Storia di Ordinaria Ingiustizia Italiana “Tanto non controllano . . .”

  Legge

 

Vi racconto una storia di Ordinaria Ingiustizia Italiana e consiglio a tutti di pensarci bene prima di rivolgersi ai tribunali.

A novembre 2011 compriamo 12 infissi da una società milanese che pubblicizza il prodotto come numero Uno sul mercato. Compriamo anche il portoncino blindato d'ingresso. Durante la consegna e posa si verificano vari problemi, misure sbagliate, chiavi sparite e serrature nuove prese a martellate per cambiare il cilindro, coprifili di colore diverso etc. . . Dobbiamo pagare gli ultimi 2.700 euro ma chiediamo prima le certificazioni di legge, che ci vengono mandate dopo molte insistenze e dopo la minaccia "te le mando solo dopo che mi hai pagato". Le certificazioni risultano non essere valide perché i test sono stati effettuati nel 2009 in base ad una legge  sostituita da nuova norma nel 2010. E quella del vetro è scritta in rumeno e senza nessuna intestazione. Nell'arco di quattro mesi mandiamo due raccomandate tramite legale, che documentano i numerosi vizi e difetti degli infissi, chiedendo dapprima un sopralluogo, lettera  a cui non abbiamo ricevuto nessuna risposta, e poi proponendo di usare i 2.700 euro per porre noi rimedio ai difetti più gravi come ad esempio sostituire i vetri delle porte-finestre non a norma antinfortunio che costituiscono un pericolo per chi abita la casa in particolar modo per i bambini. Ma la risposta è "vi facciamo decreto ingiuntivo"

Chiediamo allora un accertamento tecnico preventivo al tribunale di Busto Arsizio che ci viene concesso vista l'urgenza per il pericolo dei vetri. Gli altri difetti sono il progressivo cedimento delle ante a causa del fatto che il vetro è stato installato male per cui le portefinestre per essere aperte o chiuse necessitano che l'anta venga sollevata di peso. Le guarnizioni non tengono e non è stato isolato il montante inferiore con del silicone. Le portefinestre sono più corte del vano di apertura e lo spazio vuoto è stato riempito con schiuma. Lateralmente al portoncino blindato c'è uno spiffero talmente grande che si vede l'esterno . . . Risultato, una casa piena di spifferi e condense.

La società non si presenta all'udienza di ATP. La perizia accerta la presenza dei difetti per un danno di 3.400 euro. 

Intanto riceviamo il decreto ingiuntivo e facciamo opposizione. In udienza, a Milano,  dichiarano di non essersi presentati alla perizia perché avvisati troppo tardi per cui non hanno avuto sufficiente tempo per organizzare la difesa e portano a prova una sentenza di cassazione che riguarda tutt'altra fattispecie. La legge infatti dice che in caso di materia cautelare ovvero urgenza per la presenza di un pericolo, il giudice può agire nei tempi che ritiene opportuni e la parte citata altro non deve fare che presentarsi con un perito di parte ed esercitare il suo diritto di contraddittorio durante i rilievi peritali. Ma arriva il bello: il giudice di pace non legge nessun documento presentato, nemmeno la perizia e non capisce nulla.  No, la perizia la guarda di sfuggita e si permette di dire che i difetti contestati sono pretese da Quirinale!!!!!  Si fa l'idea che i difetti siano estetici e propone la pari e patta. Dopo che abbiamo speso 4.000 euro per la perizia? E 1.000 per l'opposizione al decreto ingiuntivo? E dopo che l'avevamo proposto un anno prima? Rifiutiamo. Propone di far sistemare a loro i danni. Cerchiamo di spiegare che non li ritenamo capaci e che avrebbero potuto già farlo e ci meritiamo un bel "con loro non si può ragionare". Le viene poi un'idea geniale: convocare l'architetto che ha svolto la perizia per chiedergli un'integrazione qualità-prezzo. Non solo, stabilisce anche che la controparte, portando un proprio perito, possa fare le sue osservazioni all'architetto. E con quale diritto, visto che non si è presentata alle udienze per l'ATP?

