Domani l’assessore risponderà ai genovesi: dove va a finire il percolato di Scarpino?

  Percolato_audizione
Cari e Care, sono Felice Airoldi di Genova, Mercoledì 30 Marzo con inzio verso le 14.30, in consiglio provinciale a palazzo Spinola, l'assessore all'ambiente della provincia di Genova Sebastiano Sciortino dei Verdi risponderà "forse" ad un interpellanza che mi è già "costata" più di una querela / denuncia, (nemmeno loro sanno più come chiamarle) in pratica i Cittadini vogliono sapere dove và a finire il PERCOLATO che fuoriesce dalla discarica di Scarpino e viene a detta di AMIU INTUBATO dentro, sotto, il Rio Secco.

SAREBBE GRADITA LA PRESENZA DI QUALCHE SOSTENITORE DELLA "CAUSA" per Scarpino.

Da il Sabatini Coletti Dizionario della Lingua Italiana ultima edizione

PERGOLATO [per-go-là-to] s.m.
1 Grande pergola o serie di pergole
2 Tecnica di coltivazione della vite in cui i tralci sono stesi su impalcature fatte di pali tra i quali sono tirati dei fili di ferro.

PERCOLATO
LA PAROLA NON ESISTE.

Descrizione tecnica di questa "cosa" che pare, almeno in Liguria, NON ESISTE.

ll ‘percolato” può assumere la connotazione di “rifiuto”, come è confermato dall’attuale previsione dell’Allegato D alla parte IV del D.Lgs. n. 152/2006 punti 19 07, 19 07 02 e 19 07 031 ma ciò soltanto allorquando lo stesso non si configuri quale acqua sostanzialmente “di processo” direttamente smaltita in un corpo idrico ricettore……….in Liguria MARE.

Il termine percolato, inteso (non esclusivamente) nell'ambito delle scienze ambientali, definisce un liquido che trae prevalentemente origine dall'infiltrazione di acqua nella massa dei rifiuti o dalla decomposizione degli stessi. In misura minore è anche prodotto dalla progressiva compattazione dei rifiuti. Il percolato prodotto dalle discariche controllate di rifiuti solidi urbani (R.S.U.) è un refluo con un tenore più o meno elevato di inquinanti organici e inorganici, derivanti dai processi biologici e fisico-chimici all’interno delle discariche.

Per legge, il percolato deve essere captato ed opportunamente trattato nel sito stesso della discarica o trasportato in impianti ad hoc debitamente autorizzati allo smaltimento di rifiuti liquidi.

A Scarpino, Genova "pare" che 70 ton. al giorno, quando non piove, vengano ..blandamnete…….o pesantemente, trattate, nelle vasche di decantazione ai piedi dell' omonima discarica.
Da anni chiediamo attraverso "faticose" interpellanze e esposti alla magistratura dove finisce poi questo "rifiuto", l'unica cosa certa è che viene "intubato" sotto il Rio Secco e che poi venga "inviato" al depuratore di Corniglano, 8,5 chilometri piu' a valle.
INCREDIBILE….pensateci, visto che un "privato" ha l'obbligo di allacciarsi alla rete fognaria nel più breve tratto possibile.
Credibile è invece che il depuratore di Cornigliano nemmeno riesce a trattare i reflui di tutta la Valpolcevera, prova ne è la "promessa" di chiudere il "vecchio" e costruirne uno nuovo sulla sponda destra della "fiumara" alla foce del Polcevera dal costo stimato 200 milioni di euro.
Anche se le cose dovessero stare così…… e statene certi che non lo sono, non si capisce perchè i sindaci di turno si attivino immediatamente a firmare le delibere di scarico, in via temporaneae provvisoria dei reflui della discarica ogni volta che piove un po' di più.

QUINDI, QUALE SAREBBE IL PROBLEMA? PERCHE' DELIBERARE se l'"intubato" finisce ………. in impianti ad hoc debitamente autorizzati allo smaltimento di rifiuti liquidi……come è confermato dall’attuale previsione dell’Allegato D alla parte IV del D.Lgs. n. 152/2006 punti 19 07, 19 07 02 e 19 07 031.
IL PUNTO E' PROPRIO QUESTO, …..DOVE VA A FINIRE IL "RIO SECCO" ….SULLA LUNA ?????……

Meno male che IL PERCOLATO ESISTE, almeno per La Corte di appello di Potenza ( capoluogo della Regione Basilicata ) che ha pronunciato la seguente sentenza:

– sul ricorso proposto da:
l) COPETI FRANCESCO N. IL 03/08/1957
– avverso la sentenza n. 144/2009 CORTE APPELLO di POTENZA, del 22/10/2009
– visti gli atti, la sentenza e il ricorso
– udita in PUBBLICA UDIENZA del 17/11/2010 la relazione fatta dal Consigliere Dott. ALDO FIALE

– Udito il Procuratore Generale in persona del Dott. Gioacchino Izzo che ha concluso per il rigetto del ricorso.
– Udito il difensore Avv.to Nicola D'Argento, il quale ha chiesto l'accoglimento del ricorso.

SVOLGIMENTO DEL PROCESSO

La Corte di appello di Potenza, con sentenza del 22.10.2009, confermava la sentenza 14.11.2008 del Tribunale monocratico di Lagonegro, che aveva affermato la responsabilità penale di Copeti Francesco in ordine ai reati di cui:
– agli arti. 45 e 59 legge n. 152/1999 [per avere – in qualità di rappresentante legale della s.p.a. "Medio Agri", affidataria della gestione dell'impianto di smaltimento dei rifiuti solidi urbani del Comune di Sant'Arcangelo, di proprietà della locale Comunità montana – effettuato, senza autorizzazione, lo scarico del percolato prodotto in detto impianto nel corso d'acqua denominato "Fiumarella", all'interno del Parco nazionale del Pollino – acc. in Sant'Arcangelo, il 16.2.20061;
– all'art. 181 D.Lgs. n. 42/2004 [per avere effettuato l'attività di scarico anzidetta, in area sottoposta a vincolo paesaggistico, senza l'autorizzazione dell'autorità preposta alla tutela del vincolo] e, riconosciute circostanze attenuanti generiche, lo aveva condannato alla pena complessiva (condizionalmente sospesa) di mesi quattro di arresto ed euro 22.500,00 di ammenda, con ordine di rimessione in pristino dello stato dei luoghi;

Avverso tale sentenza ha proposto ricorso il difensore del Copeti 
(———–)

Il ricorso deve essere rigettato, perché infondato.

MOTIVI DELLA DECISIONE

1. Va affermata, anzitutto, la correttezza dell'inquadramento giuridico della vicenda operato dai giudici del merito ed in particolare la esattezza dell'applicazione, nella specie, della normativa in materia di tutela delle acque dall'inquinamento e non di quella dettata in materia di rifiuti.

I fatti (accertati il 16.2.2006) sono antecedenti all'entrata in vigore del D. Lgs. 3 aprile 2006, n. 152 e l'art. 8, 1° comma – lett. e), del D.Lgs. n. 22/1977, all'epoca vigente [attualmente art. 185, 1° comma – lett. b), n. 1, del D.Lgs. n. 152/2006 e succ. modif.], già escludeva dal novero dei rifiuti le acque di scarico, ad eccezione dei rifiuti allo stato liquido. I "rifiuti allo stato liquido" sono costituiti da acque reflue di cui il detentore si disfa, senza versamento diretto, non convogliandoli cioè in via diretta in corpi idrici ricettori, bensì avviandoli allo smaltimento, trattamento o depurazione a mezzo di trasporto (vedi Cass., sez. III, 4.5.2005, n. 20679).
Alla stregua del principio generale – secondo il quale è l'interruzione del nesso funzionale e diretto delle acque reflue con il corpo idrico ricettore a ricondurre la gestione delle acque reflue medesime nell'ambito dei rifiuti – va individuata la disciplina del "percolato", che l'art. 2, lett. m), del D.Lgs. 13.1.2003, n. 36 {Attuazione della direttiva 1999/31/CE relativa alle discariche di rifiuti] definisce quale "liquido che si origina prevalentemente dall'infiltrazione di acqua nella massa dei rifiuti o dalla decomposizione degli stessi".
Il "percolato", dunque, ben può assumere la connotazione di "rifiuto" [come è confermato dall'attuale previsione dell'Allegato D) alla parte IV del D.Lgs. n. 152/2006: punti 19 07, 19 07 02 e 19 07 03] ma ciò soltanto allorquando lo stesso non si configuri quale acqua sostanzialmente "di processo" direttamente smaltita in un corpo idrico ricettore.
Nella specie, invece, non si adduce in ricorso l'insussistenza di un nesso funzionale e diretto delle acque reflue con il corpo idrico ricettore.

