LISTE CIVICHE E 5 STELLE: DIVORZIO?

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Finora era stato un idillio: le liste civiche si presentavano alle elezioni sotto il simbolo delle 5 stelle aggiungevano ai propri voti quelli derivanti dal prestigio della lista nazionale e, soprattutto, la rinuncia alla propria sovranità era più teorica che reale.

In compenso il partito aveva l'appoggio degli attivisti locali e dei loro votanti

Le ultime vicende, però hanno fatto saltare questa beata sinergia. Altro che rinuncia più teorica che reale: espulsioni di sindaci e di assessori, e richieste di dimissioni hanno evidenziato che il proprietario del simbolo concesso in leasing (che sia Grillo o Casaleggio) la sovranità sulle liste locali la vuole esercitare al completo.

E, peggio ancora, un migliaio di liste civiche che avevano rinunciato alla propria divisa per indossare la gloriosa e vincente (speravano) casacca a cinque stelle non hanno potuto presentarsi perché non le hanno ricevute dal sarto che solo le confeziona.

D'altronde, anche se spiacevole, tutto ciò è comprensibile: al padrone del marchio le realtà locali non interessano: sono solo uno strumento per raggiungere l'obiettivo delle elezioni nazionali e non ha alcuna intenzione di ledere la sua immagine perché qualcuno un po' sporco va in giro con la divisa a 5 stelle.

E per questo, come dimostra la preparazione di patti che chi vuole candidarsi è costretto a firmare, vuole il controllo totale sulle liste che portano il suo nome, ormai non più liste locali ma espressioni del partito centralizzato (a Milano).

Si prospetta quindi un abbandono delle liste civiche a 5 stelle per tornare alle liste locali.

Tuttavia l'esperienza pentastellata ha mostrato l'importanza per le liste di associarsi: non sarà un lavoro facile né breve, ma è questa la sfida da affrontare se si vuole davvero cambiare qualcosa in Italia.

di Storno

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