OSTROGORSKI: DEMOCRAZIA E PARTITI POLITICI

Mafalda

Moisei Ostrogorski, che è considerato uno dei fondatori della sociologia politica, affronta in questo libro temi che in questi ultimi tempi sono oggetto di acceso dibattito e, benché il libro sia stato pubblicato agli inizi del secolo scorso, [nel 1902] le situazioni ed i giudizi che riporta sono di una sorprendente attualità.

Purtroppo oggi la parola democrazia è entrata nel novero delle parole sacre, che hanno un significato emotivo, più che razionale, e non ci si sofferma più a riflettere su cosa si intende per popolo e, soprattutto, quale sia il potere che deve esercitare.

Nemmeno il dibattito sul più semplice concetto di popolo è oggi concluso, perché sebbene la parola nel suo lungo e faticoso cammino abbia inglobato un numero di individui sempre maggiore, [il voto all'universo femminile in Italia data poco più di sessant'anni] rimane aperto in molti stati il problema della posizione di coloro che si sono spostati dal loro paese di nascita e delle loro generazioni successive.

 

Quanto a cosa riguardi il potere la situazione è ancor più complessa, perché benché oggi sia unanimemente associato per lo più alla possibilità di eleggere i propri governanti, ci sono paesi dove questo è possibile ma che sia il popolo ad avere un qualche potere è quantomeno discutibile.

Negli Stati Uniti, ad esempio, benché questo stato sia quasi unanimemente considerato il paese democratico per eccellenza, le elezioni assegnano da molti anni la vittoria a chi ha la possibilità di spendere il maggior quantitativo di danaro per la sua campagna elettorale e quindi sembra logico pensare che a detenere il potere più che i cittadini siano i finanziatori della campagna elettorale. Che si tratti, cioè più di una plutocrazia che di una democrazia.

Anche in Italia, dove le statistiche mostrano come la maggior parte dei cittadini faccia riferimento al mezzo televisivo per le sue scelte elettorali e dove nel mezzo televisivo manca la pluralità è difficile parlare di potere del popolo, ma piuttosto di potere mediatico, nonostante le elezioni.

 

E' quindi di fondamentale importanza definire in cosa debba consistere il potere per poter parlare di democrazia e per Ostrogorski occorre che è che il popolo eserciti una intimidazione sociale nei confronti di chi governa.“Esercitare il potere non è altro che intimidire, che esercitare una coercizione morale per farsi obbedire.”

 

Questa definizione che tanto si discosta dall'attuale comporta anche delle differenze nel modo di operare, poiché mentre il voto è un'attività episodica che si svolge in determinati momenti per periodi limitati, l'intimidazione è un processo continuo, senza interruzioni. “Ma la condizione principale dell'esercizio reale di un potere non è la continuità? Se non si afferma che ad intervalli è evidentemente molto meno efficace. Il carattere stesso della sua azione viene profondamente alterato: essa non infierisce che dopo il colpo, vale a dire che questo potere reprime più che intimidire.”

Questa definizione si differenzia anche da quella data da coloro che propugnano la democrazia diretta: a questo proposito il pensiero di Ostrogorski è chiaro “La funzione delle masse in democrazia non è di governare, bensì di intimidire i governanti.” e lo giustifica col fatto che la civiltà moderna “ha reso la vita sempre più complessa, moltiplicandone ed intensificandone gli interessi privati, le preoccupazioni quanto le gioie di ordine tanto materiale quanto non materiale. Perciò il cittadino, che è un essere umano, è per natura portato dall'istinto egoistico a sacrificare alle preoccupazioni del suo lavoro e ad altre preoccupazioni personali che lo assorbono, gli interessi della città che gli sembrano più lontani e meno urgenti, se non lo lasciano del tutto indifferente.“

Naturalmente per esercitare questa intimidazione sociale sono necessari degli strumenti, alcuni dei quali sono strumenti tipici di democrazia diretta, ed una organizzazione, il diritto di voto, i referendum, le petizioni… sono appunto di questi strumenti,

