominciamo ad intuire bene (e come noi l’hanno intuito molti sindaci) è vitale. Ma dovrà dimostrare che quel piano è stato approvato, senza poter portare neppure mezzo voto a favore. E trovandosi di fronte a sbarrargli la strada, da stasera, 60 sindaci letteralmente indignati e inviperiti.

Il presidente Salini dopo questa sera ha perso la faccia ed ogni credibilità politica.

Si tratta di una VITTORIA SPETTACOLARE!!!!!!!!!!!! Noi stessi eravamo quasi certi che i sindaci non sarebbero stati presenti in numero sufficiente perché sappiamo che le pressioni che hanno ricevuto sono state terrificanti. E invece i sindaci della provincia di Cremona questa sera hanno dato una sonora, storica, brillante, commovente lezione di democrazia a tutti i loro colleghi assenti (a cominciare dai sindaci dei due centri più popolosi della provincia, pure loro ormai squalificati e delegittimati agli occhi dei loro amministrati) e hanno dimostrato ai cittadini che non si fanno mettere i piedi in testa. Hanno lasciato l’aula della Conferenza tra due ali di popolo dell’acqua che li applaudiva fragorosamente!

Questa è una grande serata per l’acqua pubblica, aperta da un corteo partecipatissimo e accompagnata da un presidio come sempre numeroso, chiassoso e allegro.

La vittoria di questa sera è senz’altro dei sindaci del territorio, ma non sarebbe stata possibile senza la meravigliosa risposta corale e la spinta commovente di centinaia di cittadini.

A tutti loro va il grazie dell’intero popolo dell’acqua nazionale.

 

Siamo contenti di poter dire che a Cremona questa sera i sindaci si sono riuniti ai loro cittadini.

 

Da domani si lavora al percorso successivo, questa sera si festeggia.

 

Dedichiamo questa nuova vittoria a Umberto Chiarini, che ci ha lasciato questa estate e sarebbe stato sicuramente con noi ad esultare questa sera.

fonte http://acquabenecomunecremona.org/

Perché la legge regionale lombarda sull’acqua non viene modificata?

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Hanno creato una crisi mondiale per colpire le sovranità nazionali e privatizzare i beni comuni, figuriamoci se si fermano davanti ad un referendum.

Lo scorso giugno, attraverso il referendum, il popolo ha deciso che l'acqua è un bene comune e quindi deve rimanere pubblica. Nonostante ciò la legge regionale lombarda  (votata il 22 dicembre 2010) che abolisce gli ATO delegando le competenze alle province, non più ai comuni, non viene modificata.

I nuovi organismi provinciali in materia di servizi idrici, sono formati solamente da un Consiglio di Amministrazione. Gli Uffici d’ambito sostituiscono le vecchie Autorità d’ambito (A.ATO), formate invece dai sindaci di tutti i comuni del territorio provinciale. Le competenze e le decisioni in materia di servizi idrici (investimenti da realizzare, tariffe, modalità di affidamento delle gestioni, ecc) vengono passate tout court dai sindaci alle province, espropriando di fatto i comuni dalla possibilità di decidere sui destini di un bene primario qual è l’acqua.

Si ricorda che i Comitati acqua della Lombardia avevano fortemente contestato la legge regionale, approvata dalla sola maggioranza del Consiglio Regionale.

Ed ecco cosa succede ad esempio a Cremona. Il 14 dicembre si è riunito il Consiglio di Amministrazione dell'Ufficio d'Ambito che ha ribaltato la votazione unanime dei sindaci del 12 dicembre che chiedevano la revoca del il Piano d'Ambito. Il Piano prevede, tra le altre cose, la privatizzazione del servizio idrico e la remunerazione del capitale investito nella tariffa. Lo stesso Comune di Cremona, in un primo tempo favorevole, si è lasciato convincere per l'astensione. Il comitato cremonese dichiara "Ci pare insomma che il progetto di privatizzazione, disegnato dal Presidente della Provincia Salini, stia subendo una drammatica accelerazione, nonostante la resistenza di moltissimi sindaci che si sono apertamente schierati contro questo esproprio del bene comune per eccellenza, in spregio ad ogni regola democratica."

