Il Consiglio di Stato boccia la giunta formigoni. 16 uomini e solo 3 donne

Formigoni

Vittoria definitiva al Consiglio di Stato: la Giunta Formigoni viola il principio dell’equilibrio di genere

(ne danno notizia l'Associazione Art. 51 e l'Associazione DonneInQuota, con i loro legali Prof. avv. Marilisa D'Amico, e gli avv. Cinzia Ammirati, Massimo Clara, Lorenzo Platania e Stefania Leone)

Oggi il Consiglio di Stato (sentenza n. 3670 del 2012) ha annullato la sentenza del Tar Lombardia che aveva inspiegabilmente salvato la Giunta Formigoni, allora composta da 15 Assessori uomini e da una sola donna.

Accogliendo l’appello delle Associazioni, il Consiglio di Stato ci dice oggi due cose importantissime. Prima di tutto che anche la politica soggiace ai principi di diritto. Richiamando quanto già chiarito di recente dalla Corte costituzionale (sent. n. 81 del 2012), il Consiglio di Stato afferma che il riequilibrio di genere, solennemente affermato in Costituzione e nello Statuto lombardo, è principio cogente e non derogabile nemmeno per ragioni politiche. In forza di ciò, il Giudice amministrativo ha quindi riconosciuto l’“evidente violazione di legge”, perché la nomina di un solo assessore di genere femminile contrasta con una equilibrata presenza di uomini e di donne nella Giunta.

Ma c’è di più in questa decisione. Come noto, temendo questo esito processuale, Formigoni aveva di recente rimesso mano alla Giunta, incrementando – in maniera del tutto insoddisfacente – il numero di donne assessore, portate da 1 a 3, su un totale di 16.

Ebbene, il Consiglio di Stato, pur non potendo prendere posizione sulla composizione della nuova Giunta, ha dato un segnale forte, spiegando che deve esserci “uguaglianza, o sostanziale approssimazione ad essa, di uomini e donne nelle posizioni di governo regionale”.

Il principio della parità non è allora soddisfatto attraverso la composizione di Giunte in cui le donne continuano ad avere un ruolo quantitativamente e qualitativamente marginale. La parità esige interventi di sostanza e non di facciata, e il concreto impegno della politica per la realizzazione di una democrazia paritaria.

di Marilisa D'amico

La democrazia diretta e indiretta. Lettera aperta a Beppe Grillo.

Primo piano 2a

Caro Beppe Grillo,

molti dicono che tu hai risvegliato le loro coscienze, beh, volevo dirti che non hai risvegliato la mia perché era già ben vigile e c'è rimasta così ho potuto vedere cosa si nasconde dietro al tuo movimento. All'inizio mi ritrovavo in quello che dicevi poi però ho constatato, al di là delle tante parole contornate da pochi fatti, l'incoerenza con lo stesso vostro non-statuto, regole scritte da te e Casaleggio spesso disattese. A Milano eravamo il gruppo dei puri, che rispettavano il non-statuto, ci avete tenuti buoni assicurandoci che la lista per le amministrative l'avremmo fatta tutti insieme sul portale, in trasparenza ed invece avete mandato avanti il gruppetto dei fedeli concedendogli l'uso del simbolo prima ancora di avere formato una vera e propria lista, lo avete chiamato Gruppo Promotore, avete avvallato un sistema di scrittura del programma (Grupppi di Quartiere) che andava contro le vostre regole di partecipazione sul web ed alla fine le primarie per il candidato sindaco si sono svolte in una riunione in cui erano presenti questi vostri gruppi che naturalmente hanno votato la faccia pulita di Calise mentre la mailing list che avrebbe potuto informare tutta la base del movimento in quei giorni aveva dei problemi. Non ce lo saremmo mai aspettato dai grandi promotori del web.

Io voglio votare sì, per una persona con un nome e non “un caxxo di simbolo” come dici tu Beppe, ma dovrebbero poterlo fare in primis quelli che votano per il tuo movimento, io voglio votare una persona con le sue idee e non le idee e basta, come invece dice il tuo spin doctor Casaleggio, ed è forse per questo che dice anche che i candidati non devono parlare di sé? E' per questo che li ha chiamati portavoce intercambiabili? Ma caro Beppe, volete cambiare la legge elettorale e poi ci dite che non dobbiamo votare le persone ma i programmi? Questo già lo facciamo. Il vostro uno vale uno è diventato uno vale l'altro.

In TV non ci andate perché se vi smontano la sceneggiatura costruita ad arte in cui vi muovete apparirebbe il vostro vuoto, costruito sulla demagogia di una finta rivoluzione contro la casta ed i suoi privilegi, qualche volta contro le banche ma solo a parole. Come può Casaleggio andare contro gli interessi dei clienti dei propri partners?

Io non voglio la democrazia diretta se questo significa attaccare la nostra costituzione per distruggere i partiti nella loro forma puntando il dito contro la mancanza di democrazia che ci sarebbe al loro interno. Io non voglio votare in una rete piena di falsi persuasori come gli 8.000 finti profili web della Bivings, partner di Casaleggio, che con i suoi influencer ha favorito gli OGM della Monsanto. Non ho bisogno di qualcuno che fingendo disinteresse cerchi di influenzare le mie idee in virtù del fatto che il marketing funziona quando ci si persuade che siamo noi a scegliere. La mia coscienza è sveglia, io non voglio credere di essere libera, io voglio esserlo.

di Cinzia Bascetta