Ma gli strumenti sono tanto più efficaci quanto maggiore è le capacità di chi li usa, altrimenti si rivelano inutili e le capacità necessarie al popolo per gli strumenti politici sono il livello intellettuale e morale : “La grande difficoltà della situazione politica attuale è che le masse, ancora poco istruite e non abbastanza avvedute, non sanno intimidire sufficientemente i politici. Perciò l'istruzione più diffusa delle masse, la loro capacità di esercitare il proprio giudizio sono importanti, nella vita politica, non tanto per l'uso diretto che ne faranno – tranne, ben inteso, la scelta più illuminata dei loro mandatari- quanto per meglio intimidire quelli che governano in nome del popolo e speculano sulla sua mancanza di accortezza. Questi governanti si comporterebbero in altro modo se avessero a che fare con elettori più istruiti questi li intimidirebbero di più. Ecco perché è doppiamente importante in una democrazia elevare il livello intellettuale e morale delle masse: con esso si aumenterà automaticamente il livello morale di coloro che si ritengono superiori alle masse. ….”

Senza queste caratteristiche i cittadini non saranno in grado di utilizzare gli strumenti:“Se sono bambini, od adulti che si trovano ancora nell'infanzia politica, la risposta è chiara: avranno un bel essere insigniti del suffragio, verranno giocati con assoluta impunità.”

 

Le motivazioni del suo giudizio negativo sui partiti coincidono con il pensiero oggi diffuso a riguardo di queste organizzazioni che possono essere così sintetizzate: “In generale si può dire che la convenzione di partito ha strappato ai cittadini l'arma della coercizione morale e l'ha rivolta contro di essi. …. Invece di intimidire, i membri del popolo sovrano sono essi stessi intimiditi”.

 

Ma accanto alla critica nei confronti dei partiti tradizionali Ostrogorski propone anche la sua soluzione, che consiste in “partiti specialistici”, che si occupino di una sola importante questione e, raggiunto l'obiettivo, si sciolgano. La soluzione “…consiste nell'eliminare dalla pratica i partiti rigidi, i partiti permanenti che hanno per fine il potere, e nel restituire e riservare al partito il suo carattere essenziale di raggruppamento di cittadini, costituitosi specialmente in vista di una particolare rivendicazione politica

In questo modo “Messa al servizio esclusivo di questa causa, l'organizzazione di partito sarà riportata al suo ruolo di mezzo e cesserà di essere un fine; dianzi padrona tirannica sarà obbligata a farsi docile serva.

Alla base di questa scelta c'è la convinzione che i cittadini per tutelare i propri interessi debbano partecipare in modo consapevole alla vita politica.

Così il cittadino che oggi è incoraggiato, e spesso addirittura costretto ad abdicare al suo giudizio sarà invece stimolato ad esercitarlo, l'energia della sua volontà e l'attività della sua mente invece di essere sopite saranno tenute sveglie

Queste conclusioni sono contenute nella parte finale del libro, che è preceduta da un'approfondita analisi della nascita delle democrazie e dei partiti in Inghilterra e negli Stati Uniti, profondo ed esteso lavoro preparatorio che dà credibilità al pensiero dell'autore. Un libro fondamentale per chi desidera riflettere sugli argomenti democrazia e partiti, ma purtroppo la sua traduzione italiana, edita da Rusconi, è fuori commercio.

di Penta

PGT Milano. Due risate per sdrammatizzare.

  Sconto

Questa simpatica poesia è stata scritta da un consigliere di zona 8. La nuova giunta ha annullato l'approvazione del Piano di Governo del Territorio della passata maggioranza in quanto era stato approvato senza tenere conto delle osservazioni dei cittadini. Il piano dovrebbe essere rivisto in base al documento d'indirizzo presentato durante la campagna elettorale da Pisapia e le osservazioni dei cittadini discusse. La perequazione è un tema scottante nel nuovo piano. Essa dà la possibilità di mettere volumetrie su zone agricole per poi trasferirle, vendendole, su zone urbane. Da qui scaturisce l'ironia di Luigi Caroli, attento osservatore della situazione.

