L’intervento di Basilio Rizzo sull’accordo di programma per l’Expo

Rizzo

“Signor Vice Sindaco, signori Assessori e Colleghi, non è stato facile per me decidere se e come intervenire.
La sorte non ci è stata benigna, il provvedimento che è all’attenzione del Consiglio, il primo di peso, non è spinto dal vento del cambiamento che ci ha portati fini qui, anzi è figlio dell’insopportabile bonaccia della continuità ed io sento il dovere di dirlo non contro la mia Giunta, ma per rispetto profondo nei confronti dei Milanesi che credono in essa.
Dirò di più: se ne facciano una ragione quanti sperano in spaccature insanabili fra noi, penso che farà bene alla nostra coalizione, che ne sia quasi indispensabile, che vi sia qui chi dice in modo determinato, sereno e unitario quello che pensano in molti.
Quest’Accordo di Programma è un provvedimento sbagliato sul quale non si può cambiare opinione.
Darò così anche testimonianza della buona politica, in cui credo profondamente, per cui si giudica ciò che viene proposto, non da chi lo propone e se è no, si deve dire «no».
In tanti anni, da tangentopoli in poi, ho imparato che non c’è causa buona che possa essere perseguita per strade sbagliate.
Non c’è fine virtuoso che giustifichi i mezzi perversi. Racconterò la storia di questo ADP e sarà il migliore dei miei argomenti per la scelta che ho fatto.
Lo dico per chi non c’era e perché nessuno possa dire domani: «Io non sapevo».
Parto dalla scelta del sito: siamo a cavallo tra il 2006 e il 2007. Il comitato Expo 2015 sceglie il sito e annota, quindi sono atti ufficiali, «Le aree sono azzonate nel vigente Piano Regolatore a verde agricolo compreso nei parchi pubblici urbani e territoriali».
Del comitato fanno parte: Regione, Comune, Provincia, Camera di Commercio, Fondazione Fiera.
Nel sito le proprietà maggiori sono della Fondazione Fiera e del Gruppo Cabassi.
Solitamente, credo quasi sempre, per Expo le aree scelte sono di proprietà pubblica.
Noi facciamo diversamente. Fra chi sceglie vi è chi è proprietario della porzione maggiore del terreno, in ogni storia che conta in Italia il conflitto di interessi non manca mai.
Interviene a questo punto nella nostra storia un fatto che la condizionerà tutta, anche se non ne troverete traccia nella delibera che andremo a votare.
Dunque, il 28 giugno 2007 viene firmata una scrittura privata tra Comune di Milano, Fondazione Fiera e Belgioiosa S.r.l., (Cabassi), in cui i proprietari delle aree si impegnano a mettere a disposizione le aree, in cambio di un diritto edificatorio del 0,6 per il dopo l’Expo.
Aveva titolo qualcuno a promettere volumetrie per conto del Comune? Evidentemente no.
Le varianti le vota il Consiglio Comunale. E’ come promettere la vendita del Duomo.
Tuttavia quella scrittura privata pesa e come. Fondazione Fiera e il Gruppo Cabassi ritengono di tenere, come si usa dire a Milano, per le… il Comune e considerano acquisito il bottino dei diritti volumetrici.
Anche il BIE, che ci hanno detto un giorno sì e un giorno no, pronto a estrarre il cartellino rosso, si accontenta della scrittura privata.
In una risposta ad un’interrogazione l’assessore Masseroli assicura «L’accordo è stato ritenuto dal BIE “ampiamente sufficiente a dimostrare la disponibilità delle aree da parte dell’Amministrazione Comunale”».
È tuttavia noto che il diavolo fa le pentole, ma non i coperchi.
Il Consiglio Comunale finalmente investito di deliberare ciò che è di sua competenza, ancorché dopo tre mesi, «acquisizione delle aree e termine della variante urbanistica», cancella l’impegno sull’indice 0,6, dà un altro indirizzo per la variante, che non leggo per semplicità, e vota di acquisire il diritto di superficie.
Siamo, ricordo, nell’ottobre 2007, quasi quattro anni fa.
Il 31 marzo 2008 il BIE assegna l’Expo a Milano. Cominciano mesi tumultuosi, e abbastanza noti, in cui succede di tutto: litigi per le poltrone prima di Soge e poi di Expo, Stanca sostituisce Glisenti, Sala sostituisce Stanca, doppi stipendi, doppi incarichi, prima il progetto orto planetario è una meraviglia che tutto il mondo ci invidia, poi no, contrordine, gli orti sono la rovina di Expo perché nessuno verrebbe a Milano per vederli.
Avremo 24 milioni di spettatori, no, 20, no, meno ancora, ma non importa, non sarà il numero dei visitatori a dare il segno del successo.
La Moratti è contro Formigoni, Formigoni è contro la Moratti. La Lega «E noi qui cosa stiamo a fare?».
Tremonti chiude i finanziamenti, anzi, no, apre il portafoglio, interviene Berlusconi.
L’unica cosa che non va avanti è l’acquisizione delle aree, secondo quanto deciso dal Consiglio Comunale.
Solo ritardi? Solo inefficienze? Ogni tanto il Sindaco Moratti lancia l’allarme «Il BIE ci toglie l’Expo se…». Tensioni, drammatizzazioni, suspence, editoriali allarmati, e poi il classico viaggio a Parigi con ritorno trionfante: ce l’abbiamo fatta! E’ tutto a posto, il BIE è con noi. Anzi, è entusiasta».
Ovviamente il copione viene ripetuto più volte.
Naturalmente io confermo la mia convinzione: credere che i soloni del BIE, che vivono di Expo, ci tolgano l’Expo è come pensare che l’Associazione dei produttori di giocattoli possa volere abolire il Natale.
Ma torniamo alle aree. Mi sarei rivolto al consigliere Moratti, non c’è, glielo riferiranno.
Consigliere Moratti: quante lettere irrevocabili e incondizionate di messa a disposizione delle aree lei ha in tasca e ha portato a Parigi? Perché non le ha mai esercitate? Perché non le ha passate al Sindaco Pisapia perché le esercitasse? Perché da Sindaco non ha mai fatto applicare la delibera del 2007? Perché tanti anni persi? Forse è la paura di quella incauta scrittura privata?
Dimenticavo: la Fondazione Fiera aveva in quegli anni problemi di bilancio, la scelta della sua area era manna dal cielo.
Lei sì che non perde tempo. Poco conta che l’affare sia ancora in corso, l’area viene immediatamente rivalutata a bilancio, credo da 10 a 50 milioni di euro e il rischio dei conti del rosso nei conti sparisce, tanto l’affare si farà, c’è la scrittura privata e ci sono gli amici giusti.
Ecco perché qui stasera noi non votiamo un Accordo di Programma, o non solo, noi stasera garantiamo e legalizziamo la stangata che porterà da 21,5 milioni di euro, la stima è dell’Agenzia del Territorio, a oltre 120.000.000,00 di euro, sempre stima Agenzia del Territorio, ovviamente con gli indici volumetrici di cui stiamo discutendo.
Scrivere «0,52» allora non è un optional, è la linea del Piave che allinea il valore che si intende concedere a Fondazione Fiera e Cabassi per i loro terreni ex agricoli, li allinea alle stime dell’Agenzia del Territorio per il nuovo assetto e dunque costituisce una sorta di liberatoria, di sanatoria per Formigoni, Moratti, Masseroli, eccetera, per i ruoli svolti e gli atti compiuti o non compiuti in quella storia che ho per semplicità definito «La stangata».
I Milanesi devono sapere che noi stasera legittimiamo che 80/100.000.000,00 di denaro prevalentemente pubblico transitino, in modo non proprio virtuale, nelle casse di Fondazione Fiera e Gruppo Cabassi.
E aggiungo che tutto ciò è stato colpevolmente consentito e forse anche scientificamente perseguito con la scelta del sito prima e con i ritardi per le aree poi.
Se aveste vinto le elezioni avreste chiuso in famiglia l’Accordo di Programma, (il patto dell’aprile 2001, su cui tornerò, ne è la riprova), ma l’acqua alla gola dell’essere a ridosso dell’Expo senza aree in mano va benissimo anche per mettere in un angolo il Sindaco PISAPIA: o così o niente Expo.
Con l’ineffabile dottor Loscertales, naturalmente in modo involontario, a fare da spalla.