2. Non si ravvisa, inoltre, alcun elemento che possa dare consistenza alla denunciata violazione dell'art. 521 c.p.p.
(————-)

Nella vicenda in esame, i contenuti essenziali dell'addebito risultano riferiti, nel capo di imputazione, alla effettuazione dello scarico, nel corso d'acqua denominato "Fiumarella", del percolato prodotto nell'impianto di smaltimento dei rifiuti solidi urbani del Comune di Sant'Arcangelo ed in relazione a tale condotta illecita l'imputato ha avuto piena possibilità di difendersi ed è stato condannato previa corretta qualificazione di quel percolato quale acqua di scarico non domestica e senza alcuna immutazione dell'addebito.
La qualificazione è corretta, perché le "acque reflue domestiche" sono quelle "provenienti da insediamenti di tipo residenziale e da servizi e derivanti prevalentemente dal metabolismo umano e da attività domestiche"; mentre la nozione di "acque reflue industriali' ricomprende "qualsiasi tipo di scarico di acque reflue scaricate da edifici in cui si svolgono attività commerciali e industriali, diverse dalle acque reflue domestiche e dalle acque meteoriche di dilavamento".

(——-)

4. Il Collegio ritiene – conformandosi all'orientamento di carattere generale espresso, in tema di reati ambientali, dalla giurisprudenza costante di questa Corte (vedi ad esempio Cass., sez. III: 8.5.2009, n. 19332, Soria; 3.3.2009, n. 9497, Martinengo; 26.11.2001, Spada) – di dovere affermare il principio secondo il quale il legale rappresentante di una società esercente un impianto di trattamento e smaltimento di rifiuti solidi urbani è tenuto, quale destinatario degli obblighi previsti dalle norme di settore, ad osservare le disposizioni legislative, regolamentari e provvedimentali in materia di tutela dell'ambientale, nonché a richiedere tutte le prescritte autorizzazioni.
Tale soggetto, inoltre, non può essere esonerato dalla responsabilità personale a causa dell'eventuale responsabilità concorrente di colui che in concreto gestisce l'impianto, tenuto conto che il legale rappresentante dell'ente imprenditore risponde pur sempre a titolo di colpa per inosservanza del dovere di adottare tutte le misure tecniche ed organizzative di prevenzione del danno da inquinamento (vedi Cass., sez. III, 10.5.2005, n. 20512).

5. L'affermata sussistenza del reato paesaggistico risulta conforme al consolidato orientamento di questa Corte secondo il quale, in tema di tutela delle zone paesistiche, configura il reato di cui all'art. 181, 1° comma, del D.Lgs. n. 42/2004 qualunque modificazione dell'assetto del territorio, in assenza di autorizzazione, attuata attraverso interventi di qualsiasi genere, in quanto con le disposizioni a tutela del paesaggio si è inteso assicurare una immediata informazione ed una preventiva valutazione da parte della pubblica Amministrazione dell'impatto sul paesaggio di ogni tipo di attività intrinsecamente idonea a comportare modificazioni ambientali e paesaggistiche.
Nella specie, l'esistenza del vincolo paesaggistico non può porsi in dubbio allorché si consideri che l'attività incriminata si è svolta all'interno del Parco nazionale del Pollino [area tutelata ex lege già ai sensi della legge n. 431/1985 ed attualmente a norma dell'art. 142, 1° comma – lett. f), del D.Lgs. n. 42/2004] ed i giudici del merito (pure a fronte di un reato formale e di pericolo) hanno accertato una effettiva compromissione dei valori del paesaggio indotta dall'insudiciamento evidente delle acque di un torrente e dell'invaso di una diga.

(——–)

7. Al rigetto del ricorso segue la condanna del ricorrente al pagamento delle spese processuali.

P.Q.M.

la Corte Suprema di Cassazione,

visti gli artt. 607, 615 e 616 c.p.p.,
rigetta il ricorso e condanna il ricorrente al pagamento delle spese processuali.

ROMA, 17.1 1.2010

sentenza completa

esposto di Oras alla Magistratura

Sentenza della Corte di Appello di Potenza su ricorso di Copeti Francesco

Acque – Giurisp.Penale Cass.
Cass. Sez. III n. 7214 del 25 febbraio 2011 (Ud. 17 nov. 2010)Pres. Ferrua Est. Fiale Ric. CopetiAcque. Natura del percolato

REPUBBLICA ITALIANA IN NOME DEL POPOLO ITALIANO

LA CORTE SUPREMA DI CASSAZIONESez. III Penale
Composta dagli ill.mi Sigg.ri Magistrati:Dott. GIULIANA FERRUA. – Presidente -Dott. CLAUDIA SQUASSONI – ConsigliereDott. MARIO GENTILE – Consigliere -Dott. ALDO FIALE – Consigliere Rel. -Dott. ELISABETTA ROSI – Consigliere –
ha pronunciato la seguente

SENTENZA
– sul ricorso proposto da:l) COPETI FRANCESCO N. IL 03/08/1957- avverso la sentenza n. 144/2009 CORTE APPELLO di POTENZA, del 22/10/2009- visti gli atti, la sentenza e il ricorso- udita in PUBBLICA UDIENZA del 17/11/2010 la relazione fatta dal Consigliere Dott. ALDO FIALE
– Udito il Procuratore Generale in persona del Dott. Gioacchino Izzo che ha concluso per il rigetto del ricorso.- Udito il difensore Avv.to Nicola D’Argento, il quale ha chiesto l’accoglimento del ricorso.

SVOLGIMENTO DEL PROCESSO
La Corte di appello di Potenza, con sentenza del 22.10.2009, confermava la sentenza 14.11.2008 del Tribunale monocratico di Lagonegro, che aveva affermato la responsabilità penale di Copeti Francesco in ordine ai reati di cui:- agli arti. 45 e 59 legge n. 152/1999 [per avere – in qualità di rappresentante legale della s.p.a. “Medio Agri”, affidataria della gestione dell’impianto di smaltimento dei rifiuti solidi urbani del Comune di Sant’Arcangelo, di proprietà della locale Comunità montana – effettuato, senza autorizzazione, lo scarico del percolato prodotto in detto impianto nel corso d’acqua denominato “Fiumarella”, all’interno del Parco nazionale del Pollino – acc. in Sant’Arcangelo, il 16.2.20061;- all’art. 181 D.Lgs. n. 42/2004 [per avere effettuato l’attività di scarico anzidetta, in area sottoposta a vincolo paesaggistico, senza l’autorizzazione dell’autorità preposta alla tutela del vincolo] e, riconosciute circostanze attenuanti generiche, lo aveva condannato alla pena complessiva (condizionalmente sospesa) di mesi quattro di arresto ed euro 22.500,00 di ammenda, con ordine di rimessione in pristino dello stato dei luoghi;
Avverso tale sentenza ha proposto ricorso il difensore del Copeti, il quale ha eccepito:- violazione dell’art. 521 c.p.p., poiché all’imputato era stato originariamente contestato lo svernamento di “percolato” mentre la condanna ha riguardato lo scolo di “acque reflue”, in una situazione in cui, a fronte di liquami provenienti dall’interno di un impianto di trattamento dei rifiuti, non sarebbero identificabili acque reflue industriali né urbane;- la mancanza di prova certa che i reflui inquinanti provenissero dall’impianto di trattamento e di smaltimento di rifiuti solidi urbani del Comune di Sant’Arcangelo e la incongruità del diniego della richiesta rinnovazione del dibattimento, che avrebbe consentito di fare chiarezza sul punto;- la incongrua individuazione della responsabilità dell’imputato, collegata esclusivamente alla sua qualità di responsabile legale della società affidataria dell’impianto di smaltimento dei rifiuti, non tenendo conto in tal modo dell’esistenza, nella compagine societaria, di organi tecnici preposti a specifici compiti connessi alle varie fasi dello smaltimento;- l’insussistenza del reato paesaggistico, non potendo configurarsi l’effettuazione di alcun “lavoro” che abbia coinvolto beni protetti e non essendo stato specificato “di quali beni paesaggistici si tratterebbe”.
Lo stesso difensore, poi, con memoria del 27.10.2010, ha articolato “motivi nuovi”, prospettando che:- dopo la sentenza di primo grado sono stati rinviati a giudizio, per i medesimi fatti, il dirigente responsabile dell’ufficio tecnico della s.p.a. “Medio Agri” ed il responsabile tecnico dell’impianto sito nel Comune di Sant’Arcangelo: vertendosi, pertanto, in tema di “connessione” per la contestata cooperazione colposa con il Copeti, il presente processo non potrebbe essere deciso separatamente da quello di nuova instaurazione;- non potrebbe ravvisarsi alcuna responsabilità del titolare della società di gestione di un impianto di smaltimento dei rifiuti nell’ipotesi (corrispondente a quella in esame) in cui esiste l’obbligo giuridico di affidare la cura dell’organizzazione tecnica dell’impianto ad un altro soggetto professionale, le cui competenze esclusive sono stabilite coattivamente e dettagliatamente dalla legge;- incongruamente non sarebbe stato accertato se, tenuto conto della suddivisione delle competenze nella gestione della discarica, “vi sia stato il rispetto delle prescrizioni imposte nel provvedimento di autorizzazione regionale”;- non sarebbero state valutate le prescrizioni prese, all’interno della discarica, per l’efficiente raccolta del percolato.
MOTIVI DELLA DECISIONE
Il ricorso deve essere rigettato, perché infondato.