20 DICEMBRE

ASSESSORA "MASSEROLI SCONTO DIECI"

AGLI INDICI DI CARLO UN RITOCCHINO? (Carlo è Masseroli, il ciellino inventore
GRIDA DI GIOIA VUOL DAL POPOLINO.    del PGT in corso di "moderata" revisione)

INSISTE A DIR: "QUATTRINI NON NE STANNO".
NON SA CHE DAR VOLUMI FA SOL DANNO?
NON CHIEDE SOLDI ALLE GENERALI.     (per CITYLIFE)
I CITTADINI NON SONO TUTTI UGUALI?
CHE SE LE COSE "GIUSTE" NON SI FANNO
AGGIUNGER NON SI FA CHE DANNO A DANNO.

DOPO TRE LUSTRI JANETTI SPOSTA UFFICI?  (vedi nota finale)
NON MUTAN PER GLI "AMICI" I BENEFICI.

PARLA E RIPARLA DI PREMIALITA'.  (per chi risparmia energia)
DAVVER LE MERITA CHI AFFLISSE LA CITTA'?
BASTA PER LEI METTERE I DOPPI VETRI.
POI S'ERGON PALAZZON SEMPRE PIU' TETRI.
PERCHE' SE I RISPARMI FACCIO QUA
ALZARSI IL DOPPIO UN ALTRO POTRA' LA'?

CUSTODIA DEL PAESAGGIO C'E' CHI INVOCA?
"C'E' GIA' LA COMMISSION". LA VOCE E' ROCA.
SONO GLI STESSI CHE NON VIDER SCEMPI.
IL DUBBIO E':"CHIAMARLI CIECHI O EMPI"?
A VILLA SCHEIBLER TENNE LA LEZIONE.  (alle Zone 7 e 8 il 12 dic.)
SE IN FALLO SON, FRA VOI C'E' TESTIMONE.
TRECENTO SON PROGETTI DA RIFARE.
DI FORMIGON COME RISTRUTTURARE
NON LO GRADI' CORTE COSTITUZIONALE:
"COSI' NON VA'. SON COSE FATTE MALE".

CAROLI LUIGI

L'arch. Giancarlo Bianchi Janetti, ciellino alla guida dello SPORTELLO UNICO
DELL'EDILIZIA, è stato il DOMINUS incontrastato del settore fino a giugno 2011.
Continua, dall'ufficio di ASSIMPREDIL – l'associazione dei costruttori –
a fare bello e cattivo tempo. Ha inventato la PREMIALITA' e ha suggerito la
Legge Regionale n. 12 del 2005 che ha provocato sconquassi nell'edilizia
lombarda. A favore di pochi (C.L.)

I sindaci di Cremona si ribellano al piano di privatizzazione del sistema idrico.

Sindaco

Il presidente dell’Amministrazione Provinciale Salini con pressioni enormi esercitate in questi giorni sui sindaci di tutto il territorio ha cercato disperatamente di far mancare il numero legale oggi alla Conferenza dei Comuni, convocata l’ultimo giorno possibile per l’espressione del parere obbligatorio e vincolante. Purtroppo per lui ha fatto i conti senza l’oste, ovverosia la correttezza di alcuni sindaci (pochi ma buonissimi) della sua stessa parte politica. Che si sono presentati ugualmente, garantendo così il RAGGIUNGIMENTO DEL NUMERO LEGALE! Certificata la presenza iniziale di 62 sindaci su 115 i lavori sono iniziati, un sindaco è scappato (evidentemente era una “lepre”) e si è persa un’ora di dibattimento preliminare poiché il presidente della Conferenza, sindaco Leni, sosteneva che non raggiungendo i sindaci presenti con la sommatoria delle loro quote la maggioranza qualificata (50 per cento più uno degli abitanti della provincia, pari a 362.061/2=181.031) necessaria per votare l’approvazione del piano d’ambito era inutile votare. Alla fine, siccome di fronte a lui c’era una assemblea ferma nel pretendere la messa ai voti dei punti all’ordine del giorno, ha tentato il colpo basso e ha dichiarato conclusa l’assemblea, scappando letteralmente dalla sala con una invero mirabile accelerazione, accompagnato da risate, sguardi allibiti e improperi dei colleghi e degli astanti. A quel punto l’intera assemblea, ribellatasi al sopruso inaudito (poiché il gioco era ormai scoperto), ha continuato la sessione regolarmente registrando l’uscita (meglio la fuga) di un sindaco (Leni) e ha messo ai voti il piano d’ambito, che ha riscosso l’UNANIMITA’ di voti CONTRARI!!!