Nessuno si accorge di tutto ciò? Quelli che sanno e che più che la casacca azzurra hanno indosso quella celeste, intesa come «del celeste», stanno zitti e aspettano che la partita Morat
ti-Formigoni prenda la piega giusta.
La Moratti avrà bisogno di aiuto in vista delle elezioni ed accetterà la linea dell’acquisto delle aree, poi, quando si sarà vinto ci sarà ciccia per tutti.
Il 10 marzo 2010, più di un anno fa, presento un’interrogazione in cui chiedo «Perché non avete ancora acquisito la disponibilità delle aree dopo oltre tre anni? Che cosa avete fin qui detto al BIE?».
E soprattutto mi scopro profetico senza essere profeta, infatti chiedo se non si ritiene che non avere ancora le aree a disposizione metta la parte Comune in una condizione di assoluta debolezza nei confronti dei proprietari delle aree.
Ma l’assessore Masseroli mi rassicura «La disponibilità delle aree potrà essere raggiunta con altri strumenti consentiti dalla Legge» ed è categorico «Non si ritiene che la posizione dell’Amministrazione Comunale possa risultare indebolita dalla mancata stipula dell’accordo in questione», quello del 2007. Servono commenti?
E veniamo all’Accordo di Programma dell’aprile 2011. Si legge nel testo «Il comitato per l’Accordo di Programma ha previsto la costituzione di una S.p.A. promossa da Regione Lombardia con Comune eccetera».
Nessuna meraviglia. Per chi ha una concezione proprietaria e autoritaria del proprio ruolo la cultura del rispetto delle Istituzioni è prossima allo zero.
Aveva titolo il Sindaco a costituire una società? Ovviamente no, è competente il Consiglio Comunale.
Il Consiglio era in carica, in quei giorni si è riunito ripetutamente credo 7 o 8 volte da fine marzo a fine aprile, perché non è stato investito del problema?
E il fatto che di lì a poco si sarebbero svolte le elezioni non contava nulla? Una fastidiosa formalità, neanche da pensare che possa vincere un altro, così nel dispregio più totale di ogni regola si va avanti.
La società non era ancora stata costituita, ma il comitato deciderà chi acquisirà le aree.
Anche qui: chi può deliberare l’acquisto? Il Consiglio Comunale.
Ma può un così insignificante dettaglio imporre uno stop? «Il Comune sono io» diceva qualcuno, «Via, via, si firmi, si firmi», e le leggo le firme «Moratti, Formigoni, Altitonante».
C’è però un piccolo intoppo, le elezioni le vince Pisapia e inizia un’altra storia.
Ora le aeree le può comprare, lo ha ricordato giustamente nell’introduzione il nostro Sindaco, una società Aerexpo partecipata dalla sola Regione Lombardia.
Ne riparleremo a settembre su questa vicenda della Newco, con una nuova delibera spero senza sconti e la Corte dei Conti ci ha già messo sull’avviso, come avrete letto tutti oggi sui giornali.
Quanto fin qui esposto, tutto documentabile in atti ufficiali, dovrebbe rendere del tutto ovvio un voto che sia di merito sull’Accordo di Programma: vota a favore il Centrodestra che ha imbastito tutto, e vota contro il Centrosinistra che l’ha combattuto nei suoi svariati passaggi.
E invece no, la politica ha le sue bizzarrie che tanto confondono e allontanano i cittadini da essa.
Accade ad esempio che chi ha scritto i documenti, anche quelli non divulgati, che ha sottoscritto patti ed accordi senza averne titolo, che ha attivato l’Agenzia del Territorio su un’ipotesi e poi ne ha scelta un’altra, che ignora quel che decide il Consiglio, ma ha un fitto carteggio con i proprietari delle aree, che sa cioè tutto e di più, accade che questo tale fa aleggiare nella nostra discussione uno spettro di una violenza contro il suo diritto democratico di avere tutta la documentazione, pretende di farsi spiegare da Assessori appena arrivati documenti che lui stesso ha sottoscritto.
Seduto su quella sedia farò di tutto per farvi avere ciò che chiedete, quando anche dovessimo cercarli nelle vostre scrivanie e nei vostri file.
Posso da qui dirvi che trovo tutto ciò non proprio edificante per voi per primi e anche un po’ comodo?
Per dirla tutta penso, Colleghi dell’Opposizione, ex Sindaco, ex Assessori, ex Consiglieri di Maggioranza, che, come dice il detto popolare, dovreste baciarvi i gomiti, ringraziare per il salvacondotto che vi si sta consegnando e abbassare i toni, perché vi conviene, non strepitare ed alzare la voce.
Prendete esempio dalla saggezza e dalla prudenza del soldato Vagliati che, tanto che per non sapere né leggere né scrivere, ha pensato di non partecipare, pure essendone membro, al Consiglio generale di Fondazione che il 15 aprile ha deliberato sulle aree Expo, e l’altra sera ci ha detto che non parteciperà neppure a questo voto.
Una casualità o un consiglio?
L’ultimo passaggio è per il Sindaco e la Giunta. La collega Sonego espliciterà il nostro «No» in sede di dichiarazione di voto, in esso non vi è né sfiducia per voi né presa di distanze dalla straordinaria avventura di governare Milano che i cittadini ci hanno affidato.
Abbiamo rispetto per il travaglio che anche voi sentite, condividiamo con voi la certificazione che questa sera si chiude la pagina dell’Expo targata Moratti e che da stasera, poiché l’impegno 2015 c’è, cercheremo di difendere il sogno di un’altra Expo.
Offriamo al nostro popolo la fermezza del «No» a quest’Accordo di Programma come garanzia che vigileremo perché siano evitate le conseguenze cementifricatrici che esso preannuncia, riproporremmo insieme il grande parco tematico, le funzioni pubbliche, le volumetrie ridotte, la fedeltà al tema originario del progetto, puntelleremo i paletti che abbiamo promesso ai Milanesi con l’ordine del giorno unitario.
La strada non è semplice, il partito degli affari e del cemento invocherà lo spirito e la lettera dell’Accordo di Programma, le volumetrie fissate e intoccabili, riproporrà le residenze libere e di lusso per far quadrare i conti, l’Expo adattata ai big-spenders dal turismo ricco alle corporations, si dovrà resistere e non sarà facile, ma siamo ben messi.
Se c’è una persona che per competenza, abilità professionale, condivisione della causa, può aiutarci a resistere all’assalto, questa persona è già tra noi, ha il cervello, il cuore, il volto del nostro Assessore all’urbanistica.
Abbiamo la presunzione di credere che nelle dure trattative non le sarà inutile la nostra posizione di questa sera, l’argomento di dovere tenere conto di un Consiglio Comunale in cui la stangata è stata svelata nei dettagli e di una Maggioranza che non ha nessuna intenzione di favorirla, ma servirà anche altro, servirà nei rapporti con il BIE far capire ai suoi vertici che la nuova Amministrazione è forte, autorevole e non incline alla genuflessione, che non sarà consentito loro di irridere né un nostro Assessore, né le intelligenze – faccio un nome per tutti Carlin Petrini – che sorreggono un’idea partecipata di Milano 2015.
Servirà a dimostrare che da Cascina Merlata all’uso degli indici volumetrici si faranno scelte ambientaliste, di tutela del territorio, di risposte sociali, di rispetto del voto popolare.
Servirà a dimostrare che chiederemo lavoro e lavoro sicuro e regolare.
Ho concluso.
Signor Sindaco, signori Assessori, per molti nostri concittadini e per le loro famiglie sono tempi difficili, anche per questo io non riesco proprio a rassegnarmi che uno dei primi provvedimenti della mia Giunta, liberi, ancorché subendolo per colpa di altri, un colossale trasferimento di risorse pubbliche a favore della rendita fondiaria e di un centro-simbolo del sistema di potere del Centrodestra e di uno dei suoi più potenti sottoinsiemi, e che questo avvenga mentre ci accingiamo a chiedere sacrifici a moltissimi Milanesi onesti che pagano le tasse.
Vi affidiamo l’indignazione nostra e di molti del popolo del vento che cambia come promemoria nelle scelte future.
Confidiamo, anzi sappiamo che ne farete buon uso”.