Il comitato regionale sta ancora lavorando per convincere la Regione a modificare la legge restituendo ai comuni la sovranità sull'acqua. Anche i comitati provinciali si stanno muovendo. Di seguito il comunicato stampa di quello di Varese.

C’è una sola forma di gestione che rispetta l’esito dei referendum del 12 e 13 giugno: la creazione di un ente di diritto pubblico che faccia piazza pulita delle S.p.A. e blocchi qualsiasi tentazione di privatizzazione dell’acqua. Il Comitato Provinciale Acqua Bene Comune di Varese lo ripete da tempo e oggi anche i comuni hanno capito l’importanza di una scelta netta in favore del pubblico. L’occasione per affrontare la questione è stata a Conferenza dei Comuni tenutasi a Varese lo scorso 7 dicembre, in cui i comuni della provincia hanno avviato il percorso di affidamento al “gestore unico” previsto dalla legge lombarda.

L’incontro con il Presidente Galli, che ha raggiunto la rappresentanza del Comitato Acqua Bene Comune prima dell’inizio della conferenza, è stata l’occasione per chiedere alla Provincia un impegno politico preciso per il rispetto del referendum che non si limiti a escludere la messa in gara ai privati, ma anche la creazione di un’azienda speciale che garantisca una gestione del servizio idrico trasparente e partecipata dai cittadini.
Un segnale ribadito in sede ufficiale dai Comuni di Saronno e Caronno Pertusella, che hanno messo sul tavolo la questione della forma di gestione e hanno proposto, in linea con lo spirito del referendum del 12 e 13 giugno, l’abbandono dell’ambigua formula delle S.p.A. a totale capitale pubblico e la creazione di un ente di diritto pubblico a cui affidare il servizio idrico integrato. Ci aspettiamo adesso che tutte le amministrazioni della Provincia di Varese, consapevoli del loro ruolo di custodi del voto referendario e della loro responsabilità nel darne applicazione sul territorio, mettano in agenda la discussione sulla forma di gestione coinvolgendo i cittadini che hanno a cuore la tutela del bene comune acqua. Perché si scrive acqua, ma si legge democrazia.

Il comitato regionale per l'acqua pubblica sarà ricevuto dalla commissione consiliare dopo il 9 gennaio in merito alla vertenza che hanno presentato.  Le richieste di modifica della legge regionale tenderanno ad escludere l'acqua dai servizi a rilevanza economica e ad abolire gli uffici d'ambito ma l'intervento dell'assessore Raimondi durante l’ultima seduta di Consiglio lascia poco spazio alle trattative. Di seguito una breve sintesi dell'intervento.

In merito all’esito referendario: “Gli esiti del referendum riguardano l’individuazione dei soggetti gestori, la scadenza degli affidamenti dei servizi e il metodo di determinazione delle tariffe. I referendum hanno, cioè, colpito la normativa nazionale. E la legge regionale non cambia, perché richiama per quelle materie la normativa residuale.
Successivamente all’abrogazione del famigerato 23-bis, infatti, cioè la parte del Decreto Ronchi, le autorità devono attenersi alla normativa europea vigente e alle disposizioni che lo Stato provvederà a emanare, dal momento che la materia non è di competenza legislativa regionale, bensì statale. Non sussistono a questo proposito incertezze interpretative e non è necessario né richiesto un intervento regionale neppure a livello di indirizzo. Si dovrebbe provvedere a modificare la legge soltanto se questa venisse modificata in qualche sua parte di pertinenza regionale. Questo non è accaduto, di conseguenza la necessità non sussiste.

