Spendere poco ma i danni chi li paga? Le estetiste su groupon.

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Affronto un tema più leggero, diciamo, ma nemmeno poi così tanto perché si tratta della nostra pelle e delle nostre tasche.

In questo periodo vanno molto gli acquisti su portali come Groupon perché permettono di risparmiare, e siccome soldi ce ne sono sempre meno, soprattutto per cose che rientrano nel divertimento e nel superfluo come ristoranti, viaggi e trattamenti estetici uno ci prova ad acquistarli lì. Il pro è che si risparmia, il contro è che si compra a scatola chiusa. Per questo motivo mi ritrovo con due piccole cicatrici su di una gamba regalatemi da un'estetista di Milano che come risarcimento mi ha fatto, e solo perché ho insistito, una seduta e mezzo gratis. La signorina mi ha ustionata con il vetrino della luce pulsata, non con il raggio di luce ma con il vetrino incandescente, sia chiaro. Non contenta, ci ho voluto riprovare lo stesso ed ho acquistato un altro pacchetto, questa volta a Busto Arsizio. Anche qui le signorine si sono rese protagoniste di numerose perle che mi hanno convinta a mandarle a quel paese ed a chiedere immediatamente il rimborso a Groupon. Ho l'abitudine di fare almeno una telefonata prima di acquistare ed anche questa volta l'ho fatta.  La segretaria al telefono mi aveva suggerito di acquistare il pacchetto più costoso, gambe intere, anche se l'inguine l'avevo già trattato con successo da un medico, perché loro mi avrebbero sicuramente trattato in cambio un'altra zona piccola. Compro. Mi danno un appuntamento pre-seduta durante il quale apprendo che lei deve chiedere alla titolare se questo è possibile.  La titolare acconsente ma solo per i baffetti, non può fare di più. Eh già poverina, i soldi però se li prende . . .  Dopo questo mi dicono che loro per effettuare il trattamento utilizzano due creme della NeoD-Derm, che naturalmente dovrei comprare, ed inizia una solfa sui peli incarniti, mi guarda la gamba e dice che ho la pelle "cheratinizzata" (non facevo la ceretta da un mese almeno, non c'era l'ombra di un pelo sottopelle) però lei insiste con saccenza che la mia pelle è cheratinizzata e di conseguenza mi crescono i peli sotto pelle. Compila anche un modulo in cui barra il campo "pelle cheratinizzata", a fianco c'era quello di "pelle idratata". Dunque io avrei proprio bisogno della crema idratante . . . Allora, vediamo un po', io ho pagato per un trattamento, vado lì e scopro che per effettuarlo devo comprare due creme? Roba che non costa poco, per intenderci e che servirebbero ad assottigliare la cute, e che sicuramente contengono paraffina. Tra l'atro la suddetta crema me l'avevano già rifilata anni fa in un centro Vanity Line ed a mio parere non aveva dato un gran risultato. Ora, ricapitoliamo, una che non è dermatologa, ti guarda la gamba e ti dice che hai la pelle cheratinizzata per venderti una crema. Ma tutti gli strati di pelle superficiali sono cheratinizzati in quanto impermeabili! La tentazione era di mandarla a quel paese subito ma resisto e dico che mi assumo io la responsabilità dei miei eventuali peli incarniti. Naturalmente prima del trattamento viene richiesto di radersi con la lametta, cosa che, favorisce l'incarnimento dei peli e che  mi piace poco perché se poi la zona non viene trattata bene e interamente, il risultato sono peli peggiori di prima (come l'estetista di Milano che mi depilava tipo dalmata e diceva che la luce pulsata era così!). Ed aggiungo la pelle dopo la lametta è irritata, non è proprio il caso di sparaci sopra un laser. Il medico in effetti tutt'al più scorcia i peli o aspetta una ricrescita di due, tre mm dopo la ceretta per effettuare il trattamento. All'appuntamento per la seduta mi presento con le gambe rasate, tranne nelle zone della coscia in alto dove c'è solo una leggera peluria ed i baffetti naturalmente, per la maggior parte peluria. Le esperienze, le letture ed i colloqui con il chirurgo plastico che mi ha trattato inguine e braccia, mi hanno insegnato che il laser essendo foto-sensibile, intercetta i peli più scuri, la peluria è troppo chiara per essere intercettata, (tanto più dai macchinari delle estetiste), quindi ti ritrovi che prima avevi la peluria, poi a forza di rasoio ti cresce un bosco. Loro insistono che devo radermi altrimenti mi possono bruciare la pelle. Il fatto è che la pelle non si brucia, al massimo si irrita un po', poi molto dipende dal tipo di pelle, che naturalmente loro non sanno valutare, e dalla regolazione del laser, che loro non sanno regolare perché le loro competenze sono limitate. Ma quello che infastidisce di più è la saccenza di queste sciampiste ignoranti che se la tirano da dottori e rischiano invece solo di fare danni. Di sicuro loro non mi passano uno dei loro rasoi sulla pelle, la pelle è la mia. Ma perché permettono alle estetiste di effettuare questi trattamenti? Dovrebbe essere vietato. Ed ora Groupon non è detto che rimborsi, probabilmente emetterà un buono come ha fatto per la certificazione energetica che il fornitore del servizio si è rifiutato di fare perché il suo socio non lavorava più con lui. Ma questa volta avranno filo da torcere.