Expo 2015. Riflessioni sull’accordo di programma.

Expo_tema(1)

In questi giorni leggiamo un mare di polemiche sull'expo. Molti si aspettavano una rinuncia da parte di Pisapia ma in realtà nemmeno in campagna elettorale aveva dichiarato di non voler fare l'expo. Bisognava rinunciarci prima. Ormai i giochi sono stati fatti. E' vero che Pisapia aveva dichiarato che per expo avrebbe preferito usare dei terreni già pubblici ma a quanto pare il BIE non è disposto a rivedere il progetto a questo punto, ed una rinuncia ad expo adesso, avrebbe comportato una penale di 300 milioni di euro. Chi li pagava? Le casse comunali hanno un buco di 160 milioni di euro. E' vero che i terreni ne costano 120 ma è anche vero che il prezzo corrisponde alla cifra stabilita da una commissione terza e, come dichiarato da Patrizia Quartieri, è lo stesso prezzo che il comune avrebbe pagato se i terreni fossero stati espropriati. Il problema è che Letizia Moratti a suo tempo, non ha valutato altre possibilità rispetto all'accordo fatto con Cabassi. Le offerte c'erano, come ha dichiarato Basilio Rizzo, ma è stato valutato solo quell'accordo, e l'accordo è stato presentato al BIE come garanzia della disponibilità di terreni e della possibilità di realizzare expo. Ora è tardi per tornare indietro quello che si può fare è cercare di mantenere un grande parco, di questo parlano i referendum milanesi, ed evitare l'edilizia libera sulle aree, infatti come ha ricordato, sempre Patrizia Quartieri, Milano non ha bisogno di edilizia libera. Tornando alle penali, non c'è solo il BIE, ci sono anche accordi già presi con partners internazionali. Insomma non tanto la figuraccia internazionale ma il danno economico che ormai ne deriverebbe sono i motivi per cui non si può rinunciare ad expo. Sull'indice volumetrico, fissato a 0.52 mi sorge una domanda: ma cosa ci sarà mai scritto nella scrittura privata tra Cabassi e la Moratti? Non ci sarà mica una penale anche su questo? Nel 2007 fecero una scrittura privata che parlava di comodato d'uso, le aree sarebbero state date al comune per expo e poi sarebbero tornate indietro edificabili. In seguito venne deciso di vendere 430 mila mq e dare in comodato d'uso i restanti 340 mila. Su quelli i Cabassi potranno edificare. Con gli oneri di urbanizzazione magari si risolleveranno un po' le casse comunali.

Quello che ne emerge è che spesso gli accordi vengono fatti prima e spesso anche i conti vengono fatti in base agli accordi già presi, lo ha chiarito Masseroli quando si parlava di PGT e metteva in guardia dall'apportare certe modifiche, facendo riferimento proprio ad accordi già presi ed alle conseguenti cause legali che il comune avrebbe dovuto affrontare. Questa maggioranza non poteva fare altrimenti e poi ricordiamo sempre che i veri poteri sono fuori da Palazzo Marino e che fermare il business è impossibile, me lo diceva un mio amico qualche tempo fa, lui sta facendo una dura lotta con il suo comitato in un'altra città, è un puro, un onesto ma è anche sveglio e l'ha capito anche lui, l'affare non lo fermi, se non è expo, è l'inceneritore, se non è l'inceneritore è la gronda o la TAV. Forse se fossimo in tanti, ma proprio tanti . . . e invece siamo sempre quattro gatti.

Ricordo che verrà istituita anche una commissione antimafia a Milano. Speriamo che contribuisca a frenare le speculazioni.

di Cinzia Bascetta

PGT MIlano. In Piazza San Fedele per chiedere l’abrogazione del piano.

Milano-dal-cielo

Oggi il Forum Metropolitano, che riunisce molti comitati cittadini e di cui anche l'Anticasta fa parte, ri ritroverà in Piazza San Fedele per raccogliere firme a supporto della richiesta di abrogare non solo l'approvazione del PGT ma anche l'adozione.

A febbraio scorso, il Piano di Governo del Territorio era stato approvato dalla maggioranza di centro-destra non tenendo conto delle oltre 4.000 osservazioni presentate dai cittadini. Le osservazioni erano state accorpate per tema e non per contenuto, in otto maxi gruppi. Ciò ne ha reso impossibile la discussione in consiglio comunale e a causa di questo è stato presentato da alcuni consiglieri, su iniziativa di Milly Moratti, un ricorso al T.A.R.

Ora la giunta Pisapia vorrebbe abrogare la fase di approvazione per poter discutere le osservazioni. Così facendo, però, il piano verrebbe solo un po' smussato e si rischia che alla fine l'impronta morattiana rimanga.

Ciò che preoccupa sono gli alti indici volumetrici, la perequazione delle volumetrie del parco sud e l'impostazione del piano che mente sempre tutto in discussione, avendo eliminato la destinazione d'uso e lasciando le decisioni in merito ai servizi ad un calcolo effettuato tra l'incrocio della domanda e dell'offerta. Di fatto, con la scusa della sussidiarietà, il piano morattiano, spalanca le porte ai privati, che saranno finanziati dal comune ma gestiranno i servizi. Una cosa come i soldi pubblici che vengono dati alle scuole private . . . Non vorremmo mai che ciò accadesse.