In merito invece alla sentenza della Corte Costituzionale: "Per quanto riguarda, infine, la sentenza della Corte costituzionale del 25 novembre 2011, che ha dichiarato illegittimi i commi 2 e 4 dell’articolo 49 e con essi la previsione di costituzione di società patrimoniali, voglio ricordare solo che la sentenza attiene solo alla costituzione e all’attività delle società patrimoniali, la cui istituzione veniva già consentita dalla legge regionale numero 26 del 2003 senza che ciò fosse mai stato messo in discussione negli anni passati. Tale possibilità, fra l’altro, era una mera facoltà in capo agli Enti competenti, ovvero uno strumento aggiuntivo loro consentito.
La questione riguarda, oggi, un numero ristretto di Uffici d’ambito, Cremona, Milano Provincia e Pavia. Per queste ragioni le censure della Corte non determinano conseguenze sostanziali sulla legge regionale numero 21 del 2010. Le società patrimoniali esistenti rimangono, anche se con maggiori limiti operativi. I soggetti che le hanno costituite decideranno in merito al loro mantenimento. Per gli altri soggetti la possibilità di scegliere molto semplicemente – ahimè – non c’è più. E questo – l’ho scritto e lo ribadisco – è un indirizzo che va contro la gestione pubblica e la valorizzazione pubblica delle reti, non va a favore. La nostra legge non era una legge di liberalizzazione del servizio idrico, anzi.
Non sono necessari, peraltro, nemmeno indirizzi generali. I tre Uffici d’ambito interessati alle patrimoniali saranno supportati dagli Uffici regionali, come di norma, nella gestione del passaggio al sistema nazionale, sempre qualora gli stessi lo ritengano necessario.”

 

ll presidente del Consiglio provinciale di Milano incontra il Comitato per l’attuazione dei referendum sull’acqua bene comune

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Comunicato Stampa dell’Ufficio di Presidenza che dà notizia dell’incontro avvenuto ieri 6/10/2011 a palazzo Isimbardi.

Il presidente del Consiglio provinciale di
Milano, Bruno Dapei, ha ricevuto oggi a Palazzo Isimbardi, assieme ai
capigruppo di maggioranza e opposizione, alcuni rappresentanti del
"Comitato per l'attuazione dei referendum sull'acqua bene comune".
Obiettivo dell'incontro, chiesto al presidente dai rappresentanti del
Comitato, quello di valutare con la Provincia un percorso per dare seguito
all'esito della consultazione referendaria di giugno.
Tre i punti su cui gli esponenti del Comitato hanno chiesto l'attenzione
del Consiglio: sollecitare l'iter di semplificazione del sistema di
gestione dell'acqua, con l'obiettivo a medio termine di superare la
divisione tra società patrimoniali e gestori, ripensare la messa a gara ai
privati del 40% delle azioni della società che eroga il servizio, prevista
dall'ATO con delibera del 2004, e approfondire quanto possibile per
unificare l'ATO di Milano e l'ATO provinciale, in vista di una gestione
"metropolitana" del servizio idrico.
Nel dare il benvenuto agli ospiti, il presidente Dapei  ha detto di
considerare quello di oggi "il primo passo per un rapporto e un dialogo
attivo con il Comitato", proponendo subito due momenti di approfondimento
politico: un confronto in Commissione Ambiente e una seduta consiliare
dedicata al tema. "La gestione del ciclo integrato dell'acqua – ha
detto il presidente – è un tema qualificante dell'attività delle
Province e va messa al centro dei ragionamenti sulla naturale evoluzione
verso la città metropolitana".

Cosa dicono i referendum a Grillo?

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Anche se tutti affermano che i referendum sono stati una vittoria di tutti, sono in molti a pensare di essere loro a rappresentare questi tutti, e che si è trattato sì di una vittoria dei cittadini, ma i cittadini sono solo loro.

Il quorum, per quanto straordinario, è piuttosto risicato, ed è stato ottenuto da una miriade di componenti la mancanza anche di una sola delle quali avrebbe vanificato lo sforzo di tutte le altre.