1. Va affermata, anzitutto, la correttezza dell’inquadramento giuridico della vicenda operato dai giudici del merito ed in particolare la esattezza dell’applicazione, nella specie, della normativa in materia di tutela delle acque dall’inquinamento e non di quella dettata in materia di rifiuti.
I fatti (accertati il 16.2.2006) sono antecedenti all’entrata in vigore del D. Lgs. 3 aprile 2006, n. 152 e l’art. 8, 1° comma – lett. e), del D.Lgs. n. 22/1977, all’epoca vigente [attualmente art. 185, 1° comma – lett. b), n. 1, del D.Lgs. n. 152/2006 e succ. modif.], già escludeva dal novero dei rifiuti le acque di scarico, ad eccezione dei rifiuti allo stato liquido. I “rifiuti allo stato liquido” sono costituiti da acque reflue di cui il detentore si disfa, senza versamento diretto, non convogliandoli cioè in via diretta in corpi idrici ricettori, bensì avviandoli allo smaltimento, trattamento o depurazione a mezzo di trasporto (vedi Cass., sez. III, 4.5.2005, n. 20679).Alla stregua del principio generale – secondo il quale è l’interruzione del nesso funzionale e diretto delle acque reflue con il corpo idrico ricettore a ricondurre la gestione delle acque reflue medesime nell’ambito dei rifiuti – va individuata la disciplina del “percolato”, che l’art. 2, lett. m), del D.Lgs. 13.1.2003, n. 36 {Attuazione della direttiva 1999/31/CE relativa alle discariche di rifiuti] definisce quale “liquido che si origina prevalentemente dall’infiltrazione di acqua nella massa dei rifiuti o dalla decomposizione degli stessi”.Il “percolato”, dunque, ben può assumere la connotazione di “rifiuto” [come è confermato dall’attuale previsione dell’Allegato D) alla parte IV del D.Lgs. n. 152/2006: punti 19 07, 19 07 02 e 19 07 03] ma ciò soltanto allorquando lo stesso non si configuri quale acqua sostanzialmente “di processo” direttamente smaltita in un corpo idrico ricettore.Nella specie, invece, non si adduce in ricorso l’insussistenza di un nesso funzionale e diretto delle acque reflue con il corpo idrico ricettore.

2. Non si ravvisa, inoltre, alcun elemento che possa dare consistenza alla denunciata violazione dell’art. 521 c.p.p.Secondo la giurisprudenza di questa Corte Suprema, il principio della correlazione tra fatto contestato e fatto ritenuto in sentenza non va inteso in senso rigorosamente formale o meccanicistico ma, conformemente al suo scopo ed alla sua funzione, in senso realistico e sostanziale.La verifica dell’osservanza di detto principio non può esaurirsi, quindi, in un pedissequo e mero confronto puramente letterale tra contestazione e sentenza, ma va condotta sulla base della possibilità assicurata all’imputato di difendersi in relazione a tutte le circostanze del fatto, sicché deve escludersene la violazione ogni volta che non sia ravvisabile pregiudizio delle possibilità di compiuta difesa.Le Sezioni Unite – con la sentenza n.16 del 22.10,1996, ric. Di Francesco – hanno affermato, in particolare, che “con riferimento al principio di correlazione fra imputazione contestata e sentenza, per aversi mutamento del fatto, occorre una trasformazione radicale, nei suoi elementi essenziali, della fattispecie concreta nella qual
e si riassume l’ipotesi astratta prevista dalla legge, si da pervenire ad un’incertezza sull’oggetto dell’imputazione” e “… vertendosi in materia di garanzie e di difesa, la violazione è del tutto insussistente quando l’imputato, attraverso l’iter del processo, sia venuto a trovarsi nella condizione concreta di difendersi in ordine all’oggetto dell’imputazione”.Nella vicenda in esame, i contenuti essenziali dell’addebito risultano riferiti, nel capo di imputazione, alla effettuazione dello scarico, nel corso d’acqua denominato “Fiumarella”, del percolato prodotto nell’impianto di smaltimento dei rifiuti solidi urbani del Comune di Sant’Arcangelo ed in relazione a tale condotta illecita l’imputato ha avuto piena possibilità di difendersi ed è stato condannato previa corretta qualificazione di quel percolato quale acqua di scarico non domestica e senza alcuna immutazione dell’addebito.La qualificazione è corretta, perché le “acque reflue domestiche” sono quelle “provenienti da insediamenti di tipo residenziale e da servizi e derivanti prevalentemente dal metabolismo umano e da attività domestiche”; mentre la nozione di “acque reflue industriali’ ricomprende “qualsiasi tipo di scarico di acque reflue scaricate da edifici in cui si svolgono attività commerciali e industriali, diverse dalle acque reflue domestiche e dalle acque meteoriche di dilavamento”.

3. Quanto alla riconducibilità, in punto di fatto, dei reflui inquinanti all’impianto di smaltimento “de quo”, i giudici del merito hanno dato puntualmente conto degli accertamenti eseguiti dai verbalizzanti, i quali, risalendo il torrente “Fiumarella”, ebbero a ripercorrere a ritroso il deflusso delle chiazze nerastre notate sulla superficie delle acque dell’invaso della diga di Monte Cotugno fino ad individuarne la fonte originaria costituita dal pozzetto di scarico delle acque piovane posto all’uscita dell’impianto, ove già erano visibili altre analoghe macchie di colore nerastro.La difesa prospetta genericamente la possibilità di provenienza di sostanze inquinanti da altre fonti, ma le censure concernenti asserite carenze argomentative sui singoli passaggi della ricostruzione fattuale dell’episodio e dell’attribuzione dello stesso alla persona dell’imputato non sono proponibili nel giudizio di legittimità, quando la struttura razionale della decisione sia sorretta, come nella specie, da logico e coerente apparato argomentativo, esteso a tutti gli elementi offerti dal processo, e il ricorrente si limiti sostanzialmente a sollecitare la rilettura del quadro probatorio, alla stregua di una possibile diversa ricostruzione del fatto, e, con essa, il riesame nel merito della sentenza impugnata.Deve altresì rilevarsi che, con i motivi di appello, era stata richiesta, ex art. 603 c.p.p., la rinnovazione parziale del dibattimento per l’espletamento di una consulenza tecnica di ufficio rivolta ad accertare la presunta pericolosità del percolato e tale richiesta deve ritenersi legittimamente respinta, esulando dall’impostazione dell’impianto accusatorio.

4. Il Collegio ritiene – conformandosi all’orientamento di carattere generale espresso, in tema di reati ambientali, dalla giurisprudenza costante di questa Corte (vedi ad esempio Cass., sez. III: 8.5.2009, n. 19332, Soria; 3.3.2009, n. 9497, Martinengo; 26.11.2001, Spada) – di dovere affermare il principio secondo il quale il legale rappresentante di una società esercente un impianto di trattamento e smaltimento di rifiuti solidi urbani è tenuto, quale destinatario degli obblighi previsti dalle norme di settore, ad osservare le disposizioni legislative, regolamentari e provvedimentali in materia di tutela dell’ambientale, nonché a richiedere tutte le prescritte autorizzazioni.Tale soggetto, inoltre, non può essere esonerato dalla responsabilità personale a causa dell’eventuale responsabilità concorrente di colui che in concreto gestisce l’impianto, tenuto conto che il legale rappresentante dell’ente imprenditore risponde pur sempre a titolo di colpa per inosservanza del dovere di adottare tutte le misure tecniche ed organizzative di prevenzione del danno da inquinamento (vedi Cass., sez. III, 10.5.2005, n. 20512).