E’ stata in seguito messa ai voti ed approvata all’unanimità la destituzione del presidente della Conferenza sindaco Leni ed immediatamente dopo approvata all’unanimità anche la destituzione del cda dell’Ufficio d’Ambito.

Non abbiamo mai visto tanti sindaci così arrabbiati e compatti: e però le ragioni c’erano tutte, poiché il comportamento del presidente Leni, spalleggiato vanamente dal direttore generale dott. Boldori, era la letterale goccia che ha fatto traboccare un vaso riempito di tanti soprusi e comportamenti antidemocratici e lesivi della dignità di sindaci e cittadini succedutisi nelle ultime settimane. Molte persone stasera hanno commentato che non avevano mai assistito a una indegnità simile.

Tornando al piano d’ambito: la votazione finale non raggiunge in peso ponderale la quota necessaria a bocciarlo ufficialmente, ma (secondo le valutazioni dei più, noi compresi) non importa poiché:

1) i sindaci si sono espressi in una assemblea validamente convocata entro i termini previsti, corroborata dal numero legale previsto dalle norme (anzi superato di due unità) ed hanno espresso un parere che deve essere dunque considerato vincolante: questo impedirà al presidente Salini di invocare la norma del silenzio-assenso;

2) la legge regionale prevede che il piano d’ambito per essere approvato riceva il 50 per cento +1 di voti a favore. Questo piano d’ambito ha avuto (in ordine di tempo) 102 sindaci che ne chiedevano unanimemente la revoca e, una settimana più tardi, l’unanime contrarietà di 60 sindaci per un totale di più di 137.000 voti/abitante. Voti a favore: 0.

Tecnicamente il presidente Salini potrebbe arrampicarsi sui vetri e portare ugualmente il piano d’ambito in Regione, appellandosi al fatto che quel piano non è stato ufficialmente bocciato. E probabilmente lo farà, poiché per lui ottenere la privatizzazione del servizio per qualche ragione che cominciamo ad intuire bene (e come noi l’hanno intuito molti sindaci) è vitale. Ma dovrà dimostrare che quel piano è stato approvato, senza poter portare neppure mezzo voto a favore. E trovandosi di fronte a sbarrargli la strada, da stasera, 60 sindaci letteralmente indignati e inviperiti.

Il presidente Salini dopo questa sera ha perso la faccia ed ogni credibilità politica.

Si tratta di una VITTORIA SPETTACOLARE!!!!!!!!!!!! Noi stessi eravamo quasi certi che i sindaci non sarebbero stati presenti in numero sufficiente perché sappiamo che le pressioni che hanno ricevuto sono state terrificanti. E invece i sindaci della provincia di Cremona questa sera hanno dato una sonora, storica, brillante, commovente lezione di democrazia a tutti i loro colleghi assenti (a cominciare dai sindaci dei due centri più popolosi della provincia, pure loro ormai squalificati e delegittimati agli occhi dei loro amministrati) e hanno dimostrato ai cittadini che non si fanno mettere i piedi in testa. Hanno lasciato l’aula della Conferenza tra due ali di popolo dell’acqua che li applaudiva fragorosamente!