Il 14 luglio è una data simbolica, non solo per la presa della Bastiglia ma anche perché proprio in questa data, l'anno scorso nel pieno della notte, era stato adottato il PGT. Quest'anno, nello stesso giorno, il Forum Metropolitano, dopo aver presentato un documento alla giunta, raccoglierà le firme dei cittadini a sostegno. Chiediamo che il PGT venga rifatto seguendo le linee programmatiche della coalizione. Abbiamo votato Pisapia perché fosse il sindaco di tutti. L'assessore all'urbanistica De Cesaris si è già resa disponibile ad un incontro con la persona di Luigi Caprarella, architetto, uno dei massimi esperti in materia di PGT.

Vi spettiamo stasera in piazza San Fedele dalle 17 alle 22.

http://www.anticasta.org/2010/11/pgt-milano-le-nostre-osservazioni-al-piano-dei-servizi.html

http://www.anticasta.org/2011/02/pgt-milano-a-partita-iniziata-non-si-cambiano-le-regole.html

http://www.anticasta.org/2010/10/pgt-le-domande-le-facciamo-allassessore.html

http://www.anticasta.org/2010/07/un-furto-in-piena-notte-approvato-il-pgt.html

di Cinzia Bascetta 

Referendum, Valsusa e “comuni denuclearizzati”…”pare”… e i convogli di scorie?

Treno nucleare

Alla faccia della maggioranza degli italiani che ha detto no al rischio
nucleare “pare” che il 10 luglio ci sia un nuovo trasporto di scorie
contenenti plutonio da Saluggia a La Hague. “Pare” come “pareva” che un
treno di scorie nucleari dovesse passare nella notte di domenica 8 maggio
scorso quando poi è effettivamente entrato in Francia dalla Val Susa
passando, a quanto risulta, per Vercelli, Novara, Alessandria, Asti e
Torino, interessandone le province oltre a quella di Pavia essendo passato
anche per Mortara.

Diciamo “pare” perché i cittadini non vengono correttamente informati da
chi di dovere. Dovrebbero farlo i prefetti ed i comuni interessati in base
ad appositi piani di emergenza che andrebbero redatti rispettando varie
norme tra cui la legge delle Regione Piemonte numero 5/2010, articolo 4,
comma 2.
Peraltro i piani di emergenza, dove esistono, sono discutibili. Come
quelli delle prefetture di Torino e di Vercelli dove non è previsto
l'attacco terroristico, ma solo, come incidente di riferimento,
l'improbabile collisione con un'autobotte di benzina.

Per capire quanto siano insufficienti quei piani non ci vuole molta
fantasia. Basta immaginare cosa sarebbe successo se in Val Susa qualcuno
(non certo un italiano e tanto meno un valsusino, ma magari qualcuno
direttamente coinvolto dalle missioni italiane all'estero) avesse stato
fatto saltare in aria un ponte al passaggio delle scorie: il plutonio,
dopo aver definitivamente steso la valle, avrebbe fatto danni fino
all'Adriatico tra infinite quanto tardive discussioni sulla differenza tra
i pericoli inventati e i pericoli veri.

Questa sottovalutazione avviene perché nel valutare il rischio nucleare ci
si ostina a considerare solo danni derivanti da eventi naturali o
incidenti fortuiti e mai atti intenzionali come azioni belliche e atti di
terrorismo, effettuabili più facilmente durante il trasporto di scorie,
che, proprio per tale ragione, è uno dei momenti di massimo rischio.

Tale scelta ha l'effetto di sottovalutare il rischio per non doverne
sostenere il conseguente aumento di costi. Quindi meno costi per il
committente del trasporto e rischi per la collettività molto maggiori.

Almeno fossero di qualche utilità, quei trasporti. Almeno rendessero molto
meno pericolose le scorie. Invece no, perché pare che lo scopo principale
sia un altro: estrarvi plutonio per fare bombe e altro combustibile
nucleare come il “mox” usato anche a Fukushima. Quelle scorie ritornano
poi tutte in Italia con una radioattività ridotta di poco o nulla,
sull'ordine dell'uno per cento o giù di lì. A cosa servono quindi quei
trasporti? A chi convengono? Sarebbe il caso di approfondire il discorso
partendo dall'identità di coloro che vogliono continuare a farli.

Quei trasporti vanno perciò impediti a partire da quello, molto probabile,
del 10 luglio. E questa volta non più, come successe ad Avigliana, da
quelli a volto coperto a loro rischio e pericolo, ma direttamente da
quelli in divisa. Per le scorie nucleari, infine, va previsto un unico
tipo di trasporto: quello verso un deposito finale. Quella è la volontà
espressa dal popolo italiano e come tale deve essere rispettata.

Quelli che si opponevano ai referendum (e buona parte di quelli che li
hanno appoggiati in extremis) ora non possono far altro che provare a
scipparci il risultato. Per il nucleare non è passato nemmeno un mese,
mentre per l'acqua hanno cominciato da subito. Per questo la battaglia per
i referendum non è affatto finita e i risultati sono ancora lontani.

Nel frattempo è bene che la magistratura prenda in esame il comportamento
di coloro che, nascondendo i trasporti di scorie nucleari, hanno fatto
correre (e magari vogliono far correre ancora) seri rischi ad un grande
numero di persone inconsapevoli.

Tino Balduzzi
comitato antinucleare della provincia di alessandria
nonukeal@gmail.com

riferimenti:
http://www.normattiva.it/uri-res/N2Ls?urn:nir:stato:decreto.legislativo:1995-03-17;230
http://arianna.consiglioregionale.piemonte.it/ariaint/TESTO?LAYOUT=PRESENTAZIONE&TIPODOC=LEGGI&LEGGE=5&LEGGEANNO=2010
http://www.comune.avigliana.to.it/public/home_page/allegati/hp_321.pdf

Liberiamo le università da Big Pharma.

Somministrare Valium con una crisi d'asma allergico in corso . . . è da incoscienti!

Medici

 

Vai al pronto soccorso? Meglio fare il segno della croce, se sei cattolico. Altrimenti appellati a chi vuoi tu. Nelle università che sono ormai indirizzate da Big Pharma i medici imparano ad attribuire la colpa al paziente e a non approfondire le questioni. Ma Socrate diceva "so perché so di non sapere." Penso che l'abbiano dimenticato da tempo perché l'ignoranza e la non curanza regnano sovrane tra le numerose loro maestà presenti ed anche qualche dio sceso in terra.