5. L’affermata sussistenza del reato paesaggistico risulta conforme al consolidato orientamento di questa Corte secondo il quale, in tema di tutela delle zone paesistiche, configura il reato di cui all’art. 181, 1° comma, del D.Lgs. n. 42/2004 qualunque modificazione dell’assetto del territorio, in assenza di autorizzazione, attuata attraverso interventi di qualsiasi genere, in quanto con le disposizioni a tutela del paesaggio si è inteso assicurare una immediata informazione ed una preventiva valutazione da parte della pubblica Amministrazione dell’impatto sul paesaggio di ogni tipo di attività intrinsecamente idonea a comportare modificazioni ambientali e paesaggistiche.Nella specie, l’esistenza del vincolo paesaggistico non può porsi in dubbio allorché si consideri che l’attività incriminata si è svolta all’interno del Parco nazionale del Pollino [area tutelata ex lege già ai sensi della legge n. 431/1985 ed attualmente a norma dell’art. 142, 1° comma – lett. f), del D.Lgs. n. 42/2004] ed i giudici del merito (pure a fronte di un reato formale e di pericolo) hanno accertato una effettiva compromissione dei valori del paesaggio indotta dall’insudiciamento evidente delle acque di un torrente e dell’invaso di una diga.

6. Manifestamente infondata, infine, è la richiesta di “attuazione della disciplina di legge sulla competenza per connessione”, svolta con i “motivi nuovi” depositati dal difensore, in quanto la riunione di processi è prevista dall’art. 17 c.p.p., nei casi di connessione di cui all’art. 12 dello stesso codice, soltanto per procedimenti pendenti nello stesso stato e grado davanti al medesimo giudice e quando non derivi un ritardo nella definizione degli stessi.

7. Al rigetto del ricorso segue la condanna del ricorrente al pagamento delle spese processuali.
P.Q.M.
la Corte Suprema di Cassazione,
visti gli artt. 607, 615 e 616 c.p.p.,rigetta il ricorso e condanna il ricorrente al pagamento delle spese processuali.

ROMA, 17.1 1.2010
DEPOSITATO IN CANCELLERIA 25 Feb. 2011

Acqua pubblica. Diffida contro la privatizzazione dell’acqua in Lombardia!

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I Comitati acqua pubblica della Lombardia diffidano i Presidenti delle Province, in attesa dei Referendum per l’acqua.

Milano, 28 marzo 2011  –  “Diffidiamo i Presidenti delle Province della Lombardia ad avviare la privatizzazione dell’acqua!”. E’ questa l’azione intrapresa in queste ore dal Coordinamento Regionale Lombardo Acqua Pubblica che, attraverso i Comitati territoriali, ha intimato alle Amministrazioni Provinciali della Lombardia di sospendere l’applicazione della legge regionale sui servizi idrici, almeno fino allo svolgimento dei Referendum nazionali contro la privatizzazione dell’acqua.  Infatti la legge regionale, approvata lo scorso 22 dicembre dal Consiglio Regionale lombardo, prevede l’applicazione del decreto Ronchi (che obbliga i Comuni a mettere a gara la gestione dei servizi idrici e pertanto a privatizzarli), contro cui è stato indetto il Referendum abrogativo, che verrà votato in tutta Italia il 12 e 13 giugno (www.referendumacqua.it ). Quello che i Comitati acqua vogliono evitare è che in Lombardia (unica regione d’Italia ad aver approvato una legge che recepisce il decreto Ronchi!) si decida di svendere la gestione degli acquedotti pubblici, ancor prima che i cittadini si esprimano col voto dei Referendum.

I Comitati acqua diffidano inoltre i Presidenti delle Province ad avviare le procedure per la costituzione degli Uffici d’ambito, ovvero i nuovi organismi provinciali in materia di servizi idrici, formati solamente da un Consiglio di Amministrazione. Gli Uffici d’ambito sostituirebbero le esistenti Autorità d’ambito (A.ATO), formate invece dai sindaci di tutti i comuni del territorio provinciale. Il rischio, in questo caso, è che le competenze e le decisioni in materia di servizi idrici (investimenti da realizzare, tariffe, modalità di affidamento delle gestioni, ecc) vengano passate tout court dai sindaci alle province, espropriando di fatto i comuni dalla possibilità di decidere sui destini di un bene primario qual è l’acqua. La richiesta di soprassedere alla costituzione degli Uffici d’ambito discende anche dal D.P.C.M. (Decreto del Presidente del Consiglio dei Ministri), pubblicato in data odierna, che proroga la soppressione delle A.ATO fino al 31 dicembre 2011.

Si ricorda inoltre che la norma regionale sull’acqua è stata stoppata anche dal Governo; infatti lo scorso 23 febbraio il Consiglio dei Ministri ha annunciato l’impugnazione per incostituzionalità di una parte della legge lombarda, che dovrà pertanto ritornare in Consiglio Regionale per essere modificata.

Alla luce di quanto sopra, i Comitati lombardi chiedono di congelare ogni decisione sui destini dell’acqua, almeno fino allo svolgimento dei Referendum

La campagna referendaria è stata avviata sabato 26 marzo con la partecipatissima Manifestazione nazionale, che ha visto 300 mila persone sfilare per le vie di Roma a difesa dell’acqua pubblica. I Comitati per l’acqua invitano pertanto tutti i cittadini ad andare a votare il 12 e 13 giugno per i 2 Referendum sull’acqua, allo scopo di sottrarre i servizi idrici dalle mani del mercato e della speculazione finanziaria.

Coordinamento Regionale Lombardo Acqua Pubblica

info: Roberto Fumagalli – email: roberto@circoloambiente.org 

 

Fukushima: i numeri dicono livello 8. La stampa no.

Radio attivi

Continuano a cadenza quotidiana le occasioni per constatare la disinformazione e mala informazione più o meno consapevole di praticamente tutti i media. 

nella pagina:

Il Giappone non esiste più. Il nucleare si 

Potete trovare altre note su questo argomento 

 

Fonte repubblica 27 marzo

Fukushima, allarme per il reattore 2

Radioattività altissima, via i tecnici TOKYO – La radioattività dell'acqua al reattore n.2 della centrale di Fukushima è estremamente elevata ed è pari a 10 milioni di volte i livelli normali. Lo riferisce l'Agenzia per la sicurezza nucleare, secondo cui si è resa necessaria l'evacuazione immediata dei tecnici al lavoro.

Il livello di iodio-131 è talmente alto da far ipotizzare all'Agenzia che l'acqua possa essere legata in qualche modo al nocciolo. L'emergenza contaminazione dunque sale, mentre i tentativi di messa in sicurezza sono frenati dalla minaccia radiazioni: proprio oggi era il programma il passaggio dalle autobotti dei pompieri alle pompe elettriche per iniettare acqua nei reattori, per accelerare i tempie ed evitare così ulteriori ritardi.

Le fonti di perdita di materiale nocivo restano ancora da individuare.

 

Commento: 

In questo pezzo il "giornalista" si guarda bene dal trarre le conseguenze logiche, sottese alla regole della fisica, per cui non si porta a conclusione sul piano della realtà  ciò che è evidente dai numeri. Si rimane in un mondo di supposizioni senza prendersi le dovute responsabilità informative. 

  1. 10 milioni di volte ( 10.000.000 ) in prossimità di un reattore non è più vapore radioattivo del sistema di raffreddamento ad acqua. Significa fusione del nocciolo e rottura degli schermi di protezione. 
  2. la prima conseguenza è che nessuno si potrà avvicinare per riparare. Sia che sia eroe, kamikaze, vittima sacrificale, non ne avrà ne la possibilità per il calore, ne il tempo per l'immediata esposizione. 
  3. inizia così il meccanismo irreversibile della fusione del nocciolo del reattore 2 (e non del 3  che ieri sembrava messo peggio). La reazione è irreversibile da adesso in avanti è iniziato quel meccanismo di  fusione delle 170 tonnellate di materiale dei 6 reattori. 
  4. il livello delle catastrofi era settato fino al numero 7 ( Cernobyl ) la scala sarà progressivamente aumentata nei prossimi giorni fino a numeri e livelli di catastrofi che ancora nessuno descrive. 
  5. la conseguenza finale è che il Giappone non esiste più. La differenza è che se l'informazione continuerà a cincischiare su tecnicismi, si veri, ma non portati al piano di realtà, si eviterà di dire che sarebbe ora di cominciare a pensare all' 'unica possibilità di salvezza  per la vita di 125.000.000 di Giapponesi. L'evacuazione totale dell'arcipelago che evidentemente è una questione leggermente al di sopra delle possibilità organizzative, culturali ed economiche del globo. 
  6. Questo è il problemino che si trova davanti il villaggio globale. Ammettere che, o si inizia a sfollare il Giappone tutto, o li si condanna a morire di stenti e patologie correlate nel primo lager nucleare della storia. Il ruolo dell'informazione sarebbe quello di svelare le conseguenze reali delle informazioni "tecniche". Non mi sembra che nessuno si stia prendendo questa responsabilità. 