Questa è una grande serata per l’acqua pubblica, aperta da un corteo partecipatissimo e accompagnata da un presidio come sempre numeroso, chiassoso e allegro.

La vittoria di questa sera è senz’altro dei sindaci del territorio, ma non sarebbe stata possibile senza la meravigliosa risposta corale e la spinta commovente di centinaia di cittadini.

A tutti loro va il grazie dell’intero popolo dell’acqua nazionale.

 

Siamo contenti di poter dire che a Cremona questa sera i sindaci si sono riuniti ai loro cittadini.

 

Da domani si lavora al percorso successivo, questa sera si festeggia.

 

Dedichiamo questa nuova vittoria a Umberto Chiarini, che ci ha lasciato questa estate e sarebbe stato sicuramente con noi ad esultare questa sera.

fonte http://acquabenecomunecremona.org/

Perché la legge regionale lombarda sull’acqua non viene modificata?

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Hanno creato una crisi mondiale per colpire le sovranità nazionali e privatizzare i beni comuni, figuriamoci se si fermano davanti ad un referendum.

Lo scorso giugno, attraverso il referendum, il popolo ha deciso che l'acqua è un bene comune e quindi deve rimanere pubblica. Nonostante ciò la legge regionale lombarda  (votata il 22 dicembre 2010) che abolisce gli ATO delegando le competenze alle province, non più ai comuni, non viene modificata.

I nuovi organismi provinciali in materia di servizi idrici, sono formati solamente da un Consiglio di Amministrazione. Gli Uffici d’ambito sostituiscono le vecchie Autorità d’ambito (A.ATO), formate invece dai sindaci di tutti i comuni del territorio provinciale. Le competenze e le decisioni in materia di servizi idrici (investimenti da realizzare, tariffe, modalità di affidamento delle gestioni, ecc) vengono passate tout court dai sindaci alle province, espropriando di fatto i comuni dalla possibilità di decidere sui destini di un bene primario qual è l’acqua.

Si ricorda che i Comitati acqua della Lombardia avevano fortemente contestato la legge regionale, approvata dalla sola maggioranza del Consiglio Regionale.

Ed ecco cosa succede ad esempio a Cremona. Il 14 dicembre si è riunito il Consiglio di Amministrazione dell'Ufficio d'Ambito che ha ribaltato la votazione unanime dei sindaci del 12 dicembre che chiedevano la revoca del il Piano d'Ambito. Il Piano prevede, tra le altre cose, la privatizzazione del servizio idrico e la remunerazione del capitale investito nella tariffa. Lo stesso Comune di Cremona, in un primo tempo favorevole, si è lasciato convincere per l'astensione. Il comitato cremonese dichiara "Ci pare insomma che il progetto di privatizzazione, disegnato dal Presidente della Provincia Salini, stia subendo una drammatica accelerazione, nonostante la resistenza di moltissimi sindaci che si sono apertamente schierati contro questo esproprio del bene comune per eccellenza, in spregio ad ogni regola democratica."

Il comitato regionale sta ancora lavorando per convincere la Regione a modificare la legge restituendo ai comuni la sovranità sull'acqua. Anche i comitati provinciali si stanno muovendo. Di seguito il comunicato stampa di quello di Varese.

C’è una sola forma di gestione che rispetta l’esito dei referendum del 12 e 13 giugno: la creazione di un ente di diritto pubblico che faccia piazza pulita delle S.p.A. e blocchi qualsiasi tentazione di privatizzazione dell’acqua. Il Comitato Provinciale Acqua Bene Comune di Varese lo ripete da tempo e oggi anche i comuni hanno capito l’importanza di una scelta netta in favore del pubblico. L’occasione per affrontare la questione è stata a Conferenza dei Comuni tenutasi a Varese lo scorso 7 dicembre, in cui i comuni della provincia hanno avviato il percorso di affidamento al “gestore unico” previsto dalla legge lombarda.