Le uniche componenti assenti sono state le caste del PdL e della Lega spalleggiate dalle loro TV: ma come avrebbero i referendum potuto avere successo se non ci fossero stati dei sacerdoti a digiunare in Piazza San Pietro, spingendo così il Papa a dichiarare il suo appoggio, oppure senza quella parte di Leghisti che è andata alle urne disobbedendo al loro capo carismatico (ma forse ex-carismatico)?

L'analisi di come è maturata questa evidente sconfitta delle caste dei partiti (anche di quella del PD, unitasi ai referendari solo all'ultimo istante, su pressione della base) mostra come elemento più evidente, che i più deboli riescono a vincere solo unendosi tutti insieme in una sorta di “mobbing”, come quello che operano gli storni, unendosi talvolta anche ad uccelli di altre specie contro i predatori, senza distinzione di bandiere.

Anche il concetto di partito ne è uscito rafforzato, sotto molti punti di vista: innanzitutto perché due dei tre argomenti trattati sono stati proposti da un partito, poi perché all'interno dei partiti le caste, come detto, sono state sconfitte, dando così una immagine del partito differente dall'abituale ed infine perché il partito ha funzionato anche come mezzo di motivazione e di trasmissione dell'informazione.

Un'altra novità, evidenziatasi anche alle elezioni comunali di Milano, è il cambiamento del linguaggio, non più violento ed aggressivo, di parole d'ordine e proclami, ma divertente, ironico, con il battiquorum, i sì sì sì sì orgasmici, … non si insulta più, si scherza, ed anche questo facilita i rapporti ed il dialogo.

Infine, anche se molti sostengono che l'effetto maggiore dal punto di vista motivazionale ed informativo lo ha ottenuto la rete, la mia esperienza dice che un effetto straordinario, forse maggiore di quello della rete, lo ha avuto il passaparola.

Tutti insieme, nessuno scontro, caste sconfitte dalla base dei partiti, linguaggio moderato, sì la rete ma… Grillo fa ormai parte del vecchio?

di Penta

Vittoria ai Referendum: ora acqua pubblica anche in Lombardia!

  Rubinetto

COMUNICATO STAMPA

 

Soddisfazione dei Comitati Acqua della Lombardia per successo dei Sì ai Referendum sull’acqua.

Vittoria ai Referendum: ora acqua pubblica anche in Lombardia!

“Cancellata anche la legge regionale lombarda che obbliga alla privatizzazione degli acquedotti!”

 

Il superamento del quorum e la vittoria dei Sì ai due Referendum nazionali sull’Acqua rappresenta una grande soddisfazione per i Comitati che da anni sono impegnati a difesa dell’acqua pubblica.

Anche in Lombardia è stato abbondantemente superato il quorum (oltre il 57 % dei lombardi è andato a votare); si ricorda che nella primavera del 2010 la Lombardia fu la regione col maggior numero di firme raccolte a sostegno dei Referendum sull’acqua (237 mila firme su un totale nazionale di 1 milione 400 mila).

 

Con la vittoria dei Sì al primo dei quesiti referendari, viene abrogato l’art. 23 bis del cosiddetto Decreto Ronchi, con cui l’acqua era stata definita un “servizio pubblico di rilevanza economica”, cioè una merce. Lo stesso Decreto imponeva a tutti i comuni di mettere sul mercato – entro il 31 dicembre del 2011 – la gestione dei servizi idrici. Pertanto ora i comuni e le province potranno optare per una gestione totalmente pubblica dei loro acquedotti, nell’interesse dei cittadini/utenti.

Con la vittoria dei Sì al secondo quesito, viene abrogata la cosiddetta “remunerazione del capitale investito”, pertanto ora la tariffa del servizio idrico non dovrà computare il profitto sulla gestione degli acquedotti.

