LISTE CIVICHE E 5 STELLE: DIVORZIO?

Separazione-consensuale

Finora era stato un idillio: le liste civiche si presentavano alle elezioni sotto il simbolo delle 5 stelle aggiungevano ai propri voti quelli derivanti dal prestigio della lista nazionale e, soprattutto, la rinuncia alla propria sovranità era più teorica che reale.

In compenso il partito aveva l'appoggio degli attivisti locali e dei loro votanti

Le ultime vicende, però hanno fatto saltare questa beata sinergia. Altro che rinuncia più teorica che reale: espulsioni di sindaci e di assessori, e richieste di dimissioni hanno evidenziato che il proprietario del simbolo concesso in leasing (che sia Grillo o Casaleggio) la sovranità sulle liste locali la vuole esercitare al completo.

E, peggio ancora, un migliaio di liste civiche che avevano rinunciato alla propria divisa per indossare la gloriosa e vincente (speravano) casacca a cinque stelle non hanno potuto presentarsi perché non le hanno ricevute dal sarto che solo le confeziona.

D'altronde, anche se spiacevole, tutto ciò è comprensibile: al padrone del marchio le realtà locali non interessano: sono solo uno strumento per raggiungere l'obiettivo delle elezioni nazionali e non ha alcuna intenzione di ledere la sua immagine perché qualcuno un po' sporco va in giro con la divisa a 5 stelle.

E per questo, come dimostra la preparazione di patti che chi vuole candidarsi è costretto a firmare, vuole il controllo totale sulle liste che portano il suo nome, ormai non più liste locali ma espressioni del partito centralizzato (a Milano).

Si prospetta quindi un abbandono delle liste civiche a 5 stelle per tornare alle liste locali.

Tuttavia l'esperienza pentastellata ha mostrato l'importanza per le liste di associarsi: non sarà un lavoro facile né breve, ma è questa la sfida da affrontare se si vuole davvero cambiare qualcosa in Italia.

di Storno

VOTO DISGIUNTO!

Voto_disgiunto

Oggi in Italia le leggi elettorali privano di fatto le opposizioni di ogni potere, relegandole in ruoli assolutamente marginali. La prima conseguenza di ciò è che gli elettori si vedono costretti a dare un voto tattico, devono così rinunciare a votare la “lista del cuore” che non ha possibilità di vittoria per dare il proprio voto al meno sgradito dei possibili vincitori.

Ma esiste un'eccezione a questo comportamento dettato dal buon senso ed è proprio in occasione delle elezioni amministrative che si celebreranno fra poco, grazie al doppio turno.
Poiché infatti il potere sarà nelle mani del candidato sindaco che avrà avuto la meglio al primo turno, a contare nella lotta per il potere sono solo i voti ai candidati sindaco nel tentativo di spingerlo direttamente alla vittoria od almeno al ballottaggio.
Grazie alla possibilità di voto disgiunto che c'è alle amministrative, l'elettore, una volta votato il candidato sindaco, può attribuire il voto di lista ad una qualsiasi di quelle che partecipano alla competizione, anche se la preferita non è fra quelle che sostengono il candidato scelto.
Ed è importante il voto disgiunto, perché permette alle liste nuove di presentarsi e così farsi conoscere e, se meritevoli, di crescere nel tempo sino a diventare protagoniste.
Ed è un voto parlante: spiega al candidato sindaco che i nostri valori sono differenti da quelli delle liste che lo sostengono e che non è necessariamente prigioniero dei partiti che l'hanno proposto.

Storno