L’incontro con il Presidente Galli, che ha raggiunto la rappresentanza del Comitato Acqua Bene Comune prima dell’inizio della conferenza, è stata l’occasione per chiedere alla Provincia un impegno politico preciso per il rispetto del referendum che non si limiti a escludere la messa in gara ai privati, ma anche la creazione di un’azienda speciale che garantisca una gestione del servizio idrico trasparente e partecipata dai cittadini.
Un segnale ribadito in sede ufficiale dai Comuni di Saronno e Caronno Pertusella, che hanno messo sul tavolo la questione della forma di gestione e hanno proposto, in linea con lo spirito del referendum del 12 e 13 giugno, l’abbandono dell’ambigua formula delle S.p.A. a totale capitale pubblico e la creazione di un ente di diritto pubblico a cui affidare il servizio idrico integrato. Ci aspettiamo adesso che tutte le amministrazioni della Provincia di Varese, consapevoli del loro ruolo di custodi del voto referendario e della loro responsabilità nel darne applicazione sul territorio, mettano in agenda la discussione sulla forma di gestione coinvolgendo i cittadini che hanno a cuore la tutela del bene comune acqua. Perché si scrive acqua, ma si legge democrazia.

Il comitato regionale per l'acqua pubblica sarà ricevuto dalla commissione consiliare dopo il 9 gennaio in merito alla vertenza che hanno presentato.  Le richieste di modifica della legge regionale tenderanno ad escludere l'acqua dai servizi a rilevanza economica e ad abolire gli uffici d'ambito ma l'intervento dell'assessore Raimondi durante l’ultima seduta di Consiglio lascia poco spazio alle trattative. Di seguito una breve sintesi dell'intervento.

In merito all’esito referendario: “Gli esiti del referendum riguardano l’individuazione dei soggetti gestori, la scadenza degli affidamenti dei servizi e il metodo di determinazione delle tariffe. I referendum hanno, cioè, colpito la normativa nazionale. E la legge regionale non cambia, perché richiama per quelle materie la normativa residuale.
Successivamente all’abrogazione del famigerato 23-bis, infatti, cioè la parte del Decreto Ronchi, le autorità devono attenersi alla normativa europea vigente e alle disposizioni che lo Stato provvederà a emanare, dal momento che la materia non è di competenza legislativa regionale, bensì statale. Non sussistono a questo proposito incertezze interpretative e non è necessario né richiesto un intervento regionale neppure a livello di indirizzo. Si dovrebbe provvedere a modificare la legge soltanto se questa venisse modificata in qualche sua parte di pertinenza regionale. Questo non è accaduto, di conseguenza la necessità non sussiste.

In merito invece alla sentenza della Corte Costituzionale: "Per quanto riguarda, infine, la sentenza della Corte costituzionale del 25 novembre 2011, che ha dichiarato illegittimi i commi 2 e 4 dell’articolo 49 e con essi la previsione di costituzione di società patrimoniali, voglio ricordare solo che la sentenza attiene solo alla costituzione e all’attività delle società patrimoniali, la cui istituzione veniva già consentita dalla legge regionale numero 26 del 2003 senza che ciò fosse mai stato messo in discussione negli anni passati. Tale possibilità, fra l’altro, era una mera facoltà in capo agli Enti competenti, ovvero uno strumento aggiuntivo loro consentito.
La questione riguarda, oggi, un numero ristretto di Uffici d’ambito, Cremona, Milano Provincia e Pavia. Per queste ragioni le censure della Corte non determinano conseguenze sostanziali sulla legge regionale numero 21 del 2010. Le società patrimoniali esistenti rimangono, anche se con maggiori limiti operativi. I soggetti che le hanno costituite decideranno in merito al loro mantenimento. Per gli altri soggetti la possibilità di scegliere molto semplicemente – ahimè – non c’è più. E questo – l’ho scritto e lo ribadisco – è un indirizzo che va contro la gestione pubblica e la valorizzazione pubblica delle reti, non va a favore. La nostra legge non era una legge di liberalizzazione del servizio idrico, anzi.
Non sono necessari, peraltro, nemmeno indirizzi generali. I tre Uffici d’ambito interessati alle patrimoniali saranno supportati dagli Uffici regionali, come di norma, nella gestione del passaggio al sistema nazionale, sempre qualora gli stessi lo ritengano necessario.”