Ma in Lombardia la vittoria dei Sì assume anche un altro valore: infatti con l’abrogazione del Decreto Ronchi viene di conseguenza cancellata anche la legge regionale (votata il 22 dicembre 2010) che, applicando l’art. 23 bis, obbligava alla privatizzazione dell’acqua nella nostra regione. Si ricorda che i Comitati acqua della Lombardia avevano fortemente contestato la legge regionale, approvata dalla sola maggioranza del Consiglio Regionale.

Ora in Lombardia, così come in tutta Italia, l’acqua dovrà essere gestita solo a livello pubblico, scongiurando la privatizzazione delle gestioni.

Roberto Fumagalli, referente regionale Lombardia Referendum Acqua

Una testimonianza rivela che una circolare Rai vieta di parlare dei Referendum

2sì per l'acqua

Ciao a tutti,  

confermo la necessità di questo passaparola, aggiungendo che si tratta di informazione per ri-affermare i diritti costituzionalmente garantiti . Il dramma è che sembra la maggior parte della popolazione non sia consapevole di quanto sta avvenendo.

Quello che Vi porto è solo un piccolo esempio. Sono una ricercatrice, mi occupo di diritto ambientale e di risorse idriche. Ieri mattina dovevo intervenire ad un programma RADIO RAI (programmato ormai da due settimane) per parlare del referendum sulla privatizzazione dell'acqua e chiarirne meglio le implicazioni giuridiche. 

'E arrivata una circolare interna RAI alle 8 di ieri mattina che ha vietato con effetti immediati a qualunque programma della RAI di toccare l'argomento fino a giugno (12-13 giugno quando si terrà il referendum), quindi il programma è saltato e il mio intervento pure. Questo è un piccolo esempio delle modalità con cui "il servizio pubblico" viene messo a tacere e di come si boicotti pesantemente la possibilità dei cittadini di essere informati e di intervenire (secondo gli strumenti garantiti dalla Costituzione) nella gestione della res publica. Di fronte a questa ennesima manifestazione di un potere esecutivo assoluto che calpesta non solo quotidianamente le altre istituzioni, ma anche il popolo italiano di cui invece si fregia di esser voce ed espressione, occorre  riappropriarci della nostra voce prima di perderla definitivamente. 

 Il referendum è evidentemente anche questo! 

 

Mariachiara Alberton

RICORDATEVI CHE DOVETE PUBBLICIZZARLO VOI IL REFERENDUM… perchè il Governo non farà passare gli spot ne' in Rai ne' a Mediaset.

Sapete perché ? Perché nel caso in cui riuscissimo a raggiungere il quorum lo scenario sarebbe drammatico per i governanti ma stupendo per tutti i cittadini italiani:

Vi ricordo che il referendum passa se viene raggiunto il quorum. E' necessario che vadano a votare almeno 25 milioni di persone Il referendum non sarà  pubblicizzato in TV. 

 

I cittadini, non sapranno nemmeno che ci sarà un referendum da votare il 12 giugno. 

QUINDI : I cittadini, non andranno a votare il referendum.

 

Vuoi che le cose non vadano a finire cosi ? Copia-incolla e pubblicizza il

referendum a parenti, amici, conoscenti e non conoscenti.

Passaparola!

 

Lettera-appello di Adriano Celentano. Andiamo tutti a votare i referendum!

Celentano_pp

"Il 12 e 13 giugno dobbiamo assolutamente andare tutti a votare. Non si tratta di destra o sinistra ma di un governo che ci avvelena. Tocca a noi fermarli"

"Cari amici studenti, fascisti, leghisti, comunisti e operai insicuri. Mi sembra chiaro che a questo punto non ci resta che l'unico mezzo di sopravvivenza. Il voto. Non possiamo assolutamente mancare. Il 12 giugno dobbiamo andare tutti a votare anche se, come è prevedibile, il governo tenterà l'impossibile per togliere dalle schede referendarie pure il legittimo impedimento. E, se lo dovesse togliere dobbiamo essere ancora più numerosi davanti ai seggi". (Il Fatto quotidiano)

Leggi qui tutta la lettera