Tutto comincia più di un anno fa quando avverto dei bruciori in una zona femminile particolarmente delicata, la ginecoloca dott.ssa Simona Angela Nava dell'ospedale Niguarda di Milano inquisisce arrogantemente su cosa uso per lavarmi, siccome uso la Saugella che è la cosa più delicata che ci sia, non trova colpe da attribuirmi ma non mi prescrive nulla, nessun accertamento, mi fa anche la morale sulla mia preoccupazione per questa gravidanza, lasciandomi con un senso di mortificazione, dopo aver già abortito qualche mese prima ed aver scoperto una piccola mutazione genetica. Dopo la ramanzina, che non so a voi, ma a me non cura, ho perso il bambino. Naturalmente è colpa mia che mi agito. Nessuna delle tre supermegagalattiche ginecologhe convocate ha reputato degni di nota la mutazione MTHFR (provoca coagulazione del sangue),il LAC un  punto fuori dalla normalità (si tratta di anticorpi che hanno a che vedere con la coagulazione del sangue) e nessuna di loro ha pensato di controllare la mia tiroide. Il risultato di cotanta saccenza ed arroganza nel comportamento e nell'ostinato NON ASCOLTO in particolare della dott.ssa Marina Muscarà è stato che ho perso il bambino, ma c'è di più. Quando mi sono recata al pronto soccorso per delle perdite il dott. Michele Costa, sempre del Niguarda, dall'alto dei suoi poteri cosmici mi ha redarguito di fare l'amore con mio marito, avete capito bene, invece di preoccuparsi del mio bambino mi ha giudicata come donna, ha espresso un giudizio su di me, senza nemmeno conoscermi. E dire che lo paghiamo con l'Irpef.  Ma torniamo ai bruciori, dopo più di un anno scopro grazie alla dott.ssa A. che ho un batterio, la Gardnerella ed un lievito/fungo il saccharomyces cerevisiae. Probabilmente un anno fa c'era solo il fungo, poi potrebbe aver creato l'habitat ideale per la  gardnerella . . . ma va bhè.

Per la gardnerella la ginecologa dott.ssa A., mi dà un antibiotico, il metronidazolo, decido di prenderlo subito, anche se stavo facendo una cura omeopatica, la sospendo e corro dal medico di base la dott.ssa Wilma Crivellaro perché comincio ad avere i primi sintomi di cistite. La cistite è tremenda, ne ho sofferto fin da bambina, e so cosa significhi urinare rosso, il dolore è lancinante ed è pericolosa perché può raggiungere i reni. Spiego la situazione alla segretaria della dott.ssa Crivellaro che mi dice che lo dirà alla dottoressa appena arriva, mi serve solo una ricetta, nulla di più, anche perché non può saperne più della ginecologa e non mi segue da sempre, quindi non conosce bene nemmeno me. Con una cistite in corso, che è molto fastidiosa, anche perché uno deve andare in bagno in continuazione e lavarsi per il bruciore, chiedo se la dottoressa è stata avvisata, senza specificare, e la dottoressa, che nel frattempo è sbucata fuori, senza nemmeno chiedermi come sto, mi risponde stizzita, dopo aver chiamato il secondo paziente, che lei ha degli appuntamenti e rientra . . .   La segretaria, che c'è ma non c'è, rimbalza la responsabilità dicendo che bisogna parlare con la dottoressa . . .?

Decido di andare in farmacia e le farmaciste che mi conoscono, mi danno il farmaco. Prendo il metronidazolo giovedì sera, due pastiglie, da subito avverto tachicardia alla bocca dello stomaco, fiacchezza, e sento come se mi mancasse il cuore, penso di essere molto stanca. La mattina mi sveglio con un dolore pungente alla schiena dalla parte sinistra. Prendo altre due pastiglie, formicolii al collo, senso di stordimento, nausea, tachicardia, lingua indolenzita. La sera ne prendo solo una e così anche la mattina dopo. Dolori al braccio sinistro ed al petto, per quanto mi sforzi non riesco a stringere i pugni, chiamo la ginecologa e mi dice di smettere. Non l'avevo smesso prima per paura della cistite ma caspita, il cuore, il cuore era decisamente più importante ed urgente. La dottoressa mi dice di andare al PS se non riesco a respirare. Il respiro è sempre affannato, fino a che lunedì sera in seguito ad un piccolo sforzo, una rampetta di scale, inizia la tachicardia, quando inizio a cenare divento bianca come un cadavere sento un forte senso di costrizione al petto insieme ad un dolore intenso e non riesco più a respirare. Mio marito chiama il 118, sono passati alcuni minuti e l'attacco si calma un po', il dottore vuole parlare con me, mi chiede se ho paura di qualcosa, boccheggiando gli rispondo che se devo aver paura di qualcosa, ho paura di andare all'ospedale (e certo che ho paura di loro, sono una manica di incompetenti). Il simpaticone insinuava che io non stessi male, ma come fa se nemmeno mi vede? Mi dice che secondo lui non ho difficoltà a respirare ma che l'ambulanza arriva comunque perché è già partita. Arrivano e mi fanno le domande più  assurde. Soffri di gastrite? Ma hai preso l'antibiotico a stomaco pieno? Ma portami all'ospedale idiota. Mi ci portano, più per dovere che per convinzione. All'ospedale Niguarda di Milano elettrocardiogramma (effettuato a riposo) buono, mi lasciano ad aspettare due ore su di una sedia e lasciano fuori mio marito, ad un certo punto, sempre con il respiro affannato, che cercavo di tenere sotto controllo io, solo con la mia grande forza di volontà, mi rivolgo all'infermiere, mi dice che ne ho 5 davanti. Bene, allora visto che per voi non sono grave, posso andare da mio marito ma io faccio fatica a respirare. Allora è meglio che stia qui. No, se per voi posso aspettare 5 persone davanti a me con codice verde, significa che non mi ritenete grave, me ne vado . . . mi fa entrare. La dottoressa Alessandra De Leo è gentile ma naturalmente non mi crede, l'allergia si manifesta con le bolle mi dice, insisto un po' raccontandole della mia allergia alla polvere, al polline, ed alla recente scoperta, grazie alle analisi della tiroide fattemi fare dalla mia ginecologa dott.ssa Anghileri di un'intolleranza al glutine. Sono un soggetto allergico. Ed alla fine la dottoressa mi dà un antistaminico, dopo un'ora fa effetto e comincio a stare bene.

Ritengo offensivo che sul foglio di dimissione non compaia la mia difficoltà respiratoria, ed oltre alla visita dall'allergologo mi si consigli di approfondire dal punto di vista psichiatrico gli attacchi di panico. La dott.ssa De Leo mi ha parlato di un fumetto sugli attacchi di panico. Io invece ho letto questo: L'angina pectoris è determinata da una "transitoria" riduzione del flusso di sangue arterioso al cuore, cioè da un apporto di sangue insufficiente alle richieste di quel preciso momento: ciò comporta uno stato di scarsa ossigenazione del territorio di miocardio irrorato dalle coronarie, noto come ischemia miocardica. Nella grande maggioranza dei casi tale evenienza si manifesta quando un vaso è parzialmente occluso da lesioni aterosclerotiche; in condizioni di riposo esse possono non ostacolare il normale funzionamento cardiaco, ma sotto sforzo o stress impediscono di soddisfare completamente le richieste di ossigeno del muscolo cardiaco. La sintomatologia della cardiopatia ischemica ha elementi comuni nelle differenti forme di presentazione, angina ed infarto: entrambi si manifestano con dolori toracici simili ad una sensazione di peso (angina vuol dire costrizione), possono essere irradiati al collo, alle spalle e agli arti superiori, talora sono accompagnati da sudorazione fredda e svenimenti. I dolori dell'angina durano solo alcuni minuti, mentre quelli dell'infarto durano assai di più e possono non passare con i farmaci che solitamente risolvono i sintomi dell'angina. Il dolore è comunemente sordo, a partenza interna, non interessa le strutture ossee superficiali, non si modifica con i movimenti del torace. Il primo esame da eseguire è l'elettrocardiogramma basale che nel paziente asintomatico, non sempre evidenzia un'ischemia; in questo caso è opportuno effettuare un elettrocardiogramma sotto sforzo.