Il Giappone non esiste più. Il nucleare si 

 

di Alessandro Lanzani

fonte http://www.facebook.com/notes/alessandro-lanzani/fukushima-i-numeri-dicono-livello-8-la-stampa-no/10150146300894169

Nei nostri cieli il disegno del Nuovo Ordine Mondiale ?

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Il cielo a Sesto Calende (Va) ieri era così. Per un po' non ho voluto credere, a Milano il cielo è così spesso grigio che non noti la differenza, poi però ho cominciato ad alzare gli occhi al cielo nelle giornate limpide ed ho dovuto credere ai miei occhi. A MIlano, a Genova, Sesto, questo è lo spettacolo che si presenta. Sono cresciuta vicino all'aeroporto di Genova, ne ho visti tanti di aerei passare, Sesto Calende è poco distante da Malpensa e si distinguono chiaramente i voli di linea dagli altri. I voli di linea raramente lasciano la scia. Ricordo che da bambina quando un aereo lasciava la scia la guardavo divertita e bisognava essere veloci ad alzare lo sguardo perché dopo poco spariva. Questa roba non ci assomiglia per niente, è come un reticolo sopra le nostre teste, si espande e forma delle strane nuvole. Una fatale coincidenza, dopo qualche giorno piove. Ma dove sono finite le nuvole di una volta? Ho paura che queste nuove nuvole chimiche siano molto ma molto funeste. E' interessante prendere visione dell'ennesima interrogazione parlamentare presentata dall'on. Scilipoti in merito.

Atto Camera
 Interrogazione a risposta scritta 4-10970
presentata da

DOMENICO SCILIPOTI
martedì 22 febbraio 2011, seduta n.437

SCILIPOTI.
-Al Presidente del Consiglio dei ministri, al Ministro della salute, al Ministro dell'ambiente e della tutela del territorio e del mare, al Ministro della difesa. 
– Per sapere
– premesso che:
 
nel 1999 il Parlamento europeo con delibera nr. A 4-0005/99 del 14 gennaio 1999 si e espressa contro le sperimentazioni HAARP (con base in Alaska-Usa);

nel 2002 l'Italia ha firmato un accordo bilaterale con gli USA sulla ricerca climatica e il capo dei ricercatori italiani e il Professore Franco Prodi;

nel 2003 l'ex Ministro della difesa, Martino, autorizza le forze aeree Usa (USAF) a sorvolare gli spazi aerei dell'Italia;

nel periodo dal 2003 al 2009 sono state presentate nr. 14 interrogazioni parlamentari sull'argomento;

le sostanze tossiche utilizzate per le operazioni di aerosol sono composte da metalli, polimeri, silicati, virus e batteri; 

l'alluminio è una sostanza neurotossica che danneggia sia il sistema nervoso centrale, che i processi omeostatici cellulari (l'alluminio è un fattore determinante nell'Alzheimer);
 
l'intossicazioni di metalli produce un abbassamento delle difese immunitarie;

l'alluminio uccide la flora batterica dei terreni

le piogge prodotte dalle scie chimiche cambiano il ph dei terreni;

le operazioni di aerosol, comunemente chiamate scie chimiche, finiscono per determinare, ad avviso dell'interrogante, una lesione di diritti sanciti dalla Costituzione- :

 se il Governo intenda assumere, per quanto di competenza, iniziative volte:

 a) ad accertare i valori di acidità, ovvero, i ph cambiati dal 2003 al 2010, a mappare con precisione la qualità attuale dei terreni e a garantire la cessazione delle operazioni suddette in quanto obbligano all'utilizzo di OGM;

b) a misurare il livello di bario e di alluminio nelle acque piovane su tutto il territorio nazionale promuovendo verifiche dopo le piogge provocate dalle operazioni militari;

c) a misurare il tasso d'inquinamento dell'aria specificamente in relazione ai prodotti utilizzati nelle operazioni di aerosol;

d) a determinare il rischio ambientale e per la salute della popolazione dei territori soggetti a operazioni di scie chimiche permanenti;

e) a chiarire l'influenza che le operazioni di scie chimiche dal 2003 ad oggi hanno avuto sulla salute degli italiani;

f) a pubblicare le ricerche epidemiologiche relative:

1) alle malattie infettive dell'apparato respiratorio; 
2) allergie dovute a intossicazione da metalli; 
3) Alzheimer e altre malattie degenerative riconducibili all'intossicazione di metalli;

 g) a stimare la correlazione dell'aumento delle malattie in rapporto alle sostanze utilizzate nelle scie chimiche (ovviamente ogni malattia è multifattoriale e le questioni ambientali incidono significativamente, ma dal 2003 se vi è stato un aumento statistico significativo probabilmente dovuto alle scie chimiche);
 
intenda promuovere la cancellazione del segreto di Stato relativo alle scie chimiche e far cessare le operazioni che comportano scie chimiche tutt'oggi effettuate.

________________

Una buona occasione per informarsi sarà il Festival delle scie chimiche dal 16 al 25.04.11 a Ladispoli http://www.conosci.net/festival-delle-scie-chimiche.html

http://www.conosci.net/

di Cinzia Bascetta

Giappone : i media ufficiali hanno superato tutti i limiti della decenza!

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Nelle ultime settimane ho notato uno sconcertante silenzio da parte dei TG sul Giappone . Si , se ne parla , ma decisamente poco , dopo aver dato tutte le altre notizie e  preoccupandosi , più che di dare la notizia corretta , di non allarmare la popolazione .

Peccato che io le notizie ormai le cerco soltanto su internet perché non credo più sostanzialmente nulla delle notizie fornite dai media ufficiali : le  seguo solo per vedere fino a che punto puo’ arrivare la loro malafede  e fino a che punto il senso critico della gente possa non essere in grado di capire quanto siano diventati inutili  . In realtà i telegiornali si reggono sul fatto che la gente quando li guarda non li segue per niente , tra le strilla dei bambini e delle mamme o i commenti sui vestiti o sulle espressioni del volto o sulle urla dei politici .   Basterebbe seguire un attimo con un minimo di attenzione cio’ che dicono per capirne la loro nullità. Ma pochi in realtà lo fanno.

E su internet si trovano notizie sconcertanti come , per esempio quella che il terremoto potrebbe essere stato indotto dall’Haarp ,  notizia che, non essendo riportata da nessun media ufficiale, non viene creduta dai più  e sulla quale i blogger si dividono : resta il fatto che questo famoso Haarp , una vasta distesa di antenne produttrici di onde elettromagnetiche, situata in Alaska , di cui nessun media ufficiale ha mai parlato,  che sarà costato probabilmente qualche miliardo di dollari , nessuno sa dire “ufficialmente” a che cosa dovrebbe servire .

Altrettanto sconcertante la notizia che Helen Caldicott , una delle maggiori esperte di nucleare in campo mondiale avrebbe sostenuto che la gravità delle conseguenze del disastro potrebbero essere almeno 30 volte superiori a quello di Chernobyl , disastro che aveva portato (ma le notizie ufficiali lo hanno tenuto celato per decenni) almeno 1 milione di morti.  http://www.ecplanet.com/node/2384.

I media ufficiali ci hanno sempre cercato di convincere che non sarà un altro Chernobyl , ma sarebbe bastato un minimo di buon senso per capire la truffa : la centrale è molto più grossa , i reattori sono tanti , e il nocciolo è fuso .

Quanto c’è stato il disastro di Chernobyl ci dicevano che il nocciolo era integro e , adesso , per spiegare che il disastro non è cosi’ grande ci dicono che invece allora si era fuso! Un apotesosi di menzogne!

E veniamo ad oggi : tg 3 delle 19.00 . Forse ancora qualche illuso si aspetta che il tg3 in quanto di sinistra  sia più serio e fedele alla realtà : pie illusioni!