 

COME CREARE UN MOVIMENTO CARISMATICO

(Regalati un Movimento Carismatico questo Natale)

 

Pastore

Un Movimento [o, meglio ancora, un Partito] Carismatico è un movimento i cui seguaci abbandonano l'ascolto del proprio intelletto per abbandonarsi al sentimento di adorazione nei confronti di un personaggio dotato di forte carisma, che li aiuta a mettere a tacere le proprie frustrazioni.

Creare un simile movimento non è naturalmente cosa semplice, ma molti ci sono riusciti: innanzitutto occorrono le condizioni favorevoli, cioè momenti di crisi da cui non si sa come uscire senza dolorosi sacrifici.

Fortunatamente oggi in Italia ci troviamo proprio in questa situazione, l'occasione buona per crearlo, purché si seguano poche semplici regole.

Faccio presente che essere in buona fede è all'inizio indispensabile, se si vogliono attirare quelle persone sensibili e motivate da ideali che con il loro attivismo garantiscono il successo dell'impresa.

Per questo quindi occorre che siate assolutamente digiuni di politica, sociologia e manchiate di tutte le altre cognizioni relative, ed anzi che allontaniate dal gruppo coloro che ne masticano, perché se non sono degli opportunisti abbandonerebbero il movimento, magari trascinando anche altri che li stimano.

Se non avete queste caratteristiche però, e magari siete addirittura specializzato nel condizionare le masse, non disperate, è sempre possibile trovare qualcuno che le possieda e sia abbastanza facilmente manovrabile, basta fornirgli un supporto economico o di conoscenze, tale da renderlo poi dipendente da voi.

Come fate a capire di aver avuto successo? E' molto semplice, per incominciare incominciate a passare sotto silenzio alcuni dei punti forti della prima ora, poi affermate il contrario di quanto avete detto tempo prima e guardate se il numero dei seguaci, anche se un po' mugugnanti, non decresce di molto.

Iniziando, non pensate a Bossi che ha portato i suoi dal lancio di monetine al capo del partito degli affari all'alleanza con il suo ben peggiore erede, o dalla meritocrazia all'elezione del trota, cominciate da piccole cose, fate passare ad esempio il ruolo degli eletti da “portavoce del popolo” ad indipendenti dagli elettori [questo fra l'altro rende molto più semplice renderli dipendenti] oppure se ai tempi avete posto lo sviluppo fra i vostri obiettivi ed il vento è cambiato, dimenticatevene e parlate di decrescita.

Anche se, devo dire, credo rimanga insuperabile il modello del buon Benito, che è riuscito a portare i suoi seguaci dall'estrema sinistra all'estrema destra, dall'anticlericalismo al clericalismo, dal pacifismo alla morte in guerra.

 

Ma veniamo alle istruzioni: Innanzitutto occorre un

 

  1. NEMICO

    Dato che il movimento, come già detto, nasce in un periodo di crisi è semplicissimo trovare qualcosa da criticare, sia a torto che a ragione, ma bisogna fare di più, criticare tutto e tutti perché nessuno pensi che ci sono alternative. [Non avrai altro dio al di fuori di me]. Perché ovviamente anche all'interno degli altri movimenti/partiti/coalizioni ci si è accorti che molte cose non vanno e la critica nasce pure al loro interno, a volte spontaneamente, a volte strumentalmente, nella speranza che gli elettori anziché abbandonare il partito si appassionino al dibattito interno e pensino di combattere l'attuale potere votando per l'opposizione interna [Bossi e Maroni all'interno della Lega / Pro e contro B nel PDL, Rottamatori e Bersani nel PD,…].