di Cinzia Bascetta

Smart/Debt City o semplicemente Intelligent City?

Resoconto di un incontro…

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Il 18 ottobre allo SMAU
di Milano
, dopo aver premiato le città italiane che si sono distinte
per i casi più innovativi di sviluppo intelligente, si è tenuto il
convegno dal titolo "La via italiana alle città intelligenti" moderato da Federico Pedrocchi.

Tra le innovazioni per
cui tre città hanno ricevuto il premio ci sono cose come una smart card che permette, di gestire la
raccolta rifiuti (comune di Venaria Reale- Torino) oppure un sistema
di localizzazione di vaporetti ed autobus per comunicare eventuali
ritardi o variazioni di percorso (comune di Venezia) ed un sistema di
rilevazione capillare dell'inquinamento (comune di Trento e Arpa).

Se già potremmo dire che i contenitori per rifiuti automatizzati sono molto costosi, per non parlare della manutenzione che richiedono e della possibilità di atti vandalici, ci sono altre innovazioni premiate che ci
fanno un po' pensare se non preoccupare come il progetto di cittadinanza digitale, che
vuole attribuire a tutti un codice e che permette di effettuare dei
pagamenti attraverso il cellulare perché, magari no, ma ci sembra
l'anticamera dell'eliminazione della moneta su carta in favore di
tutte le transazioni controllate attraverso le banche che già hanno parecchio potere.