Campeggia anche oggi la Libia ,  anch’essa col suo castello di menzogne sempre meno credibili .

Ma dopo la Libia arrivano i libici a Lampedusa , con Mustafà che vuole fare il  barbiere in Italia .

Seguono altre notizie di basilare importanza : la riforma della giustizia, il federalismo , i litigi tra Frattini e Di Pietro , che non è chiaro perché abbiano litigato visto che , come La Russa ha confermato , alla guerra sembra che non si sia opposto sostanzialmente nessuno (tranne Bossi). E poi ancora la Parmalat , l’Enia . Solo la nazionale di calcio hanno avuto il pudore di posporla al Giappone .

E finalmente alle ore 19.28 il servizio sul Giappone : durata 1 minuto e mezzo .

Forse non c’era nulla da dire ?  Mah , giudicate voi :  3 dei tecnici che lavoravano per lo spegnimento dell’incendio sono stati ricoverati . E anche qui menzogna : sono stati colpiti da un ondata di radiazioni : grottesco !  Sono 3 settimane che sono colpiti da ondate di radiazioni e il fisico oggi non ha più retto: domani toccherà ad altri , e nel giro di qualche giorno potrebbero mollarci tutti e la loro morte è certa . E quando saranno morti l’incendio sarà li’ a bruciare indisturbato insieme a tutti i noccioli di tutti i reattori compromessi . Chiaro il concetto!  Ho fatto due conti dosimetrici : i lavoratori hanno già superato di almeno 50 volte il limite al di sopra del quale ci sono sicuri danni alla salute : cioe’ 1 sievert . Intorno al reattore ci sono infatti circa 200 milli Sv /h , praticamente come fare un esame TAC ogni 20 secondi per 20 giorni . (Anche se qualcuno per confondere ulteriormente le acque ha parlato di microsievert) .

In altri termini coloro che sono stati sottoposti a radiazioni anche di decine di volte meno ma superiori a 1 Sievert non avranno conseguenze nell’immediato ma avranno sicuramente un cancro ( popolazioni nelle aree vicine ?  Tokio ? ) a distanza di anni .

Del resto il cancro per i mass-media non fa notizia , come non fa notizia cio’ che provoca danni a distanza di 10 anni : quindi non interessa .

Tuttavia l’emotività della gente si ingenera dalla notizia : hanno parlato per mesi di Sarah Scazzi e di Yara Gambirasio : conseguentemente la gente ha paura  che i propri figli vengano rapiti .

A parte che nel frattempo qualche altro centinaio di minori è sparito nel silenzio assoluto  anche se a sparire fossero state solo le due ragazze la gente avrebbe paura ugualmente .

Non fanno notizia i 20.000  giovani sotto i 20 anni che muoiono ogni anno di cancro in Italia  per motivi vari tra cui l’inquinamento atmosferico e l’alimentazione tossica .

E cosi’ la gente che dovrebbe avere 10.000 volte più paura per i propri figli del tumore che non del rapimento si trova completamente fuori strada : controllare ogni minima mossa ma mangiare  e respirare qualunque schifezza : perfetto signori , il condizionamento delle menti è servito!

di Gian Paolo Cavallaro

Acqua pubblica. I comitati per l’acqua mentono?


 

Comunicato stampa del Comitato Referendario 2 Sì per l'Acqua Bene Comune:

Il Comitato Referendario 2 Sì per l'Acqua Bene Comune apprende con sdegno la bocciatura alla Camera delle mozioni che intendevano unificare la data dei referendum con quello delle elezioni amministrative. Si tratta di un atto gravissimo, che in un periodo di tagli indiscriminati alla scuola, alla sanità e alla cultura rischia di bruciare 400 milioni di euro se il Consiglio dei Ministri procederà con il non accorpamento. Il Comitato Referendario metterà in campo tutte le azioni necessarie per chiedere al Governo di riconsiderare l'Election Day.

Questo il comunicato stampa emesso dal comitato referendario per l'acqua pubblica a seguito della bocciatura dell' election day per un solo voto! Quello del radicale Marco Beltrami che ha votato No in quanto è contro al concetto di quorum e, secondo lui l'abbinamento dei referendum alle amministrative è un sotterfugio per raggiungerlo… E mettere un referendum il 12 giugno che cos'è se non un sotterfugio per scongiurare invece il raggiungimento del quorum? C'è qualcuno che giustamente si domanda perché il governo preferisce caricare sulla spesa pubblica altri 400 milioni di euro in tempi di crisi piuttosto che accorpare elezioni amministrative e voto referendario.

L'enorme successo avuto dai comitati per l'acqua, tale da riuscire a raccogliere un milione 400 mila firme in un paio di mesi spaventa il governo che teme un successo del referendum.  Ma i comitati devono il loro successo ad una menzogna? Secondo Ronchi e Brunetta sì. Lo hanno affermato l'8 marzo a Roma in occasione del convegno "Acqua Pubblica, Servizi di qualità" organizzato dal PDL e sponsorizzato da Veolia, la più grande multinazionale dell’acqua, già famosa per le “efficienti” gestioni dell’acqua ad Aprilia, in Calabria, in Piemonte, Liguria ed Emilia… 

Durante il convegno Ronchi afferma che la sinistra fa demagogia quando dice che loro vogliono privatizzare l'acqua e toglierla ai cittadini. Inoltre afferma che il successo sarebbe dovuto al fatto che i telegiornali hanno fatto passare solo le informazioni di una parte, quella dei comitati. Sarà stata colpa di Fede o di Minzolini? Chi dei due ha tramutato la bugia dei comitati in verità? Lui stesso ammette che tra le persone che hanno firmato per i referendum ci sono persone di destra, di centro e di sinistra però chiama erroneamente questo referendum il referendum di Di Pietro e della sinistra ed aggiunge che se vincerà si fermerà l'Italia, tanto per fare un po' di terrorismo. E' necessario precisare che i comitati sono apartitici, i partiti non ne fanno parte, Di Pietro aveva proposto un quesito che non è stato approvato, i quesiti approvati e che potremo votare vengono dai comitati per l'acqua. In conclusione Ronchi afferma che questa legge abbasserà le tariffe e migliorerà il servizio perché promuove l'efficienza contro il sistema invece corporativo in negativo delle municipalizzate.

Il ministro Brunetta rafforza questa teoria raccontando una sua versione di come nascono le municipalizzate. A fine '800 dice, l'internazionale socialista stabilisce quali sono i beni salari: energia, trasporti, gas, acqua, latte e pane ma il mercato non era in grado di offrire prezzi competitivi. Nascono così le municipalizzate che diventano però strumenti di potere e vittime di clientelismi. Ad un certo punto viene perso il controllo e degenerano in S.p.A. Uno dei fini delle partecipazioni dei comuni, secondo il ministro, è quello di scavalcare le regole di assunzione. A quel punto tutti i dipendenti della partecipata diventano dipendenti comunali. Le municipalizzate sarebbero per cui un modo per distribuire potere e ricavi. Conclude accusando i comitati di essere falsi e di aver fatto molta presa sulla gente con lo slogan "Vi stanno togliendo l'acqua" per questo per loro è difficile spiegare alla gente che non è vero attraverso i tecnicismi della legge…

Di fronte a certe affermazioni mi sono andata un po' a documentare. Mi sembrava strano dover considerare Ronchi e Brunetta al convegno di Veolia i nostri "salvatori della patria". 