E voleva anche darmi 5 gocce di valium . . . con ancora il metronidazolo in corpo, l'asma, la tachicardia ed i dolori al petto al minimo sforzo . . .per fortuna la mia intelligenza ha vinto contro la loro saccenza e le ho rifiutate. Consiglierei comunque io a lei di leggere più libri di medicina e meno fumetti.

Per l'allergia sono in cura dal dott. Cavallino di Genova, l'unico che ha individuato in una passata infezione da citomegalovirus la possibile causa scatenante per questo stato di allerta del sistema immunitario, dopo di questo infatti sono comparse l'allergia al polline e l'intolleranza al glutine . . . e comunque continuiamo ad indagare perché come dice la dott.ssa Anghileri, la medicina è un'arte, non una scienza.

La maggior parte dei medici non sa fare una diagnosi, ha perso la capacità di ascoltare il paziente, non gli viene certo insegnato a farlo, tantomeno a ragionare, approfondire, ricercare, in pratica sanno quattro cose in croce e ripetono quelle, fuori da ciò, brancolano nel buio ma sono però convinti di sapere tutto ed andargli dietro è come farsi guidare da un cieco.

Gli attacchi di panico non mi sono mai venuti ma non è escluso che in futuro non mi vengano alla vista di un pronto soccorso.

P.S. Oggi (evidentemente si era esaurito l'effetto dell'antistaminico), il minimo sforzo della digestione mi ha riprovocato un'intensa e dolorosa tachicardia, ho preso l'antistaminico e dopo un po' è passato. Avrò avuto un altro attacco di panico? Forse il pranzo mi ha incosciamente spaventata? Non so se ridere o piangere. Ci sarebbe da piangere.

P.P.S. C'è scritto anche su Wikipedia

L'istamina provoca:

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di Cinzia Bascetta

5 stelle: pettegolezzi ed argomenti seri

Pettegolezzi

Sta facendo gran rumore sul web un incontro “segreto” che Grillo e Casaleggio hanno convocato a Milano fra loro, gli eletti del MoVimento 5 stelle ed alcune “personalità” [su cui condivido il giudizio di persone di altissimo livello] del Movimento stesso.

Non è il primo di questi incontri, ma la novità è rappresentata dal fatto che, a seguito uno scontro all'interno del MoVimento 5 stelle Piemonte fra Bibì e Bibò, dovuto all'incarico assegnato a quattro dei presenti, fra cui Bibò, di coordinare alcune attività a livello nazionale, parte della segretezza se ne è andata, come si suol dire, a donne di malaffare.

E quanto ne è emerso ha fatto giustizia sommaria di molti [oserei dire tutti] i miti del grillismo. Ne elenco i principali:

TRASPARENZA

I grillini fanno ogni [lodevolissimo] sforzo affinché tutte le riunioni pubbliche, vengano riprese affinché anche chi è interessato ma non ha voglia di recarsi sul luogo possa seguirle.

Dopo di che il MoVimento organizza al suo interno vari incontri che non solo non sono pubblici, ma in tali incontri è vietato filmare e registrare e di cui nulla si sarebbe saputo senza lo scontro……e tutti i paladini della trasparenza obbediscono all'obbligo di segretezza senza battere ciglio.

UNO VALE UNO

Sarà anche vero che uno vale uno, ma qualcuno vale almeno due e Grillo [o la Casaleggio?] vale da solo più di tutti quanti messi insieme. Infatti non solo fa le nomine senza consultarsi con gli aderenti, ma si sceglie lui anche i componenti del suo piccolo Parlamento.

PORTAVOCE

Non c'è dubbio che il ruolo degli eletti sia quello di portavoce, ma di Grillo e della Casaleggio, non della base, perché a parte i duellanti e più tardi qualcuno, costretto da quanto trapelato, nessuno si è mai preoccupato di relazionare gli elettori del contenuto dell'ultimo incontro. E degli altri nessuno sa nulla.

ORGANIZZAZIONE

Il mito di “nessuna struttura” può continuare ad esistere, solo con una piccola correzione: “nessuna struttura eletta dalla base” , la monarchia è costituzionale, peccato che, come già detto, il Parlamento è scelto dal re.

VIA I SOLDI DALLA POLITICA

Nel corso del duello Bibò ricorda la sua intenzione di rinunciare a breve al ruolo per cui è stato eletto, perché con i soldi che riceve come politico non ci campa.

Il che comporta che via i soldi dalla politica significhi riservarla ai soli ricchi. [o, peggio ancora, ai cadaverici pensionati]

 ecc., ecc., ecc..

Democrazia_big

Ma accanto a questi contenuti di sia pur importante pettegolezzo politico interno, quanto successo pone un interrogativo serio e, direi, universale sulla Democrazia Diretta [DD]: come si può realizzare la Democrazia Diretta? Vi si arriva partendo da subito con forme di DD come pensa la base stellina oppure è necessario un lungo processo che partendo magari anche da forme dittatoriali arrivi ad una Democrazia Diretta, che si afferma grazie a quanto è già stato costruito dalle forme organizzative precedenti?

L'interrogativo non è banale, perché mentre nel primo caso lavorare per la DD significa semplicemente attuarla, nel secondo significa accettare altre forme di governo, per poi abbatterle e passare alla successiva e così via fino ad arrivare alla DD.

 

Credo non ci siano dubbi che il MoVimento 5 stelle sia un eccellente laboratorio di DD, ma non ci sono nemmeno dubbi [se non da parte degli aderenti] che, al di là delle intenzioni dei protagonisti del MoVimento stesso, questo sia in realtà una monarchia. Le parole di Bossi “"Ci impiego due secondi a chiedere al Consiglio federale di espellere chi si mette di traverso, anche se ci sono persone importanti” potrebbero benissimo essere fatte proprie da Grillo che ha espulso personalmente più di un eletto dal MoVimento.

Anche il disconoscimento dell'importanza delle correnti, che vrappresentano un momento democratico di formazione di idee e di discussione all'interno dei partiti, lo pone in totale sintonia sia con Bossi che con Berlusconi , altri due regnanti della politica italiana.

D'altra parte è evidente che senza Grillo il MoVimento non esisterebbe ed è altrettanto vero che, come ritiene Fico di Napoli, senz'altro la miglior testa pensante del MoVimento [farà la fine di Miglio nella Lega?] la base non è in grado oggi di prendere iniziative serie in tempi brevi, [anche perché Grillo & C. si danno molto da fare per impedirglielo].

E allora, se si vuole che il MoVimento arrivi veramente alla DD è necessario che si crei un'organizzazione dal basso che, attraverso passi successivi, acquisti potere, non per eliminare Grillo dal MoVimento, ma restituirlo al suo ruolo di immagine. Cosa naturalmente non facile e difficile da accettare da parte sua, visto tutto quello che al MoVimento ha dato.

Ma se continueranno le fuoruscite forzate o spontanee dei “dissidenti” questo processo verrà rallentato al punto di non riuscire ad attuarsi in tempo utile.

 

Lo stesso discorso vale anche in campo nazionale: la DD può arrivare solo se si percorrono tutte le tappe, il più possibile velocemente, ma senza saltarne nessuna.