Tornando al convegno,
sono intervenuti alcuni sindaci tra cui Boccali, sindaco di Perugia
che ha tranquillamente dichiarato che tutti i progetti di smart city,
grazie al patto di stabilità, possono essere considerati "cose
di fantasia". Il concetto è stato ripreso da Fassino, sindaco
di Torino che oltre ad aver parlato del bisogno di una strategia per
fare un salto culturale e tecnologico ha ricordato che le risorse
pubbliche sono andate via via diminuendo. Dal bilancio di un miliardo
e trecento milioni lo stato ha tagliato duecento milioni. Fassino ha
dichiarato che il 55% della spesa pubblica è statale, mentre il 45%
è destinato al territorio tra cui, la spesa per i comuni, è la più
bassa. Questo 45%, a suo parere, è insufficiente per risanare il
territorio. (Bisognerebbe chiedersi cosa fa lo stato con il restante
55% oltre a comprare armi, finanziare progetti inutili in paesi
lontani e finanziare cose come la Tav n.d.r.) Per le smart city, continua
Fassino, da due anni a questa parte si è fatta solo della
sperimentazione. Sono tante le imprese che continuano a proporre
progetti da sperimentare ma si rischia di fare niente di più che un
"presepe" ovvero un quartiere con una panchina
intelligente, una cabina intelligente etc . . . Il sindaco di Torino
sostiene che bandi e fondi europei siano una risorsa ed ha parlato
anche di un'agenda digitale per costruire una regia sul territorio.
Ha sollevato poi il problema della pubblica amministrazione che,
avendo una struttura verticale, bloccherebbe tutti i processi mentre
per le smart city occorrerebbe più flessibilità. Insomma tanti sono
gli ostacoli da superare a cominciare da quelli burocratici ma a quanto pare quello
maggiore è la carenza di FONDI. Ed ecco allora che Cristina
Farioli
, direttore sviluppo e innovazione IBM Italia, dopo aver
parlato della necessità di progetti trasversali che coinvolgano
tutti gli assessori di una amministrazione in quanto all'interno di
una città non si possono separare ad esempio il piano urbanistico
dal problema dell'inquinamento o dal tema del turismo e così via ed
aver ricordato il Roadmap tenutosi a Siracusa con l'amministrazione
cittadina e la partecipazione di 16 esperti internazionali, annuncia
che IBM lancia un progetto di sostenibilità con il contributo di una
BANCA.
Ecco che arriviamo sempre lì, non ci sono soldi ma noi li
chiediamo alle banche e visto che questi progetti non sono cose su
cui un investitore può lucrare direttamente, come ad esempio, la
gestione delle autostrade per cui l'investitore incassa il pedaggio,
temo che questo abbia l'unico effetto di aumentare il debito dei
comuni.
E chi paga alla fine sono sempre i cittadini finché i comuni
saranno costretti a cedere le nostre risorse alle banche o altri
privati in grado di pagare il debito. Non vi fa pensare subito ad
esempio alla storia della privatizzazione dell'acqua e della gestione
dei rifiuti? Alla fine il sindaco di Cosenza, Mario Occhiuto, riporta
tutti su un piano più saggio e razionale. La città intelligente non
è solo tecnologica
, Cosenza, dice lui, ha un centro storico
bellissimo posto su di una collina ma tutto intorno sono stati
costruiti quartieri dormitorio, alienanti casermoni senza servizi.
Teme, il sindaco, che l'utilizzo di una regia che applichi soluzioni
standard e che non tenga conto delle particolarità del territorio
possa solo peggiorare questa situazione. Mario Occhiuto ci ricorda
che sarebbe molto intelligente riappropriarsi delle buone pratiche
del passato ad esempio pensare alla fruibilità degli spazi pedonali,
fare investimenti culturali affiancare alla tecnologia anche cose
semplici come il corso pedonale intelligente. Eh sì, tra rilevatori
e centraline per questo e quell'altro, molte legate al problema della
viabilità, ci si scorda che sarebbe molto più semplice avere tutto
a misura d'uomo ed a Km zero, così le persone camminano,
s'incontrano, fanno la spesa e non inquinano. Perché pagare molto per un cassonetto intelligente quando si può fare la stessa cosa con una cultura del rifiuto ed un sistema di raccolta porta a porta? Queste cose sì che sono
intelligenti! Aumentano l'impiego ed i costi sono molto più contenuti e soprattutto
intelligenti.

di Cinzia Bascetta

Partiti ed Aziende

 
Aziende e partiti

Non poche aziende italiane nella loro
vita (e morte) hanno seguito nella loro gestione un cammino comune
che li ha portati ad attraversare quattro fasi.

La prima, quella della nascita, in cui
dei TECNICI, vale a dire persone che conoscevano bene il
prodotto che avevano essi stessi progettato, hanno dato inizio e
portato al successo l'azienda, grazie alla loro competenza ed anche
alla dedizione al “figlio” che avevano allevato.