    E' quindi fondamentale affermare che gli altri sono tutti uguali, e che solo gli aderenti al movimento sono differenti, anzi, superiori, cosa che naturalmente fa sempre piacere, soprattutto a quelli che la vita di tutti i giorni tende a mostrare il contrario. Anche questo non è difficile, basta drammatizzare quelle due o tre cose in comune e tacere delle altre cento differenze.

    Ma tutto ciò è reso infinitamente più semplice se si individua il nemico: a questo punto il sentimento si accanisce contro questo mostro e, soprattutto, giustifica ogni azione intrapresa nei suoi confronti, si ripete il sollievo provato dalle masse una volta individuati gli untori.

  2. GENERICITA'

    Questo è un punto importantissimo: se all'inizio le persone accorrono per un ideale si legheranno a questo e se un domani il capo carismatico vorrà cambiare direzione verrà abbandonato. Occorre quindi proporre qualcosa di alternativo, di assolutamente generico ed ecco quindi il Cambiamento: chi è contrario alla corruzione penserà ad un mondo incorruttibile, chi odia la disuguaglianza penserà ad un mondo di uguali e così via, in modo che ognuno pensi che il movimento soddisferà il proprio personale ideale.

    Il cambiamento ha inoltre un altro vantaggio: questa parola agisce nel conscio o nell'inconscio suggerendo che il cambiamento lascerà dei posti liberi e nessuno sarà più degno di occuparli dei membri del movimento che tanto si sono dati da fare per cambiare chi li occupava precedentemente.

    Purtroppo da qualche centinaio d'anni il mondo è diviso fra chi privilegia l'individualismo ed il concetto di responsabilità personale e chi invece la collettività ed il concetto di solidarietà. Poco male, basta affermare di non essere né di destra né di sinistra e così si è liberi di non essere giudicati alla luce di quei concetti e si possono accogliere persone provenienti da entrambe le ideologie.

    Il tutto corredato da un insieme di slogan generici di cui buona parte degli adepti non afferra bene il significato, da “padroni in casa nostra” a “uno vale uno”, a “Roma ladrona” e così via.

 

  1. IL MITO

    Naturalmente qualcosa occorre proporre per attuare il cambiamento, per risolvere la crisi che permette di creare il movimento, e questo qualcosa deve diventare un mito, qualcosa su cui non ci si interroga ma si accetta come dato di fatto.

    Gli uomini sono per pigrizia portati a desiderare la panacea, la soluzione di tutti i problemi che non richieda indagine, impegno, in una sola parola, che non richieda fatica. Ed occorre riproporla in tutte le salse, ripetutamente, in modo che nessuno si accorga della sua superficialità.

 

  1. ELIMINAZIONE DEL DISSENSO

    L'eliminazione del dissenso è fondamentale, perché nulla come il dissenso allena quel cervello che noi vogliamo atrofizzato e sostituito dal cuore.

    Il dissenso nasce principalmente da due tipologie di persone: ci sono coloro che si accorgono delle pecche del movimento e cercano di porvi rimedio, e coloro che si accorgono che il movimento si discosta da come era per muoversi verso obiettivi diversi da quelli dichiarati.

    Contro i primi bisogna utilizzare l'argomento dell'eccesso di teoria, del voler cercare il pelo nell'uovo… mentre è facile accusare i secondi di radicalismo. Le accuse di coltivare interessi personali, o di voler coltivare il proprio io sono sempre efficaci.

    Generalmente le persone che si vedono escluse e vedono ignorato tutto ciò che dicono se ne vanno da sole, altrimenti c'è la soluzione dell'espulsione dal movimento.

    Occorre tener presente che la maggior parte delle esclusioni avviene all'inizio ed alla fine del movimento, perché dopo un po' tutti capiscono l'antifona ed alla fine perché chi ha intuito come finirà si agita.

 

Utilizzando queste semplici quattro regole sono molti i movimenti che hanno avuto successo, come dimostra la tabella di seguito riportata: provateci anche voi!

Tabella

di Penta