L'architetto, che viene disturbato per questa richiesta assurda fa notare che quando ci sono dei difetti oggettivi e gravi come la mancanza del rispetto delle norme, il rapporto qualità-prezzo non c'entra nulla e fornisce mille spiegazioni nonostante venga continuamente interrotto dall'avvocato della società di infissi che cerca di fare una grande confusione e ci riesce, perché il giudice non lo riporta mai all'ordine. Ma niente, il giudice continua a non capire e permette al titolare della società (perito di se stesso . . .?) di parlare ampiamente insieme al suo avvocato, non solo per fare osservazioni sui difetti delle finestre ma per dare a noi la colpa di questi, naturalmente in base a delle grosse menzogne, mentre quando noi cerchiamo di spiegare il perché le loro giustificazioni sono menzogne il giudice ci zittisce. Le mostro un pezzo di pvc della portafinestra che si è staccato a causa del cedimento dell'anta ma prima che possa parlare mi ordina di riprendermelo e mi rimprovera. Un trattamento al limite dei diritti umani. Il nostro perito di parte, presente in udienza, cerca di parlare ma viene zittito, ci riuscirà solo dopo un'ora circa quando il giudice ad un certo punto chiede "e lei chi è? . . .".

Il perito del tribunale spiega che gli infissi sono venduti per garantire un coefficiente di isolamento termico e che per questo lo stato riconosce anche un incentivo del 65% in detrazioni fiscali. Quindi non va bene che le loro finestre creino così tanti spifferi ma il giudice risponde "si vabbè ma tanto non controllano e l'incentivo lo danno lo stesso" . Dunque è giusto che noi stiamo al freddo? Ma ciò che è peggio. E' giusto truffare lo stato? Le finestre non sono a norma. Risposta del giudice "si vabbè" La società di infissi sostiene che i vetri non a norma li abbiamo voluti noi e convince il giudice che loro non hanno nessuna responsabilità. A nulla vale dire che le misure le hanno prese loro e le finestre le hanno posate loro e noi nulla capiamo delle sigle scritte sui preventivi no mi correggo non riusciamo a dirlo perché il giudice  arriva al punto di dire "volete che vi mandi fuori?" ed alla risposta "noi vogliamo giustizia" ci sbatte fuori e chiude la porta. Il nostro perito di parte ci prova a farle capire che sta sbagliando e quando lei afferma che tutto si può comprare/vendere lui le risponde "dunque anche la droga". Quindi ricapitolando fin qui. La società di infissi non si è presentata alla perizia perché sapeva di aver torto. Si è attaccata ad una scusa non avvallata dalla legge per dire che gli era stato negato il contraddittorio e che la perizia che gli dava torto non era valida, per cui a noi viene negato il diritto al rimborso della perizia, però può fare osservazioni al perito, spingendosi ad accusare noi per i difetti delle finestre senza che a noi venga permesso di difenderci.  A chi è stato negato un diritto? Il nostro avvocato ha avuto pochissime possibilità di parlare così come il nostro tecnico di parte e noi siamo stati cacciati fuori. Il giudice ha in fin dei conti affermato che il fatto che le finestre non fossero a norma è irrilevante, che è lecito truffare lo stato e che chi vende droga non ha nessuna colpa bensì ce l'ha chi la compra.

In questa zona franca al di fuori delle leggi a quanto pare, e non nell'aula di un tribunale,  il giudice continuava ad andare per la sua strada di chiedere un'integrazione qualità prezzo perché secondo lei le avevamo pagate poco e quindi potevano essere difettose e non a norma. Stava dunque chiedendo un'altra perizia con sopralluogo delle parti per stabilire la qualità prezzo.  Posto che i prezzi corrispondono ai prezzi di mercato il perito, resosi conto dell'assurdità della cosa e compreso che il giudice non solo non capiva ma non aveva la minima intenzione di farlo per pura presunzione, pensando che non ne saremmo usciti più ed avremmo continuato a spendere soldi dietro a delle richieste assurde, ha proposto una trattativa. Ci hanno dato 500 euro dopo averne spesi 6000 in via giudiziale e 750 in via stragiudiziale ed essere stati privati del diritto di difesa. Ma alla fine è stato penso il minore dei mali, almeno abbiamo finalmente, dopo 13 mesi dalla richiesta di ATP, il diritto di cambiare le finestre iniziando da quelle pericolose. Perché se qualcuno si fa male non è che gli possiamo dire "sì vabbè!"  

Intanto questa ditta continua a vendere i propri vetri non a norma antinfortunio ed a posarli in casa della gente, tanto il giudice ha detto che la responsabilità non è loro . . .

Rileggendo questa storia di Ordinaria Ingiustizia Italiana che mi riguarda mi viene anche un po' da ridere e provo una certa pena per la miseria di queste persone che hanno perso molto più di qualche migliaia di euro. Mi riferisco all'onore ed all'intelligenza.

di Cinzia Bascetta