Il successo della piccola-media
industria in Italia è dovuto a questo tipo di gestione, più che
alle dimensioni che rendono difficile oggi la competizione sul
mercato.

 

Nella seconda fase, vuoi per
l'abbandono dei titolari o perché il successo ha ingrandito
fortemente l'azienda rendendone eccessivamente complessa la gestione,
questa passa ai MANAGER, persone che si assumono il compito di
gestire l'azienda e non possiedono per lo più conoscenze tecniche.

L'obiettivo primario del manager è
focalizzato al proprio interesse, anziché all'azienda, e,
soprattutto se nel frattempo questa si è trasformata in società per
azioni, la mancanza di una reale forma di controllo nei confronti dei
manager la rende indifesa di fronte alla predazione.

 

Se per un qualsiasi motivo, crisi del
mercato o incapacità del manager, l'azienda entra in crisi, vale a
dire che non riesce a vendere i suoi prodotti, inizia la terza fase e
l'azienda viene affidata al VENDITORE. Ancor
più del manager il venditore, da sempre motivato tramite premi, ha
il danaro per sé stesso in cima ai propri valori e, dato che è
sempre stato misurato sul fatturato, gestisce nello stesso modo
l'azienda.

Così avviene di tutto: vendite in perdita anziché in attivo,
vendita di prodotti con termini di consegna e prestazioni
irrealistiche, quando non si ricorre a trucchi come fatturazioni a
dicembre disdette a gennaio. E così in breve l'azienda si ritrova di
fatto fallita.

 

Inizia
così la quarta ed ultima fase dell'azienda che viene affidata ad un
FINANZIARIO, a
volte imposto dalla banca che ha concesso il prestito, a volte il
direttore amministrativo, e l'azienda viene salvata dalla bancarotta.
La ricetta è quasi sempre la stessa: vendita delle partecipazioni,
concentrazione sul “core business”e, soprattutto, una drastica
riduzione del personale. Molto spesso queste misure finiscono per
uccidere il futuro.

A questo punto l'azienda è di fatto proprietà della banca e lavora
per pagarle gli interessi sul debito, sapendo che non riuscirà mai
ad estinguerlo, .

E così il finanziario continua a gestire l'azienda al servizio della
banca e, poiché spesso non ha nessuna conoscenza del prodotto, del
mercato, di come si gestisce un'azienda, il tutto si risolve nel
prolungamento dell'agonia.

Inoltre, tutto questo genera fenomeni viziosi: i tecnici sono portati
al disprezzo dei gestori per la loro incompetenza e questi si
circondano di “fedeli” anziché di competenti. Purtroppo nessuno
è più portato alla fedeltà come gli incapaci.

 

Quanto è successo a queste aziende succede anche nella politica
italiana: finito il periodo dei tecnici (direi che l'ultimo è stato
Berlinguer) è iniziato quello dei manager, i Craxi, dopo di che sono
arrivati i venditori, il cui massimo esponente è stato Berlusconi ed
oggi, con Monti, siamo all'ultima fase che, se non viene interrotta,
ci porterà alla rovina.

 

Certo, se ci si guarda intorno, non si vedono serie alternative: il
MoVimento 5 stelle ha tradito la sua missione e si ritrova oggi ad
essere un diabolico incrocio di venditori e di finanzieri: quando
Pizzarotti è arrivato a Parma si è visto che aveva venduto tutta
una serie di “prodotti” irrealizzabili Il programma del MoVimento
poi, è analogo a quello che Monti sta realizzando: ridurre i costi
della politica per poter così pagare gli interessi alle banche e
lasciare la politica ai ricchi. Con l'aggiunta del mito della
tecnologia, di mussoliniana memoria, vale a dire della “rete” che
nel 2020 si prevede contribuirà all'inquinamento più dei trasporti.

 

Finora i giovani invecchiati sono stati sostituiti da giovani
rampanti che sono poi diventati giovani invecchiati: e se stavolta invece…

di Penta