La vera storia dell'acqua:

Fino agli anni '70 l'acqua era considerata un bene comune, una risorsa da condividere e da preservare e soprattutto l'accesso all'acqua doveva essere concesso a tutti. Negli anni '80/'90 a causa dell'aumento dei consumi, dell'aumento dell'inquinamento e dell'eccessivo sfruttamento delle risorse della terra l'acqua potabile diminuisce e sotto la spinta delle Nazioni Unite viene annullata la natura dell'acqua come "res nullius" per affermare il principio di acqua come "bene economico".  Lo sviluppo fondato sulla crescita economica ha visto il trionfo di processi produttivi fondati su un consumo crescente delle risorse idriche e sull'esproprio delle risorse naturali alle comunità locali al tempo stesso gli Stati non hanno contrapposto nessun controllo al dominio delle multinazionali. L'eccessiva urbanizzazione ha fatto crescere i consumi ma anche attività industriali poco sostenibili come i prelievi forzosi delle risorse idriche a favore dell'irrigazione di agricoltura intensiva monocolturale per produrre reddito. La gestione del ciclo dell'acqua viene sottratta alla natura per essere affidata al controllo della scienza ed alle regole economiche del mercato. Con le conferenze internazionali di Dublino e Rio de Janeiro del 1992 al concetto di acqua come risorsa naturale viene associato quello di "bene economico" e parallelamente l'accesso all'acqua da diritto naturale viene de-rubricato a "bisogno" e a "bene economico". In pratica nel momento in cui l'acqua viene prelevata dalla natura per essere trasformata in acqua potabile è necessario rimborsare i costi sostenuti e quindi pagare un prezzo per l'utilizzo, condizione che diventa un pre-requisito necessario per avere accesso all'acqua potabile. Da bene naturale si passa a bene economico quindi soggetto alle regole del mercato ed offerto sulla base di una tariffa. L'acqua viene quindi trasformata in un bene comune a rilevanza economica e quindi in una merce. Una merce che può essere stoccata  e venduta oppure trasformata in un servizio, quello che garantisce il profitto maggiore qualunque sia: la produzione di energia elettrica o del bio etanolo ad esempio. 
I privati si sono subito attivati per sfruttare il nuovo traffico nella gestione delle risorse idriche e la maggiore richiesta ignorando le conseguenze di un atteggiamento distruttivo nei confronti delle risorse naturali e dell'ambiente. Invece di proporre politiche di rigenerazione delle risorse idriche propongono modelli tecnici sempre più costosi e che richiedono ulteriori investimenti di capitali. Proprio i rappresentanti degli stati hanno accolto il principio che l'acqua fosse assoggettata alle regole del mercato nel 2000 all'Aia in occasione del secondo Forum Mondiale dell'Acqua. E' importante sottolineare che questi forum sono organizzati dal Consiglio Mondiale dell'Acqua, istitutuzione privata creata dalle principali compagnie multinazionali con il sostegno della Banca Mondiale e di alcuni stati tra i quali la Francia.

Nel XIX secolo gli stati occidentali avevano conferito ai servizi idrici la natura di un "sevizio pubblico di interesse generale". I governi attraverso la fiscalità generale traevano le risorse per gli investimenti per acquedotti, dighe, opere di adduzioni e potabilizzazioni necessarie per garantire l'accesso a tutti. Oggi invece è stato accettato il principio del full recovery cost, cioè della presa a carico dei consumatori-utenti non solo di tutti i costi necessari per garantire acqua di buona qualità, ma anche la remunerazione del profitto. C'è da fare una considerazione molto semplice. Le tasse si pagano in base al proprio reddito e la gestione pubblica non ricerca profitti, la tariffa imposta dai soggetti privati che devono fare profitti non viene commisurata ai redditi.  

Le multinazionali private, attraverso la promozione dei forum mondiali sull'acqua, pilotano le politiche di gestione della risorsa. Promuovono in questo modo come unica soluzione più efficace, quella di conferire al mercato la ricerca delle soluzioni, sulla base della convinzione che la tecnologia, la finanza e il mercato sono in grado di rispondere ai bisogni crescenti. Le risorse finanziarie per garantire acqua di buona qualità vengono acquisite sul mercato finanziario internazionale. Nel 2000 la Banca svizzera Pictet lancia il primo fondo internazionale specializzato in investimenti sull'acqua. Oggi esistono fondi svizzeri, americani, canadesi, belgi e italiani. Il livello dei profitti garantiti dai fondi di investimento, soprattutto di quelli speculativi che investono nelle imprese idriche è stato del 94% come il rendimento triennale del fondo della Merrill Lynch. In conclusione possiamo dire che le banche e le multinazionali private hanno diffuso la menzogna che la gestione dell'acqua da parte dei privati garantisce una gestione efficiente ed efficace della risorsa mentre la gestione diretta da parte degli enti locali e aziende pubbliche non è in grado di rispondere alle sfide e richieste del mercato mondiale.  
In Italia consumiamo in media molta più acqua degli altri paesi europei e la gestione industriale dell'acqua spinge il gestore a far consumare quantitativi maggiori di risorse per accrescere i margini di profitto. I comitati "bugiardi" attraverso proposte concrete promuovono una gestione a livello locale delle risorse idriche che limita gli sprechi e gli abusi. Non tutti sanno che i metodi di irrigazione in uso nel nostro paese provocano uno spreco del 40% dell'acqua utilizzata e che la percentuale d'acqua usata per l'agricoltura è il 60% del consumo totale. Molti paesi recuperano l'acqua piovana, noi laviamo le strade con l'acqua potabile… Nel nostro paese l'abbondanza di risorse idriche e la mancanza di una cultura dell'acqua ha fatto sì che negli ultimi vent'anni siano stati fatti pochissimi investimenti per la manutenzione degli impianti e delle reti di distribuzione ma è sbagliato pensare che i privati nella loro corsa al guadagno siano disposti ad investire nella manutenzione. Molte sono le proposte, aggiungo anche una mia considerazione: i sistemi di condizionamento utilizzano tantissima acqua, gli edifici costruiti con materiale bio-edile e tecniche di ventilazione naturale non necessitano di questi impianti perché la traspirazione naturale rinfresca gli ambienti. Tutte queste cose però non portano guadagni alle Banche ed alle multinazionali private. E per finire le municipalizzate non sono divenute S.p.A. perché si è fantomaticamente perso il controllo, come sostiene Brunetta, bensì proprio grazie alla politica internazionale delle multinazionali private appoggiate dai governi che negli anni '90 hanno emanato le leggi di riforma della Pubblica Amministrazione le quali prevedevano che i servizi “di rilevanza economica e imprenditoriale” fossero gestiti in modo autonomo e secondo logiche imprenditoriali. La normativa facilitava e stimolava la conversione delle aziende speciali in S.p.A., che diventava quindi la forma preferenziale di gestione dei servizi pubblici locali. Come sancito negli stessi anni dalle  suddette conferenze internazionali (o multinazionali) di Dublino e Rio de Janeiro. Fatti due calcoli, chi è che porta avanti un inganno a danno dei diritti inalienabili dell'uomo?

di Cinzia Bascetta

fonti
"Fatti d'acqua. Buone pratiche individuali e collettive" autore Rosario Lembo Contratto Mondiale sull'acqua 2007

http://www.rosarioberardi.it/blog/PARTECIPATE.html

Figli dell’unità? Io mi sento figlia della Repubblica


 

Oggi nel giorno dei 150 anni dell'unità d'Italia io non festeggio ma non per gli stessi motivi per cui non lo fa la lega bensì, come dice la canzone, perché nessuno ci racconta perché stiamo festeggiando. La storia può insegnare molto ma solo se viene riportata in maniera corretta. La spedizione dei mille altro non fu che la conquista del sud da parte dei Savoia, un Sud ricco e fiorente che fu piegato e depredato. Il Risorgimento sarà anche stato pieno di buone intenzioni ma ciò che i Savoia fecero nel sud non è da festeggiare. Per questo esporrò il tricolore il 2 giugno per festeggiare con orgoglio e onore la festa della nascita della Repubblica Italiana e la successiva entrata in vigore della nostra Costituzione con la C maiuscola, nella speranza che non venga depredata anch'essa ma che diventi un faro sulla nazione per la tutela di tutti i cittadini italiani uniti dal nord al sud.

di Cinzia Bascetta

Colpire le multinazionali coi loro mezzi: lo short selling finanziario

Borsa

Sono i padroni del mondo, controllano le banche, che prestano soldi  che le stesse si rifabbricano per i fatti loro, salvo chiederti a te la restituzione degli stessi con tanto di interessi oppure attraverso beni..

Controllano l’energia facendo morire le energie alternative e continuando a proporci il petrolio e il nucleare con metodi tutt'altro che democratici..

Controllano la farmaceutica riempiendoci l’organismo di sostanze tossiche e inutili che non guariscono nulla boicottando le medicine alternative, soprattutto quelle più utili.

Sto parlando di quel piccolo manipolo di persone che controllano il mondo con metodi scellerati mentre miliardi di persone assistono inermi e soprattutto ignare.

Non abbiamo assolutamente armi contro costoro. Siamo completamente alla loro mercè.

Ma poiché personalmente non mi piace particolarmente trovarmi in questa posizione di sudditanza vorrei divertirmi un attimo a pensare che qualcosa, forse, si può fare, vediamo che cosa:

 

Da anni seguo la finanza e l’esperienza mi ha fatto capire che c’è un gruppo di persone che da molto fastidio alle multinazionali: i trader .

I trader sono quelli che comprano e vendono titoli in borsa continuamente ogni volta tirando a guadagnarci, anche poco.