Per la vera democrazia poi è necessario che si crei un equilibrio fra potere e consapevolezza per cui è inutile oggi in Italia pensare alla DD; è necessario innanzitutto recuperare la Democrazia Rappresentativa, oggi perduta a favore dell'oligarchia del malaffare, poi questa dovrà regolare l'informazione per permettere ai cittadini la consapevolezza, e solo a questo punto sarà possibile dotarsi di tutti gli strumenti di DD.

Cercare di saltare questi passaggi è pericolosissimo, si potrebbe finire per dotare di strumenti di DD cittadini ipnotizzati dai media della Casta.

di Penta

QUANDO IL DOLORE NON SI DIMENTICA, ANZI E’ SEMPRE PRESENTE!

BASTA GUARDARE LA “MADDALENA” IN VAL DI SUSA IO LI CHIAMEREI CRIMINI DI PACE.

No-tav-val-di-susa

In nome del pragmatismo, la sinistra ha perso l’anima.
E’ rimasta senza parole mentre il senso di tutte le parole veniva alterato
Dagli altri politici. Per timore di apparire poco attuale si è mimetizzata
Negli stili e nell’immaginario del momento. (…)

Roberto Savio

 

Il 23 giugno di settant’anni fa Hitler invadeva l’Unione Sovietica. Si calcola che nell’ultima Guerra Mondiale siano morte milioni di persone. Milioni no migliaia. Gli storici parlano di venti milioni di sovietici morti. Lo storico Viktor Koslov, membro dell’Accademia delle Scienze di Mosca, ci segnala che negli ultimi studi realizzati, una stima approssimativa riferisce 40 milioni di soldati e civili di quel paese.

 

Stupisce però, che storici, sociologi, psicologi e saggisti non abbiano potuto trovare il modo di spiegare perché la Germania, dopo essere stata sconfitta nella Prima Guerra Mondiale 1914-1918, un quarto di secolo dopo, nel 1939 fa scattare la Seconda Guerra Mondiale. Dopo quella sanguinosa guerra di trincea, dove si sbranavano da ambo le parti, quei giovani muniti di baionette si confrontavano attaccando attraverso i vari fossati, si arrivò agli estremi di scatenare massicci e crudeli bombardamenti su delle città aperte, con l’epilogo da parte degli Stati Uniti d’America del Nord, sganciando bombe atomiche su delle città con migliaia di abitanti. C’è da domandarsi. Cosa è accaduto all’essere umano? Ciò si domandano le nuove generazioni tedesche. Un paese con delle università piene di sapienza, con una importante tradizione filosofica e di infinite ricerche, con importanti movimenti pacifisti.

 

C’è da ricordare sicuramente il libro di Erich Maria Remarque – un importante trattato antibellico – chiamato “Senza novità dal fronte”, che ottenne il Premio Nobel nel 1928. Il dolore, la stupidità delle armi, la vacuità degli ordini militari, la vocazione assassina che senza badarci abbastanza fa preda e s’impossessa dei giovani inviati al fronte.

Infatti, su questo particolare, è stato pubblicato ultimamente un libro che ha commosso la società tedesca. “Soldati” è il titolo, ed è un insieme di protocolli sostenuti da tre parole: “lottare, uccidere e morire”.

Sono le dichiarazioni di soldati intervenuti nelle guerre. Emerge chiaramente in quel contesto come i giovani all’indossare l’uniforme ed essere forniti con delle armi comincino a sentirsi onnipotenti.

Nell’analisi del libro, Felix Ehring indica come la guerra, “trasforma il soldato in assassino, perché uccidere è una meta del suo facile agire”.

Il libro è il compendio delle dichiarazioni di veterani di guerra. Lì si evidenzia come si modifica l’essere umano quando viene impartita l’ordine di uccidere, e che il soldato lo assume come un privilegio. Ciò che accade per lui fa parte della normalità essere circondato da cadaveri nella sua quotidianità. La stessa percezione viene percepita dal soldato quando occupa le città nemiche e vede le donne dei suoi nemici. Crede di avere il diritto d’impossessarsi e violentarle. La stessa percezione manifestano i piloti dei bombardieri. Uno dei piloti intervistati orgoglioso della sua funzione dice: “Per noi, piloti dei caccia, era come una specie di prologo al piacere quando dall’alto perseguitavamo colo fuoco della mitragliatrice i soldati nemici in mezzo ai campi”. La stessa cosa accade con i bombardieri quando sganciano le bombe sulla popolazione civile. E’ come sentirsi degli dei, come consegna di un aspetto positivo perché così si “impara a difendere la Patria”. Ci dice ancora Ehring in relazione alle risposte dei soldati: “”Non ci sono contraddizioni, tutti sanno cos’è uccidere e morire”, scontato pure che si tratta della morte degli “altri”, gli esseri u,mani definiti “nemici”, e questi ex soldati non ritengono “necessario” di lamentarsi per ciò che hanno fatto. Gli ex soldati non riescono e non le interessa parlare dei loro sentimenti, anzi riescono a parlare d’altro. Uccidere esseri umani nella guerra si associa ad una specie di sport, e vince chi uccide più gente “nemica”.

Gli autori del libro “Soldati” Sònke Neitzel e Harald Welzer, hanno avuto la fortuna di scovare alcuni archivi di guerra in cui si trovano le dichiarazioni e i racconti dei soldati, sottufficiali e ufficiali nelle loro missioni. E sono arrivati alle seguenti conclusioni: “Gli uniformati credevano con fede assoluta nei valori militari di durezza, rigore e ubbidienza nel dovere, che è una ubbidienza cieca alle indicazioni di comando. Anche il fucilare civili indifesi fa parte di questo dovere. L’hanno fatti la prima volta per ubbidienza dovuta, in seguito l’hanno fatto per propria iniziativa. In guerra, ogni persona civile è sempre una potenziale meta. Gli autori del libro, dopo un approfondito studio, sono giunti a sostenere che soldati, polizia e membri dei servizi informativi, continuano a pensare, che quello è il loro “mestiere”.

Sarebbe importante affrontare uno studio similare in Argentina, e indagare il comportamento dei capi, ufficiali e subalterni delle Forze Armate, polizia e gli impiegati dei servizi d’informazione durante il periodo in cui veniva applicato il metodo delle sparizioni (desaparecidos) delle persone.

Per esempio, studiare se i piloti degli aerei che buttavano i prigionieri vivi al mare, sentissero tutto il potere che percepivano i piloti che bombardavano e bombardano ancora dall’alto le città indifese. Ciò che è importante, e che va studiato approfonditamente, da parte dei nuovi professori delle istituzioni militari per far sì che non si ripeta mai più l’atmosfera vissuta tra i membri delle Forze Armate durante la dittatura.

E qui nasce la domanda: perché quei membri delle Forze Armate, della polizia, e dei servizi, si sono sentiti onnipotenti e cedettero di essere i padroni della vita e della morte di tutti? Con diritto di uccidere, torturare, far sparire, regalare i bambini delle prigioniere. Ovvero, si sono sentiti con gli stessi attributi dei soldati in paesi nemici? Come i piloti dei bombardamenti delle città abitati da civili? E’ il potere che danno le istituzioni politiche (o economiche) agli uniformati nei momenti di pericolo? Non è forse il l’ora di cominciare un dibattito nelle Nazioni Unite e negli organismi internazionali per cambiare i sistemi di autocustodia e di sicurezza prodotti dall’umanità a partire dagli albori della storia e con il ripetersi di crimini ufficiali ogni volta con più assassinii e violenza al servizio del potere e non della pace tanto interiore come esteriore dei popoli?

