Genova. Il caso AMT.

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Non occorre essere indovini per capire che la stessa cosa sta accadendo con AMIU/IREN.

Anni fa il Consiglio comunale di Genova decise la privatizzazione del trasporto locale, proclamando che per quella via si sarebbe salvato il bilancio, malandato solo a causa dell'inadeguatezza della gestione pubblica. 
Privato è (era?) bello! 
Non importa che, già allora, dall'Europa venissero responsi opposti e significative marce indietro. La Bibbia- Corano-Torah dei fondamentalisti del liberismo diceva inequivocabilmente che privatizzando i servizi li si sarebbe resi più efficienti e, al contempo, profittevoli.
I miracoli del Mercato sono davanti a tutti: non vedete come va bene l'economia mondiale? 
La finanza speculativa moltiplica i prezzi dei prodotti alimentari ed energetici! Il benessere si diffonde in ogni dove e crea movimenti di massa in USA, Europa e, mi pare, Nord Africa che scendono in piazza per manifestare il loro giubilo! E così è sempre stato: mai il modo di produzione capitalistico ha prodotto guerre, fame, povertà, disoccupazione, sfruttamento…..

Ieri, imprevedibilmente, il rappresentante della multinazionale francese che ha rilevato l'AMT ha detto: «Noi siamo qui per guadagnare, non per perdere quattrini. A breve cominceremo un’attenta valutazione dei conti di Amt. Se a settembre scopriamo che non è possibile riassestare il bilancio dell’azienda, ce ne andiamo».

Di fronte ad un tale voltafaccia, i politici e i sindacalisti locali si sono stracciati le vesti: non sapevano che le imprese private agiscono per il perseguimento del profitto!

D'altra parte, finora tutto era filato per il meglio: aumenti del biglietto per un complessivo 50%, riduzione reiterata del servizio, 400 “esuberi” previsti. Cosa si poteva pretendere di meglio, per gli utenti e per i lavoratori!

Che dire? Quando si decise la privatizzazione la giunta di ““sinistra”” e i suoi reggi-coda sindacali, formulando le loro previsioni surreali, erano affetti da imbecillità, ignoranza o malafede (o di tutto un po')?

Il risultato è quello descritto nell'articolo incollato sotto. Ma l'unica cosa certa è che, comunque vada, saranno utenti e lavoratori a pagare il conto: con aumenti di tasse e licenziamenti!

Ma nessuno dei responsabili pare sia intenzionato a dimettersi (…e nessuno glielo chiede: cosa volete che sia rispetto al bunga – bunga!) e, peggio ancora, nessuno sembra prendere mai atto di nulla che riguardi le vere cause dei problemi economici e sociali. Eppure non dovrebbe essere difficilissimo individuarli nel modo di produzione esistente!

di Felice Airoldi portavoce comitato per Scarpino

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