Non è esattamente come giocare d’azzardo, perché in realtà, aldilà di tutti le notizie che muovono la borsa,  gli indici azionari o i titoli stessi hanno un “trend”. Ci sono periodi che salgono (a volte anche per anni) e ci sono periodi che scendono (idem).

Non c’è mai la sicurezza quando apri una posizione ma una probabilità statistica di successo a seconda del trend.

Ma  i trader che danno veramente fastidio sono quelli che fanno lo “short selling”, cioè, quelli che, detto volgarmente, giocano al ribasso.

Che cosa vuol dire giocare al ribasso?

Vuol dire che tu pur non avendo un titolo, prima lo vendi, sperando che scenda, poi, quando è sceso te lo ricompri. Logicamente se tu compri un titolo il valore sale, ma se tu lo vendi il valore scende. Provate adesso a immaginare cosa succede se il numero di titoli venduti al buio supera quello dei titoli che gli azionisti hanno nel portafogli…

 

Questa è una delle tante “furbate” inventate dai  fantastici banchieri!

 

Quando un azionista apre una posizione short selling, la banca con cui apre la posizione si tiene una percentuale. Le banche sappiamo essere notoriamente “avide” e vogliono arraffare anche così.

Quando tu ricompri il titolo lei ci ha guadagnato!

Cosi' guadagnano sempre, sia a mercati in salita che a mercati in discesa.

In questo modo pero' si pone un evidente spada di Damocle su tutti gli altri settori, dove oltrettutto, ci sono spesso le stesse persone, se non a volte addirittura le banche stesse: un po' una sorta di conflitto di interessi rovesciato.

Non è molto che esiste questo meccanismo: posso dire che fino a 5 o 6 anni fa  Banca Fineco ( la prima banca italiana che da modo di fare queste operazioni online direttamente dal PC di casa vostra ) permetteva di tenere la posizione aperta solo per tre mesi, adesso per 2 anni (e c’è una bella differenza!).

Mi direte. E chi ne ha il coraggio di fare certi movimenti con i propri soldi?

E io vi rispondo: e chi è che al coraggio invece di comprare i titoli?

Eppure normalmente le persone hanno anche  titoli azionari o fondi azionari nel portafogli.

Non volete rischiare a giocare sui titoli? volete giocare sui fondi che sono più sicuri?

Non c'è problema, adesso hanno inventato anche i fondi basati su posizioni short. 

Ebbene, adesso vi dico una cosa:  l’indice italiano  vale meno della metà di quanto valeva 11 anni fa!  Dal 2000 al 2003 ha perso un buon 60%, poi, fino al 2007  si è riportato un poco sotto i valori del 2000, dopodichè ha perso un altro 70% secco. Poi ha recuperato un po’ ma neanche tanto.

Peraltro quando gli indici salgono non si sa mai fino a dove salgano; quando invece scendono, Scendono (con la S maiuscola).

Nel periodo tra il 2000 e il 2003 c’è stato il più grosso crollo che io mi ricordi. 4 anni dopo un altro crollo ancora peggiore!

E a questo punto che cosa conviene fare : comprarli o venderli (senza averli)?

Conviene venderli!

A questo punto mi direte. Ma cosi' va a puttane tutta l'economia!

Non direi proprio così: così invece potrebbero andare a puttane soprattutto le multinazionali o i grossi titoli: la piccola impresa, i mestieri di una volta, insomma la parte sana dell'economia continua a funzionare! 

Ma possibile che queste persone hanno inventato certi sistemi che potrebbero ritorcersi contro?

Beh, intanto già in diverse occasioni hanno dimostrato e dimostrano  di non sapere vedere aldilà del loro naso  accecati dal desiderio del guadagno immediato.

Poi, c'è anche da dire che sono consapevoli della loro onnipotenza: durante i cali in borsa, i settori un po' più protetti dalle elite (petroliferi, bancari, farmaceutici) scendono meno.

Poi non è che il trader sia una persona dotato di un etica: è uno che vuole fare soldi e basta: a mercati in salita, giocano normalmente comprando i titoli.

Forse i soliti “cartelli” hanno un po' cercato di indirizzarlo in una certa direzione.

Peraltro, come è ovvio, questa cosa si pubblicizza il meno possibile , altrimenti avviene il tracollo: anzi, nelle riviste finanziarie sembra quasi che questo meccanismo non esista

Ma negli ultimi crolli, soprattutto quelli del 2007 e 2008, i settori petrolifero e soprattutto bancario hanno sofferto come mai fino ad ora.

Unicredit, per fare un esempio è sceso da 6 fino a 0,8 . Adesso vale 1,8. In altre parole non è più riuscito, cosi' come molti altri a recuperare: si è innescato in questo modo un trend di lunga in discesa.

Se durante i crolli entrano in massa i ribassisti il titolo scende, e se perde troppo, anche chi invece il titolo lo detiene nel portafogli se lo vende: in questo modo, quando i ribassisti ricomprano il titolo vale di meno e loro ci hanno guadagnato!

Interessante no? volete provare anche voi? Benissimo, vi spiego sommariamente come si fa:

io ho un conto in Fineco, ma credo che si possa fare con qualsiasi banca.

Troverete a fianco al titolo la dicitura “ordina”. Ci cliccate sopra e si apre una finestra dove vi chiederanno il quantitativo e tutto il resto. Nell'ambito della finestra compare la dicitura short selling, cliccate: vi compare un'altra finestra dove vi chiederanno un po' di dati, tra queste vi chiedono se volete fare l'operazione per un giorno solo o Multiday: scegliete Multiday, quella che vale due anni.

Il momento attuale è buono per aprire posizioni short.

Negli ultimi anni mi sono messo anch’io a giocare al ribasso e, devo dire, con buoni risultati.

E' fondamentale pero' una cosa: occorre azzeccare bene il momento perchè se  si perde più del 10-15 % da subito, il titolo vi viene liquidato da solo.

Credo che al momento attuale non ci sia questo rischio.

 A testimonianza dello stato di allerta che i ribassisti hanno creato sull'elite ricordo perfettamente nel 2008, nel massimo del crollo borsistico, a sorpresa, un lunedi' mattina, tutte le borse hanno aperto a +7%.

Non saprei in quale altro modo spiegarmi ciò: gli “illuminati” (qualcuno li chiama anche così) si sono visti nel week-end e tra un aperitivo e un giro in barca hanno deciso di metterlo nello stoppino ai ribassisti: così gli facciamo passare la voglia! Ma ciononostante il recupero di quella giornata si perse in fretta e il bilancio di due anni di borsa fu devastante.

 Come conseguenza di questi crolli si è andata perdendo via via la fiducia nei mercati americani ed europei (italia in testa). Sono invece saliti vertiginosamente i paesi emergenti: tirano molto, l'economia del futuro, ci fanno fuori: anche in questo caso in realtà credo che raccontino grosse palle: la parte povera di popolazione continua ad essere povera: ho recentemente letto che, anche nei paesi dove la borsa va a mille aumenta il numero di poveri, del resto tra questi c'è anche l'Egitto dove, se ci sono stati disordini, ne avranno avuto ben donde.

La verità è che, sono sempre le elite che i loro soldi non sanno più dove metterli e hanno deciso di metterli lì' colonizzando un po' di economia dei paesi emergenti. O se preferite non sanno più come investirli: i mercati occidentali vanno male, i buoni del tesoro sono gravati dal rischio insolvenza generalizzato, il mercato immobiliare crolla, molti comprano oro: ecco delinearsi quindi un quadro che potrebbe avere un interessante sviluppo futuro: i soldi, o meglio troppi soldi non servono più a niente.

E in qualche modo si potrebbe anche collaborare affinchè questi soldi non servano più a niente!

Qualcuno poi potrebbe obiettare che le multinazionali ci danno il lavoro: errore clamoroso; le multinazionali ci hanno tolto il lavoro per riproporcelo, alle loro condizioni capestro, pena la disoccupazione.

 Le vere ricchezze non sono le banconote , non sono le azioni o pezzi di carta vari o addirittura un numerino scritto online sulla vostra banca ma neppure l'oro , anche perchè non sappiamo cosa farcene, e neanche un blocco di cemento in un posto fico, se ne abbiamo altri 5 o 6 altrove. Non sono neppure il mare di oggetti inutili che il capitalismo ci propone.

Le vere ricchezze sono i prodotti della terra, l'acqua e il sole, una volta presenti in abbondanza, ora sempre più scarsi.

di Gian Paolo Cavallaro