Perché non si tenta una volta per tutte il dialogo di fronte alla violenza e la repressione? E’ così difficile?

La repressione non è altra cosa che l’onnipotenza del potere. Invece di nuove idee e di conciliazione, si usa il bastone! I gas lacrimogeni illegali per la loro composizione chimica. Sottoporre il nemico alle docce gelate durante l’inverno. O semplicemente, una pallottola. Quando il nemico non impara, allora bastano tre o quattro morti per fare arretrare tutti. E’ questa la consegna del potere. Il buon amministratore non deve perdere mai la pazienza.

Deve credere nel dialogo. Fare partecipe la società civile nella ricerca di soluzioni ai problemi.

Mentre la Commissione Ue spinge l’Italia a siglare l’intesa bilaterale con la Francia sulla ripartizione finanziaria, Gianni Vattimo invita l’Europa a non erogare fondi per un progetto <<fatalmente condannato a fallire>>.

Nel frattempo Angelo Tartaglia, docente al Politecnico di Torino è impegnato a esprimere: “Qualche Buona Ragione (Non Manganellabile)” <Perché la Torino-Lione non ci serve>.

Tra le altre importantissime considerazioni fatte dal Prof. Tartaglia, trascriviamo alcuni passaggi che mi sembrano cruciali. “…Per altro il flusso di merci in transito sulla ferrovia della Valle di Susa, e anzi attraverso l’intera frontiera italo-francese, è in calo continuo dal 1997 ed è meno di un quinto della capacità attuale della linea.

Quanto ai passeggeri, il numero di treni tra Torino e Lione-Parigi è stato anch’esso progressivamente ridotto arrivando oggi a due collegamenti al giorno, spesso eserciti, tra Torinoi e Chambéry mediante autobus (ne bastano due per accogliere tutti i passeggeri)….”

“…E’ rilevante il fatto che i sostenitori del Tav non provano nemmeno a smontare , dati alla mano, considerazioni come quelle che ho appena schematizzato. Preferiscono usare la forza pubblica e la retorica.

Non si tratta naturalmente di una specie di aberrazione mentale; c’è qualcosa di più sostanziale in gioco.

Data una grande opera (qualunque essa sia): 1)il sistema finanziario (che anticipa il denaro) ha un guadagno certo e ingente in quanto garantito dallo stato; 2)chiunque controlla il sistema degli appalti ha un potere e un ritorno rilevantissimo, non foss’altro che perché attraverso il meccanismo dei subappalti e sub-subappalti ha la possibilità di lucrare plusvalori estremamenti ingenti senza correre rischi di sorta, che semmai vengono scaricati sui più piccoli al fondo della catena”.

“Insomma è vero che c’è un problema di ordine pubblico: la società italiana è occupata da una specie di fungo parassita che copre tutta la superficie succhiando linfa vitale e impedendo al sistema di respirare. Abbiamo un grande bisogno di liberarcene”.

L’articolo completo può essere letto su “il manifesto” del 30-06-2011 a pag.8

L’altra fonte è: Pagina/12, Buenos Aires, Argentina, del 25-06-2011, di Osvaldo Bayer, “El dolor que no se olvida”.

Luigi Ragonese

E’ veramente la chiesa di Cristo?

Voitila

A Sua Santità
Al Papa Benedetto XVI
Città del Vaticano
…Verona 25 giugno 2005

Non so se questa mia lettera verrà letta personalmente da Papa Benedetto XVI, e questo a me poco importa, ma nonostante ciò sento il dovere di insistere ancora per ricordare alla Comunità Cattolica Cristiana che esistono delle realtà non lontane, non nel terzo o nel quarto mondo, ma talmente vicine a noi che tuttavia ci si rifiuta di vederle (chi cerca la pagliuzza nell’occhio dell’altro non vede la trave che ha nel proprio) .
Sono la bellezza di trentaquattro anni, cioè dalla morte del mio primo figlio, che in un modo o nell’altro tento di mettere in evidenza agli occhi di una “Chiesa” e, relativamente alla Gerarchia Ecclesiastica, i tremendi e devastanti drammi che moltissime famiglie sono costrette a subire, dovuti alle reazioni avverse causate dalle vaccinazioni che, nel nostro Paese, sono ancora obbligatorie.
Fin dal 1980 ho preso contatto con l’allora Pontefice Giovanni Paolo II, quando, durante un’udienza pubblica ebbi occasione d’incontrarlo personalmente, ricevendo già allora, assicurazione da Lui che la massima carica dello Stato Vaticano in materia di salute, l’allora ministro monsignor Fiorenzo Angelini, avrebbe attentamente esaminato i dati da me forniti per verificare se realmente fosse esistita la pericolosità delle pratiche vaccinali, usate indiscriminatamente, come io sostenevo, o se le mie preoccupazioni erano solo frutto della mia fantasia.
Si è dimostrato poi che la drammatica e devastante tragedia che successivamente sono stato costretto a vivere personalmente, non poteva e non doveva essere assolutamente considerata “fantasia”; e così, da quel tempo, una quantità innumerevole di altre famiglie sono state costrette a subire la mia stessa sorte. Mettere al mondo dei figli perfettamente sani e vederseli poi, dopo l’esecuzione delle vaccinazioni obbligatorie per legge, distrutti da tremende malattie quando non addirittura portati alla morte è un fatto che grida ancora vendetta al cospetto di Dio.
Mi viene perciò così da chiedermi se questa Chiesa Cattolica Cristiana, da allora, cioè dal 1980, non ha potuto o non ha voluto alzare un dito per difendere queste creature innocenti? Si trattava e si tratta tuttora di difendere delle vite umane già sbocciate e non molto semplicemente degli “embrioni”. Notando anche che la battaglia svoltasi in Italia con l’ultimo referendum ha visto tale Chiesa schierata giustamente in difesa degli embrioni stessi. Perché questo stridente impari modo di trattare vite umane?
Molte volte ho tentato di sollecitare questa Gerarchia Ecclesiastica ad interessarsi del problema, ma ho trovato una Chiesa “sorda” alle accorate grida d’aiuto che disperatamente tentavo di far giungere affinché queste tragedie non si ripetessero più, una Chiesa “indifferente” che ha permesso il continuo perpetrarsi di queste tristi ed amare conseguenze, questi genocidi. Perché non vi è stata mai alcuna concreta risposta ai miei accorati appelli da parte di qualche autorità religiosa di questa Chiesa che, come più volte ha decantato e decanta ancora di essere sempre in difesa dei più deboli e degli indifesi?
Ho fatto dono anche di un mio libro dal titolo “Maggiorenne e vaccinato o…diritto alla vita?”, che narra la drammatica vicenda della mia famiglia, sia a Giovanni Paolo II che a Benedetto XVI, ma non ho ricevuto nemmeno un minimo segno di ringraziamento, è così che questa Chiesa Cattolica Cristiana professa e soprattutto vive il Vangelo di Cristo?
Nella speranza che questi annosi problemi vengano finalmente presi in considerazione da questa finora “insensibile Comunità Religiosa Cattolica.”  Attendo perciò una possibile sollecita risposta.

Distinti saluti

Giorgio Tremante